Giuseppe Migliore
Giuseppe Migliore

Cardiologo interventista di fama internazionale, Giuseppe Migliore, 45 anni, di origine nissena (nelle sue vene scorre sangue anche serradifalchese), parla al microfono de La Voce del Nisseno (versione online) della drastica riduzione di ricoveri ospedalieri per paura di contrarre il Coronavirus. Si registra “un netto calo degli accessi ai centri di riferimento (Hub) per il trattamento delle patologie cardiovascolari da parte di pazienti cardiologici per timore di contagio da Covid-19 – spiega -. Questa riduzione è stata riscontrata pressoché ovunque, quindi sia in ambito regionale che nazionale e mondiale”.

È un fiume in piena. Con dovizia di particolari, il dottor Migliore ci fa sentire la sua “voce”. E prosegue: “Non rinunciare a beneficiare delle cure ospedaliere, in quanto all’interno degli ospedali vengono prese tutte le misure necessarie per la prevenzione delle infezioni, proteggendo i pazienti e gli operatori, mediante dettagliati protocolli di sicurezza”. Sei anni addietro, ho scritto un importante articolo su di lui, pubblicato nella versione cartacea del nostro periodico d’informazione. Ci diamo del “tu” e senza ipocrisia, anche in questa occasione, intendo condurre l’intervista in maniera confidenziale. Senza inutili formalismi.

In quell’occasione, scrissi: “Palma d’oro per un medico nisseno. È il numero 1 nel mondo per quanto concerne la cardiologia interventistica. I luminari della cardiologia internazionale hanno premiato il dottor Migliore come migliore (nel suo cognome, c’è già un destino) radialista dell’anno, a Chicago, al congresso organizzato dal professor Olivier F. Bertrand. La prestigiosa commissione l’ha giudicato il più bravo cardiologo interventista del mondo, battendo gli altri due finalisti: uno statunitense (Campbell) e un indiano (Ravi)”.

Con il dottor Giuseppe Migliore, in questa lunga e interessante intervista, tocchiamo anche questo argomento. Lui, miglior cardiologo interventista esperto in approccio radiale al mondo con un caso effettuato da approccio radiale su un’anomalia coronarica (tronco comune ad origine anomala) trattata con impianto multiplo di stents medicati mediante una speciale tecnica procedurale (Culotte). Sono andato a rileggermi quel pezzo, riprovando fierezza e gioia per questa preziosa eccellenza (a precisa domanda, mi risponderà ironicamente – se avrete la bontà di leggere tutta la nostra piacevole conversazione, capirete meglio).

Sorvolo sul lungo e blasonato curriculum professionale, ma con enorme curiosità intellettuale l’ascoltiamo ancora: “A livello regionale, l’Assessorato della Salute ha individuato dei centri di riferimento per il trattamento invasivo delle sindromi coronariche acute in pazienti Covid-19 o sospetti, al fine di garantire un percorso differenziato per la sicurezza dei pazienti e degli operatori sanitari – racconta in esclusiva al nostro giornale -. Ad esempio il laboratorio di Emodinamica dell’Ospedale Cervello dell’Azienda Ospedali Riuniti di Palermo dove io lavoro, è il centro deputato per la provincia di Palermo, in via prioritaria, alla gestione e il trattamento dei pazienti con infarto miocardico acuto, con un sospetto o una confermata infezione da Covid-19”.

Dà “voce” al suo cuore, questo brillante cardiologo e ammette: “È in corso un’emergenza sanitaria senza precedenti, che ha colpito duramente in particolare gli ospedali del Nord Italia, dove medici ed infermieri hanno messo in campo tutte le loro competenze più avanzate, rischiando anche di perdere la vita (alla data del 15 aprile 2020 sono deceduti 121 medici e 30 infermieri, ndr) per cercare di curare al meglio i pazienti infettati da Covid-19”. Ed aggiunge: “Sono stati definiti Eroi, ma consentimi di definirli Martiri, in quanto spesso hanno combattuto a mani nude una lotta impari contro il virus, anche da volontari e per questo il loro sacrificio verrà ricordato per molto tempo”.

Giuseppe Migliore, cardiologo interventista di fama mondiale dal cuore generoso, conclude: “Provo un sentimento di grande ammirazione e vicinanza agli operatori sanitari del Nord che ancora oggi sono impegnati in questa dura sfida”. Eccolo al nostro microfono per saperne di più.

Giuseppe Migliore

Dottor Giuseppe Migliore, è vero che il Coronavirus ha portato ad una drastica riduzione di ricoveri ospedalieri in Italia per paura di contrarre il contagio?

