Nella storica e suggestiva Sala della Protomoteca, a Roma, sotto i soffitti affrescati del Campidoglio, si celebrerà il prossimo venerdì 5 settembre non solo un premio, ma una visione: quella di una cultura che riconosce e valorizza il pensiero femminile. È questo lo spirito della XXV edizione del Premio Culturale Internazionale Cartagine 2.0, intitolata quest’anno “Donne in Cattedra”, organizzata in collaborazione con l’Accademia Tiberina, la Cattedra delle Donne e UniMarconi. Tra i premiati, la giornalista pugliese Ilaria Solazzo (nostra cara amica e collaboratrice de La Voce del Nisseno).

Si tratta, sostanzialmente, di una giornata ideata per esaltare la centralità del ruolo della donna nella cultura, nell’educazione, nella scienza e nelle istituzioni. Alle ore 15, dunque, ad aprire il convegno e la cerimonia saranno in primis i saluti istituzionali da parte dell’onorevole Fabrizio Santori (membro dell’Assemblea Capitolina), del presidente del Centro Alti Studi per la Difesa, ammiraglio Rinaldo Veri, del presidente della plurisecolare Accademia Tiberina nonché – tra le molte altre cose – presidente nazionale del Tribunale Arbitrale per l’Impresa, il Lavoro e lo Sport, cavalier dottor Franco Antonio Pinardi, del presidente dell’Accademia Culturale Internazionale Cartagine 2.0, dottor Alessandro Della Posta, del direttore generale vicario dell’Unimarconi, dottor Marco Belli, e del fondatore di WikiPoesia, Wikipace e della Cattedra delle donne, dottor Renato Ongania.
Seguiranno gli interventi di docenti e ricercatori di rilievo, come ad esempio il professor Gianluigi Rossi (docente emerito di Storia delle Relazioni Internazionali), la professoressa Franca De Santis (saggista e scrittrice), la dottoressa Laura Mazza (presidente di Federformazione e segretario generale del Parlamento del Mediterraneo), il professor Tommaso Valentini (docente universitario di Filosofia), il professor Francesco Scolaro (direttore del Dipartimento Arti Visive dell’Accademia Tiberina, storico e critico dell’arte) e la dottoressa Sabrina Morelli (direttrice del Dipartimento radiofonico della stessa Accademia, speaker radio e tv).
Il dibattito sarà moderato dalla professoressa Antonietta Micali, direttrice del Dipartimento di Letteratura sempre dell’Accademia Tiberina, direttrice della Cattedra delle donne e nota per il suo impegno nella promozione del pensiero critico e dell’equità di genere nei contesti culturali. Nel corso della cerimonia sarà conferito il Premio Marie Curie – la grande scienziata e premio Nobel ha fatto parte dell’Accademia Tiberina – ad alcune donne che si sono distinte per la loro eccellenza in vari campi.
“Ma in un gesto simbolico di grande rilevanza, anche due uomini riceveranno il medesimo riconoscimento: l’atleta paraolimpico Comm. Stefano Gori e l’Ing. Igor Ukmar, diplomatico e negoziatore internazionale. La loro premiazione rappresenta un atto forte contro ogni forma di pregiudizio e la volontà di promuovere un’idea di cultura che sia davvero inclusiva, superando ogni distinzione di genere”, si legge in una breve nota stampa.
“Il cavalier Pinardi riceverà poi il Premio alla Carriera Cartagine 2.0, mentre il Premio alla Carriera G. Belli – F. Lami sarà assegnato al dottor Della Posta”, prosegue il comunicato. Tra le figure femminili premiate quest’anno si segnalano: la dottoressa Sofia Mezzasalma, la scrittrice Alessandra D’Egidio, la principessa Elettra Marconi (figlia di Guglielmo), la dottoressa Laura Mazza, la dottoressa Rossana Lanati, la professoressa Orietta Muzzi e, come anticipato in apertura, la brava giornalista Ilaria Solazzo.
La giornata si concluderà con la cena di gala presso un noto ristorante romano. Nel suo insieme, l’edizione 2025 del Premio Cartagine rappresenta un’occasione veramente unica per valorizzare il talento femminile, incoraggiare il dialogo interdisciplinare e celebrare il merito in tutte le sue forme.

