In un tempo in cui la comunicazione sembra spesso correre più veloce delle emozioni, c’è chi ha scelto di rallentare per ascoltare davvero. Nicola Bovini, 45 anni, umbro, operatore socio-sanitario, educatore, operatore culturale e, nel tempo libero, speaker radiofonico con base a Perugia, ha costruito il proprio percorso professionale e umano su un principio semplice ma radicale: esserci per gli altri come forma di dono. 
Una scelta che non nasce per caso, ma che affonda le sue radici in un passaggio personale preciso: la morte del padre. È proprio da quel momento di frattura che Bovini traccia una linea nuova nella propria vita, trasformando il dolore in presenza attiva, e la fragilità in strumento di relazione. Da allora si dedica con continuità anche alla clown therapy, un’esperienza che lo porta nei luoghi della cura e della vulnerabilità, dove il sorriso non è evasione ma possibilità di contatto umano.
Una molteplicità di identità che sembra richiamare la celebre definizione pirandelliana di “Uno, nessuno e centomila”: Bovini si muove tra ruoli diversi senza mai perdere coerenza, costruendo una figura poliedrica che tiene insieme comunicazione, impegno sociale e cultura.
La radio come spazio di comunità
Il cuore pulsante della sua attività resta però la radio. Nicola Bovini è infatti uno dei protagonisti del progetto Umbria Network, realtà con cui ha sviluppato e consolidato la sua esperienza di speaker e operatore culturale. Tra le sue attività più riconoscibili ci sono le trasmissioni “Siamo alla Frutta” e “Quelli del lunedì”, condotta insieme ad altri ragazzi quali Nicola Bianconi, Pierpaolo Pieroni, Romeo De Galizio, Giacomo Ortu e Francesco Romani.
Il programma d’attualità, puntata dopo puntata, ha costruito uno spazio di dialogo aperto, con un’attenzione particolare alla scena culturale umbra: scrittori, poeti, musicisti, artisti, pittori e associazioni trovano in questa trasmissione un luogo di ascolto e valorizzazione. Non si tratta solo di intrattenimento, ma di un vero e proprio presidio culturale locale.
“In momenti che spesso ci appaiono bui, dare voce a poeti, scrittori, musicisti, artisti, pittori, significa alimentare la nostra anima e riscoprire il valore profondo della parola e della creatività”, afferma Nicola Bovini, sintetizzando la filosofia che guida il progetto.
In questa prospettiva, la radio diventa molto più di un mezzo: è uno spazio di relazione, un laboratorio di comunità, un ponte tra esperienze artistiche e territorio. 
Fragolino: un’identità che incuriosisce
Nel mondo radiofonico e social, Nicola Bovini è conosciuto anche con il soprannome di “Fragolino”. Un nome che, come lui stesso lascia intendere, racchiude una dimensione più personale e giocosa della sua identità pubblica, ma di cui non svela facilmente il significato. Una scelta comunicativa che alimenta curiosità e partecipazione, invitando il pubblico a seguirlo tra dirette radiofoniche e contenuti social.
Un percorso tra comunicazione e territorio
Il profilo professionale di Nicola Bovini si inserisce in un contesto più ampio di impegno nella valorizzazione del territorio umbro. Con un background in scienze della comunicazione, ha collaborato con diverse testate giornalistiche e ha maturato esperienze anche in realtà radiofoniche locali, tra cui Radiophonica – Web Radio Perugia.
Il suo lavoro si distingue per una costante attenzione alle realtà associative e culturali locali, che trovano nei suoi progetti uno spazio di visibilità e connessione. In questo senso, Nicola Bovini viene spesso descritto come una figura capace di creare reti tra cittadini, artisti e associazioni, contribuendo a rafforzare il tessuto sociale e culturale della regione. 
Umbria Network e le origini di un progetto collettivo
Il suo percorso si intreccia profondamente con la storia di Umbria Network, un’iniziativa nata dall’associazione “Officina Musicale” con l’obiettivo di connettere il tessuto sociale, artistico e professionale di Perugia e dell’Umbria. Un progetto che non si limita alla produzione radiofonica, ma che si propone come piattaforma di aggregazione e scambio culturale e nell’organizzazione di eventi esterni.
All’interno di questo ecosistema, Nicola Bovini ha trovato uno spazio coerente con la propria visione: una comunicazione che non sia mai fine a sé stessa, ma che diventi strumento di partecipazione e crescita collettiva.
Natura, sensibilità e sogni futuri
Oltre al suo impegno professionale, Nicola Bovini si descrive come una persona profondamente legata alla natura, del segno dei Pesci, e attenta alla dimensione emotiva delle relazioni umane. Un profilo che contribuisce a delineare una sensibilità particolare, coerente con le sue attività nel sociale e nella comunicazione.
