Dalle esperienze professionali in realtà internazionali alla tutela delle donne, passando per la comunicazione, il revenue management e le relazioni istituzionali: il ritratto di una professionista, mamma di due figlie minori, che ha fatto dell’autonomia e della determinazione i cardini della propria storia.

Ci sono donne che costruiscono il proprio percorso senza corsie preferenziali, imparando a trasformare le esperienze in competenze, le difficoltà in occasioni di crescita e gli incontri in opportunità.
Silvia Troiani appartiene a questa categoria: una professionista che ha sviluppato nel tempo un profilo trasversale, muovendosi tra aziende, contesti internazionali e realtà impegnate nella valorizzazione delle persone.
Il suo curriculum racconta una storia articolata, fatta di esperienze differenti e complementari. Laureata in Giurisprudenza con tesi in Diritto Penale all’Università Sapienza, avvocato abilitato a Roma, non esercita la professione forense, essendo stata ab initio impegnata nel mondo del trasporto aereo (Alitalia / Air France) prima al Marketing e Revenue Management, poi come legal counsel presso la Direzione Legale e Societario.
Poi, la maternità e cambiamenti di vita familiare, l’impegno nel sociale, contro la violenza di genere (ideatrice, autrice e direttrice artistica del “Premio Donna di Fiori” al Teatro dell’Opera del Casinò di Sanremo, dal 2018 al 2021), poi varie esperienze nel mondo degli eventi, della radio e della tv (ad esempio Cusano media Group), collabora con Contatto.biz e Terza Pagina Magazine e si occupa di Relazioni esterne e Istituzionali presso la International Chamber of Commerce – ICC Italia di cui è dipendente.
Fa volontariato per AIL ed è vicepresidente e socia fondatrice dell’Associazione no profit IDEA, oltre a moderare conferenze stampa ed eventi anche in contesti istituzionali. Autrice e ideatrice anche del Premio “Excelsa Italia”, che ha avuto luogo il 27 maggio 2026 a Palazzo Valentini, premiando 9 donne e 9 uomini di grande levatura, il cui talento è grande quanto l’umiltà. Dagli alti militari, a CEO donne e uomini, avvocati e professionisti eccellenti e meritevoli, che rendono più grande la nostra Italia.
Apprezzata nel mondo delle istituzioni e della comunicazione, presenta e modera a braccio, intervista con tatto e preparandosi in modo accurato, con naturalezza espositiva e gestendo con sobria eleganza e capacità di ascolto.
La pluralità di queste esperienze suggerisce una caratteristica significativa del suo profilo: la capacità di confrontarsi con ambienti professionali differenti, acquisendo competenze e adattandosi a contesti in continua evoluzione. Non un percorso costruito attorno a un’unica definizione, ma una crescita che intreccia organizzazione, comunicazione, responsabilità e relazioni umane.
Un’apprezzata networker in contesti di standing personale e professionale. Una consigliera e consulente che senza apparire, dà un valore aggiunto ai professionisti che contano sul suo prezioso know how e savoir faire.
Accanto alla professionista c’è la donna, mamma single di due figlie. Una dimensione personale che rende ancora più importante il tema dell’equilibrio tra responsabilità familiari e ambizioni lavorative. Essere madre e costruire autonomamente la propria carriera significa spesso organizzare il tempo con attenzione, affrontare gli imprevisti e compiere scelte che richiedono lucidità, pazienza e determinazione.
«Il percorso professionale di una donna non è sempre una strada lineare. Ci sono momenti in cui bisogna ricominciare, imparare e trovare dentro di sé la forza imprescindibile e la motivazione che dà la volontà stessa», dice Silvia Troiani.
La maternità, in questa prospettiva, non rappresenta un limite alla realizzazione personale, ma una parte fondamentale della propria identità. Le responsabilità quotidiane possono diventare anche una scuola di ascolto, capacità decisionale e resilienza, qualità preziose tanto nella vita privata quanto in quella professionale.