INTERVISTA ESCLUSIVA
Ilaria Solazzo, nota per la sua capacità di raccontare il mondo femminile con uno sguardo empatico e profondo, con una scrittura limpida e brillante, riceverà in questa prestigiosa occasione il Premio Marie Curie per il suo impegno giornalistico e culturale. In questa intervista esclusiva, per La Voce del Nisseno, ci racconta il valore di un simile riconoscimento e la sua visione del ruolo della donna nella cultura.
Siamo amici e colleghi. Dunque, ti darò del “tu”. Come hai accolto la notizia di questo premio?
Con stupore e gratitudine. Quando si scrive e si racconta, lo si fa per passione e necessità interiore, non esclusivamente per avere qualcosa in cambio. Ma essere scelta tra tante donne italiane straordinarie è stato commovente. È un grande onore, ma anche una grande responsabilità.
Il titolo dell’evento è “Donne in Cattedra”. Cosa significa per te?
È una metafora potente. Non riguarda solo l’insegnamento, ma il diritto di prendere parola, di incidere nel dibattito culturale e sociale. È il riconoscimento che le donne hanno un ruolo centrale nella costruzione del sapere e della memoria collettiva.
Secondo te, Ilaria, qual è oggi il ruolo della donna nella cultura italiana?
Cruciale, ma ancora troppo marginalizzato. Le donne contribuiscono in modo determinante in ogni ambito del pensiero e del dibattito intellettuale, eppure spesso sono relegate ai margini della visibilità pubblica. Manifestazioni come questa servono a colmare quel gap.
Le tue interviste raccontano spesso donne forti. È una scelta?
Decisamente. Mi interessa dare voce a chi ha lottato, a chi ha qualcosa da dire oltre la superficie. Raccontare donne vere, complesse, resilienti è un atto d’amore non politico. Perché la rappresentazione è il primo passo verso il cambiamento.
Che valore ha per te la dignità, nel tuo lavoro e nella tua vita?
La dignità è alla base di tutto. È ciò che ci rende liberi, autentici, presenti. Ogni parola che scrivo, ogni storia che racconto, cerco sempre di farlo con rispetto, senza spettacolarizzazione. Le persone che si affidano a me con le loro esperienze meritano verità e delicatezza. La dignità non si negozia. Si custodisce.
Cosa ti dà più forza nel tuo lavoro?
Le storie che incontro e le persone che mi svelano i loro segreti. Sapere che un’intervista può accendere riflessioni, incoraggiare una scelta, o semplicemente far sentire meno soli è ciò che mi motiva ogni giorno.
Come vedi le nuove generazioni di donne?
Più consapevoli, ma anche più esposte. Crescono in un mondo che offre possibilità immense, ma chiede molto. Serve sostenerle, proteggerle e dar loro strumenti concreti per affermarsi.
Hai avuto modo di confrontarti con le altre premiate?
Sì, ed è stato emozionante. C’è una grande ricchezza di esperienze e percorsi. Ognuna con una storia diversa, ma unite da un filo comune: la determinazione a lasciare un segno nel proprio ambito.

Che significato hanno per te il Premio Cartagine e il Premio Marie Curie?
Un altissimo valore simbolico ed etico. Il Premio Cartagine premia il merito e la dedizione alla cultura, mentre il Premio Marie Curie sottolinea l’importanza del contributo femminile, soprattutto in ambito scientifico e intellettuale. Riceverlo è un invito a continuare a lottare per l’uguaglianza. “La cultura conta, le donne contano, e il loro contributo è imprescindibile”, potrebbe essere il mio motto, come Ilaria Solazzo.
Cristallizziamo un tuo pensiero, di adesso, di questo preciso istante: qual è?
Siamo tutte, ogni giorno, in cattedra. Non solo in aula, ma nella vita, nel lavoro, nel modo in cui scegliamo di esserci. La cultura ha bisogno della voce delle donne. Una voce forte, chiara, inarrestabile.
A chi dedichi questo importante e prestigioso premio?
A mio nonno materno, Antonio Guadalupi, che per primo mi ha chiesto di diventare giornalista. Lo ha fatto con parole semplici, ma cariche di significato: “Fai voce con amore a tutti coloro che incontrerai sul tuo cammino. Porta luce, mai buio, nelle loro vite”. È una promessa che porto nel cuore ogni giorno, e che oggi diventa ancora più viva.
Intendi aggiungere qualcos’altro?
Sì, un’altra dedica. A tutti i direttori di testate giornalistiche nazionali con cui collaboro da quando avevo 18 anni, per il sostegno costante e sincero che ricevo ogni giorno. Un grazie speciale anche a te, caro direttore, e a tutti i colleghi giornalisti che hanno incrociato il mio tragitto: siete la mia forza silenziosa, la mia quotidiana motivazione. Questo riconoscimento è anche un po’ vostro.

Grazie. È tutto merito tuo, cara Ilaria. Un’ultima domanda. Che valore attribuisci alla verità, anche di fronte ai torti subiti?
Ho costruito la mia esistenza, personale e professionale, sulla verità. Nonostante i torti subiti negli anni, ho scelto di non cedere all’odio. Ho preferito continuare a credere nella forza delle parole oneste, nella coerenza dei gesti e nella luce che solo la verità sa portare. È da lì che nasce la mia voce, ed è lì che torno ogni volta che sento il bisogno di ricominciare. Partecipare a “Donne in Cattedra” 2025 è per me un momento di grande responsabilità. Premiare il talento femminile significa riconoscere storie di passione, resilienza e impegno. Ed è proprio da queste storie che può nascere un futuro più equo e consapevole.
*
Sentire la voce calda e avvolgente di Ilaria Solazzo è sempre un grande piacere. Il nostro giornale le fa i più fervidi complimenti, le più sentite congratulazioni. Le auguriamo un futuro sempre più fulgido: nella vita, nel giornalismo e nella cultura.
Questo prestigioso riconoscimento del Premio Marie Curie alla nostra preziosa collaboratrice, Ilaria Solazzo, è motivo di grande fierezza, sincero orgoglio e immensa gioia. La sua tenacia e la sua bravura sono e saranno “carburante” per ulteriori traguardi importanti.

In un mondo che ha bisogno di voci autentiche, empatiche e profonde, Ilaria Solazzo rappresenta un pregevole punto di riferimento nel giornalismo che non si limita a raccontare, ma illumina, costruisce ponti e restituisce dignità alle storie. Con il suo impegno quotidiano, ha saputo dare valore alla parola scritta, trasformandola in strumento di comprensione, ascolto e cambiamento.
A nome de La Voce del Nisseno, auguriamo a Ilaria un futuro ricco di nuove sfide e traguardi, con la certezza che continuerà a portare luce – come le è stato chiesto da chi le ha trasmesso il sogno del giornalismo – in ogni voce incontrata sul suo cammino.
MICHELE BRUCCHERI
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