Una pacifica forma di protesta che prevede il digiuno a rotazione dei partecipanti, mira a sensibilizzare il Parlamento sull’urgenza di riconsiderare il disegno di legge Giachetti. Ho aderito all’iniziativa dell’avvocato Valentina Alberta e del dottor Stefano Celli, magistrato, che hanno sentito l’urgenza di sottolineare quanto non sia più tollerabile la situazione carceraria attuale.
Chi finisce in galera, ci marcisce, in quelle condizioni disumane che tutti conosciamo e che non possono più essere tollerate. Da tempo ormai, alcune carceri sono al collasso, si parla di un tasso di sovraffollamento che in alcuni istituti penitenziari tocca il 200%.
La proposta di partecipare a un digiuno a staffetta è un richiamo per sottolineare che la sofferenza dei detenuti non può più avere oggi alcuna giustificazione.
L’obiettivo di questo gruppo di professionisti, avvocati e magistrati, che si sono mostrati sensibili al problema, è quello di chiedere al Governo e alle autorità competenti di adottare provvedimenti idonei a ridurre il più possibile il sovraffollamento delle carceri italiane.
La soluzione immediata è quella di decongestionare, con misure che tengano conto del percorso del detenuto e della sua posizione.
Proprio in questi giorni una proposta del deputato Roberto Giachetti, lancia un intervento con una soluzione rapida, di semplice attuazione, ovvero con l’allargamento temporaneo della liberazione anticipata. È vero che i detenuti in tal modo avranno uno sconto di pena, ma non si tratta di una misura nuova, si tratterebbe solo di ampliare i tempi della liberazione anticipata già prevista dalla legge Gozzini.
È chiaro che trattandosi di una misura di emergenza non sarà la soluzione di tutti i mali, ma sicuramente risolverebbe la situazione intollerabile determinata dal sovraffollamento e lenirebbe quelle sofferenze gratuite e insensate che oggi vengono inflitte ai detenuti e che, permettete di dirlo, sono qualcosa in più rispetto alla funzione punitiva e rieducativa della pena.
Un dato che deve far riflettere sul problema del sovraffollamento è che il numero dei detenuti è passato da 56.225 al 31 ottobre 2022, a 62.728 al 30 giugno 2025; quindi, 6503 persone in più nelle carceri, a fronte di poco più di 130 posti in più creati dalle politiche governative.
Quante volte abbiamo sentito parlare di caserme trasformate in istituti e nuove carceri da costruire, ma sono solo proposte che non risolvono nell’immediatezza il problema e che potrebbero avere qualche risvolto positivo solo nel lungo periodo.
In questo momento storico, bisogna vigilare per individuare le vere criticità e trovare soluzioni rapide per risolverle. Oggi la soluzione praticabile è quella che nell’immediato consente di trovare una via d’uscita dal problema sovraffollamento. 
Trafiletto n. 1
I dati ufficiali sono allarmanti
Questi sono i dati che devono farci riflettere. Al 31 ottobre 2022 il numero dei detenuti era di 56.225. Al 31 marzo 2024, il numero di detenuti in Italia era di 61.049, a fronte di una capienza ufficiale di 51.178 posti, di questi 2.619 erano donne (4,3%) e 19.108 stranieri (31,3%).
Il numero di detenuti è in continuo aumento, con un incremento di 164 unità rispetto al mese precedente, raggiungendo quota 62.445 al 30 aprile 2025. Questo equivale alla costruzione di un nuovo carcere ogni due mesi, considerando che la capienza media delle carceri italiane è di circa 300 posti.
Trafiletto n. 2
Rafforzare la Legge Gozzini
Una alternativa immediata è stata proposta dal deputato Giachetti ovvero semplicemente l’allargamento dei termini per la liberazione anticipata. Una misura concreta per affrontare l’emergenza carceraria attraverso la leva della liberazione anticipata, ampliando in via temporanea e retroattiva le maglie della legge Gozzini.
Una misura ragionevole che prevede un rafforzamento temporaneo della normativa esistente: attualmente, la legge Gozzini concede 45 giorni di sconto ogni sei mesi di detenzione per buona condotta. La proposta è di portare lo sconto a 75 giorni, con efficacia retroattiva per chi è stato detenuto negli ultimi dieci anni, anche se nel percorso di mediazione si valuta di restringere la retroattività a cinque anni e di ridurre lo sconto a 70 giorni. La proposta avrebbe durata biennale e sarebbe riservata ai detenuti in carcere durante tale periodo.
Elementi centrali della modifica devono essere necessariamente l’immediatezza e la retroattività. Se lo sconto di pena viene calcolato solo a partire da oggi e per il futuro, non si incide sull’emergenza. Serve la retroattività della misura per liberare subito migliaia di posti e ridurre il sovraffollamento.
Avv. Maria Pia Galante
LEGGI ANCHE: RICORDARE PAOLO BORSELLINO, MAESTRO DEI SACRI VALORI DI GIUSTIZIA E LEGALITÀ
Michele Bruccheri intervista Mietta
Hai un blog sulla Sicilia, cronaca, cultura o turismo? Linka questo sito per offrire ai tuoi lettori un giornale unico!
Copia il codice e incollalo nel tuo sito o post.
Grazie per aiutarci a farci conoscere.
Creato da La Voce del Nisseno















































