per noi socialisti
La mimosa

Per Noi Socialisti: La Festa della Donna una società di uguali, celebrata in tutto il mondo ed organizzata per la prima volta dal Partito Socialista d’America a New York, nel 1909. Già nel 1922 c’è stato un primo, timido tentativo di celebrazione anche in Italia. Poi, nel 1977, le Nazioni Unite hanno deciso di ufficializzarla come celebrazione mondiale.

“E’ facile essere una femmina, bastano un paio di tacchi a spillo e abiti succinti… ma per essere una donna devi vestire il cervello di carattere, personalità e coraggio” (Rita Levi Montalcini).

L’abitudine di regalare rametti di mimosa è iniziata nel 1946 quando il segretario del Pci Luigi Longo chiese alle parlamentari del dopoguerra, che quell’anno ebbero per la prima volta diritto al voto, quale sarebbe stato il fiore più adatto. In Italia sono state due attiviste per la parità di genere, Rita Levi Montalcini e Teresa Mattei. Perché sono i primi a sbocciare anche se non ancora in primavera. In Francia per esempio si regalano violette o mughetti. Sono passati 75 anni da quella prima volta…

Oggi alle donne si riconoscono gli stessi diritti degli uomini, ma, come puoi vedere in tanti grafici, la loro condizione non è di effettiva parità. L’8 Marzo ricorre la giornata internazionale dei diritti della donna per ricordare sia le conquiste sociali, economiche e politiche, sia le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono ancora oggetto in molte parti del mondo. Il numero dei femminicidi è rimasto praticamente invariato. Gli anni dell’adolescenza e della prima giovinezza segnano il passaggio dall’età spensierata del gioco agli impegni e alle responsabilità dell’età adulta.

I valori maturati in questi anni possono servire ai giovani di oggi a costruire per il domani una società di uguali. Anche se giuridicamente hanno ottenuto l’uguaglianza di trattamento sul lavoro, nei momenti di crisi si sono verificati casi di donne rimaste senza lavoro. Nei paesi del benessere, c’è chi vive ai margini della società, senza casa, senza lavoro, senza mezzi di sussistenza. Di fronte a casi come questi si può parlare di uguaglianza dei cittadini in dignità, diritti e potere?

<Tutti gli uomini nascono liberi ed uguali in dignità e diritti> si legge nell’art. 1 della <Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo > approvata nel 1948 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite e riconosciuta da quasi tutti i popoli del mondo. La Costituzione del nostro Paese, in vigore anch’essa dal 1948, afferma all’art.3: <Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali>.

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La mimosa

Ma che cosa significa che gli uomini sono uguali? E poi lo sono davvero?! In realtà gli uomini sono molto diversi fra loro, e non soltanto, come è naturale, per le loro caratteristiche fisiche, ma anche per la loro condizione sociale, per i <differenti privilegi di cui alcuni godono a danno degli altri; come l’esser più ricchi, più onorati socialmente, più potenti…> (Rousseau). Ma l’art. 3 della Costituzione, quando afferma che tutti hanno pari dignità e sono uguali davanti alla legge, stabilisce un principio molto importante, al quale deve ispirarsi il comportamento dei singoli e della comunità: sia gli individui che lo Stato devono sempre avere presente che tutti i cittadini sono ugualmente degni di rispetto; che tutti allo stesso modo devono obbedire alle leggi; che tutti ugualmente possono esercitare il potere politico, cioè possono prendere parte alle decisioni che riguardano la vita della Nazione.

Nonostante questa affermazione di principio, nella nostra società non tutti godono della medesima considerazione. Nel nord alcuni nutrono pregiudizi e diffidenza nei confronti degli emigrati provenienti dal Sud, specie se di modeste condizioni. Le donne sono poi ancora discriminate sul lavoro e nella vita sociale: trovano difficoltà ad affermarsi in certe professioni, talvolta sono guardate con diffidenza se ricoprono ruoli importanti nella società, – solitamente riservate agli uomini – o se svolgono attività nei sindacati o nei partiti.

Nel nostro Paese ancora nel 1981, risultava ancora analfabeta circa il 3% della popolazione e precisamente il 3,8% delle donne e il 2,2 % degli uomini. Oggi la festa della donna ha assunto un aspetto più commerciale infatti il nome del fiore “mimosa” è applicato a tutto, dalle caramelle alla pizza, e col giallo che è diventato il colore della celebrazione in modo arbitrario.

My friends buon 8 e 19 Marzo e ricordate: “Se vuoi che venga detto qualcosa chiedi a un uomo, se vuoi che venga fatto qualcosa, chiedi a una donna” ( M. Tatcher).

FELICIA ISABELLA BUTERA

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