Simone Fanciulletti
Simone Fanciulletti

C’è una domanda che attraversa tutta la grande narrativa distopica: cosa resta dell’uomo quando la libertà viene annientata? A questa riflessione si aggiunge con forza e sensibilità ‘Il volto della libertà’, il nuovo romanzo di Simone Fanciulletti, disponibile dal 22 settembre 2025 per Atile Edizioni.

È un volume di 276 pagine, proposto al prezzo accessibile di 15 euro, che si inserisce con autorevolezza nel panorama della fantascienza distopica contemporanea. Simone Fanciulletti

L’opera immagina un futuro cupo e radicale: la Terra è caduta sotto il dominio di una civiltà aliena, che ha imposto un regime totalitario globale noto come “Regno terrestre”. Non si tratta soltanto di un controllo politico o militare, ma di un sistema che annienta progressivamente ogni forma di individualità, emozione e speranza. In questo scenario oppressivo cresce Jimmy, giovane protagonista che incarna l’apparente rassegnazione di un’intera generazione nata sotto il giogo.

Eppure, come nelle migliori tradizioni narrative del genere, è proprio nel punto più basso dell’esistenza che germoglia la possibilità del cambiamento. L’incontro con l’amore — anticipato da misteriosi sogni premonitori — segna per Jimmy una frattura irreversibile con la realtà imposta. Non è solo una svolta personale, ma l’innesco di un percorso collettivo: insieme a un gruppo di amici, il protagonista intraprende un viaggio inaspettato, che coincide con una lotta tanto rischiosa quanto necessaria.

Simone Fanciulletti costruisce una narrazione che non si limita all’azione o al conflitto esterno, ma scava nelle profondità della coscienza umana. La ribellione diventa così un atto non solo politico, ma esistenziale: un’affermazione del diritto di amare, di scegliere, di essere. Il romanzo si distingue per la capacità di intrecciare tensione narrativa e riflessione filosofica, offrendo al lettore una duplice chiave di lettura — avvincente e introspettiva.

Dal punto di vista stilistico, l’autore adotta un linguaggio diretto ma evocativo, capace di rendere tangibile l’atmosfera claustrofobica del “Regno terrestre” e, al contempo, di illuminare i momenti di speranza con una scrittura intensa e coinvolgente. Il ritmo è ben calibrato, alternando sequenze di forte impatto emotivo a passaggi più meditativi, senza mai perdere coerenza.

“Il volto della libertà” si inserisce in una tradizione che richiama i grandi classici della distopia, ma riesce a mantenere una propria identità, soprattutto grazie all’attenzione dedicata al tema dell’amore come forza rivoluzionaria. Non è soltanto la libertà a essere al centro della narrazione, ma il suo legame indissolubile con la capacità di provare sentimenti autentici.

In un’epoca in cui le inquietudini legate al controllo, alla perdita di autonomia e alla crisi dei valori sono sempre più attuali, il romanzo di Simone Fanciulletti arriva come una voce significativa e necessaria. Un’opera che intrattiene, ma soprattutto interroga, invitando il lettore a riflettere su cosa significhi davvero essere liberi.

Un debutto — o una conferma — che merita attenzione, destinato a lasciare il segno tra gli appassionati del genere e non solo. Simone Fanciulletti

L’INTERVISTA
In occasione del Salone del libro di Torino abbiamo incontrato ed intervistato Simone Fanciulletti per approfondire i temi, le ispirazioni e il messaggio di un’opera che promette di lasciare il segno nel panorama della narrativa distopica contemporanea.

Il suo romanzo presenta una Terra dominata da un regime alieno totalitario. Da dove nasce l’idea del “Regno terrestre”?
L’idea nasce da una riflessione molto umana, più che fantascientifica. Mi interessava esplorare cosa accade quando il controllo diventa assoluto e pervasivo. Gli alieni sono una metafora: rappresentano tutte quelle forze — politiche, sociali o culturali — che possono limitare la libertà individuale. Il “Regno terrestre” è un’estremizzazione, ma non così distante da certe dinamiche reali.

