possibilità di riscatto
La scrittrice Cinzia Luigia Cavallaro

“A tutti è data una possibilità di riscatto e crescita interiore”. Cinzia Luigia Cavallaro, ad un certo punto della nostra intervista, mi consegna il titolo di questa piacevole e interessante conversazione. A distanza di un decennio dall’ultimo incontro per La Voce del Nisseno, torniamo a parlare di scrittura e letteratura, dei suoi progetti e dei suoi sogni.

Milanese di nascita, vive in Brianza. Era rimpatriata da Londra, dove aveva conseguito certificazioni di lingua e letteratura inglese. Scrittrice intensa e profonda, poetessa delicata e acuta, traduttrice raffinata e brillante, ha pubblicato progetti pregevoli. La sua attività culturale è viva e di notevole spessore.

Cinzia Luigia Cavallaro ha, inoltre, ricevuto diversi e prestigiosi riconoscimenti, sia per la poesia che per la narrativa. Eccola al nostro microfono per parlarci del romanzo mainstream “Le rive della tua giovinezza”. E non solo. A tutti, indubbiamente, è data la possibilità di riscatto e di crescita interiore. Assai interessante, a nostro avviso, quando ci “parla” di libri e film.

“Le rive della tua giovinezza”, a tua firma, è un romanzo mainstream. Di cosa si tratta?

La narrazione riguarda uno spaccato di vita riconducibile alla tematica dell’Aids negli anni ’90. Rappresentando tutte le stigmatizzazioni, l’emarginazione e la mancanza di cure efficaci, con il conseguente stillicidio di giovani vite. Vittime commemorate in Candle Light Memorial, coperte colorate, coccarde rosse, pubblicità progresso. E tanto dolore.

Ma non è soltanto questo?

Ma non è solo questo, appunto: è anche il percorso interiore del protagonista verso un cambiamento profondo che migliorerà la sua vita. Il suo sguardo sulla realtà cambierà radicalmente e lo renderà sereno. A dispetto della più grande prova della sua giovane vita.

CINZIA LUIGIA CAVALLARO scrittrice
La scrittrice Cinzia Luigia Cavallaro

So che il titolo è l’ultimo verso di una poesia della grande Alda Merini. È così?

Sì, è esatto. Il titolo corrisponde all’ultimo verso di una poesia di Alda Merini tratta dalla raccolta Magnificat. Le rive della tua giovinezza sottendono la fiducia nella vita comunque vada, invitandoci a dire sì agli eventi, anche se apparentemente catastrofici nel momento in cui accadono. Se si prende questo come modello di vita esemplare, l’abbandonare queste rive significa perdere la strada maestra, la retta via. Ciò si riconduce al protagonista che, con la sua tossicodipendenza e malattia, si perde per poi ritrovarsi.

Tu, nella vita, sei più pessimista o più ottimista?

Più ottimista anche se con qualche accenno momentaneo di pessimismo. Con il tempo ho imparato a cogliere almeno un lato positivo anche nelle situazioni più negative.

Come hai vissuto la pandemia da Coronavirus?

Certamente con uno shock iniziale, anche perché ci ha toccato da vicino con due lutti. Il primo lockdown forzato mi ha però regalato del tempo per leggere. Ma soprattutto scrivere. Questo è forse l’unico lato positivo del quale ti parlavo prima.

Il protagonista del tuo libro, tossicodipendente, si perde per poi ritrovarsi. Quali sono i messaggi che intendi trasmettere o far conoscere con il tuo progetto editoriale?

CINZIA LUIGIA CAVALLARO le vie della giovinezza
“Le rive della tua giovinezza”

Mi sembrava interessante narrare di quel periodo e di quella malattia infettiva per sottolineare quanto fossero forti i pregiudizi e lo stigma sociale. Inoltre, con uno sguardo più interiore, ho voluto rappresentare un percorso verso la ricostruzione della vita del protagonista a dimostrazione che a tutti è data una possibilità di riscatto e crescita interiore. Tutte queste tematiche sono molto presenti anche oggi ma con modalità e in contesti molto differenti. Pertanto è una narrazione attuale nei contenuti, ma con una connotazione temporale molto precisa. Quindi può essere conosciuta meglio dai lettori più giovani e rispolverata dalle generazioni che l’hanno vissuta.

Vanti un intenso impegno culturale ed editoriale. Qual è il bilancio della tua attività?

Certamente positivo. Negli ultimi anni si sono palesate sul mio cammino nuove possibilità in ambiti diversi, quali l’essere membro attivo di associazioni culturali e giurata in concorsi letterari. Ottime opportunità che mi hanno fatto crescere culturalmente e umanamente.

Continua…

Dal punto di vista editoriale ho pubblicato Luce e fiamma nel febbraio 2016, la mia più recente raccolta poetica edita. È ora pronto il mio ultimo romanzo che è prenotabile dalla pagina dedicata sul sito di Bookroad. Essendo un progetto editoriale in crowdpublishing è fondamentale raggiungere l’obiettivo affinché venga stampato e distribuito in libreria.

Circa undici anni addietro, t’intervistai. In questo lasso di tempo, quali sono state le principali tappe della tua vita?

Sono successe molte cose e per fortuna nulla di disastroso. Se dovessi riassumere in poche parole ti posso dire che si è accresciuta la mia fede e la mia necessità di scrivere. Si sono rafforzati i rapporti famigliari con gli inevitabili cambiamenti dati dal tempo che passa e anche quelli amicali, punti sempre più fermi della mia vita. E come ti dicevo prima, dal punto di vista letterario, posso condividere con altre persone a me vicine l’amore per la scrittura, la lettura, l’arte, la poesia.

Qual è stato l’ultimo libro che hai letto?

Sunset limited di Cormac McCarthy: decisamente una piacevole scoperta per la struttura a due voci e le tematiche affrontate. Poi ho riletto per la terza volta Lettera di una sconosciuta di Stefan Zweig. Mi sono concessa dei libri brevi ma non per questo poveri di contenuti, anzi. Questo prima di affrontare L’idiota di Dostoevskij che mi aspetta sulla terza mensola della libreria in salotto.

E l’ultimo film che hai visto?

La casa dei libri (The Bookshop) diretto da Isabel Coixe e basato su un romanzo del 1978 di Penelope Fitzgerald. È forse la prima volta che, a mio parere, il film supera il libro. Una vera opera cinematografica: intensa, ricca di bellezza e di coraggio, con scene che sono dei veri quadri d’autore. E naturalmente i libri. Lo apprezzo decisamente di più in lingua originale perché in italiano perde sfumature importanti ed intensità di significati.

Hai la possibilità di scrivere un biglietto e di inserirlo in una bottiglia, da lanciare a mare aperto. Qual è il tuo messaggio?

In questi tempi così incerti e dolorosi voglio fare mie le parole di William Shakespeare in Macbeth, Atto IV scena III: Date parole al dolore: il dolore che non parla bisbiglia al cuore sovraccarico e gli ordina di spezzarsi.

MICHELE BRUCCHERI

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Cavallaro Cinzia Luigia – Giraldi Editore