Scherzando, si definisce un cantautore strumentale e ama ripetere: “A volte sento che la musica da sola già basta, ma poi arrivano le parole e nascono le canzoni…”. Parliamo di Marco Gesualdi: musicista, compositore, docente, arrangiatore e produttore, un artista dalla personalità poliedrica.
Diplomato in Composizione Multimediale presso il Conservatorio San Pietro a Majello di Napoli, fin dai primi anni Ottanta si distingue per le sue capacità musicali e creative, partecipando da protagonista alla stagione del nuovo rock napoletano, la cosiddetta Vesuwave.
Il suo percorso artistico è ricco e articolato: incisioni discografiche, concerti, produzioni teatrali, collaborazioni con importanti musicisti della Neapolitan Power.
Con la band 666, di cui è co-fondatore, ha realizzato diversi album e partecipato a festival e a programmi televisivi come Sanremo Rock, Notte Rock e il Maurizio Costanzo Show, oltre al film Blues Metropolitano.
Marco Gesualdi, benvenuto a “La Voce del Nisseno”!
Ciao Daniela, ringrazio te e “La Voce del Nisseno” per avermi invitato.
La tua carriera musicale è ampia e attraversa numerosi ambiti artistici. Quali sono state le tappe fondamentali del tuo percorso?
Tutto è cominciato quando avevo dieci anni, mia madre mi regalò la prima chitarra e ha avuto la lungimiranza di mandarmi da un maestro. Da quel momento la Musica si è presa dentro di me uno spazio enorme, e poi la vita è fatta di incontri. I primi gruppi Musicali con Lucio Lo Gatto, le band liceali al Galilei con Raffaele Atienza e Paolo Di Sarcina e una giovanissima Maria Pia De Vito. Insieme abbiamo mosso i primi passi professionalmente parlando, e da lì tante cose…
Gli anni Ottanta hanno rappresentato la stagione del nuovo rock napoletano e tu sei stato tra i protagonisti della Vesuwave. Che ricordi conservi di quel periodo?
La Napoli del post terremoto era un bel fermento creativo, tanta energia, e voglia di fare. C’erano molte realtà riconducibili a questo movimento: Teatro, Danza, Musica e Arti visive, tutti noi, avevamo una comune visione innovativa: pensavamo Napoli al centro del mondo, e non al centro di sé stessa, e credo siano rimaste tante belle testimonianze. Falso Movimento di Mario Martone è una sintesi di quel momento.
Quali artisti o quali pietre miliari del rock internazionale hanno maggiormente influenzato la tua formazione musicale?
I miei primi ascolti da ragazzo sono stati: Battisti, De Andrè, il Dalla di Roversi, poi De Gregori e il primo Branduardi, subito dopo il progressive: PFM, Area, Perigeo, Osanna (ho imparato le prime scale blues ascoltando il lavoro di Danilo Rustici), Santana, Genesis, Gentle Giant, in un secondo momento ho scoperto la grandezza e la libertà dei Beatles. Infine, facendo una breve sintesi: Frank Zappa, il più grande di tutti. Crescendo mi sono appassionato al Jazz in tutte le sue forme, ed è la Musica che ascolto prevalentemente oggi.
Sempre negli anni Ottanta hai co-fondato una band con cui hai realizzato numerosi progetti ed eventi. Ci racconti quella esperienza? E c’è un episodio che ricordi particolarmente significativo o indimenticabile?
L’esperienza con i 666 è stata molto formativa, è durata quasi dieci anni. Abbiamo girato l’Italia in furgone in lungo e largo e potrei raccontarti tante storie. Un ricordo importante è quando abbiamo conosciuto e frequentato Pino Daniele. Tutto è cominciato con la nostra partecipazione al film Blues Metropolitano di Salvatore Piscicelli, dove Maurizio Capone, il nostro percussionista, era co-protagonista con Beppe Lanzetta, e noi band, partecipi alla colonna sonora e al concerto ripreso nel film, con Toni Esposito, Joe Amoruso e gli altri gruppi della Vesuwave. Successivamente Pino ci propose di produrci e nei due anni successivi abbiamo frequentato assiduamente il suo studio di Formia (Bagaria Studios); dormivamo nell’appartamento attiguo. Abbiamo imparato molto, prodotto vari brani e conosciuto tanti musicisti che in quel periodo gravitavano intorno a Pino: da Rino Zurzolo a Larry Nocella, ma anche Steve Gadd….
