Apprezzamento e successo per “Mamma li Turchi” scritto e interpretato da Alberto D’Ambrosio a Ugento (in Puglia). Nell’ambito del teatro d’inchiesta e di narrazione. Un progetto interessante e intrigante. Sul Salento dopo Otranto, tra giochi, sangue e storie. E nella locandina campeggia una bella frase: “I muri si possono vendere. La memoria no”.

L’iniziativa, nei giorni scorsi, è andata in scena presso il Teatro Don Leopoldo. Dunque, uno spettacolo di teatro di narrazione, d’inchiesta e di denuncia che racconta l’assedio e la caduta di Otranto del 1480, ma soprattutto ciò che accadde prima e ciò che continuò ad accadere dopo.
La storia viene raccontata attraverso una narrazione teatrale che intreccia documenti, fonti storiche, personaggi realmente esistiti, episodi dimenticati, racconti popolari e leggende salentine, alternando momenti drammatici e momenti di ironia.
Il racconto storico viene così attraversato anche da elementi della commedia dell’arte, trasformando personaggi e avvenimenti in una narrazione viva, popolare e contemporanea.
“Lo spettacolo si muove nel solco del teatro di narrazione italiano, quello che ha dimostrato come una vicenda storica possa diventare racconto umano e civile, senza trasformarsi in una lezione di storia. Un linguaggio che può ricordare, per impostazione, la tradizione inaugurata da autori come Marco Paolini, ma che qui assume una voce profondamente salentina, attraverso il ritmo, l’ironia, il dialetto e l’immaginario della nostra terra”, spiega a La Voce del Nisseno il bravo Alberto D’Ambrosio.
Il punto di partenza è Otranto. Ma Otranto non è il punto di arrivo. “Perché spesso ricordiamo l’attacco del 1480, l’assedio, la caduta della città e il sacrificio degli Otrantini, e poi fermiamo il racconto – prosegue D’Ambrosio –. ‘Mamma li Turchi’ prova invece ad attraversare anche i decenni successivi, quelli in cui le incursioni ottomane e barbaresche continuarono a colpire le coste e l’entroterra salentino, lasciando paura, distruzione, prigionia, spopolamento e memoria”.
E così il racconto esce dalle mura di Otranto e attraversa gli altri paesi del Salento. Perché quasi ogni comunità conserva una storia, una leggenda, una campana, una torre, una fuga, una nebbia, un avvistamento legato alla paura dei Turchi. Racconti tramandati per generazioni che spesso rischiano di scomparire insieme a chi ancora li ricorda.
“Ma lo spettacolo non vuole soltanto raccontare una guerra sottolinea l’autore –. Vuole capire come una guerra possa cambiare una terra. Il Salento del Quattrocento era un territorio proiettato verso il Mediterraneo, attraversato da commerci, scambi e relazioni. L’arrivo degli Ottomani e la lunga stagione delle incursioni modificarono profondamente il rapporto delle comunità con il mare, con le coste, con i paesi e con il territorio stesso”.
Dunque, quella paura è diventata memoria. Quella memoria è diventata racconto. E quei racconti, nel tempo, “sono diventati parte della nostra identità”. Ed aggiunge: “’Mamma li Turchi’ nasce proprio da questa domanda: quanto di quella storia vive ancora dentro di noi?”.

Il progetto è stato presentato per la prima volta in forma embrionale a Gagliano del Capo, nell’ambito del progetto “Cronache di frontiera”, realizzato attraverso Punti Cardinali della Regione Puglia, con il coinvolgimento della Comunità Clara e dei suoi ragazzi.
Da quell’esperienza è nato un progetto teatrale autonomo, più ampio e strutturato, portato in scena lo scorso 18 settembre al Teatro Don Leopoldo di Ugento, dove lo spettacolo ha incontrato il pubblico ottenendo un’importante partecipazione e un’accoglienza positiva.
“Mamma li Turchi” è quindi un viaggio nella storia, ma soprattutto nella memoria di una terra. Perché “Otranto è una ferita della nostra storia. Ma le cicatrici sono sparse in tutto il Salento”, conclude Alberto D’Ambrosio.
Ha 48 anni e si occupa di teatro da sempre. Dopo il diploma ha scelto di trasformare questa passione in una formazione professionale, laureandosi presso l’Accademia Internazionale di Teatro di Roma, approfondendo il lavoro sul corpo e sulla pedagogia teatrale attraverso il metodo Lecoq.
Negli anni ha affiancato registi di rilievo, tra cui il maestro Carlo Quartucci, e a Roma ha fondato la Compagnia Teatrale del Sette, lavorando con interpreti che negli anni successivi si sono affermati nel panorama nazionale, tra cui Azzurra Martino, Luana Morelli, Claudio Zarlocchi e Doriano Rautnick.
Ha sviluppato prevalentemente un percorso registico e pedagogico, realizzando progetti teatrali nelle scuole e collaborando come esperto esterno. Ha continuato la propria formazione attraverso diversi master e percorsi di aggiornamento, tra cui, nel 2023-2024, un percorso riconosciuto dal Miur sulle tecniche teatrali e sulla formazione teatrale in ambito scolastico.
Tra i suoi lavori più importanti figura la regia della Passione di Cristo, realizzata per sette edizioni: uno spettacolo teatrale a tutti gli effetti, con oltre cento interpreti e più di 400 metri quadrati di spazio scenico, capace di richiamare ogni anno un pubblico numeroso.
Alberto D’Ambrosio è inoltre ideatore di diversi format culturali e di intrattenimento, tra cui Befanaland, progetto che per tre anni ha riportato al centro dell’attenzione nel basso Salento la figura della Befana, coinvolgendo complessivamente oltre 8.000 visitatori.
Oggi, con “Mamma li Turchi”, Alberto D’Ambrosio torna alla narrazione teatrale per affrontare una storia profondamente legata alla propria terra: un progetto nato dal desiderio di riscoprire, attraverso il teatro, la memoria dell’assedio di Otranto e le vicende che hanno segnato il Salento nei decenni successivi.
MICHELE BRUCCHERI
LEGGI ANCHE: Michele Bruccheri intervista i Ricchi e Poveri a Serradifalco
Hai un blog sulla Sicilia, cronaca, cultura o turismo? Linka questo sito per offrire ai tuoi lettori un giornale unico!
Copia il codice e incollalo nel tuo sito o post.
Grazie per aiutarci a farci conoscere.
Creato da La Voce del Nisseno















































