CULTURA. Un gruppo di studiosi nisseni dà vita ad una rivista semestrale di «Studi storici siciliani». Pubblicato già il terzo numero, diretto da Filippo Falcone

 

 Sonia Zaccaria, Gero Difrancesco e Filippo Falcone
Sonia Zaccaria, Gero Difrancesco e Filippo Falcone

Da un lato, parla di ciò che è avvenuto. E dall’altro, parla di ciò che sarebbe potuto accadere, parlando di ciò che sta accadendo. Uno sguardo retrospettivo e un altro prospettico. E’ la “missione” della rivista semestrale “Studi storici siciliani”, edita dall’Archeoclub d’Italia che ha sede a Gangi (Palermo), ma con cuore nisseno, essendo alcuni suoi più stretti collaboratori della provincia di Caltanissetta. Da pochi giorni è stato pubblicato il terzo numero.

Il suo comitato scientifico è formato dal direttore della rivista Filippo Falcone, che i più nel nostro territorio conoscono per il suo impegno in politica e nelle tante battaglie sui temi della legalità (è stato consigliere provinciale e vice sindaco di Sommatino) ed è oggi un apprezzato studioso di storia della Sicilia e del suo entroterra con all’attivo numerose pubblicazioni. Dipendente Miur, ha studiato Scienze politiche all’Università di Palermo ed è giornalista iscritto all’Albo della Sicilia.

Ed ancora: dalla professoressa Sonia Zaccaria (che è la presidente del comitato scientifico), docente di Filosofia e Storia al Liceo classico “Eschilo” di Gela, esperta di aspetti didattici della memoria (Shoah e Foibe) e dell’antisemitismo in Italia; da Gero Difrancesco, già consigliere provinciale e sindaco di Sutera, oggi responsabile dell’Archivio storico dell’ente Provincia di Caltanissetta, esperto in archivistica e tra i maggiori conoscitori storici dell’area del Vallone, con una produzione pubblicistica di tutto rispetto; dal professor Mario Siragusa, dottore di ricerca in Storia contemporanea e già docente a contratto all’Università di Palermo, studioso soprattutto dell’area madonita, con all’attivo numerosi saggi pubblicati.

Ed infine: da Gaetano La Placa, giornalista collaboratore di riviste e giornali, corrispondente dalle Madonie per “La Sicilia”. C’è inoltre anche la prestigiosa figura della professoressa Gabriella Portalone, che ha insegnato Storia contemporanea all’Università di Palermo (è stata pure la coordinatrice della “Rassegna siciliana di storia e cultura”), pubblicando numerosi saggi.       

Il nuovo numero della rivista (il primo è uscito nel dicembre 2014), si apre con l’editoriale di Sonia Zaccaria sul tema: “L’importanza di una rivista di microstoria”. Segue un saggio di Filippo Falcone su “Il dibattito sul Meridione e il contributo dei siciliani alla Questione Meridionale” (che ha anche ricevuto il Premio “Superga”-Torino per la saggistica). Ed ancora, quello su “Il fascismo burocratico di Caltanissetta: cronaca di uno squadrismo istituzionale” di Sonia Zaccaria e Gero Difrancesco.

Quest’ultimo firma anche il successivo saggio dal titolo “La Democrazia Sociale nei ricordi di Giovanni Guarino Amella”. Vi è poi il saggio di Gabriella Portalone su “La mafia nella storia e nel costume dei siciliani” e i contributi sull’area madonita di Gaetano La Placa su “Petralia Soprana intorno all’anno Mille”, nonché un’intervista al compianto archeologo Gaetano Messineo, e di Mario Siragusa su “La borghesia nel cuore del latifondo siciliano tra XIX e XX secolo”, ma anche su “Lobby molitoria e politica siciliana e nazionale in età giolittiana”.

Viene ospitato un interessante saggio di un giovane studioso racalmutese, Luciano Carrubba, che si occupa de “L’esperienza dell’Archivio Storico per la Sicilia Orientale di Catania”.

Si tratta dunque di una rivista di studi, ricerche e approfondimenti su aspetti relativi alla storia della Sicilia, che raccoglie attorno a sé un gruppo di studiosi, non solo “accademici”, cioè provenienti dal mondo universitario, ma anche di cultori, seri e appassionati, con alle spalle un’attività scientifica e pubblicistica di tutto rispetto.

In tal senso il semestrale intende rivolgersi agli “addetti ai lavori”, a docenti, studenti, istituzioni pubbliche, ma pure e soprattutto a semplici lettori che vogliano assaporare il gusto della storia della nostra terra, contribuendo a far crescere l’autocoscienza del nostro passato ed avere una visione più organica del futuro, particolarmente in tempi difficili come quelli odierni.

Questa, in estrema sintesi, la linea della rivista e la proiezione verso i suoi ipotetici lettori ai quali si vuole trasmettere l’interesse per la storia, convinti che essa stia in rapporto sia con il passato che con il futuro ed in essa si manifesti la struttura stessa della società.

Al nostro microfono, il direttore Filippo Falcone dichiara: “Il messaggio principale che la nostra rivista vuole lanciare è che non bisogna mai dimenticare le proprie radici, cioè il modo in cui ognuno di noi sta in un dato luogo e ne è inserito nella sua storia. La storia è per l’uomo ciò che il terreno è per la pianta. Per l’uomo si tratta della necessità di dare ordine spirituale alle cose, quello che per la pianta invece è un ordine vegetale, ma la funzione vitale è la stessa.

Ogni pianta, nel suo rapporto con il suolo, trae quegli alimenti che gli servono per la sua crescita e la sua sussistenza. Anche per l’essere umano si pone la medesima condizione. Fatte le dovute differenze, gli uomini sono insediati nel proprio territorio – che è insieme fisico, naturale, ma anche storico, spirituale – con un sistema non meno vitale di quello delle piante. Le nostre radici nel territorio, naturalmente non sono vegetative come per le piante, ma sono altrettanto essenziali, tanto per il nostro corpo, che per il nostro spirito. Le nostre radici non alimentano solo la nostra esistenza fisica, ma anche la nostra esistenza morale.

Per questo, la conoscenza del nostro passato è anche la conoscenza del nostro presente – conclude il dottor Filippo Falcone, direttore responsabile della rivista semestrale -. Scrivere di storia, non significa solo produrre una rivista come la nostra, significa anzitutto vivere da uomini liberi; cercare di capire come può essere progettato il futuro. In questo, la memoria storica non è solo quella che si trova nei libri o negli archivi ma anche la nostra stessa ‘cultura di vita’.

Ecco perché oggi, la medicina alla molta infelicità odierna, in parte, forse, potrebbe essere data volgendo il nostro sguardo indietro, alla nostra ‘memoria’, al passato da cui attingere con forza, con il quale ristorarci dalle inquietudini dei nostri tempi. Questo il messaggio che vogliamo lanciare ai siciliani e ai nostri lettori”.

MICHELE BRUCCHERI