Il protagonista, Jimmy, sembra inizialmente rassegnato al sistema. Quanto è importante questa sua evoluzione?
È fondamentale. Jimmy rappresenta una condizione diffusa: quella di chi nasce in un sistema oppressivo e lo considera normale. Il suo percorso è un risveglio, lento ma inevitabile. Volevo raccontare che la consapevolezza è il primo atto rivoluzionario. Ma è anche una storia di rinascita individuale, che si innesta nel desidero di riscatto dall’oppressione. La sua rinascita coincide con un anelito di libertà.

L’amore gioca un ruolo centrale nella storia, quasi come forza sovversiva. Come mai questa scelta?
Il Regno Terrestre decide addirittura sulla dimensione più intima delle persone ed è questo l’errore fatale del regime. Perché l’amore è la forma più pura di libertà. In un sistema che controlla tutto, anche i sentimenti diventano pericolosi. L’amore, in questo senso, è rivoluzione: è ciò che non può essere completamente imbrigliato o previsto. È il motore che spinge Jimmy ad andare oltre la paura.

I sogni premonitori sono un elemento ricorrente nel romanzo. Che funzione hanno nella narrazione?
I sogni rappresentano una dimensione incontrollabile dal regime e allo stesso tempo un autentico mistero nella vita personale del protagonista. Sono, dunque, uno spazio di libertà interiore, ma anche simbolo dell’intuizione, di quella voce profonda che ci guida anche quando la realtà sembra dirci il contrario.

Il romanzo alterna momenti d’azione a riflessioni molto profonde. È stata una scelta consapevole?

Assolutamente sì. Non volevo scrivere solo una storia di ribellione o specificamente politica, ma anche una riflessione sull’essere umano. L’azione serve a coinvolgere, ma la profondità serve a fare la differenza. Credo che le due dimensioni debbano convivere. Simone Fanciulletti

Quanto la sua opera dialoga con la tradizione della fantascienza distopica?
Molto, inevitabilmente. Sono cresciuto leggendo grandi autori del genere e ne sono rimasto affascinato, ma ho cercato di portare una voce personale. Mi piace pensare che l’elemento distintivo è proprio l’insistenza sull’intreccio tra l’amore e la libertà. In fondo, mi piace dare vita a storie e realtà che non esistono.

Che messaggio spera arrivi ai lettori?

Direi duplice. Che la libertà non è mai scontata. E che spesso nasce da scelte piccole, intime, personali. Non serve essere eroi per cambiare qualcosa: basta iniziare a non accettare ciò che ci viene imposto quando sentiamo che è sbagliato. Ma anche un messaggio più ampio di speranza, per il quale vale sempre la pena credere nei propri sogni.

Perché oggi è importante leggere una storia come questa?
Perché viviamo in un’epoca complessa, in cui il tema della libertà è più attuale che mai, anche se in forme diverse rispetto a quelle del romanzo. La distopia serve proprio a questo: a farci vedere il presente con occhi nuovi. Simone Fanciulletti

Sta già lavorando a nuovi progetti?
Sì, in realtà ho quasi finito una nuova storia che, pur restando nel campo della narrativa speculativa, esplora altri aspetti della natura umana. Ma per ora voglio godermi il viaggio di questo libro e il dialogo con i lettori.

*
Un dialogo intenso, quello con Simone Fanciulletti, che conferma la profondità e l’attualità de “Il volto della libertà”: un’opera capace di unire intrattenimento e riflessione, azione e sentimento, in un racconto che parla — oggi più che mai — al cuore e alla coscienza.

Vi invitiamo a visionare questa live… https://www.youtube.com/live/JlwgI5md3zw?is=2JlHN-6I7T13s9FS

ILARIA SOLAZZO

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