Sin dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus in Italia, nella prima decade di marzo, in seguito alle disposizioni urgenti per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID-19 emanate dal Governo, il Ministero della Salute ha emanato alcune indicazioni generali per la riprogrammazione delle attività da considerare clinicamente differibili in base a valutazione del rapporto rischio-beneficio, per cui sono rimasti “non procrastinabili” i ricoveri in regime di urgenza; ricoveri elettivi oncologici; ricoveri elettivi non oncologici con classe di priorità A, ovvero per i casi clinici che potenzialmente possono aggravarsi rapidamente al punto da diventare emergenti. Tutto questo per dedicare dei reparti o interi Ospedali (Covid Hospital) alla cura dei pazienti con infezione da Covid-19 e liberare quanti più posti letto presso le Rianimazioni ospedaliere.

Gli accessi nei Pronto Soccorso per infarto che percentuale di riduzione hanno, attualmente, in Sicilia? Disponi anche di dati europei? Come sono messi gli altri Paesi?

A questa significativa riduzione dell’attività elettiva procrastinabile, nell’ambito del mio lavoro come cardiologo, si è aggiunto anche un netto calo degli accessi ai centri di riferimento (Hub) per il trattamento delle patologie cardiovascolari da parte di pazienti cardiologici per timore di contagio da Covid-19. Questa riduzione è stata riscontrata pressoché ovunque, quindi sia in ambito regionale che nazionale e mondiale. A livello nazionale nelle UTIC (Unità di Terapia intensiva cardiologica) dove si ricoverano pazienti che hanno chiamato il 118 o hanno effettuato l’accesso al pronto soccorso, c’è stata una riduzione di accessi del 50% per infarti, del 40% per scompenso cardiaco, del 30% per fibrillazione atriale e del 35% per tutti i devices non funzionanti come pacemaker e defibrillatori impiantabili.

So che sono stati organizzati dei sondaggi?

Sono stati organizzati dei sondaggi informali via web per stabilire la percentuale della riduzione di ricoveri per SCA ed IMA e ad esempio secondo i risultati di un sondaggio lanciato via Twitter e citato sul New York Times nei primi giorni di aprile, la metà degli intervistati ha riportato una riduzione tra il 40 e il 60%, mentre quasi un quarto ha detto che il decremento è stato maggiore del 60%. Ti posso dire, che nel laboratorio di Emodinamica dove lavoro a Palermo e cioè presso il PO Villa Sofia gli accessi per sindromi coronariche acute si sono ridotti in un percentuale superiore al 60-70%.

Tu sei un cardiologo interventista. Dal tuo punto di vista, come vedi la complessa situazione di emergenza sanitaria legata a Covid-19?

Mi corre l’obbligo di ricordare che il “gold standard” per il trattamento dell’infarto miocardico acuto (STEMI) è l’angioplastica coronarica (PCI), cioè un intervento percutaneo attraverso cui si disostruisce meccanicamente l’arteria coronarica, liberandola dal trombo che la occludeva e con posizionamento finale di una retina metallica (Stent) al suo interno, in modo da ripristinare il flusso ematico che era stato interrotto acutamente…

Prosegui.

Se tale intervento viene eseguito rapidamente (idealmente entro un paio d’ore dall’esordio dei sintomi), il muscolo cardiaco recupera e il danno sarà minimo; se invece c’è una latenza temporale nel recarsi al pronto soccorso di riferimento o peggio ancora il trattamento percutaneo di angioplastica non viene eseguito il danno del muscolo cardiaco sarà esteso, comportando in futuro la comparsa di scompenso cardiaco, riduzione della qualità di vita e potenziale futura morte cardiaca improvvisa.

Quale consiglio intendi dare a chi sottovaluta i sintomi da infarto per paura di contrarre l’infezione, dunque?

Per questi motivi, il mio consiglio da cardiologo interventista ai soggetti che presentano una sintomatologia dolorosa toracica e/o alle braccia della durata superiore a 20 minuti o altri sintomi come mancanza di respiro, svenimento o sensazione di battito cardiaco più accelerato è quello di chiamare il 118 e non rinunciare a beneficiare delle cure ospedaliere, in quanto all’interno degli ospedali vengono prese tutte le misure necessarie per la prevenzione delle infezioni, proteggendo i pazienti e gli operatori, mediante dettagliati protocolli di sicurezza. Anche a livello nazionale ha preso il via la campagna informativa della società Italiana di Cardiologia Interventistica #iochiedoalGISE che ha l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di rivolgersi con tempismo alle strutture ospedaliere in presenza di sintomi cardiologici.

Giuseppe Migliore

Nella nostra Sicilia, come ci si è organizzati?  

