Sono tredici le persone indagate in merito alla frana di Niscemi dello scorso 25 gennaio. Tra queste, gli ultimi quattro governatori della Regione Siciliana: Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci (è attualmente ministro) e il presidente in carica Renato Schifani.
Ci sarebbero almeno un ventennio di “silenzi” politico-amministrativi. Nel corso dell’odierna conferenza stampa mattutina, il procuratore capo di Gela, Salvatore Vella, fa emergere la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati per le tredici persone, tra cui gli ultimi governatori siciliani. Potremmo definirla la mappa delle responsabilità.
I capi d’accusa ipotizzati dalla Procura della Repubblica di Gela, contestati a vario titolo, sono assai pesanti: disastro colposo e danneggiamento seguito da frana. Ci sarebbe stata, nel tempo, una lunga catena di omissioni.
Infatti, dal lontano 1997 erano stati pianificati interventi di mitigazione per circa 12 milioni di euro. Fondi mai spesi. Oltre ai quattro governatori siciliani, sono chiamati a rispondere ai magistrati i vari capi della Protezione civile regionale: Pietro Lo Monaco, Calogero Foti e Salvo Cocina, oltre ai direttori generali regionali Vincenzo Falgares e Salvo Lizio.
Il registro degli indagati include anche diverse figure tecniche e dirigenziali: Maurizio Croce, Sergio Tuminello, Giacomo Gargano e il responsabile dell’Ati incaricata all’epoca dei fatti.
L’ipotesi investigativa si poggia su tre elementi: immobilismo sulle opere mai nate, mancata regimentazione delle acque bianche e nere (“la miccia che ha innescato il fronte di frana”), gestione della “zona rossa”.

Ovviamente siamo agli inizi dell’inchiesta che avrà altre tappe. La magistratura andrà avanti e non si escludono altri indagati. Frattanto, a La Voce del Nisseno giunge una nota stampa a firma del deputato regionale Ismaele La Vardera (leader di Controcorrente). “Avevamo ragione a sollevare dubbi sulle responsabilità della politica, oggi la Procura va in quella direzione. Musumeci faccia un passo indietro”, tuona.
“Sono stato uno dei pochi a dire chiaramente che la frana di Niscemi potesse avere responsabilità della politica. Ora la magistratura dovrà accertare che sia così, ma i documenti che abbiamo diffuso, il PAI primo tra tutti, è inequivocabile. Dopo che ho recuperato quel documento, la politica ha cominciato a scaricare la responsabilità a cascata e per fortuna la Procura è intervenuta”, continua.
“Ora chi ha sbagliato, dovrà fare i conti con la giustizia – conclude –. La posizione più grave a mio avviso è quella di Musumeci che oggi ricopre anche l’incarico di ministro, forse dovrebbe fare un passo indietro”.
MICHELE BRUCCHERI
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QUATTRO ARRESTI E TREDICI DENUNCE NEL NISSENO
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