Bellucci

Il suo linguaggio espressivo è di grande impatto emotivo. Le forme e i colori sono assemblati per creare, come note musicali, melodie e armonie che coinvolgono fortemente chi osserva le sue opere. Bellucci

Attraverso un codice cromatico e geometrico, le sue tele rispecchiano esperienze, esistenze, vissuti, tematiche sociali, rivolgendo un invito all’osservazione, alla riflessione e all’analisi, capace di stuzzicare la curiosità e di arricchire culturalmente il pubblico.

Grazie alla forte creatività e alla tecnica grafico-pittorica, realizza opere all’insegna dell’autenticità, della originalità che rispecchiano la sua personalità e il suo intento comunicativo. Tutto ciò rappresenta sicuramente un valore aggiunto nell’era in cui l’intelligenza artificiale dilaga in ogni settore, impigrendo la mente, offuscando l’immaginazione e spegnendo, al contempo, idee e fantasia.

Si tratta dell’artista Roberto Bellucci. Nato a Roma nel 1959 e trasferitosi con la famiglia a Mogadiscio all’età di cinque anni, oggi vive a Napoli, dopo aver lavorato nel campo dell’aviazione civile.

Dal libro di Silvia Landi: “Definire la pittura intellettuale delle emozioni è per Bellucci una necessità, per semplificare in tre parole la grandezza del suo lavoro che negli anni gli ha consentito di conquistare uno spazio importante nella storia dell’arte. Bellucci ha reinventato l’arte con i suoi colori. Uno stile inconfondibile per la tecnica che, unita alla fervida fantasia, gli permette di descrivere ciò che lo circonda, di vivere nel mercato dell’arte contemporanea, e di esporre nei musei più importanti.”

Le sue opere sono state e continuano ad essere esposte, infatti, in musei e svariate mostre, riscuotendo ampi apprezzamenti e gratificanti dimostrazioni di stima.

Prossimamente due sue opere si potranno ammirare: una a Napoli, ispirata alla figura di Salvo D’Acquisto, sarà presentata il 15 ottobre 2026 all’evento artistico culturale e commemorativo a lui dedicato; l’altra verrà esposta a Roma dal 17 al 25 ottobre 2026 in occasione del Premio della Critica Prima Biennale dell’Arte Contemporanea “Dentro l’Oro”. Bellucci

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L’INTERVISTA

Benvenuto a “La Voce del Nisseno!”

Grazie

Quando hai scoperto la tua passione per la pittura e le tue capacità creative?

Sin da bambino ho avuto piacere o rifiuto nell’accoppiare i colori utilizzando le tavolette forate per inserirne ed accoppiare i chiodini colorati. Poi alle scuole medie, non potendo ancora usare i colori ad olio, facevo asciugare le tempere fino ad ottenere un colore pastoso per poterlo utilizzare come il colore ad olio. Insomma la pittura è da sempre stata la mia passione. 

Affermando di “voler fare l’artista e non l’artigiano”, rifiutando di entrare in un circuito didattico prestabilito, hai intrapreso gli studi come costruttore aeronautico. C’è un legame tra i due ambiti e quando hai iniziato questo percorso artistico, così “solitario” e personale?

Tutte le mie scelte di vita sono state intraprese sempre in funzione della mia pittura. Ho intrapreso una attività lavorativa che mi potesse consentire di vivere e contemporaneamente continuare a dipingere in libertà senza dover scendere a compromessi evitando così la mercificazione della mia arte. Questo è l’unico legame tra i due ambiti.

In che modo imprimi le emozioni sulla tela?

In effetti il dipinto è realizzato su una emozione, l‘emozione del momento, magari elaborata da un lungo periodo di meditazione ma poi tutto si sviluppa in quell’attimo. Infatti il dipinto viene sempre realizzato in un unico gesto. Posso impiegare dalle 4 alle 12 ore ma non si interrompe il gesto creativo fine alla conclusione dell’opera. Bellucci

Le forme geometriche e i colori, assemblati armonicamente come note musicali che creano melodie, raccontano stati d’animo, vissuti, comunicando messaggi forti. Ci descrivi alcune opere in cui questa commistione di elementi crea un immediato impatto emotivo?