Come ti dicevo, dopo l’emergenza Covid, quasi tutti gli ospedali hanno rimodulato l’organizzazione interna, per garantire percorsi dedicati e procedure d’urgenza in sicurezza. A livello regionale, l’Assessorato della Salute ha individuato dei centri di riferimento per il trattamento invasivo delle sindromi coronariche acute in pazienti Covid-19 o sospetti, al fine di garantire un percorso differenziato per la sicurezza dei pazienti e degli operatori sanitari. Ad esempio il laboratorio di Emodinamica dell’Ospedale Cervello dell’Azienda Ospedali Riuniti di Palermo dove io lavoro, è il centro deputato per la provincia di Palermo, in via prioritaria, alla gestione e il trattamento dei pazienti con infarto miocardico acuto, con un sospetto o una confermata infezione da Covid-19.

Ci sono evidenze che l’infezione da Covid-19 possa avere un coinvolgimento cardiaco?

Innanzitutto ti dico che le comorbidità più frequenti quando questi pazienti sono ospedalizzati sono le malattie cardiovascolari (ad esempio il 25-30% ha una storia pregressa di cardiopatia ischemica) e presentano una mortalità più alta (circa il 10%). Il coinvolgimento miocardico è presente principalmente nei pazienti con infezione più grave e sintomi respiratori più severi, per esempio quelli ricoverati in terapia intensiva. Tale coinvolgimento può essere acuto con manifestazione isolatamente aritmica (circa la metà dei casi) o si può presentare con un quadro di shock cardiogeno (circa nel 25% dei casi) o come lesione miocardica acuta su base miocarditica (infezione del muscolo cardiaco) nel restante 25% dei casi.

Quindi cosa sarebbe auspicabile?

Quindi è auspicabile la creazione di team sanitari dedicati per la gestione dei pazienti con infezione da Covid-19, per garantire un’adeguata protezione cardiovascolare e di protocolli specifici per i pazienti con manifestazioni acute di cardiopatia ischemica che necessitano per esempio di un’angioplastica coronarica urgente.

A livello terapeutico, qual è la strada maestra?

A livello terapeutico, sempre più estensivo è divenuto l’uso ospedaliero dell’eparina a basso peso molecolare, alla luce delle evidenze che nel paziente con compromissione polmonare più grave vi è spesso un coinvolgimento trombotico microvascolare a livello polmonare e che l’embolia polmonare ed il tromboembolismo venoso sono frequenti in questi pazienti. Altra precisazione farmacologica che vorrei fare, visto che molti pazienti sono caduti nel dubbio, è che ad oggi non vi è nessuna evidenza di maggior rischio di infezione da Covid-19 per chi già assume una terapia antiipertensiva a base di ace-inibitori o sartani, che pertanto deve essere proseguita.

Quotidianamente, in Italia, muoiono all’incirca 600-650 persone, come per il Coronavirus mediamente, per malattie del sistema cardiocircolatorio. Come viene affrontata, secondo te, questa piaga sociale?

Sì, Michele, dici bene. In Italia le malattie cardiovascolari (malattie ischemiche del cuore, come l’infarto miocardico acuto e l’angina pectoris e le malattie cerebrovascolari, come l’ictus ischemico ed emorragico) sono responsabili del 44% di tutti i decessi. Molti passi in avanti sono stati compiuti, perché ad esempio riusciamo a curare meglio e più precocemente i pazienti con eventi ischemici acuti cardiaci, avendo creato delle apposite “Reti dell’infarto”, cioè un complesso network per l’emergenza tra ospedali (a diversa complessità assistenziale) e territorio, connessi da un adeguato sistema di trasporto, che ha lo scopo di assicurare la riperfusione ottimale a tutti i pazienti con infarto miocardico acuto (STEMI) e quindi di migliorarne la prognosi, razionalizzando al tempo stesso l’impiego delle risorse necessarie.

Sono prevenibili queste patologie?

Tali patologie sono in gran parte prevenibili, in quanto riconoscono, accanto a fattori di rischio non modificabili (età, sesso e familiarità), anche fattori di rischio modificabili, legati a comportamenti e stili di vita (fumo, abuso di alcol, scorretta alimentazione e sedentarietà) spesso a loro volta causa di diabete, obesità, ipercolesterolemia, ipertensione arteriosa. E’ importante, pertanto adottare stili di vita sani, come una corretta alimentazione ed una regolare attività fisica. Un limitato consumo di sale associato ad una dieta ricca di frutta e verdura, legumi e di alimenti a basso contenuto di grassi animali, con scarsa quantità di formaggi ed insaccati, dolci, bevande zuccherine, contribuisce a ridurre la pressione arteriosa e a mantenere livelli di colesterolemia ottimali. Praticare una regolare attività fisica (ad esempio camminare a passo svelto per almeno 30 minuti al giorno), non fumare ed evitare l’abuso di alcol contribuiscono a ridurre il rischio cardiovascolare.

