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Alessandro Scarnecchia e Ilaria Solazzo

La cerimonia del Premio “Tracce e Visioni”, che si è svolta lo scorso giovedì 24 settembre nella Sala del Carroccio in Campidoglio a Roma, ha rappresentato un momento di particolare interesse nel panorama culturale e professionale della Capitale. L’iniziativa, ideata da Terza Pagina Magazine e dal suo direttore Alessandro Scarnecchia, e promossa dall’onorevole Francesca Leoncini, presidente del Gruppo Capitolino Italia Viva, ha riunito personalità espressione di differenti ambiti del sapere, della creatività e della comunicazione.

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Il Campidoglio

Il parterre ha restituito un autentico mosaico di competenze: dal giornalismo alla letteratura, dalle arti visive all’architettura, dalla moda alla comunicazione, fino all’impegno sociale. Tra i protagonisti figurano Annalisa Bruchi, Adriana Pannitteri, Laura Delli Colli, Claudia Conte, Eleonora Ivone, Enrico Manera, la Maison Luigi Borbone, Rino Jupiter e Federica Pucciariello; accanto a loro nomi meno noti: Ilaria Solazzo, Giovanni Tonti, Renzogallo, Andrea Contorni, Evandra De Rosa, Rosella Giorgetti, Heike Hinneburg, Roberta Gulotta, Christopher Pacioni, Andrea Ciaffaroni, Marco De Angelis e Roberta Testaguzza.

Una pluralità che costituisce forse l’elemento più significativo della manifestazione: non una semplice successione di riconoscimenti, ma l’incontro tra linguaggi differenti e percorsi professionali eterogenei. La memoria dello spettacolo attraverso i libri dedicati a Raffaella Carrà e Monica Vitti, la riflessione giornalistica sull’attualità, la narrativa, la pittura, la scultura, l’illustrazione, l’architettura, l’Alta Moda e l’impegno sociale hanno trovato nella Sala del Carroccio uno spazio comune di dialogo.

In questo contesto si colloca il riconoscimento a Ilaria Solazzo, premiata nella categoria Giornalismo e Comunicazione (è una storica collaboratrice de La Voce del Nisseno, ndr). Il suo nome si inserisce dunque in un quadro nel quale la comunicazione viene considerata nelle sue molteplici forme: come strumento professionale, ma anche come possibilità di custodire testimonianze, valorizzare esperienze e costruire relazioni.

Particolarmente significativo, inoltre, il dato umano della serata per Ilaria Solazzo: tra le personalità premiate figurano infatti alcune persone che appartengono al suo percorso di conoscenze e amicizie, tra cui Eleonora Ivone, Adriana Pannitteri, Claudia Conte, Giovanni Tonti e Roberta Testaguzza. La cerimonia ha assunto così, per la giornalista pugliese, anche il valore di un incontro tra professionalità e relazioni costruite nel tempo.

È proprio all’interno di questo scenario, nel quale “Tracce” richiama ciò che ciascuno lascia attraverso il proprio lavoro e “Visioni” evoca la capacità di guardare verso il futuro, che si inserisce l’esperienza professionale della brava Ilaria Solazzo.

Un percorso che trova nel giornalismo e nella comunicazione il proprio principale terreno di espressione e che, attraverso il riconoscimento ricevuto in Campidoglio, apre ora a una riflessione più ampia sul valore dell’intervista, della relazione con gli interlocutori e della responsabilità di chi racconta le persone.

A Ilaria Solazzo abbiamo chiesto di ripercorrere questa esperienza e di raccontarci che cosa significhi, oggi, ricevere un riconoscimento dedicato proprio al Giornalismo e alla Comunicazione.

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La manifestazione ha riunito esponenti appartenenti a differenti ambiti della cultura contemporanea – dal giornalismo alla letteratura, dalle arti visive all’architettura, dalla moda alla comunicazione – proponendo una riflessione, attraverso le esperienze dei premiati, sul rapporto tra talento individuale, responsabilità professionale e capacità di incidere nel tessuto culturale e sociale.

