Renato Caruso
Renato Caruso

C’è una storia che sembra scritta da un autore appassionato di biografie ispirazionali, ma è tutto vero. È la storia di Renato Caruso, chitarrista, compositore, docente, divulgatore e, come ama definirsi lui stesso, “matemusico”. Un talento nato nel cuore della Calabria, precisamente in provincia di Crotone, l’1 gennaio 1982, che fin da piccolo ha respirato arte e cultura tra le mura di casa.

Il padre, insegnante di filosofia e musicista autodidatta, gli mette tra le mani la prima chitarra a soli cinque anni. La madre, impiegata in ospedale, gli trasmette invece quella determinazione che lo porterà, anni dopo, a diplomarsi in chitarra classica al Conservatorio.

Renato Caruso
Renato Caruso

Ma la musica non è l’unica passione che arde nel giovane Renato: accanto alle corde della chitarra convivono armoniosamente formule, algoritmi e teorie matematiche. Ed è forse proprio questa sinergia di menti – l’emisfero creativo e quello logico – a spingerlo a lasciare la sua terra per approdare a Bologna, città viva e culturalmente stimolante, scelta anche sull’onda emotiva del film cult Jack Frusciante è uscito dal gruppo.

Nella città delle due torri, Renato Caruso si iscrive alla facoltà di Informatica, dando il via a un percorso che lo porterà a mescolare come pochi altri la musica con la scienza, l’elettronica, l’informatica e la filosofia. Da Bologna a Milano, il passo è breve ma denso di esperienze: lavora come programmatore informatico, ma il richiamo delle sei corde è troppo forte per ignorarlo. Ed è così che la musica torna prepotentemente al centro della sua vita grazie a un incontro chiave con Ron, il noto cantautore che lo invita a entrare nella sua accademia come docente.

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Da quel momento inizia una nuova fase per Renato Caruso. Suona su palchi importanti come quello del Concerto del Primo Maggio a Roma, collabora occasionalmente con artisti del calibro di Fabio Concato, Alex Britti, Tricarico, Dik Dik, Edoardo Bennato e molti altri. Apertura dei concerti di Alex Britti, De Gregori… Parallelamente, costruisce una solida reputazione online: i suoi tutorial su YouTube superano i 5 milioni di visualizzazioni, con particolare attenzione ai brani del suo idolo indiscusso, Pino Daniele.

Non solo palco: Renato Caruso è stato per un breve periodo consulente musicale per la televisione, in particolare per la trasmissione Caduta Libera di Gerry Scotti su Mediaset. Collabora occasionalmente con numerosi artisti, cura la produzione di contenuti digitali, insegna in diverse accademie e continua a studiare.

Nel frattempo, si iscrive a un secondo corso di laurea in Informatica Musicale, il vero punto di svolta per la sua carriera. Qui prende forma una vocazione più profonda: la divulgazione scientifico-musicale. Un mondo che unisce Pitagora a Einstein, Galileo Galilei ad Alan Turing, e dove ogni suono diventa un’equazione, ogni nota una scoperta.

I libri, i saggi e la voce come cura… Il pensiero di Renato Caruso prende forma anche su carta: scrive articoli per riviste specializzate, tiene seminari in università e scuole, e pubblica diversi libri, tra cui:

#diesis o hashtag? (OneReedEdizioni, 2021): un viaggio tra le vibrazioni sonore e la fisica della risonanza.

La mi re mi (Europea Edizioni, 2015): riflessione sull’essenza della musica e sull’incontro tra tradizione e tecnologia.

Tempo-Musica. Il relativismo musicale (Fingerpicking.net, 2023): un saggio che esplora il legame tra tempo, emozioni e interpretazione musicale.

Canto del benessere e vibralchimia interiore (con Elena Bresciani, 2024): un’opera che fonde musica e benessere psico-fisico, esplorando il potere curativo del canto.

Quest’ultimo libro – in uscita il 15 settembre 2024 – propone un approccio olistico alla voce e al suono, fondendo tradizioni orientali, fisica acustica e crescita personale. Un viaggio affascinante dalla Harmonia Mundi pitagorica alla vocalità terapeutica.

Il percorso di Renato Caruso è la prova concreta che arte e scienza non sono mondi opposti, ma complementari. Oggi il suo lavoro trova spazio anche in importanti manifestazioni culturali come La Milanesiana di Elisabetta Sgarbi, accanto a nomi come Piergiorgio Odifreddi e Giovanni Caprara. Tiene conferenze, scrive, compone, insegna, e continua a sognare una musica in cui l’armonia è frutto non solo di emozione ma anche di logica.

Dietro questo percorso c’è anche un alleato prezioso: Riccardo Vitanza, editore e produttore, che ha creduto in lui fin dall’inizio, sostenendo e promuovendo le sue iniziative.

