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“LISA”, LA FIABA DALLE TINTE DARK DI ERIKA POLIGNINO

“LISA”, LA FIABA DALLE TINTE DARK DI ERIKA POLIGNINO

mar 26 2016

Intervista di Michele Bruccheri alla brava scrittrice di Milano che vive in Veneto. Il libro è pubblicato con Onirica Edizioni e racconta con efficacia i sentimenti  

 

 
 Erika Polignino 

“Scrivo tutto quello che vedo nelle mie visioni e le sensazioni che porto nel cuore”, dichiara al microfono del nostro periodico d’informazione La Voce del Nisseno. Erika Polignino è nata a Milano ma vive attualmente in Veneto ed è una brava scrittrice che sa raccontare la profondità delle emozioni umane, curando le ferite dell’anima. A distanza di sei anni, torno ad intervistarla.

 

Il suo ultimo “parto” letterario è il libro “Lisa” (Onirica Edizioni), una fiaba dalle tinte dark. Una storia delicata, “un fiore onirico” sia per ragazzi che per adulti. La sua scrittura risulta essere lirica, ipnotica, surreale. Racconta efficacemente i sentimenti, con precisione e in modo tagliente. La nuova fatica letteraria riscuote ancora, a distanza di alcuni mesi dall’uscita, un grande successo e convinti apprezzamenti.

 

Quattro anni fa ha pubblicato “Modamorte” per la prestigiosa casa editrice Mursia. Una tappa veramente importante, dopo il libro d’esordio “Nero Fluorescente” ormai un romanzo di culto. Erika Polignino è una scrittrice goth, tra le più famose in Italia. E nonostante i suoi numerosi impegni, ci concede questa lunga intervista per la versione web del giornale.      

 

Dopo quasi sei anni, t’intervisto nuovamente. E con grande piacere. Lo scorso anno, hai pubblicato il libro “Lisa” (Onirica Edizioni). Di cosa si tratta?

Anche per me è un piacere essere di nuovo qui, ne è passato di tempo, sono successe tante cose… LISA è una fiaba dalle tinte dark rivolta sia ai ragazzi che agli adulti. E’ una storia delicata, è un fiore onirico, uno tsubaki dai petali neri striati del bianco-percepire germogliato nella mia immaginazione. Attraverso la storia, conduco il lettore in un mondo ‘capovolto’ dove gli abitanti vivono di notte e di giorno dormono. La protagonista è una bambina di nome Lisa e i suoi amici sono dei ragazzi in fase preadolescenziale. Ciascuno, lei compresa, ha una sua peculiarità e modo di vivere, possiede abitudini e vizi da cui non riesce a divincolarsi, c’è un perché… In questo mondo capovolto nessuno è omologato alla massa e ogni diversità è accettata. E gli occhi ingenui di Lisa non conoscono cattiveria, preconcetti o pregiudizi, accetta ogni cosa con dolcezza, anche la più assurda. Per lei è normale l’anormalità. In questo libro ci sono dei riferimenti storici, non mancano gli elementi poetici, la moda, rime e pensieri che volano come farfalle qua e là nelle pagine di questo libro-fiore tsubaki… LISA è un fiore nato di notte, nella solitudine della mia stanza, sotto gli effluvi dell’incenso al sandalo che bruciava inebriandomi. Per chi volesse il libro tra le mani, lo trova su www.erikapolignino.com

 

La scrittura, in questo lavoro, è definita lirica, ipnotica, surreale. Ti riconosci?

Certo, amo la scrittura surreale, quella che non ha spazio, tempo e luogo. Qui vivono gli inesistenti, ovvero tutto ciò che non esiste nel mondo reale ma solo nel mio ideale. Scrivere è come trovarmi in una carrozza stile Rococò trascinata da unicorni rosa in viaggio verso mondi lirici tra i vapori della Salvia del deserto & sinfonie di un nuovo sole cui albeggia sopra l’oceano di sirene sognanti… Ecco la mia scrittura ipnotica.

 

Tu ami raccontare i sentimenti che ci tormentano. Perché?