Silvia Troiani ama viaggiare e si è confrontata con realtà culturali e professionali diverse. La conoscenza di più lingue costituisce un ulteriore elemento del suo profilo, favorendo il dialogo con interlocutori di provenienze differenti e ampliando le possibilità di relazione. In un mondo lavorativo sempre più internazionale, apertura mentale e capacità di comunicazione assumono un valore concreto.
Parallelamente, il ruolo di vicepresidente dell’Associazione IDEA, costola di CDO – Compagnia delle Opere, acronimo di Innovazione, Donna, Eccellenza, Avanguardia, si inserisce in un contesto nel quale il valore delle reti professionali e associative può favorire il confronto, la condivisione di competenze e la nascita di nuove iniziative, eventi e formazione.
Perché le relazioni, quando sono sostenute da obiettivi concreti, possono diventare strumenti di crescita collettiva. Il lancio a Roma lo scorso 18 giugno presso una sala della Camera dei Deputati e Milano, lo scorso 6 ottobre, presso Palazzina Appiani, con invitati selezionati, manager e amici delle 4 fondatrici.
È proprio il rapporto tra autonomia individuale e responsabilità verso gli altri a rendere interessante la sua figura. Costruirsi da sola un percorso professionale non significa procedere senza incontrare ostacoli, ma sviluppare la capacità di affrontarli, riconoscere le opportunità e assumersi la responsabilità delle proprie scelte.
In una società nella quale alle donne viene ancora chiesto di conciliare aspettative differenti, il suo percorso offre lo spunto per una riflessione più ampia: la realizzazione non ha un’unica forma e non segue necessariamente tappe prestabilite. Può nascere da scelte coraggiose, competenze costruite nel tempo e dalla volontà di non rinunciare alla propria identità.
Perché il successo autentico non consiste soltanto nel raggiungere una posizione, ma nel costruire, giorno dopo giorno, una strada che rispecchi ciò che si è. E per una donna che è anche madre, professionista e cittadina attiva, questa strada può diventare la testimonianza concreta di una forza che non ha bisogno di clamore per farsi riconoscere.

L’INTERVISTA
Dottoressa Troiani, oggi la incontriamo per parlare di carriera, maternità, indipendenza, fragilità personali e del valore della salute in una società sempre più condizionata dall’immagine. Essere una donna impegnata su più fronti professionali significa ancora, in molti contesti, dover dimostrare qualcosa in più?
Ritengo che, ancora oggi, per molte donne sia necessario dimostrare continuamente il proprio valore, anche quando le competenze e i risultati sono evidenti. Essere professioniste significa assumersi responsabilità, affrontare sfide e raggiungere obiettivi, ma non dovrebbe comportare la necessità di giustificare ogni scelta. Credo in una società nella quale il merito venga riconosciuto senza pregiudizi e nella quale una donna possa aspirare a ruoli importanti senza dover rinunciare alla propria identità.
Lei è una mamma divorziata con due figlie. Come si conciliano la responsabilità genitoriale e una vita professionale articolata?
La maternità è una responsabilità enorme, ma anche una delle esperienze più significative della vita. Comporta un’organizzazione complessa e articolata, scelte diverse, talvolta rinunce del tempo libero per sé. Ma la cosa importante è tendere a un equilibrio, senza sentirsi in colpa perché si desidera anche una realizzazione personale e conciliando il più possibile, anche e soprattutto per l’interesse primario delle figlie minori, le mie Flaminia e Olimpia.
Si parla spesso di donne multitasking, capaci di fare tutto e di occuparsi di tutti. Non teme che questa definizione finisca per trasformarsi in un’ulteriore aspettativa sociale?
Sì, perché essere capaci di affrontare tante responsabilità non significa dover essere infallibili. Una donna non deve dimostrare continuamente. È importante riconoscere anche la propria stanchezza. La forza non consiste nel non crollare mai, ma nel sapersi rialzare senza perdere il rispetto per sé stesse e la dignità.
Possiamo dire che la sua carriera sia stata costruita da sé, passo dopo passo, senza affidarsi a percorsi già tracciati.
