È stato presentato, ieri pomeriggio presso il Circolo di Promozione Cooperativo di Serradifalco, il Quaderno Culturale n. 2 dal titolo “Storia di Giuseppe Nicosia – Patriota”. L’iniziativa, organizzata dall’Anpi di Serradifalco e Montedoro “Leonardo Speziale”, ha avuto il patrocinio dell’Amministrazione comunale, della Pro Loco, di Sicilbanca e della Fondazione Sicana.
Ad introdurre i lavori e a moderare l’appuntamento culturale è stato il giornalista Michele Bruccheri, direttore responsabile de La Voce del Nisseno. Ad arricchire l’evento sono stati Salvatore Augello (presidente dell’Anpi di Serradifalco e Montedoro), Daniele Territo (presidente del Consiglio comunale di Serradifalco), Cettina Blando (Fondazione Sicana), Giuseppe Cammarata (presidente provinciale dell’Anpi) e l’autore della pubblicazione Carmelo Locurto (giornalista, storico e docente).
Un evento per ricordare, un evento per non dimenticare. Un’incursione nel passato. È stato raccontato il partigiano Giuseppe Nicosia, la storia di un giovane coraggioso che aveva combattuto il fascismo e i fascisti. Dalla parte giusta. Classe 1923 (ad ottobre compirà 103 anni), Nicosia fece parte della Brigata Belbo. E scrisse, nel suo piccolo, “pagine eroiche”.
A firmare la prefazione è Salvatore Augello, mentre l’introduzione all’opera è di Carmelo Locurto che con rigore e attenzione ha raccolto le notizie per questo nuovo quaderno culturale. Il terzo, è stato anticipato, sarà sul partigiano Calogero Palumbo. Il primo invece ha narrato la figura di Gaspare Piazza.
Giuseppe Nicosia (“è un patrimonio storico”, è stato detto), dapprima fu contadino, poi minatore. Nacque infatti in una famiglia di umili agricoltori. Aveva occhio, cervello e cuore, è stato sottolineato. E da questi elementi si evince il forte carattere dell’uomo: coraggioso, sveglio, leale. Non tradì mai la causa partigiana, affermò i sacri valori della libertà e della democrazia.

Un passato valoroso, dunque. Una persona riservata e generosa. La sua vita ebbe tre fasi: a Raffadali, dove era nato, come contadino; a Serradifalco, lavorando in miniera e attualmente a Caltanissetta, dove vive. Il partigiano azzurro, per via del colore del fazzoletto al collo, è stato il protagonista di questo evento che ha nutrito la pianta della memoria.
Come hanno scritto opportunamente Augello e Locurto: bisogna impegnarsi per la trasmissione della memoria e per evitare che certe storie possano ripetersi “è necessario consegnarle alla memoria”. Macro storia e micro storia si intrecciano: sempre.
MICHELE BRUCCHERI

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