Tra i sogni che custodisce nel cassetto ce n’è uno che ritorna con frequenza: avere una propria radio. Un progetto che rappresenterebbe, per sua stessa ammissione, un punto di arrivo e al tempo stesso un nuovo punto di partenza, la possibilità di costruire uno spazio ancora più personale di espressione e condivisione.
Una presenza che lascia traccia
Nicola Bovini incarna oggi una figura sempre più rara nel panorama della comunicazione locale: quella di chi non si limita a raccontare il territorio, ma lo attraversa, lo ascolta e lo restituisce tramite voci diverse. Tra radio, cultura e impegno sociale, il suo percorso continua a muoversi lungo una linea sottile, ma solida: quella che unisce la parola alla relazione umana.
In un’epoca di connessioni veloci e spesso superficiali, la sua scelta di “esserci per gli altri” appare come una forma di resistenza gentile. Una presenza discreta ma costante, che trasforma la comunicazione in incontro e la cultura in bene condiviso. 
L’INTERVISTA
La sua è una storia che intreccia comunicazione, impegno sociale e clown therapy. Quando ha capito che “esserci per gli altri” sarebbe diventato il centro del suo percorso di vita?
Credo che non ci sia stato un momento unico, ma una maturazione graduale. Tuttavia, la scomparsa di mio padre ha rappresentato uno spartiacque. Da quel dolore è nata la necessità di dare un senso diverso alla presenza, non più solo come individuo, ma come qualcuno che può portare un contributo agli altri, soprattutto nei momenti di fragilità.
La clown therapy è una forma di comunicazione molto particolare, che unisce empatia e leggerezza. Cosa ha scoperto di sé attraverso questa esperienza?
Ho scoperto che la leggerezza non è superficialità, ma profondità diversa. Quando si entra in un reparto o in un contesto difficile, ci si rende conto che uno sguardo, un gesto o un sorriso possono aprire spazi che la parola da sola non riesce a raggiungere. È un lavoro che mi ha insegnato molto più di quanto avrei immaginato.
Lei è anche una voce molto attiva di Umbria Network e delle trasmissioni “Quelli del lunedì” e “Siamo alla Frutta”. Qual è la missione principale del vostro programma?
La missione è dare spazio alla cultura del territorio, in tutte le sue forme. Letteratura, musica, arte: tutto ciò che spesso resta ai margini della comunicazione tradizionale. Crediamo che raccontare queste realtà significhi rafforzare l’identità culturale dell’Umbria e creare connessioni tra persone che altrimenti non si incontrerebbero. 
In una delle sue riflessioni ha detto che in momenti bui è fondamentale dare voce agli artisti. Perché la cultura è così centrale nel suo lavoro?
Perché la cultura è una forma di resistenza. Nei momenti difficili, la parola, la musica e l’arte diventano strumenti per non perdere il senso delle cose. Non sono un lusso, ma una necessità. Alimentano la parte più profonda dell’essere umano e ci ricordano che non siamo soli.
Lei è conosciuto anche con il soprannome di “Fragolino”. Possiamo chiederle cosa rappresenta questa identità?
È una dimensione più giocosa, più istintiva, direi quasi simbolica. Non è solo un soprannome, ma un modo diverso di stare in relazione con il pubblico. Preferisco lasciare un po’ di mistero: credo che oggi ci sia bisogno anche di curiosità e leggerezza nel modo in cui ci si racconta.
Guardando al futuro, c’è un sogno che ancora la guida nel suo percorso professionale?
Sì, mi piacerebbe avere una mia radio. Uno spazio in cui poter costruire una narrazione ancora più libera e personale, ma sempre aperta alla comunità. Sarebbe il naturale proseguimento di tutto ciò che ho fatto finora: mettere insieme voci, storie e persone.
***
Incontrare Nicola Bovini significa ricordarsi che la comunicazione, quando è autentica, non è mai solo trasmissione di parole, ma un gesto di vicinanza. È un attraversare le fragilità senza paura, trasformandole in ascolto, relazione, possibilità. 
Nel suo percorso, tra radio, cultura e clown therapy, resta una lezione semplice e potente: ciò che scegliamo di donare agli altri torna sempre, sotto forme diverse, a illuminare anche noi. La voce, quando è abitata dall’umanità, non si spegne: si moltiplica.
E allora, ai lettori, resta un augurio lieve ma necessario: quello di non smettere mai di cercare spazi in cui la parola non sia rumore, ma incontro; in cui la cultura non sia distanza, ma casa; e in cui, anche nei giorni più incerti, si abbia il coraggio di essere – ciascuno a modo proprio – una piccola voce che accende altre voci.
ILARIA SOLAZZO
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