Renato Caruso
Renato Caruso

L’INTERVISTA
Iniziamo con una domanda semplice: cos’è per te la musica, oggi?
La musica per me oggi è un linguaggio universale, ma anche un codice matematico. È emozione pura, certo, ma anche struttura, ordine, armonia. Ogni suono ha un senso, una forma, una frequenza. La musica è una scienza dell’anima.

Hai sempre saputo che la musica sarebbe stata parte fondamentale della tua vita?
Non sempre. Da bambino suonavo per gioco, poi per esigenza, poi per passione. Solo dopo ho capito che la musica poteva essere anche una forma di conoscenza, una via per comprendere il mondo. Lì ho capito che sarebbe stata la mia strada.

Hai spesso parlato di Pitagora come riferimento. Cosa ti affascina così tanto di lui?
Pitagora è stato il primo a unire la musica alla matematica in modo sistematico. Ha scoperto che le note musicali possono essere rappresentate da rapporti numerici. Questa cosa mi ha sempre affascinato: l’idea che l’armonia sia insita nei numeri. Per me è stato il primo “matemusico” della storia.

C’è un momento in cui hai percepito davvero questa unione tra numeri e suono?
Sì, quando ho iniziato a studiare informatica musicale. Analizzando il suono al computer, ho capito che ogni nota ha una sua frequenza precisa, misurabile. È lì che ho visto con chiarezza che matematica e musica non sono solo compatibili, ma sorelle.

Se potessi incontrare Pitagora, cosa gli chiederesti?
Gli chiederei se secondo lui l’universo ha davvero una musica. E poi se, come credo, anche le emozioni umane possano essere tradotte in rapporti armonici. E magari gli proporrei di suonare insieme.

Hai parlato spesso del concetto di “relativismo musicale”. Ce lo spieghi in parole semplici?
Certo. Come Einstein parlava di relatività legata al tempo e allo spazio, io credo che anche la musica sia relativa: cambia a seconda di chi l’ascolta, del momento in cui la si ascolta, dell’umore. Un brano può sembrare triste o gioioso solo in base a quello che provi in quell’istante.

È un approccio molto filosofico. Ti consideri un filosofo della musica?
Mi piace pensarla così, anche perché vengo da una famiglia in cui si respirava filosofia. Mio padre era insegnante di Filosofia e questo mi ha influenzato molto. La musica è una forma di pensiero, e chi la vive profondamente finisce per farsi mille domande.

Parli spesso anche di divulgazione. Cosa significa per te “divulgare musica”?
Significa avvicinare le persone alla musica in modo accessibile, ma profondo. Spiegare come funziona, cosa c’è dietro, quali legami ha con la scienza, con la cultura. Far capire che la musica non è solo intrattenimento: è conoscenza, è identità.

Sei molto attivo anche come autore. Tra i tuoi libri, qual è quello che senti più vicino a te?
Probabilmente Tempo-Musica. Il relativismo musicale. In quel libro ho condensato anni di riflessioni su tempo, emozione e musica. È un libro breve, ma intenso, e credo rappresenti bene il mio modo di pensare e di vivere la musica.

Nel 2015 hai pubblicato “La mi re mi”. Cosa ha rappresentato per te pubblicarlo?
È stato un passo molto importante. Era il mio modo per mettere nero su bianco anni di pensieri sulla musica, sulla fisica del suono, sulla cultura musicale e sulla semplicità che spesso manca nella sperimentazione moderna. È un libro diretto, nato dal bisogno di esprimere la mia visione su come la musica dovrebbe essere vissuta: con meno sovrastrutture e più autenticità. Per me è stato come aprire una porta sul mio mondo interiore.

Nel 2021 è uscito “#diesis o hashtag?”. Cosa ti ha spinto a scriverlo e che significato ha per te?
Mi divertiva l’idea di unire il linguaggio dei social con quello della musica, ma in realtà il cuore del libro è un’osservazione profonda sul concetto di risonanza, sia fisica che emotiva. Quando due corde vibrano alla stessa frequenza, si influenzano a distanza. Questa immagine è diventata simbolica per me: parliamo, suoniamo, viviamo… e, a volte, entriamo in sintonia con qualcuno senza neanche toccarlo. È un libro che parla di musica, ma anche di empatia.

Nel 2023 hai pubblicato “Tempo-Musica. Il relativismo musicale”. Qual era il tuo obiettivo con questo lavoro?
Volevo proporre una nuova chiave di lettura della musica, contaminata dalla fisica, in particolare dalla teoria della relatività. L’idea è che la musica cambi in base al tempo, all’ascoltatore, al contesto. Come un dipinto impressionista che muta con la luce, anche un brano musicale può avere mille interpretazioni, tutte vere. È un testo breve, ma molto denso: è la mia riflessione più teorica, quasi un esperimento mentale in cui unisco Einstein, Galilei e Pino Daniele.

