Barbara Enrichi e Michele Bruccheri

Si racconta con genuina semplicità e straordinaria naturalezza la versatile attrice toscana Barbara Enrichi. Un’artista che incanta gli spettatori e il cronista, che la conoscono, con la sua soffusa dolcezza. Riesce ad impreziosire la galleria dei suoi personaggi, sempre più ricca ed interessante. Dimostrando palesemente la sua bravura multiforme e brillante, però anche la sua paziente tenacia.

Barbara Enrichi è ora Selvaggia, ritratto di una giovane rurale, personaggio “amatissimo, moderno e attuale”, ora invece Rosa la cameriera che recita accanto ad Isabella Rossellini; ora è Marie nel ruolo inconsueto ed impegnativo di un personaggio “buio”, poi nell’affezionato ruolo di Giacinta, una ragazza tenera ma “affetta da una evidente deformità”.

Nel film, ancora, “Benvenuti in casa Gori” di Alessandro Benvenuti è nel ruolo di Cinzia, “uno dei più belli e importanti della mia carriera” racconta al nostro microfono. Ruoli diversi, stimolanti ed umani. E la sua poliedricità cresce con questi lavori pregevoli, dandole una formazione sempre più solida. Senza peli sulla lingua e schiettamente dichiara: “Il cinema è la mia passione e grande amore”.

L'attrice toscana Barbara Enrichi
L’attrice toscana Barbara Enrichi

Barbara Enrichi, nel corso della sua carriera professionale, ottiene numerosi premi e lavora con molti bravi registi: il già citato Benvenuti, Francesco Nuti, Neri Parenti, Leonardo Pieraccioni e Ugo Chiti, solo per menzionarne alcuni.

Film importanti, su cui spiccano sicuramente “Il ciclone” (nel 1997 vinse anche il prestigioso premio David di Donatello come miglior attrice non protagonista) e “Fuochi d’artificio”. Cinque anni addietro, inoltre, pubblica un libro dal titolo “In fondo alla passione” (Stranamore Editore). “Variabili femminili” è un documentario a sua firma. La sua prima vera regia. Un progetto alquanto significativo ed interessante. Insegna recitazione cinematografica.

E lo scorso anno ha ricevuto un prezioso riconoscimento (premio Artista e Spettacolo) nell’ambito del Nettuno Photo Festival di Lisa Bernardini, dove ho conosciuto, appunto, presentando quella manifestazione culturale, la dolce, affabile e simpatica attrice toscana con la quale ho mantenuto i contatti. A Barbara Enrichi avrei voluto chiedere, in questa intervista per la versione web del nostro periodico d’informazione “La Voce del Nisseno”, davvero molte cose. Alcune sono in questa fresca intervista, di pochi giorni fa, realizzata per i nostri lettori.

Quando nasce la tua passione per il teatro?
La mia passione per il teatro nasce molto tempo fa, nel 1983 a Tavarnelle Val di Pesa, un piccolo paese nel cuore del Chianti, sulle colline fra Firenze e Siena. Avevo iniziato a interessarmi di recitazione e appena mi è giunta voce che il maestro Ugo Chiti avrebbe tenuto un laboratorio teatrale proprio nel mio paese, mi sono iscritta subito. In capo a tre anni, con altri tre laboratori, si era costituita la Compagnia Arca Azzurra e abbiamo iniziato le tournée di spettacoli meravigliosamente scritti da Ugo Chiti, nostro regista e drammaturgo. Da lì è cominciata l’avventura e la passione, che ancora mi sostiene, diventando anche un lavoro da professionista. Con gli spettacoli teatrali di Ugo Chiti ho interpretato molti personaggi nell’arco di più di quindici anni, apprendendo e affinando la tecnica recitativa.

