Claudio Scarpino
Claudio Scarpino

Roma, rione Prati. In una tranquilla via residenziale, due corpi giacciono senza vita nel cortile di un condominio. Sono marito e moglie. È da questo tragico episodio che si apre il primo capitolo de “I racconti del calzolaio”, romanzo pubblicato nel 2020 da Youcanprint e firmato da Claudio Scarpino. Ma a indagare non è solo la Polizia. C’è anche un uomo con le mani segnate dalla colla e dalla pelle, un artigiano del quartiere Trastevere, che da dietro il bancone della sua bottega custodisce una straordinaria capacità di osservazione.

Pietro Russo è un calzolaio. Antonio Cosentino, un ispettore capo della Polizia. I due si incontrano per caso – inizialmente solo come cliente e artigiano – ma la frequentazione si trasforma presto in una solida amicizia, fatta di chiacchiere, caffè e riflessioni. È proprio tra questi scambi quotidiani che il romanzo costruisce il suo filo narrativo più originale: la soluzione del caso non si consuma in commissariato, ma tra i rumori ovattati di martelli e spazzole, mentre si incollano suole o si lucidano stivali.

L’indagine di Cosentino, supportato dall’agente Valentina Rinaldi, si sviluppa su più fronti – interrogatori ai vicini, visite sui luoghi di lavoro delle vittime – ma il vero colpo di scena nasce da un dettaglio apparentemente insignificante, colto con l’occhio allenato di chi, come Pietro, ha fatto dell’attenzione al dettaglio una seconda natura.

Non è il classico giallo metropolitano. “Via Crescenzio” è un romanzo che mescola l’atmosfera del noir con il calore umano del racconto popolare. Scarpino dosa sapientemente introspezione e ritmo narrativo, affidandosi a un protagonista inedito: un uomo comune, un artigiano, che non cerca gloria né riconoscimenti, ma che sa osservare il mondo con lucidità e umanità. Anche quando le sue intuizioni vengono fatte proprie dall’amico poliziotto, Pietro non rivendica nulla. Per lui contano i legami, non i meriti.

Il romanzo – 174 pagine per 12 euro, disponibile dal luglio 2020 – è solo il primo tassello di una serie annunciata, in cui la voce del calzolaio promette di diventare un punto di riferimento narrativo nel panorama del noir italiano. Un piccolo caso editoriale, autoprodotto ma costruito con mestiere, che conferma come spesso il mistero più affascinante non stia nel delitto… ma nel modo in cui si sceglie di raccontarlo.

Claudio Scarpino
Claudio Scarpino

“Un calzolaio può vedere più di un poliziotto”: intervista a Claudio Scarpino
Signor Scarpino, nel suo romanzo “Via Crescenzio. I racconti del calzolaio” sceglie come protagonista un calzolaio, appunto. Una scelta decisamente insolita per un giallo. Come nasce questa figura?
Nasce dall’osservazione della realtà. Il calzolaio è uno di quei mestieri che stanno scomparendo, ma che un tempo erano dei veri punti di riferimento nei quartieri. Sono persone che ascoltano, che vedono tutto e che, silenziosamente, custodiscono storie. Mi piaceva l’idea che un uomo apparentemente semplice potesse essere più intuitivo di un investigatore.

Nel romanzo si parte da un evento drammatico: due coniugi trovati morti nel cortile di un condominio. Com’è nata l’idea per questa vicenda?
Volevo un caso che sembrasse banale, quasi da cronaca nera quotidiana, ma che rivelasse una complessità nascosta. Il condominio, per me, è una micro-società: perfetto per un mistero, perché lì si incrociano vite, tensioni, segreti. Da lì ho costruito la trama.

Il rapporto tra Pietro, il calzolaio, e l’ispettore Cosentino è uno degli elementi più interessanti del libro. Da cosa trae ispirazione?
Da rapporti umani reali, in cui la fiducia si costruisce nel tempo, anche in modo inaspettato. Pietro e Cosentino sono molto diversi, ma si completano. Uno ha l’autorità, l’altro l’intuito. E tra loro c’è un rispetto silenzioso, ma profondo.

L’agente Valentina Rinaldi è l’unico personaggio femminile di rilievo. Qual è il suo ruolo all’interno della storia?
Valentina rappresenta il futuro, l’intelligenza femminile che sa vedere oltre le apparenze. È una figura chiave nell’equilibrio tra i due protagonisti maschili.

Il suo stile è molto visivo, quasi cinematografico. È una scelta consapevole?
Sì, assolutamente. Io “vedo” le scene mentre scrivo. Penso alla luce, ai rumori, ai movimenti. Mi piace creare immagini nella mente del lettore, renderlo parte dell’ambiente. In questo senso, la bottega del calzolaio è quasi un set.

La Roma che descrive nel libro è viva, autentica. Quanto c’è della sua esperienza personale?
Tantissimo. I luoghi sono reali, li conosco bene. Trastevere, Prati, i palazzi, le vie: sono parte della mia quotidianità. Volevo raccontare una Roma meno stereotipata, più vera, dove la gente lavora, si incontra, si osserva.