Teatro e cinema rappresentano altri ambiti nei quali hai espresso la tua creatività. Che cosa ti hanno lasciato queste esperienze?
Il mestiere del Musicista è un mestiere ad ampio raggio e si svolge in vari contesti. A volte mi sento un artigiano. Ho lavorato molto in teatro sia come chitarrista in orchestra, che come arrangiatore. Per più di venti anni ho collaborato con Franco Nico, e Pina Cipriani, del Teatro San Carluccio. Mi è piaciuto molto lavorare con loro, erano autentici, hanno dato tanto, e forse raccolto un po’ meno… mi piacerebbe fare qualcosa per ricordarli. 
Neapolitan Power, fiore all’occhiello della musica napoletana a cui hai partecipato insieme a numerosi musicisti. Puoi sinteticamente descrivere questo movimento musicale e culturale partenopeo e la tua esperienza?
Il Neapolitan o Naples Power è la realtà Musicale appartenente alla generazione appena antecedente alla mia. Pino, Toni, Lino Vairetti con gli Osanna, NCCP, i Bennato hanno saputo creare una forte identità tra la Musica che hanno fatto e la nostra città, che ancora si proietta sulle nuove generazioni, un bell’esempio e una grande scuola. In seguito ho avuto la possibilità di collaborare con alcuni di loro, e ho imparato molto.
La tua discografia racconta un lungo percorso artistico, caratterizzato da una continua apertura a linguaggi musicali e sensibilità differenti. Tra i lavori più recenti ricordiamo Open Heart (2015), Now-Naples Open World (2019), Ho Piantato un Albero (2023) e il singolo Famme nu cafè (2025). Ci accompagni in un breve excursus delle principali fasi musicali della tua carriera discografica?
Open Heart è stato il primo che ho pubblicato, dopo un periodo in cui sono stato più concentrato a fare il chitarrista, (ma in realtà, non ho mai smesso di comporre); la composizione per me rappresenta il legame profondo che ho con la musica. Avevo undici brani di cui dieci strumentali e una canzone: “Felicidà” interpretata da Ivana Muscoso. Ivana è una splendida musicista e ha suonato il piano, impreziosendo tutto l’album. La produzione artistica è stata curata da Claudio Poggi.
Poi…
Successivamente NOW Naples Open Word in cui ho provato a raccontare le stratificazioni Musicali che attraversano la nostra città. In questo disco comincia la mia collaborazione con Simona Boo, che ha interpretato Je suis la mer, brano che ha avuto un bel riscontro di ascolti e critica. Ho bellissimi ricordi delle registrazioni di Now. Sono riuscito a coinvolgere oltre 40 Musicisti tra cui: Ernesto Vitolo, Toni Cercola, Daniele Sepe, Maurizio Capone, Ciccio Merolla, Giosi Cincotti, Nicola De Luca, Roberto Giangrande, il compianto Guido Russo, Brunello Canessa, Carmine Brachi, e le bravi cantanti Michela Montalto, Silvia Romano, Rossella Rizzaro, e tanti altri. Con ognuno di loro, si è creato un momento di scambio creativo che non dimentico, e credo si senta ascoltando i brani.
Prosegui.
Ho Piantato un Albero ha preso forma durante il periodo Covid. Come tutti, eravamo chiusi in casa, ma collegatissimi in rete. Il disco è stato realizzato, quasi tutto on line, tranne i missaggi e le ultime rec in studio da Carlo Di Gennaro al KammerMuzak. Ho voluto condividere alcune mie composizioni con altri musicisti, un esperimento creativo che ci ha avvicinato molto, in un periodo di distanza forzata. Ho scritto e condiviso Musica e Emozioni con: Enzo Caponetto, Marcello Coleman, Carlo Procope, Simona Boo, Maurizio Capone, Gianni Guarracino, Maria Pia De Vito, Rossella Rizzaro, e la mia amica poetessa Maria Totaro. Ogni collaborazione è un momento, un incontro, uno scambio, che mi arricchisce sempre; mi piace molto questa modalità, mi porta sempre in un luogo che non mi aspetto, è un bel gioco.
MGyoung 5tet è il progetto più recente e ti vede protagonista, veterano della chitarra, insieme a giovani talenti del Conservatorio di Napoli. Come nasce questa esperienza e quali obiettivi si propone?