Come e con chi ha inizio la tua carriera cinematografica?
Durante la mia collaborazione con Chiti e con la rappresentazione degli spettacoli in teatri sempre più prestigiosi, sono stata notata da Francesco Nuti e da Alessandro Benvenuti che mi hanno chiamata per interpretare ruoli per i loro film. In particolare ricordo il giorno in cui Alessandro Benvenuti mi chiamò a Roma per affidarmi il ruolo di Cinzia nel film “Benvenuti in casa Gori”, come uno dei più belli e importanti della mia carriera. Sul copione con la copertina grigia argento era segnato il mio nome con accanto il ruolo che avrei interpretato e che avrebbe cambiato la mia vita. Probabilmente quel giorno di primavera inoltrata ha segnato l’inizio della mia carriera cinematografica, perché l’interpretazione del ruolo della fidanzatina di Massimo Ceccherini, alias Danilo, mi ha dato l’oppurtunità di entrare nel mondo del cinema e di recitare come co-protagonista con un gruppo di attori di grande levatura tra cui ricordo con affetto lo scomparso di recente Carlo Monni.

Dopo Alessandro Benvenuti e Francesco Nuti, ci sono ben tre film importanti con Leonardo Pieraccioni. Mi racconti quelle esperienze?
Con Leonardo Pieraccioni è nata una sorta di complicità lavorativa e di amicizia che ci ha tenuto legati per lungo tempo. Iniziata con il film “I laureati”, sfociata con il film “Il ciclone” e proseguita con il film “Fuochi d’artificio”. Pieraccioni mi aveva cercata, quando ancora non si usavano i cellulari, mentre ero in tournée teatrale in Sardegna e mia madre aveva segnato il suo numero in maniera errata, perciò non ho potuto richiamarlo. Per fortuna, oppure veramente pensava fortemente a me per quel ruolo, mi ha ricontattato e così ci siamo incontrati in centro a Firenze, dove mi ha proposto un ruolo nel suo primo film. Lui è arrivato in motorino, questo a conferma che veramente l’immagine di Levante ne “Il ciclone” era proprio lui. Reciproca simpatia e stima ci ha portati a lavorare insieme. Secondo me potremo veramente essere fratello e sorella, fra l’altro ho anche un fratello che si chiama Leonardo…

Barbara Enrichi (riceve un premio a Nettuno) e Michele Bruccheri
Barbara Enrichi (riceve un premio a Nettuno) e Michele Bruccheri

Con la pellicola cinematografica “Il ciclone” vinci il prestigioso Premio David di Donatello come miglior attrice non protagonista. Come ricordi quel ruolo impegnativo?

Ricordo la preparazione ad un ruolo difficile e senza nessun termine di paragone. Il tema gay al femminile non era ancora stato portato in cinema in maniera incisiva e ho cercato di informarmi e vedere film, ma più che altro ho preso spunto dalla realtà e da persone che conoscevo, studiando i modi di fare, gli atteggiamenti, il modo di vestire, di parlare. Selvaggia è un ritratto di una ragazza di campagna, ma molto moderno e attuale, questo anche grazie alla sceneggiatura scritta dallo stesso Pieraccioni e da Giovanni Veronesi, che hanno saputo cogliere l’universo femminile in tutte le loro sfumature. Selvaggia è un personaggio amatissimo. Ricordo anche i giorni sul set, sereni anche se impegnativi, con un’atmosfera di gioco, ma anche di estrema professionalità da parte di tutti. Ricordo ancora la serata della premiazione del prestigioso David di Donatello come uno dei giorni più emozionanti della mia vita. Ero incredula e stupita, non mi aspettavo di poter vincere, e così è stato anche più gratificante.

Una tappa significativa, per te, è certamente l’interpretazione nel film “Il cielo cade” con la regia dei fratelli Frazzi. E’ così?
Con i fratelli Frazzi, Andrea e Antonio, abbiamo costruito un personaggio molto fedele al libro di Lorenza Mazzetti da cui è stato tratto il film. Rosa, la cameriera della villa dove si svolgono i dolorosi episodi di fine guerra, è un personaggio che mi somiglia per l’istintività. La possibilità di lavorare a fianco di attori di fama internazionale come Isabella Rossellini, mi ha dato la possibilità di crescere come attrice e come persona. Bellissima esperienza di cui ho ricordi commoventi.

