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Nella foto, Daniela Rambaldi accanto all'opera di Irene Veschi

A cento anni dalla nascita di Carlo Rambaldi, il visionario maestro degli effetti speciali e creatore di E.T., l’Italia celebra la sua grande eredità artistica e umana attraverso la mostra internazionale Art Exchange America & Italy. Dopo l’acclamata tappa newyorkese, la rassegna approda in Italia, a Vibo Valentia, dove sarà visitabile fino al 24 agosto 2025 presso lo storico Palazzo Gagliardi (ingresso gratuito).

Promossa dalla Fondazione Culturale Carlo Rambaldi e organizzata dall’Associazione Culturale Rambaldi Promotions, la mostra coinvolge 100 artisti – 94 già presenti a New York, con l’aggiunta di 6 nuovi nomi per la tappa calabrese – in un progetto che vuole essere più di una semplice esposizione: un vero e proprio ponte culturale tra due mondi artistici diversi, ma profondamente affini.

“Art Exchange è nato con l’idea di unire artisti, culture e territori. Dopo l’entusiasmo della prima edizione, stiamo già lavorando per renderlo un appuntamento annuale sempre più inclusivo”, spiega Daniela Rambaldi, figlia del maestro e presidente della Fondazione.

Durante il vernissage, il pubblico ha potuto ammirare eccezionalmente i tre Premi Oscar vinti da Carlo Rambaldi e un reperto originale del film E.T. l’Extraterrestre, testimonianze preziose della sua carriera cinematografica. Tuttavia, per tutta la durata della mostra, rimane stabilmente esposta una scultura celebrativa realizzata appositamente per il centenario: “E.T. the Extra-Terrestrial – Anatomic Head Sculpture – 100th Anniversary”, firmata dal direttore creativo della Fondazione, Fabio Dal Molin.

Un’opera intensa e simbolica, che riporta Carlo Rambaldi idealmente tra gli artisti, con gli artisti, come presenza viva e partecipe nel dialogo creativo contemporaneo.

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Nella foto, Daniela Rambaldi accanto all’opera di Irene Veschi

INTERVISTA A DANIELA RAMBALDI
Cosa rappresenta per lei questo centenario, tra affetto personale e impegno istituzionale?
È un’emozione profonda e una responsabilità grande. Non si tratta solo di ricordare Carlo Rambaldi, ma di far vivere la sua visione nel presente, ispirando nuovi percorsi artistici e culturali.

Se suo padre potesse osservare la tecnologia di oggi, come pensa che reagirebbe?
Sarebbe affascinato, ma anche attento. Lui ha sempre creduto che la tecnologia dovesse servire l’emozione umana, non sostituirla. Avrebbe apprezzato l’intelligenza artificiale solo se guidata dalla sensibilità artistica.

C’è un oggetto o uno strumento che racchiude il suo approccio creativo?
Una piccola scatola con fili, molle e viti che teneva sempre con sé. Era il suo kit segreto per dare vita alle sue creature. Oggetti semplici, ma con dentro l’ingegno puro.

Cosa del Rambaldi pittore e disegnatore andrebbe riscoperto?
La sua produzione pittorica è meno nota, ma straordinaria. Aveva un immaginario onirico, fatto di simboli, paesaggi interiori e visioni senza tempo. Era la sua voce più intima.

La mostra si presenta come un ponte tra culture. Quanto è importante oggi costruire questi legami?
Essenziale. In un mondo sempre più diviso, l’arte è uno dei pochi linguaggi capaci di creare empatia vera. Questa mostra vuole essere un atto di unione, di ascolto e di scambio.

Sono nate collaborazioni tra gli artisti delle due sponde?
Sì, alcune connessioni si sono già trasformate in progetti. Altri artisti stanno organizzando scambi e residenze. È la prova che l’arte è un seme che germoglia ovunque trovi terreno fertile.

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Daniela Rambaldi

Che ruolo hanno i giovani nella visione futura della Fondazione Rambaldi?
Un ruolo centrale. Vogliamo coinvolgerli attraverso percorsi scolastici, workshop, contenuti digitali. Non solo per far conoscere Carlo Rambaldi, ma per trasmettere i suoi valori: manualità, sogno, umiltà.

C’è un progetto artistico italiano recente che suo padre avrebbe amato realizzare?
Forse qualcosa legato alla mitologia mediterranea. Amava le leggende e i mostri antichi. Avrebbe reso vivo un Ulisse, o dato corpo alle creature dell’immaginario calabrese.

Come cambierà la Fondazione dopo questo centenario?
Diventerà più internazionale e interdisciplinare. Vogliamo creare una piattaforma stabile per connettere cinema, arte, educazione e tecnologia, partendo sempre dal cuore umano della creazione.

Una frase che suo padre le ha lasciato come guida?
“Fai che la mano e il cuore si muovano insieme.” È il riassunto perfetto della sua arte.

La scultura esposta a Vibo Valentia è un simbolo forte. Come nasce?
Nasce dall’idea di Fabio Dal Molin, nostro direttore creativo, che ha voluto omaggiare papà riportandolo tra gli artisti della mostra. È una presenza simbolica, ma viva. È Carlo che guarda ancora il mondo attraverso gli occhi di E.T.

Oggi, qual è il vero “effetto speciale”?
La capacità di emozionarsi. Siamo saturi di tecnologia, ma assetati di meraviglia. Mio padre usava la tecnica per accendere il cuore. Ed è lì che avveniva la magia.

*
In un tempo in cui lo stupore sembra delegato alla tecnologia e l’immaginazione si confonde con l’effetto visivo, Carlo Rambaldi ci ricorda che l’autentico incanto nasce da mani che pensano e da cuori che creano.

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Daniela Rambaldi

Attraverso questa mostra, la sua eredità non viene solo celebrata, ma rilanciata. I fili che muoveva per dare vita a E.T. oggi uniscono artisti, continenti e generazioni. E quella scultura simbolica – posta lì, in mezzo agli altri, tra opere diverse e anime affini – ci racconta che l’arte, se autentica, non invecchia mai. Respira ancora, guarda ancora, ama ancora.

È così che il sogno di Carlo Rambaldi continua. Non in un museo statico, ma nello sguardo meravigliato di chi ancora sa commuoversi davanti alla bellezza.

ILARIA SOLAZZO

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