Non ho una opera in particolare che esprima più di altre questo impatto, per me sono tutti momenti specifiche emozioni uniche e irripetibili. Come si può immaginare il dipinto è legato a un presente che, a conclusione del dipinto, diventa un passato, un ricordo. Per tale ragione la lettura di queste opere alla fine è assolutamente personale e dinamica nel tempo. Sì, perché queste opere dialogano con l’anima dell’osservatore che evolve di giorno in giorno e il dipinto si ripropone ogni volta in modo diverso.   

La tua arte è un continuo progress che rispecchia la tendenza alla costante ricerca di forme espressive e comunicative. Cosa muove in te questo Elan vital?

Dici bene lo slancio vitale che forse è in tutti noi, una forza innata che ti spinge a varcare nuovi confini nella continua ricerca di verità comunicative.

Negli anni hai gradualmente sostituito la forte componente grafica con una più intensa dominanza cromatica, mantenendo il bianco come elemento costante …

Il colore con gli anni ha preso in sopravvento sulla grafica. Il colore bianco è sempre presente perché rappresenta l’assoluto, l’insieme di tutti i colori, la vita. Al contrario il nero non è un colore presente nella mia tavolozza cromatica, perché il nero è la totale assenza di colore, è il nulla.

Verso la fine degli anni Novanta la tua arte giunge a una svolta tecnica e cromatica. Ce ne parli?

In quegli anni ho avuto la necessità di dipingere su spazi più ampi e la ricerca cromatica ha definito quella che chiamo frammentazione cromatica. Una tecnica di composizione cromatica che avviene per sottrazione del colore per ottenere luminosità e volume.

Nuovi e intensi cambiamenti avvengono negli anni 2000, quando la tua arte inizia ad affrontare temi di attualità, di politica, di filosofia…

In effetti questi temi sono sempre stati espressi ma è vero in questi anni ho iniziato ad essere più critico ed incisivo sul mondo che ci circonda, raccogliendo i drammi umani e riproponendoli al mondo in un modo da generare riflessioni. Un modo per denunciare tutto ciò che proprio non va.

Una nuova svolta avviene a partire dal 2010 in poi: le opere si arricchiscono di pensieri e riflessioni.

È vero in questi anni ho iniziato ad accompagnare le mie opere con delle riflessioni. Ciò mi consente di dare maggiore respiro e incisività ai messaggi trasmessi. 

Recentemente la tua mostra personale a Rivisondoli ha riscosso un grande successo…

Sì, è vero ho raccolto molti consensi, e devo dire che ho trovato una singolare ospitalità da parte di tutta la comunità di Rivisondoli che ho scoperto avere una spiccata sensibilità nell’arte. Basti pensare all’affascinate museo presepiale che ospita opere d’arte di prestigiosi nomi internazionali. Tra l’altro stanno arredando la cittadina con opere stampate su pannelli di forex applicate sui muri delle vie storiche.

Nei prossimi giorni saranno esposte delle tue opere. Quando e dove gli appuntamenti?

Il 15 ottobre 2026 ore 17 al teatro Salvo D’Acquisto presso l’Istituto Salesiano in via Morghen – Vomero sarà esposto un mio dipinto in occasione dell’evento commemorativo dedicato a Salvo D’Acquisto. Il dipinto dal titolo “lo scudo” è stato realizzato proprio per questo evento e ci racconta di come il personaggio abbia fatto da scudo a 22 anime. Ma ci sono in cantiere nuove ed interessanti iniziative tra cui estemporanee che hanno già avuto un notevole interesse.

Qual è un consiglio che ti senti di dare ai giovani che desiderano intraprendere un percorso artistico nel mondo dei colori e delle forme.

Non ci sono particolari consigli, se si vuole fare arte occorre intraprendere un percorso emotivo scevro da condizionamenti per dare vita ad una sincera introspezione creativa, se invece si vuole si può scegliere il mondo dell’artigianato allora si devono sviluppare in maniera virtuosa le consolidate tecniche.

Grazie mille e ad maiora!

Grazie a Daniela per questa splendida opportunità.

DANIELA VELLANI

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