Hai lavorato con numerosi e bravi artisti. Chi ti ha “insegnato” di più questo affascinante mestiere?
Da ognuno ho cercato sempre di imparare, rubare, carpire, quanto di meglio potevano darmi. Si può imparare da tutti, sia dai registi, che dagli attori, perfino dai bambini attori, che sono una fonte inesauribile, istintiva e vera. L’importante è stare attenti e la mia innata curiosità ha aiutato moltissimo.

Quali sono le principali caratteristiche, di un attore, per un ruolo comico? E per quello drammatico?
Interpretare un ruolo comico o brillante è senz’altro più difficile. Non sono solo io a dirlo. È una questione di alchimia. Inoltre bisogna avere corde comiche e un gran senso dei tempi comici. Anche i silenzi fanno ridere, ma bisogna saperli interpretare. Per i ruoli drammatici, secondo me, vale la regola di viverli nel modo più autentico possibile.

“In fondo alla passione” è un tuo libro pubblicato sette anni fa. Con un finale intriso di venatura sociale. Di cosa si tratta?
Il libro “In fondo alla passione” è un atto unico per il teatro in forma di romanzo. Volevo raccontare una passione, perché i migliori progetti vengono realizzati dalla spinta della passione per qualcosa o per qualcuno. È una storia d’amore vissuta e consumata nella cucina di un ristorante. La cuoca Clara racconta la sua storia d’amore segreta, molto intensa, legata al cibo, con Gerardo, il proprietario del ristorante, ai suoi strampalati, eccentrici, nobili inglesi, allievi del corso di alta cucina, insegnando a cucinare con le ricette che sono veramente descritte nel libro. I due allievi si parlano in un italiano formale e poi si insultano in inglese e a loro è affidata la parte brillante del testo. Il finale del libro tratta un tema sociale legato della donazione organi, che sostengo con molti progetti di sensibilizzazione.

Barbara Enrichi con Cristian De Sica
Barbara Enrichi con Cristian De Sica

Da circa un decennio sei in prima linea nel campo dell’insegnamento della recitazione cinematografica. A chi ti rivolgi essenzialmente e perché?

Insegnare mi piace molto e ci metto sempre tanta passione. Insegno recitazione cinematografica ad attori e attrici che vogliono perfezionarsi, a quelli con formazione teatrale che vogliono prepararsi anche per il set e a giovani principianti. Negli stages che tengo in Toscana e in Lombardia, insegno ad interpretare una scena di fronte alla telecamera, ma soprattutto a interpretare in maniera naturale, a vivere la scena e il personaggio in maniera autentica. Insieme agli allievi partecipanti rivediamo le scene riprese, commentandole per capire dove migliorare la recitazione e i movimenti. Su youtube è pubblicato anche un video esplicativo: http://www.youtube.com/watch?v=YcbrKAmVSro

Tra i tuoi colleghi o colleghe, chi apprezzi o ammiri di più?
Stimo molto gli attori o le attrici che lavorano molto sul personaggio, rendendo sempre diversa la loro interpretazione.

Nel 2008, nello spettacolo teatrale “Madame”, reciti in un ruolo importante. Come rammenti quell’esperienza?
Mi sono divertita, ma è stato anche molto impegnativo fisicamente interpretare il ruolo di Marie, un personaggio buio, abusata e assassina. Un ruolo inconsueto.

Da oltre un biennio hai iniziato l’attività di regista firmando il documentario sul Vittorio Veneto Film Festival Internazionale di Cinema per ragazzi, presentato poi alla Mostra di Venezia. Qual è il “succo” di questo progetto?
Sono stata chiamata, tramite il contatto con un regista, a realizzare una sorta di diario visivo delle tre giornate sulla prima edizione del Vittorio Veneto Film Festival e ne è scaturito un video di 25 minuti con interviste ad attori, registi, staff, ma soprattutto ai ragazzi che formano la giuria del festival. Dopo questa collaborazione, la direttrice Elisa Marchesini mi ha chiamato per tenere stages di recitazione cinematografica durante la seconda e la terza edizione e sono diventata una collaboratrice di questo progetto, ma sentendomi come parte di una famiglia.