Io sono tormentata. Dentro di me c’è il mare a volte calmo e altre volte agitato. Si dice che Nettuno sia il Dio dei mari, perciò è lui a dominare tutti i mondi acquatici e se vuole può scatenare maremoti, ma ha anche il potere di far scendere la quiete. Potrei dire che dentro di me c’è un Nettuno che spesso si agita, rompe gli argini e crea disordini… è l’unico che può decidere il flusso e il riflusso dei miei sentimenti. Lui è il mio Dio. Se tali sentimenti sono nella fase serena, mostrano tutto il loro splendore verde-azzurro, come se attraverso l’acqua potessi vedere templi dorati del mio Io. I sentimenti sono simbolicamente legati all’acqua e io sono la coppa che la riceve e ne sente i moti.

 

Dove hai presentato il libro?

In tantissimi posti e locali, la lista è lunga… spero di farne altri, in nuove location, ma il mio più grande sogno è l’estero. Sto cercando un traduttore per i miei romanzi, ma di questi tempi è difficile, la gente non è più motivata a far nulla, non ha entusiasmo e a volte mi chiedo dove finiremo con questo atteggiamento. Andare all’estero per me è una grande opportunità, una porta per il mondo nuovo. Spero che si avveri presto questo mio desiderio.

 
 La copertina del libro

 

I tuoi lettori, cosa pensano della tua ultima fatica editoriale?

Negli ultimi tempi mi sono accorta che i miei lettori non sono solo ‘goth’, esistono anche quelli al di fuori del contesto alternativo, sempre se ce n’è ancora uno. I lettori sono di varie età. E’ grazie soprattutto a LISA che i miei lettori stanno aumentando. Vuol dire che i miei romanzi-figli cominciano a circolare in ambienti più disparati, una sorta di ramificazione sempre più ampia e questo mi incoraggia a scrivere ancora e ad andare avanti. Molti lettori mi hanno scritto mail meravigliose. Attraverso le mie storie hanno pianto e sognato. C’è stata una lettrice che aveva ripreso un’attività, interrotta da tempo, grazie alla lettura della mia LISA, mi aveva scritto ringraziandomi di averle ridato il coraggio di continuare con il suo lavoro. Io non faccio nulla, sono i miei libri a far smuovere qualcosa senza accorgermene. Questo dovrebbe essere il compito della Scrittura: dare amore, sogni e coraggio a chi non li ha o ha chi li ha persi.

 

Nel 2012 hai pubblicato “Modamorte” per la Mursia. Un passo prestigioso nella tua carriera di scrittrice. E’ così?

E’ stato un passo molto importante ma non lo considero un traguardo. La vita artistica è fatta di tappe che portano a un’evoluzione sempre più alta, sia a livello personale che spirituale, durante la quale si affrontano numerosi ostacoli. E’ vero che si ottengono dei ‘premi’ ma è importante essere se stessi, non scendere mai a strane manovre o meccanismi che portano lo scrittore all’omologazione con altri scrittori solo per fare nome o vendere di più. Purtroppo la maggioranza è così e mi fa tristezza. Ogni scrittore/scrittrice deve comprendere il percorso che fa, soprattutto a livello interiore, poiché aiuta ad avere una maggiore consapevolezza di sé e della propria scrittura, ma anche del proprio posto su questa terra. Si tratta di una ricerca continua, di migliorarne la tecnica, sperimentarla e nessuno dovrebbe adagiarsi troppo sui ‘trofei’ che si ricevono. Bisogna continuare a impegnarsi senza vezzeggiarsi troppo.

 

Il tuo libro d’esordio “Nero Fluorescente” viene considerato un romanzo di culto.

Cosa significa per te questo importante riconoscimento?

Fu A. G. Pinketts a dire questa frase presso una radio di Milano, ero presente e ne fui commossa. Avevo capito che lui non aveva mai letto un libro sui sordi, difatti ne era rimasto colpito. Nero Fluorescente è la storia di una ragazza sorda che non si lascia compatire troppo dal lettore, anzi, ha una visione del mondo distorta e allucinata. Lei è vittima e nel frattempo carnefice di se stessa.

Tale riconoscimento da parte di Pinketts per me ha un significato prezioso. Ha letto anche il mio ultimo romanzo LISA e mi ha proferito tante cose belle, lui è sempre una fonte di incoraggiamento per me, quando ci vediamo mi dice spesso che non vede l’ora di leggere altri miei romanzi e che non devo mai smettere di scrivere. 

 

Tu sei una delle autrici goth più conosciute in Italia. Cosa significa per te?

A dir la verità non mi sento classificata in un solo e unico genere. Scrivo tutto quello che vedo nelle mie visioni e le sensazioni che porto nel cuore.