Tra le personalità insignite figura Ilaria Solazzo, giornalista pubblicista, scrittrice e professionista della comunicazione, alla quale è stato conferito il riconoscimento nella categoria Giornalismo e Comunicazione.

Il premio costituisce un ulteriore momento di riconoscimento di un’attività professionale  che si è sviluppata attraverso la scrittura, le interviste e il racconto di personalità appartenenti al mondo della cultura, dello spettacolo, dell’arte e dell’imprenditoria. Un percorso nel quale la comunicazione non viene intesa esclusivamente quale strumento di trasmissione dell’informazione, bensì come spazio di relazione, ascolto e costruzione della memoria.

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La targa

L’INTERVISTA

Ilaria, lo scorso 24 settembre hai ricevuto in Campidoglio il Premio “Tracce e Visioni”. Quale significato attribuisci a questo riconoscimento nel tuo percorso?
Attribuisco al premio un significato che va oltre la dimensione meramente celebrativa. Un riconoscimento professionale, soprattutto quando giunge dopo anni di attività, costituisce una forma di restituzione simbolica: significa che qualcuno ha osservato il percorso compiuto e ha ritenuto che meritasse di essere valorizzato.

E poi?
Essere premiata in Campidoglio ha inoltre conferito al momento una particolare intensità. Roma è una città nella quale la dimensione storica e quella contemporanea convivono costantemente. Ricevere un riconoscimento in un luogo istituzionale così significativo mi ha fatto riflettere sul valore della responsabilità che accompagna chi comunica e racconta la realtà.

La categoria nella quale sei stata premiata è “Giornalismo e Comunicazione”. Due concetti spesso utilizzati come sinonimi, ma che presentano caratteristiche differenti. Come li interpreti nel tuo lavoro?
Il giornalismo e la comunicazione sono certamente contigui, ma non coincidono. Il giornalismo implica, a mio avviso, una responsabilità particolare nei confronti dell’informazione, della verifica e del lettore. La comunicazione, invece, comprende un territorio più ampio, nel quale assumono rilevanza anche la capacità narrativa, la relazione, la costruzione di linguaggi e la valorizzazione dei contenuti.

Continua Ilaria.
Nel mio percorso queste due dimensioni si sono progressivamente intrecciate. Ho sempre cercato di considerare la persona come elemento centrale del racconto. Dietro ogni professionista, artista o autore esiste una storia che merita di essere ascoltata e restituita con rispetto.

Hai incontrato e intervistato numerose personalità nel corso degli anni. Che cosa significa, oggi, intervistare una persona?
Significa innanzitutto ascoltare. L’intervista non dovrebbe ridursi a un semplice esercizio di domande e risposte. È una forma di incontro nella quale il giornalista deve saper creare le condizioni affinché l’interlocutore possa esprimere non soltanto ciò che fa, ma anche ciò che pensa e ciò che lo ha condotto a diventare la persona che è.

Prosegui Ilaria.
Ogni intervista è dunque una piccola forma di ricerca. Non sempre si scoprono elementi completamente nuovi, ma quasi sempre si acquisisce una prospettiva differente. Ed è proprio questa pluralità di prospettive a rendere il giornalismo culturalmente interessante.

Il titolo “Tracce e Visioni” sembra quasi delineare una teoria del rapporto tra memoria e futuro. Quale interpretazione ne dai?
La trovo una definizione estremamente significativa. La traccia appartiene alla memoria: è ciò che rimane di un’esperienza, di una persona, di un lavoro. La visione, invece, implica una proiezione verso il futuro, quindi la capacità di immaginare ciò che ancora non esiste. Credo che il lavoro culturale viva esattamente in questo spazio intermedio. Senza memoria non abbiamo radici; senza visione non abbiamo prospettiva. Chi scrive, comunica o produce cultura dovrebbe cercare di custodire ciò che è stato, ma contemporaneamente interrogarsi su ciò che potrà essere.