Hai lavorato anche in tv. Che differenza c’è tra teatro, cinema e televisione?
Vengo dal teatro che è stata la mia formazione. In televisione ho fatto pochi lavori, ma sinceramente preferisco così. Il cinema è la mia passione e grande amore. Vedo più o meno un film al giorno e sono un membro della giuria del Premio David di Donatello Accademia del Cinema Italiano. Il lavoro dell’attore comunque è sempre di grande impegno, sia in cinema, in tv, che in cinema. La differenza per quanto riguarda la recitazione sta nel fatto che in teatro è più enfatizzata, più teatrale, anche se adesso, per fortuna, anche in teatro si recita in maniera più cinematografica.

Com’è andata la tua tournèe con lo spettacolo di Ugo Chiti “L’abissina – Paesaggio con figure”?
Lo spettacolo “L’abissina-Paesaggio con figure” di Ugo Chiti è andato bene. Abbiamo fatto una tournée importante in tutta Italia. Sono molto affezionata al ruolo di Giacinta, che nello spettacolo è la figlia di Nunzia interpretata dall’attrice partenopea Isa Danieli. Giacinta è una ragazza affetta da una evidente deformità, tenera e inadeguata al contesto contadino, merce di scambio tra adulti scaltri. Il lavoro che ho fatto per questo ruolo è stato determinante per la mia formazione. Ho lavorato molto sui movimenti, i modi di fare, il modo di parlare di una ragazza di 20 anni, in netto contrasto con la mia attuale età di circa 30 anni in più!

Lo scorso anno al Nettuno Photo Festival di Lisa Bernardini, dove ti ho conosciuto, hai ricevuto l’importante Premio Artista e Spettacolo. Come ricordi quella esperienza, umanamente e professionalmente?
La ricordo come una bellissima esperienza, coronata dal un bel premio significativo. Ho conosciuto persone simpatiche e molto preparate professionalmente. Con Lisa si è creato un legame di forte amicizia. Nell’ambito del Nettuno Photo Festival ho tenuto anche una piccola lezione di cinema che mi piacerebbe riproporre.

Un tuo pregevole progetto è il documentario “Variabili femminili. Di madre in figlia, storie di donne in tre generazioni”. Di cosa si tratta?
Si tratta di un documentario, a cui tengo in modo particolare, che è la mia prima regia effettiva. “Variabili femminili” raccoglie alcune testimonianze significative di tre generazioni di donne che vivono nel territorio di Tavarnelle Val di Pesa e Barberino Val d’Elsa, cogliendo le differenze dello stile di vita tra madre e figlia e tra diverse generazioni. È una raccolta di interviste a donne nate nei primi anni del Novecento e alle loro figlie e nipoti nate nel nuovo millennio su tematiche riguardanti il lavoro, la famiglia, la vita sociale. Uno spaccato dei cambiamenti avvenuti nella condizione femminile nel corso di un secolo, che offre spunti di riflessione e approfondimento storico e sociale sulla vita dei nostri paesi e delle famiglie. Insieme alle donne protagoniste e alle Produttrici lo stiamo proiettando nelle sale di tutta Italia.

Quali sono i tuoi valori di riferimento?
L’onestà verso se stessi e gli altri.

Quale consiglio ti senti di dare a chi voglia intraprendere il percorso di attore o del mondo dello spettacolo?
In sintesi? Studiare recitazione, essere determinati e avere passione per il proprio lavoro.

MICHELE BRUCCHERI

Per saperne di più
il sito ufficiale dell’attrice è:
www.barbaraenrichi.it

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