Ad un certo punto, finito un ciclo, ho riformato la band, mi sono guardato intorno, ed ho coinvolto questo gruppo di giovani Musicisti, e Maestri, diplomati al conservatorio di Napoli. Età media 25 anni, dove spesso si inserisce mia figlia Eleonora. Questa collaborazione è nata spontaneamente, tra le mura della Scuola di Musica che dirigo, sono quasi tutti insegnanti, abbiamo cominciato a suonare insieme, è nato un bel feeling, e ci divertiamo molto.
Continua.
Ho cominciato con Valeria De Stefano, cantante, che mi è stata consigliata dalla mia amica Maria Pia De Vito, ed è una sua allieva. Al piano ho collaborato con Dario De Feudis e Alfonso Buono, al contrabbasso c’è Alessandro Vai, e alla batteria Cristiano De Pascale. Il nostro obiettivo è registrare nuova Musica e suonarla in giro divertendoci, cosa che facciamo da più di un anno e sta funzionando bene.
A fine maggio è uscito Lato A, il nuovo lavoro discografico degli MGyoung 5tet composto da sei brani inediti e tre bonus track. Il singolo Paris, dall’album, sta ottenendo ottimi riscontri. Che cosa puoi raccontarci di questo progetto?
Lato A, è il primo album realizzato con il Young/5tet, si chiama così, perché è la prima parte di un lavoro più ampio. Sono sei brani di cui cinque inediti e una cover di “Canzone Pe Iuzzella” di Eugenio Bennato e Carlo D’Angiò, brano prodotto insieme a Massimo Cecchetti, ed è interpretato da mia figlia Eleonora.
Continua.
I brani cantati da Valeria De Stefano sono ll’Ammore nun perdona”, il cui testo è stato scritto da Alessio Sollo, “Paris” scritta con Francesco Cavallaro, “Canto D’Ammore”, e “Ciore”, un brano che ho dedicato a mia madre e il cui testo è stato scritto da Toto Toralbo. Toto canta un altro brano che abbiamo scritto insieme: “A Lu Tiempo” in cui c’è il prezioso contributo di Michele Signore al mandoloncello. Con questo brano, insieme a Toto e Michele, siamo stati questa primavera a Macerata, in semifinale, al premio Recanati.
E poi?
LatoA credo racconti abbastanza bene le mie passioni e visioni: il jazz, il songwriting, e la Musica popolare e, dal vivo, l’aspetto jazzistico viene ancora più fuori, in quanto a tutti noi piace tenere le strutture aperte, improvvisare, e giocare con l’interplay. Presenteremo LatoA per la prima volta a Napoli il 18 settembre al Blue Turtle in via Passeggiata Colonna (piazza Amedeo): siete tutti invitati! 
Possiamo già anticipare qualcosa sull’uscita del Lato B?
LatoB è in preparazione, al momento posso dire che sarà più elettrico e a tratti più psichedelico, in postproduzione, come in LatoA, mi sta dando una mano in studio il mio amico Massimo Cecchetti, in un brano abbiamo fatto suonare due bassi insieme, stiamo sperimentando e ci stiamo divertendo molto, te ne parlerò più dettagliatamente, appena il tutto, avrà una forma più definita.
Sei direttore e docente dei corsi del Centro Musica Yellow Submarine, scuola di musica e studio di registrazione. Quale consiglio senti di dare ai giovani che desiderano intraprendere un percorso professionale nel mondo della musica?
La “Yellow” è una creatura di cui vado particolarmente fiero e quest’anno compie venti anni. C’è uno staff di insegnanti di alto livello, al mio fianco da sempre Vittorio Nicoletti Altimari, che mi aiuta nella gestione. La cosa che cerchiamo di “trasmettere” ai tanti ragazzi, e anche meno giovani, che ci seguono, è quella di imparare a suonare con gli altri, ascoltare, a divertirsi, e soprattutto, a conoscere il proprio strumento e vivere la Musica in modo consapevole. Un’altra cosa a cui teniamo molto è sviluppare e far crescere la creatività dei ragazzi, a scuola abbiamo uno studio di registrazione dove spesso produciamo Musica nuova. Tra queste mura, è nata una nuova etichetta la “Yellow Records”, mi piacerebbe produrre qualche nuovo giovane talento.
DANIELA VELLANI
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