Claudio Scarpino
Il libro

Ha scelto l’autopubblicazione con Youcanprint. Come ha vissuto questa esperienza?
Con grande entusiasmo. È una scelta di libertà, anche se richiede più impegno. Si ha pieno controllo sul testo, sull’immagine, sulla distribuzione. Ma soprattutto si ha un contatto diretto con i lettori. È faticoso, ma gratificante.

Una ‘chicca’ sul personaggio di Valentina?
Tipico di Valentina è il suo parlare in dialetto romanesco e per questo viene sempre ripresa dal suo capo, almeno quando si è in presenza di altre persone.

Ha già in mente un seguito o una serie legata al personaggio di Pietro Russo?
Sì, sto già lavorando ai prossimi volumi. Pietro ha ancora molto da dire, e molti casi da affrontare. È un personaggio che cresce, che osserva e che sorprende. Non sarà mai un detective, ma resterà sempre fondamentale per chi lo ascolta.

In sintesi, perché un lettore dovrebbe scegliere “Via Crescenzio”?
Perché è un giallo che non si basa solo sull’indagine, ma sull’umanità. È un libro che mette al centro i rapporti, i silenzi, i piccoli dettagli. Un invito a guardare oltre ciò che si vede. Proprio come fa Pietro.

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Nel tempo in cui tutto corre, anche la narrativa spesso rincorre l’effetto, il colpo di scena, la velocità. Eppure, “Via Crescenzio. I racconti del calzolaio” ci ricorda che esiste un’altra via per raccontare il mistero: quella che passa per l’osservazione silenziosa, per le mani che lavorano in silenzio, per le parole dette tra un paio di scarpe da riparare e un caffè condiviso.

Claudio Scarpino ci offre un giallo dal passo umano, in cui la verità non arriva con lo squillo di sirene ma con il rumore lieve di una suola battuta sul banco da lavoro. Pietro, il calzolaio, non è un detective né vuole esserlo: è uno che sa vedere. E in un mondo che ha spesso smesso di osservare, questo dono – la capacità di cogliere i dettagli, di ascoltare senza pregiudizi – diventa un atto quasi rivoluzionario.

Forse è questo, alla fine, il cuore più vero del romanzo: non la soluzione del caso, ma la possibilità che ognuno di noi, nella propria quotidianità, possa essere un piccolo custode di verità. Basta avere occhi puliti e tempo da dedicare alle storie degli altri. Proprio come fa un calzolaio di Trastevere.

Claudio Scarpino
Claudio Scarpino

Biografia dello scrittore
Nato nel 1956 nel quartiere romano di Centocelle, dopo il diploma al liceo scientifico intraprende un corso professionale promosso dalla Regione Lazio per diventare analista-programmatore. Abbandonati gli studi universitari in Ingegneria, inizia a lavorare nel settore informatico. Nel 1984 vince un concorso pubblico al Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), dove rimarrà in servizio fino al 31 luglio 2023, data in cui va in pensione.

Appassionato fin da giovane di informatica e fotografia, nel 1996 un infortunio — la rottura del tendine d’Achille durante una partita di calcetto — lo costringe a casa per diversi mesi. In quel periodo si avvicina con maggiore intensità alla lettura, rimanendo particolarmente colpito da Bagheria di Dacia Maraini. Quel libro lo ispira a scrivere un proprio racconto, dedicato non tanto all’infanzia quanto agli anni del liceo e all’amicizia con i suoi compagni.

Tornato al lavoro dopo otto mesi, riprende l’attività di informatico, lasciando quel primo libro nel cassetto dei sogni. Una decina d’anni più tardi, un secondo intervento chirurgico allo stesso tendine lo costringe nuovamente a una lunga convalescenza. Stavolta però, riprendendo in mano il suo notebook, decide di scrivere un nuovo racconto, cambiando prospettiva: al centro non ci sono più i ricordi personali, ma l’amicizia — quella vera, profonda, capace di superare ogni ostacolo.

Nasce così l’idea di una serie poliziesca, in cui un umile calzolaio affianca un poliziotto nelle indagini, spesso riuscendo a risolvere i casi grazie alla sua intuizione e alla sua saggezza pratica. Un’idea forse ispirata anche dalle radici familiari: un cognome che sembra derivare da un antico calzolaio spagnolo del Settecento e un padre che lavorava proprio come agente di polizia.

I personaggi, seppur calati in contesti di finzione, sono liberamente ispirati a persone reali: amici dell’autore che, pur svolgendo i loro mestieri quotidiani, diventano protagonisti di avventure ambientate nella cornice unica di Roma. Il calzolaio lavora in una bottega di Trastevere, mentre il poliziotto opera nel commissariato del Rione Prati. Il cuore della storia, tuttavia, resta il loro legame: un’amicizia autentica, capace di superare ogni barriera — tanto che per ringraziare il suo amico, il poliziotto rinuncia a ogni ricompensa economica, scegliendo piuttosto di condividere con lui una semplice bottiglia di vino.

ILARIA SOLAZZO

Dove poter acquistare il libro 

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