“La luminaria delle memorie” è il romanzo di Rosaria Micale con la prestigiosa prefazione della giornalista Rai, Giuseppina Paterniti (“Questo bel libro di Rosaria Micale attraversa un secolo di storia ed è un omaggio a una donna scomparsa, Nunziata Noto, emigrata negli Stati Uniti all’inizio del secolo scorso. Di lei si perdono le tracce nonostante le ricerche della polizia di New York e dei familiari. Un dolore immenso per la famiglia rimasta in Sicilia e per i familiari con cui viveva”, scrive). È pubblicato con la Casa Editrice – Kimerik (Patti – Messina).

Un libro che “attraverso i fili della memoria intende dare valore alle radici siciliane”: dell’autrice, al suo paese, alla famiglia, ai ricordi dell’infanzia e della storia di vita delle due protagoniste, che “come in un puzzle, si intrecciano con quelle di altre donne”, dichiara al microfono de La Voce del Nisseno.
Questo libro racconta di Amelia, la prima protagonista la quale, dopo aver vissuto per alcuni anni a Milano, ritorna in Sicilia e “le consentirà – aggiunge Rosaria Micale – di scoprire un mondo per lo più al femminile, che ritrova grazie alla luminaria della memoria, ovvero alla luna siciliana, metafora della luce interiore, che dolcemente riporta dignità alla memoria di alcune donne del primo Novecento, in modo particolare a quella della prozia Nunziata Noto”.
Questa storia è vera, “in quanto mia prozia”, sottolinea l’autrice. La quale, aggiunge, “scomparve in America al tempo della grande emigrazione. Non si è mai saputo più nulla di questa donna, che io immagino sia stata rapita da un sedicente innamorato e molto probabilmente, finita nella trappola della tratta delle bianche”.
I ricordi di Amelia, nella seconda parte del libro, si intrecciano con quelli della seconda protagonista, giornalista freelance che porta il suo stesso nome e che vive a Milano. Inviata a New York per un servizio sulle tradizioni degli italo-americani, vivrà la tragedia delle Torri Gemelle che per la giovane donna costituirà un momento di maturazione sia sentimentale che esistenziale.
Il ritorno in Sicilia, a Capondò, sarà fondamentale per poter riprendere in mano la sua vita, ricominciare e vivere il rapporto sentimentale con Khaled, conosciuto a New York nei giorni immediatamente successivi alla tragedia, che ha sconvolto il mondo. Una caratteristica, per quanto riguarda la lingua, è il voler dare valore alle altre forme di linguaggio, che sono la cifra dell’interpretazione della realtà, quali il dialetto siciliano e il broccolino, “la varietà linguistica parlata durante l’emigrazione a Little Italy – spiega la scrittrice – e utilizzata anche per la corrispondenza epistolare con i propri familiari”.
“Per ultimo il riconoscimento del valore dell’amore, che va al di là di ogni pregiudizio e che infonde l’asse portante della vita, ovvero la speranza”, chiosa Rosaria Micale. La brava autrice siciliana ha partecipato alla Fiera di Francoforte, al Salone del libro di Torino, alla Fiera di Roma e ad altri eventi.

Rosaria Micale è nata a Salemi, nel trapanese, 68 anni addietro, ma è originaria di Capo d’Orlando (in provincia di Messina), dove attualmente risiede. È laureata in Filosofia presso l’Università di Palermo. Ha partecipato a diversi concorsi di poesia ottenendo premi e riconoscimenti, in modo particolare per la poesia in vernacolo.
Nel 2007 ha pubblicato il libro di fiabe “Il giardino di Petra” (Yorick editore). Nel 2014 il romanzo fantasy “Il bambino che raccontava le favole” (sempre con Yorick editore). I suoi libri sono stati oggetto di lettura in diverse scuole del comprensorio nebroideo.
MICHELE BRUCCHERI
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