 

Nei tuoi reading sei stata accompagnata da una nota band americana. E’ vero?

Sì, vero. Si trattava della band dei Faith and The Muse, è molto amata sia da italiani che stranieri per il loro sound struggente. E’ passato tanto tempo da quando ho fatto la serata con loro, è un dolce ricordo che porto con me. Ma non solo loro, ho avuto in questi anni la possibilità di esibirmi e confrontarmi con tanti artisti che sono diventati parte integrante della mia formazione di scrittrice, ma pure di artista. Il confronto permette di capire la simbiosi che le varie arti hanno tra loro.

 

So che ami le bambole. Ci descrivi questo amore?

Le bambole hanno un’anima. Ne sono quasi convinta. Con i loro sguardi e le loro pose ci trasmettono dei messaggi, se così posso dire, subliminali. Anche i loro abiti hanno un significato poiché li rappresentano. Prediligo le bambole antiche e quelle goth tipo le Monster High (ne possiedo diverse) ma amo anche le Pullip in versione alternativa. Non mi piacciono le Barbie, sono banali e stereotipate a un’immagine fasulla di bellezza femminile. Inoltre, le bambole vedono tutto nel luogo in cui si trovano, sono delle calamite che assorbono ogni tipo di sentimento dei loro ‘padroni’ e questa idea mi affascina tantissimo. Si dice spesso che le bambole contengono energie negative o positive del padrone avuto precedentemente, ho sempre creduto a questo fatto. Esistono anche le bambole voodoo… scatenano una tale energia che si possono immaginare le conseguenze.

 

 

Sei anche appassionata di moda. E delle città metropolitane. Ci racconti queste passioni?

Vedo nelle città una sorta di decadenza urbana che per me è metafora di quella dei valori morali. Ha un suo fascino. Essendo nata e cresciuta a Milano, per ora considerata l’unica metropoli italiana, amo vedere i grattacieli e la loro trasparenza, ma noto che si sta combattendo per un ritorno alla natura, difatti nel dopoguerra hanno costruito ovunque lasciando solo dei miseri pezzi di spazio verde. I poeti milanesi degli Scapigliati, movimento ottocentesco composta da ragazzi coi capelli lunghi e scarmigliati, in un certo senso i precursori degli hippy, nei loro scritti si lamentavano dell’avvento delle macchine, delle fabbriche, delle prime strade asfaltate… Oggi in città c’è tutto, non ci manca niente, anzi, c’è troppo. Ma adoro vedere questi angoli tecnologici e i grandi monitor pubblicitari piazzati sulla facciata di un palazzo, un’atmosfera alla Blade Runner.

 

Qual è, per te, il giorno più bello della tua vita?

Ho buttato via tutti gli orologi e vivo l'eterno presente ascoltando il mio cuore meccanico: tic-tac tic-tac tic-tac tic-tac…. Nessun giorno esiste, ma solo ciò che provo.

 

Cosa ti commuove di più?

Vedere i Gargoyles custodire il castello barocco dei miei Sogni. Vedere lo scrigno intagliato che contiene il mio Cuore. Vedere i fiori sbocciare dentro auto rotte e senza ruote. Vedere una pianista che suona il Piano Trio in G minor di Smetana con gli occhi chiusi. Mi commuove un concerto di Lana Del Rey coi capelli adornati di fiori viola e melodie tristi… E mi commuove vedere la malinconia di una donna e tutte le sue fragilità.

 

Cosa ti fa arrabbiare?

Tutti quelli che non rispettano i miei sentimenti di amicizia. Ci sono individui che mi dicono di credere nell’amicizia, che la considerano come valore assoluto, ma dopo un paio di mesi spariscono senza un perché. Sono i peggiori che abbia mai incontrato. Spero che non mi capiti più. La gente si dimentica presto di tante cose. Tu dai a loro una carezza e ricevi solo schiaffi. Tra le tante cose, anche la gentilezza svanirà per lasciare posto al materialismo terreno. Sì, è molto probabile.

 

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

La nascita dei miei nuovi figli cartacei. La nuova prole di parole che sgorgherò sulle pagine, figli del mio sangue che non appena raggiungeranno l’indipendenza, vagheranno per il mondo a cercare la loro strada verso le stelle.

 

MICHELE BRUCCHERI