La parola d’ordine che può cambiare la prospettiva è la flessibilità. Così come l’eterogeneità e la volontà, che fanno la differenza. Talvolta bisogna individuare le opportunità, mettersi alla prova e accettare che ogni risultato richieda tempo e impegno. Non considero il mio percorso come qualcosa di definitivo: continuo a imparare e penso che questa sia una delle condizioni essenziali per crescere, gestire le responsabilità, a confrontarsi con le persone, a risolvere i problemi e a comprendere le dinamiche di un’organizzazione, sviluppando una visione più completa.
In una società che spesso esibisce il successo come se fosse sinonimo di felicità, quanto è importante accettare anche le proprie fragilità?
È fondamentale. Non siamo robot e non dobbiamo vivere con l’obbligo di apparire sempre forti, sorridenti e vincenti. La fragilità fa parte dell’esperienza umana e riconoscerla non significa essere deboli. A volte è proprio nei momenti più complicati che impariamo a distinguere le relazioni autentiche dalle apparenze e le priorità reali. Personalmente, scelgo con attenzione a chi mostrare le mie fragilità, non sono per tutti, né per chiunque.
Lei ricopre anche il ruolo di vicepresidente IDEA. Quanto ritiene importante lavorare per la tutela delle donne e per la valorizzazione delle loro competenze?
Ritengo che siano temi essenziali. Parlare di donne significa parlare di diritti, sicurezza, autonomia, opportunità e rispetto. Occorre promuovere una cultura nella quale nessuna donna debba sentirsi sola di fronte alla violenza, alla discriminazione o agli ostacoli professionali. Le reti associative possono contribuire a creare occasioni di confronto e sostegno, ma è importante che l’impegno si traduca in iniziative concrete e in una maggiore consapevolezza collettiva. E talvolta sono proprio le donne ad essere meno corrette con le donne, se non parliamo di violenza fisica, ma di altri profili delicati e talvolta sottovalutati.
Che cosa direbbe a una giovane donna che desidera costruirsi una carriera, ma teme di non riuscire a conciliare il lavoro con la vita personale?
Le direi di non rinunciare ai propri obiettivi per paura di non essere all’altezza, ma anche di non misurare il proprio valore esclusivamente attraverso il lavoro. È importante investire nelle competenze, essere serie, mantenere la propria autonomia e imparare a riconoscere le opportunità. Allo stesso tempo, bisogna ricordare che non esiste un unico modello di successo. Ognuna ha il diritto di costruire un percorso coerente con le proprie aspirazioni, i propri tempi e i propri valori.
Se dovesse scegliere una sola parola per descrivere la donna che è diventata, anche attraverso le sue esperienze professionali e personali, quale parola sceglierebbe? E nel privato?
Mi identifica molto la parola “autenticità”, dentro e fuori. Con il tempo si impara a comprendere meglio sé stesse, a riconoscere ciò che merita attenzione e ciò che si può scegliere. Si impara che non è necessario piacere a tutti e che la vera indipendenza nasce anche dalla capacità di prendere decisioni coerenti con i propri valori, senza mai rinunciare alla propria identità e personalità.
E poi?
E nella vita privata, tengo molto alla privacy e ho le idee chiare su cosa non desidererei. La “persona giusta”, coniuga intelligenza e talento con umiltà e profondità. Carisma, empatia e sobrietà. Sarà che sono molto socievole e frizzante, ma apprezzo che l’uomo sia molto sobrio e riservato e, certamente, forte e attento ai dettagli.
In conclusione, quale messaggio vorrebbe lasciare alle donne e persone che ci leggono?
Non bisogna essere perfette, né voler dimostrare ad ogni costo. Madri, professioniste, figlie, amiche e donne con sogni personali, senza essere costrette a scegliere una sola identità. La salute, la reputazione, la dignità e la serenità devono restare priorità. Il lavoro può dare soddisfazioni, i riconoscimenti possono gratificarci, ma ciò che siamo non può essere ridotto a un titolo, a un ruolo o a un’immagine. La cosa più importante è guardarsi allo specchio riconoscendo sé, la strada percorsa e la persona che si è.
ILARIA SOLAZZO
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