Antonino Fiaccato, già sindaco di Santa Caterina Villarmosa e giornalista, nonché attuale consigliere comunale, ha scritto “Il giorno della rivolta”, un dramma in quattro atti. 
Ha come sottotitolo: “La strage di Santa Caterina”. Commenta l’autore: «A Santa Caterina. Pagine scritte nel ricordo delle sue lacerazioni più cupe: una trama di risentimenti, odi viscerali e battaglie mute che ne hanno decretato la rovina. Perché la memoria delle sue ombre resti un monito». Per saperne di più, attingiamo dalle parole di Renato Cappellani che ritiene un’opera imperdibile per chi ama la storia, il teatro e la verità profonda delle proprie radici.
“Certe terre non conoscono il silenzio: lo abitano. Gridano attraverso le crepe dei muri antichi, nei sassi consumati dal tempo e nei nomi che ogni generazione si tramanda come un segreto inconfessabile. È un legame viscerale, fatto di ‘radici che stringono anche quando si fugge’, quello che anima l’opera drammaturgica di Antonino Fiaccato, ‘Il Giorno della Rivolta – La strage di Santa Caterina’”.
Un lavoro che non è soltanto ricostruzione storica, ma un vero e proprio tribunale dell’anima, dove la cronaca giudiziaria dei moti del luglio 1820 si trasforma in un’indagine universale sulla colpa, sulla vendetta e sull’amore che resiste, aggiunge.
“Sullo sfondo di una Sicilia tradita dalla Restaurazione e privata della Costituzione del 1812 — difesa con coraggio illuminato dal Principe Carlo Cottone —, il piccolo centro di Santa Caterina si accende di una furia cieca. Non solo l’odio contro le gabelle oppressive come la ‘macina’ e la ‘pulisa’, o lo scontro tra ideali indipendentisti e fedeltà borbonica. Ad alimentare la mattanza fu il fuoco mai spento dei rancori personali, delle lotte di potere tra fazioni e di quell’antico, implacabile fatto d’onore che aveva segnato per sempre il volto e l’orgoglio del sindaco Antonino Fiandaca”, continua Renato Cappelani.
Antonino Fiaccato compie un’operazione letteraria e civile straordinaria: “attingendo direttamente alle carte processuali del Regio Procuratore Francesco Di Paola Avolio, restituisce la voce a personaggi realmente esistiti — dai fratelli Benza al giudice Lombardi, dal barone ‘Cicirello’ ai tragici protagonisti di quell’eccidio”.
E prosegue: “L’unico elemento di pura invenzione, la figura di Lavinia Caracciolo da Napoli, diventa il contrappunto ideale per lacerare la coscienza del Procuratore, diviso tra il freddo rigore della legge scritta e il grido insopprimibile della giustizia umana”.
E poi: “Spostando l’asse temporale al 1832, in uno spazio metateatrale dove vivi e morti dialogano, l’autore ci ricorda che una comunità che perde il contatto con la propria storia perde la bussola del futuro”.
Difendere la memoria — come la scelta di preservare la “Sala di Pietra” nell’attuale Palazzo Municipale, antico teatro di sofferenza ed espiazione — non è un esercizio nostalgico, ma un dovere civile. È il riconoscimento di una terra che è, al tempo stesso, “ferita aperta e grembo antico”.
Veramente un’opera interessante, preziosa, per chi ama la storia e la cultura. Amori di Antonino Fiaccato che coltiva da sempre.
MICHELE BRUCCHERI
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