Giuseppe Migliore

I nostri medici e infermieri, tutto il personale sanitario, sono da alcuni mesi sotto pressione per arginare questo spinoso problema legato a Covid-19. Da medico, da parte in causa, quale messaggio intendi trasmettere ai tuoi colleghi?

E’ in corso un’emergenza sanitaria senza precedenti, che ha colpito duramente in particolare gli ospedali del Nord Italia, dove medici ed infermieri hanno messo in campo tutte le loro competenze più avanzate, rischiando anche di perdere la vita (alla data del 15 aprile 2020 sono deceduti 121 medici e 30 infermieri, ndr) per cercare di curare al meglio i pazienti infettati da Covid-19. Sono stati definiti “Eroi”, ma consentimi di definirli “Martiri”, in quanto spesso hanno combattuto a mani nude una lotta impari contro il virus, anche da volontari e per questo il loro sacrificio verrà ricordato per molto tempo.

Quale sentimento provi, principalmente?

Pertanto provo un sentimento di grande ammirazione e vicinanza agli operatori sanitari del Nord che ancora oggi sono impegnati in questa dura sfida. Nello stesso tempo spererei che questo loro sacrificio possa servire per ridare la giusta dignità al personale che nel nostro Paese garantisce con passione uno dei servizi sanitari più efficienti al mondo, pur tra mille difficoltà e troppo spesso ostacolati dagli stessi utenti che ne denigrano il lavoro con aggressioni verbali e non solo, con accuse infamanti e pretese assurde.

Qualche anno fa, hai effettuato un intervento chirurgico assai originale, per cui sei stato premiato negli Stati Uniti. Ci puoi ricordare di cosa si tratta?        

Sì, nel 2013 ho eseguito un’angioplastica coronarica da accesso radiale (accesso ormai divenuto di routine per la maggior parte degli operatori), cioè dal polso di una donna di 52 anni, utilizzando dei cateteri di basso diametro, in seguito al riscontro di stenosi alle origini dei rami principali dell’arteria coronaria sinistra, che a sua volta presentava un’origine anomala. Ho presentato questo caso clinico al congresso Aim Radial 2014 a Chicago ed è stato premiato come miglior caso di angioplastica eseguita per via radiale tra i tanti proposti.

Quella paziente, allora cinquantenne, oggi, come sta?

La paziente, una signora diabetica che allora rifiutò l’opzione cardiochirurgica sta bene e ha beneficato dell’angioplastica eseguita con una particolare tecnica con doppio stent medicato, non avendo più manifestato crisi di angina.

La nostra terra vanta eccellenze meravigliose, a livello mondiale. Come te. Non sempre però vengono adeguatamente valorizzate. Qual è la tua opinione?

Ti sbagli Michele… Eccellenza è mio zio, Monsignor Antonino Migliore, che tu conosci bene, non io!

Anche tuo zio, vescovo missionario in Brasile. D’accordo.

Ovviamente scherzo… Sì, in Sicilia ci sono ottime professionalità in ambito sanitario e, per quanto concerne il mio ambito l’expertise degli operatori e la dotazione tecnologica e di devices dedicati dei laboratori dell’isola, sono assolutamente in linea con gli standard europei, per cui realmente i viaggi della speranza verso altre regioni non servono più.

Ciò detto, però…

Ciò detto, ancora oggi un’eccessiva ingerenza politica nella governance sanitaria o logiche manageriali di convenienza individuale rischiano talvolta di penalizzare il merito e la competenza, impedendo di realizzare percorsi di carriera che responsabilizzino i professionisti sulla gestione diretta delle attività, a beneficio del clima organizzativo e del senso di appartenenza.

Hai mai avuto la tentazione di andare a lavorare all’estero?

La tentazione in passato c’è stata, ma il forte legame alla mia terra con le sue tradizioni e ai miei affetti ha sempre prevalso nel farmi rimanere in Sicilia e ammetto di non essermene pentito!

So che ami particolarmente una frase memorabile del giudice Borsellino. Ce la ricordi?

Appunto, come diceva il giudice Borsellino un “giorno questa terra sarà bellissima”, riferendosi alla nostra Sicilia. Ecco, io ci credo ancor più in questo periodo di ansia e di paura, con la speranza di ricostruire un futuro nuovo, che sarà più bello e consapevole.

MICHELE BRUCCHERI    

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