Durante la cerimonia sono stati premiati anche alcuni tuoi amici e persone con le quali hai condiviso parte del tuo percorso: Eleonora Ivone, Adriana Pannitteri, Claudia Conte, Giovanni Tonti e Roberta Testaguzza. Quanto ha inciso la dimensione relazionale sull’emozione di quella giornata?
Ha inciso moltissimo. La dimensione professionale e quella umana, nella mia esperienza, non sono mai state completamente separate. Alcuni incontri nati attraverso il lavoro si sono trasformati nel tempo in rapporti di stima e di amicizia. Vedere premiate persone che conosco, che stimo e alle quali sono legata ha reso quella giornata particolarmente significativa. Penso che la gioia autentica consista anche nella capacità di riconoscere il valore degli altri e di partecipare sinceramente ai loro traguardi.

Tra le persone premiate vi è Eleonora Ivone, alla quale tu sei particolarmente legata. Il tuo riconoscimento ha avuto per lei un significato ulteriore?
Certamente. Eleonora rappresenta per me un legame umano importante. La sua storia è inoltre intimamente connessa alla memoria di Angelo Longoni, autore e regista che ho avuto modo di conoscere e intervistare e che considero una presenza significativa nel mio percorso. Ci sono persone che continuano a essere presenti anche attraverso ciò che hanno lasciato. La memoria non è immobilità: può diventare una forma di continuità. Ed è per questo che vedere Eleonora ricevere un riconoscimento è stato per me particolarmente emozionante.

Il Premio è stato consegnato da Giovanni Di Negri di Eurocomunicazione. Che cosa desideri ricordare di quel momento?
Ricordo innanzitutto la gratitudine. Ringrazio Giovanni Di Negri per avermi consegnato il riconoscimento e ringrazio Alessandro Scarnecchia e Terza Pagina Magazine per aver costruito questa occasione. I premi sono importanti, ma diventano realmente significativi quando riescono a collegare una persona al percorso che ha compiuto e alle persone che lo hanno accompagnato.

A chi dedichi, quindi, questo riconoscimento?
Lo dedico alle persone che ho incontrato nel corso della mia attività: quelle note al grande pubblico e quelle che, pur non avendo notorietà, possiedono storie altrettanto importanti. Lo dedico alle persone che hanno accettato di raccontarsi, affidandomi una parte della propria esperienza. E lo dedico anche alla memoria di chi non è più presente fisicamente, ma continua a vivere attraverso le proprie opere, le proprie parole e il ricordo di chi lo ha conosciuto. In particolare, penso ad Angelo Longoni e a Eleonora Ivone, alla quale mi lega un sentimento di sincera amicizia.

Un riconoscimento può rappresentare un punto di arrivo?
Preferisco considerarlo un punto di passaggio. La gratificazione è naturale e sarebbe ipocrita negarla, ma un premio non dovrebbe mai interrompere il processo di crescita. Ogni riconoscimento porta con sé anche una responsabilità: quella di continuare a lavorare con serietà, curiosità e umiltà. La vera crescita professionale non consiste nell’accumulare attestazioni, ma nella capacità di mettersi continuamente in discussione.

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Premi di Ilaria Solazzo

Qual è, allora, la “visione” che Ilaria Solazzo intende portare avanti dopo questo riconoscimento?
Continuare a raccontare. Continuare a incontrare persone, ascoltare storie e dare valore alla cultura nelle sue molteplici espressioni. La mia visione è legata alla convinzione che la comunicazione possa ancora svolgere una funzione profondamente umana: mettere in relazione, conservare memoria, creare conoscenza e favorire il dialogo.

E poi?
Vorrei che ciò che scrivo non fosse semplicemente letto, ma che potesse lasciare qualcosa. Anche una piccola riflessione, una curiosità, un’emozione.