Nel 2024 hai scritto, insieme a Elena Bresciani, “Canto del benessere e vibralchimia interiore”. In cosa è diverso dagli altri tuoi libri?
È diverso perché è più esperienziale, più legato al corpo e all’emozione che alla teoria. Con Elena abbiamo esplorato il potere del suono come strumento di benessere. Non solo voce in senso tecnico, ma vibrazione come terapia, come risveglio personale. Abbiamo unito tradizioni orientali, fisica acustica, canto armonico e nuove tecniche vocali. È un libro che mi ha insegnato molto e che sento profondamente legato alla mia crescita umana, oltre che musicale.

Guardando ai tuoi quattro libri nel complesso, che cosa raccontano di te?
Raccontano il mio percorso. C’è il primo Renato, curioso e intuitivo, poi quello più maturo che si interroga sulla percezione e sul tempo. C’è il divulgatore, il filosofo musicale, e infine l’uomo che cerca equilibrio tra corpo e spirito. Ogni libro è una tappa: dalla tecnica alla teoria, dalla riflessione intellettuale alla ricerca del benessere. In fondo, raccontano la mia voglia di unire mondi diversi senza mai smettere di farmi domande.

Cosa ti ha portato a unire voce e benessere nell’ultimo libro?
Con Elena Bresciani abbiamo voluto esplorare la voce come strumento di guarigione. Non solo canto, ma vibrazione. Il suono, se usato in modo consapevole, può davvero riequilibrare corpo ed emozioni. È un approccio che affonda le radici nelle antiche tradizioni, ma oggi più che mai attuale.

Hai un messaggio per i ragazzi che vogliono intraprendere un percorso simile al tuo?
Sì: siate curiosi, sempre. Non abbiate paura di mescolare le passioni. Musica e scienza, arte e numeri, filosofia e tecnologia possono coesistere. Il sapere è uno solo, e più cose impari, più strumenti hai per esprimerti.

Grazie Renato per questa bellissima conversazione.
Grazie a te. Parlare di musica è come suonarla: se c’è armonia tra chi fa le domande e chi dà le risposte, è già una sinfonia.

Renato Caruso
Renato Caruso

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“Scrivere libri per me è come comporre una suite: ogni titolo è un movimento con il suo tempo, la sua energia, la sua voce. Non ho mai pensato ai miei libri come semplici saggi tecnici o raccolte di pensieri, ma come esperimenti sonori su carta. In ognuno ho provato a tradurre in parole ciò che spesso si può solo intuire con l’anima quando si suona: la vibrazione invisibile che lega mente, corpo e spirito.

‘La mi re mi’ è stato il mio modo per dire: eccomi, questa è la mia voce. ‘#diesis o hashtag?’ è nato dall’urgenza di trovare un ponte tra linguaggi contemporanei. ‘Tempo-Musica’ è il mio tentativo di unire Einstein a Pino Daniele, e di dimostrare che anche l’emozione ha una logica. Infine, ‘Canto del benessere’ è il mio viaggio più interiore, quello che mi ha portato a esplorare il potere curativo del suono.

Non so dove mi porterà la scrittura in futuro, ma so che continuerò a farlo finché avrò qualcosa da dire. Perché ogni libro è un accordo, ogni pagina una nota, ogni lettore… un possibile interprete”, (Renato Caruso).

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In un’epoca in cui tutto sembra separato — scienza e arte, numeri ed emozioni, tecnica e intuizione — Renato Caruso ci ricorda che esiste un punto in cui queste linee si incontrano: la musica.

Renato Caruso
Renato Caruso

I suoi libri non sono semplici saggi musicali, né manuali tecnici né autobiografie. Sono frammenti di una visione più ampia, in cui le corde di una chitarra vibrano come equazioni e la voce umana diventa strumento di armonia interiore. Ogni pubblicazione racconta una parte del suo viaggio: La mi re mi è il primo passo consapevole, un’osservazione curiosa sulle strutture musicali; #diesis o hashtag? è l’indagine sul linguaggio moderno e sulla risonanza tra le persone; Tempo-Musica è la sua dichiarazione di poetica: la musica non è assoluta, ma relativa; e infine Canto del benessere, un’apertura verso il corpo, la salute e il suono come energia.

Renato Caruso è un ricercatore atipico, che ha scelto la chitarra come laboratorio e la filosofia come bussola. La sua scrittura non insegna dall’alto, ma accompagna. Spiega, suggerisce, stimola la riflessione. È raro incontrare una mente capace di essere così rigorosa e, allo stesso tempo, così profondamente umana.

In fondo, i suoi libri non sono altro che strumenti: non da suonare, ma da leggere per accordare — finalmente — mente, cuore e spirito.

ILARIA SOLAZZO

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