Modaffari
Ulivi di Via Babbaurra

Il Gruppo Consiliare “Riprendiamoci la Città”, si legge in un lungo comunicato stampa, nella persona del consigliere comunale Giampiero Modaffari, ha presentato al sindaco e al presidente del Consiglio comunale di San Cataldo la proposta di approvazione del “Regolamento Comunale per la raccolta delle olive ricadenti in aree pubbliche”.

Modaffari
Ulivi di Piazza San Giovanni XXIII

Questa iniziativa evidenzia l’impegno costante del Gruppo consiliare di “Riprendiamoci la Città” nella cura e nel rispetto del territorio comunale e dei suoi beni, prosegue la nota.

Il consigliere comunale Giampiero Modaffari, che è stato prima consigliere comunale e poi sindaco di San Cataldo, ha sempre considerato la cura del territorio non solo un dovere istituzionale, ma un “atto di attaccamento e generosità nei confronti della nostra comunità”.

La funzionalità, la bellezza e la sostenibilità degli spazi pubblici rappresentano, a suo dire, il riflesso della dignità collettiva, della partecipazione civica e del rispetto per le generazioni presenti e future.

“A riprova di questo amore per la città e per evidenziare un patrimonio comune da tutelare, il consigliere comunale Modaffari ricorda due interventi emblematici, realizzati durante la sua precedente Amministrazione, entrambi eseguiti interamente a costo zero per il bilancio comunale”, continua la nota stampa inviata alla nostra redazione.

Si tratta della riqualificazione di Via Babbaurra, che ha visto il taglio di pini pericolosi e la messa a dimora di un filare composto da 13 ulivi ultracinquantennari e della rigenerazione dell’area a verde di Piazza San Giovanni XXIII, dove, dopo la rimozione dei tronchi di palma morti per il punteruolo rosso, sono stati piantati due maestosi ulivi monumentali dell’età di circa 400 anni, simboli di longevità, resistenza e identità mediterranea, sottolinea il comunicato.

Questi interventi non sono stati semplici abbellimenti, ma “atti concreti di rigenerazione urbana, ambientale e sociale”. Oggi, a distanza di oltre un decennio, quegli ulivi – curati anche attraverso innaffiatura e concimazione regolare per tre anni da parte dell’Amministrazione del sindaco Modaffari – hanno ripreso a fruttificare con straordinaria generosità”, continua il documento.

La proposta di Regolamento nasce dalla necessità di sopperire a un vuoto normativo e di contrastare un preoccupante fenomeno di incuria e abusivismo. Si è riscontrato, infatti, che in assenza di provvedimenti per valorizzare tale risorsa, “gruppi organizzati di estranei, senza alcuna autorizzazione né trasparenza, hanno potuto appropriarsi di un bene comune”, raccogliendo le olive in modo indiscriminato, talvolta danneggiando gli alberi e abbandonando rifiuti, configurando un vero e proprio “saccheggio del demanio urbano”, scrive nero su bianco l’ex sindaco Modaffari.

Il problema riguarda gli ulivi presenti in diverse aree pubbliche, come Via Babbaurra, Piazza San Giovanni XXIII, lo spartitraffico di Viale Forlanini, la rotatoria Viale Kennedy / Via Belvedere, Piazza San Giuseppe, Piazza Calvario, oltre ai numerosi terreni dotati di oliveti acquisiti al patrimonio comunale a seguito di confische alla criminalità organizzata.

Il Regolamento proposto dal Gruppo “Riprendiamoci la Città” è dettagliato: “equo e fortemente orientato alla solidarietà sociale”. Le sue finalità principali sono: prevenire furti, abusivismo e danneggiamenti al patrimonio arboreo pubblico; valorizzare le risorse naturali in modo solidale e sostenibile; destinare i prodotti della raccolta a fini sociali, caritativi e di inclusione; promuovere la partecipazione attiva di Enti del Terzo Settore (ETS), Associazioni di volontariato, Organizzazioni di promozione sociale (OPS), Parrocchie e gruppi informali di cittadini nella cura dei beni comuni.

Modaffari
Ulivi di Via Babbaurra

Modaffari scrive ancora: “Per garantire il rispetto degli alberi, il regolamento impone che la raccolta avvenga esclusivamente a mano o con mezzi non meccanici quali scuotitori a vibrazione sul tronco degli alberi e che il raccolto non possa essere commercializzato (salvo eccezionali autorizzazioni per coprire i costi di molitura). Il Comune potrà anche stipulare convenzioni con frantoi per la molitura gratuita, destinando l’olio a mense sociali, pacchi alimentari, scuole e anziani in disagio”.

Modaffari conclude: “Questa proposta non è un atto di opposizione, ma di costruttiva collaborazione, ispirata al principio che ‘nulla si butta, tutto si rigenera’, soprattutto quando si tratta di beni pubblici che possono alleviare le difficoltà dei nostri concittadini”. Ribadisce che “le olive non sono solo frutti: sono semi di comunità. E come tali, vanno coltivati, raccolti e condivisi insieme”.

Il Regolamento è stato trasmesso all’Ufficio di Presidenza del Consiglio comunale di San Cataldo con la speranza, si legge, che venga adottato con “celerità, buon senso e senso di responsabilità, affinché le olive cresciute grazie al sacrificio di tutti i sancataldesi possano finalmente tornare al popolo cui appartengono”. La sua adozione trasformerebbe un semplice gesto agricolo in un atto di cittadinanza attiva, giustizia sociale e riscatto etico.

MICHELE BRUCCHERI

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