Se dovessi sintetizzare in una sola riflessione il significato del Premio “Tracce e Visioni”, quale sarebbe?
Direi che ogni percorso professionale è costituito da incontri, scelte, errori, opportunità e persone. Nulla nasce completamente da soli. La traccia è ciò che abbiamo lasciato lungo il cammino; la visione è la responsabilità di ciò che scegliamo di costruire da domani. Per questo considero il 24 settembre non soltanto una giornata da ricordare, ma una tappa del viaggio. Un invito a proseguire con gratitudine, consapevolezza e la volontà di migliorarsi ancora.

Grazie per la tua profondità, Ilaria.

Grazie a te, Michele.

MICHELE BRUCCHERI

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Michele Bruccheri
BREVE BIOGRAFIA DEL DIRETTORE MICHELE BRUCCHERI (classe 1968), sposato e padre di un figlio, è giornalista iscritto all’Albo professionale della Sicilia. Ha lavorato per i due principali quotidiani regionali: “La Sicilia” e “Giornale di Sicilia”. È stato corrispondente e capo redattore per alcune emittenti televisive private e vanta una lunga esperienza nel campo radiofonico. È stato direttore responsabile e addetto stampa per alcuni enti comunali. È autore di diverse prefazioni ed ha intervistato una miriade di personaggi famosi. Presenta eventi di vario genere, modera dibattiti politici e culturali. Ha realizzato numerosi reportage televisivi insieme al cineoperatore Totò Middione. Tra i più importanti, “Serradifalco: salotto del Nisseno” e “Padre Nino, vescovo missionario”. Ha pubblicato inoltre parecchie monografie: “Serradifalco” (guida turistica nel dicembre 1999 e il relativo opuscolo nella primavera 2000), “Ritratti serradifalchesi – volume primo” (marzo 2005), “Ritratti serradifalchesi – volume secondo” (aprile 2006) e “Ritratti serradifalchesi – volume terzo” (agosto 2007). Ed ancora: il supplemento monografico “Montedoro” (dicembre 2010), “Salvatore Galletti” (aprile 2011), “Dieci anni d’informazione” (17 marzo 2012), “Banca del Nisseno” (dicembre 2013), “Serradifalco” (dicembre 2014), “Le mie interviste – volume primo” (ai vip) nel gennaio 2018, “La Settimana Santa di Serradifalco” (aprile 2019) e “Diciotto anni d’informazione” (17 marzo 2020). Tra i premi più importanti: nel dicembre 1999 ha ricevuto un riconoscimento nell’ambito del Premio “Noi serradifalchesi” e nel luglio 2017, ad Anzio (Roma), ha ricevuto il Premio Categoria Informazione Periodici in occasione del Photofestival “Attraverso le pieghe del tempo” diretto da Lisa Bernardini assieme ad altri nomi famosi del giornalismo italiano. Nel settembre 2022, un prestigioso premio in Umbria (a Spoleto). A Roma, presso il Salone d’Onore del Coni, nel giugno 2023 ha ricevuto un altro importante premio nella categoria Informazione (nell’ambito dell’iniziativa “Fair Play for Life”) assieme ad autorevoli colleghi giornalisti. Per due anni e mezzo (dal 4 luglio 2023 al 3 gennaio 2026) è stato anche il direttore responsabile della testata giornalistica di Radio Rcs Sicilia (emittente radiofonica nata il 10 marzo 1979). Dal 17 marzo 2002, è il fondatore e direttore responsabile del periodico d’informazione “La Voce del Nisseno” che si occupa del territorio. Quest’anno sono, dunque, ventiquattro anni di giornale e ben ventinove anni d’iscrizione all’Albo professionale dell’Ordine dei Giornalisti della Sicilia. Ha collaborato con diverse riviste e in cantiere vi sono altri interessanti progetti editoriali. [Aggiornata al gennaio 2026]