Il Ministero della Difesa ha appena impugnato la decisione stabilita dalla sentenza in primo grado del Tribunale di Roma che lo condanna a risarcire per un complessivo di oltre 800mila euro alla vedova e ai figli di C.C., sottufficiale della Marina Militare di Valmontone (Roma), morto nel 2020 per mesotelioma pleurico maligno dopo una lunga esposizione all’amianto durante i quasi diciannove anni di servizio nella Marina Militare in ambienti nei quali era presente amianto. 
C.C., che viveva con la famiglia a Valmontone, aveva prestato servizio nella Marina Militare con il grado di sottufficiale e mansioni di elettricista. Nel corso della sua lunga carriera aveva operato a bordo di diverse unità navali e presso strutture della Marina, tra cui Mariscuole e Marispedal, occupandosi del controllo, della riparazione e della manutenzione degli impianti elettrici e della relativa componentistica.
È proprio in quegli ambienti di lavoro che, secondo quanto ricostruito nel giudizio, entrò ripetutamente in contatto con polveri e fibre di amianto. La sentenza ricostruisce un’esposizione protratta nel tempo e rileva che non è stata fornita la prova dell’adozione di misure adeguate a proteggere il militare dal rischio.
La malattia si manifestò molti anni dopo. Nei primi mesi del 2015 comparvero i primi sintomi e il 6 marzo dello stesso anno gli venne diagnosticato un mesotelioma pleurico maligno. Da quel momento iniziò un lungo percorso di cure durato oltre cinque anni, fino alla morte nell’ottobre del 2020.
Il legame tra la patologia e il servizio prestato nella Marina era stato già accertato quando C.C. era ancora in vita: nel 2018 gli era stato riconosciuto lo status di vittima del dovere.
Dopo la sua morte, la moglie e i figli hanno chiesto il risarcimento dei danni subiti per la perdita del loro congiunto. Il Tribunale di Roma ha accolto la domanda, riconoscendo, per la vedova, anche il danno economico derivante dal venir meno del contributo che il marito avrebbe continuato ad assicurare alla famiglia.
L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto ha dichiarato: “Dietro questa sentenza non ci sono soltanto cifre, ma la storia di una famiglia che ha perso un marito e un padre dopo cinque anni segnati dalla malattia e dalle cure. La decisione del Tribunale mette in luce anche un aspetto troppo spesso dimenticato: quando una persona si ammala e poi muore, alla sofferenza si aggiungono conseguenze economiche concrete per chi resta, che in questo caso il giudice ha espressamente considerato”.
L’Ona offre servizio di consulenza tramite il numero verde 800 034 294 e il sito www.osservatorioamianto.it
SILVANA LAZZARINO
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