Barbara Enrichi, nel corso della sua carriera professionale, ottiene numerosi premi e lavora con molti bravi registi  

Si racconta con genuina semplicità e straordinaria naturalezza la versatile attrice toscana Barbara Enrichi. Un’artista che incanta gli spettatori. Dimostrando palesemente la sua bravura multiforme e brillante. Senza peli sulla lingua e schiettamente dichiara: «Il cinema è la mia passione e grande amore».

Barbara Enrichi, nel corso della sua carriera professionale, ottiene numerosi premi e lavora con molti bravi registi: Alessandro Benvenuti, Francesco Nuti, Neri Parenti, Leonardo Pieraccioni e Ugo Chiti, solo per menzionarne alcuni. Film importanti, su cui spiccano sicuramente «Il ciclone» (nel 1997 vinse anche il prestigioso premio David di Donatello come miglior attrice non protagonista) e «Fuochi d’artificio». Cinque anni addietro, inoltre, pubblica un libro dal titolo «In fondo alla passione» (Stranamore Editore). «Variabili femminili» è un documentario a sua firma. La sua vera regia. Un progetto alquanto significativo ed interessante. Insegna recitazione cinematografica.

Quando nasce la tua passione per il teatro?

«La mia passione per il teatro nasce molto tempo fa, nel 1983 a Tavarnelle Val di Pesa, un piccolo paese nel cuore del Chianti, sulle colline fra Firenze e Siena. Avevo iniziato a interessarmi di recitazione e appena mi è giunta voce che il maestro Ugo Chiti avrebbe tenuto un laboratorio teatrale proprio nel mio paese, mi sono iscritta subito. In capo a tre anni, con altri tre laboratori, si era costituita la Compagnia Arca Azzurra e abbiamo iniziato le tournée di spettacoli meravigliosamente scritti da Ugo Chiti, nostro regista e drammaturgo. Da lì è cominciata l’avventura e la passione, che ancora mi sostiene, diventando un lavoro da professionista (…)».

Come e con chi ha inizio la tua carriera cinematografica?

«Durante la mia collaborazione con Chiti e con la rappresentazione degli spettacoli in teatri sempre più prestigiosi, sono stata notata da Francesco Nuti e da Alessandro Benvenuti che mi hanno chiamata per interpretare ruoli per i loro film. In particolare ricordo il giorno in cui Alessandro Benvenuti mi chiamò a Roma per affidarmi il ruolo di Cinzia nel film ‘Benvenuti in casa Gori’, come uno dei più belli e importanti della mia carriera. Sul copione con la copertina grigia argento era segnato il mio nome con accanto il ruolo che avrei interpretato e che avrebbe cambiato la mia vita (…)».

Dopo Alessandro Benvenuti e Francesco Nuti, ci sono ben tre film importanti con Leonardo Pieraccioni. Mi racconti quelle esperienze?

«Con Leonardo Pieraccioni è nata una sorta di complicità lavorativa e di amicizia che ci ha tenuto legati per lungo tempo. Iniziata con il fil ‘I laureati’, sfociata con il film ‘Il ciclone’ e proseguita con il film ‘Fuochi d’artificio’. Pieraccioni mi aveva cercata, quando ancora non si usavano i cellulari, mentre ero in tournée teatrale in Sardegna e mia madre aveva segnato il numero in maniera errata, perciò non ho potuto richiamarlo. Per fortuna, oppure veramente pensava fortemente a me per quel ruolo, mi ha ricontattato e così ci siamo incontrati in centro a Firenze, dove mi ha proposto un ruolo nel suo primo film. Lui è arrivato in motorino, questo a conferma che veramente l’immagine di Levante ne ‘Il ciclone’ era proprio lui. Reciproca simpatia e stima ci ha portati a lavorare insieme. Secondo me potremo veramente essere fratello e sorella, fra l’altro ho anche un fratello che si chiama Leonardo…».

 

Con la pellicola cinematografica «Il ciclone» vinci il prestigioso Premio David di Donatello come miglior attrice non protagonista. Come ricordi quel ruolo impegnativo, Barbara?

«(…). Ricordo ancora la serata della premiazione del prestigioso David di Donatello come uno dei giorni più emozionanti della mia vita. Ero incredula e stupita, non mi aspettavo di poter vincere, e così è stato anche più gratificante».

Quali sono i tuoi valori di riferimento?

«L’onestà verso se stessi e gli altri».

Quale consiglio ti senti di dare a chi voglia intraprendere il percorso di attore o del mondo dello spettacolo?

«In sintesi? Studiare recitazione, essere determinati e avere passione per il proprio lavoro».

MICHELE BRUCCHERI