Redazione Online – POLITICA. A dirlo sono Collettivo Letizia (Gianfranco Cammarata), Meetup San Cataldo 5 Stelle (Adriano Bella) e Riprendiamoci la Città (Ennio Bonfanti) con una nota stampa

L’assessore regionale per le Autonomie Locali e la Funzione Pubblica, di concerto con l’assessore per l’Economia, il 25 marzo ha decretato il riparto di 5 milioni di euro ai Comuni siciliani che nell’anno 2019 hanno superato la soglia del 65% di raccolta differenziata in materia di rifiuti urbani.

Dei 134 Comuni beneficiari, soltanto 9 sono della provincia nissena, ai quali arrivano, come manna dal cielo, somme variabili da un minimo di 22.767,22 euro (Montedoro) ad un massimo di 31.008,22 euro (Butera).

Si sarebbe certamente aggiunta anche San Cataldo, se il 26 marzo del 2019 non fosse stato ingiustamente decretato lo scioglimento del Consiglio comunale. A dirlo – tramite una nota stampa – sono Collettivo Letizia (Gianfranco Cammarata), Meetup San Cataldo 5 Stelle (Adriano Bella) e Riprendiamoci la Città (Ennio Bonfanti).

La città di San Cataldo nel mese di agosto del 2018 aveva superato il 62% di raccolta differenziata e con le progressive azioni messe in campo (il controllo assiduo delle attività di raccolta e i consolidati buoni comportamenti dei cittadini) sicuramente nel 2019 si sarebbe superata la soglia del 65%.

Purtroppo, anche questa boccata d’ossigeno è venuta meno e continuiamo ad assistere nel settore rifiuti nel non rispetto di un contratto oramai vecchio di due anni. Non possono quindi essere certi artati proclami a esaltare il lavoro della Commissione prefettizia. I fatti parlano chiaro.

Non sono stati attivati: fin dal primo giorno dell’inizio attività di n° 1 Centro Comunale Raccolta; entro 30 gg “La Carta della qualità dei Servizi”, nonché effettuare Consultazioni e verifiche; di una sede aziendale/centro servizi di idonei locali e/o aree da adibire a spogliatoio, sevizi igienici, docce destinate al personale operante ubicati nel comune di San Cataldo e di ufficio relazioni con il pubblico.

Ed ancora: nelle modalità di esecuzione spazzamento manuale, non viene svolta la rimozione delle erbe infestanti sui marciapiedi, su tutte le superfici pavimentate delle piazze e luoghi privati soggetti ad uso pubblico, e in generale, sulle cordonature delle superfici pavimentate e manca, il personale dislocato nelle zone previste, con operatore dedicato con Apecar; la pulizia ordinaria dei percorsi pedonali di giardini e parchi, con asporto di ogni materiale abbandonato.

Ed inoltre: la mancata distribuzione di contenitori, proposti per la raccolta di rifiuti pericolosi etichettati “T” e/o “F”, per i Toner/cartucce, per la raccolta di pile e accumulatori; la mancata attivazione della Campagna di comunicazione e sensibilizzazione prevista nel piano di comunicazione; la mancata installazione di n. 20 cestini stradali a 3/4 sezioni per il conferimento differenziato dei rifiuti prodotti dagli utenti di passaggio, in sostituzione di quelli classici esistenti, e di n. 10 contenitori per la raccolta delle deiezioni canine.

Ed infine: la non tracciabilità totale dei rifiuti tramite trasponder; la non attivazione della raccolta stradale e trasporto di sfalci e potature; le sporadiche pulizie delle caditoie; la non attivazione, con frequenza giornaliera, del ritiro a domicilio degli ingombranti e RAEE previa prenotazione a numero verde gratuito; la non attuazione, nei termini stabiliti dal contratto, dove il gestore deve assicurare la pulizia/spazzamento a frequenza settimanale degli spazi e viali interni allo stesso cimitero, impegnando 8 operatori per ciascuno turno di pulizia.

Chissà se un giorno sapremo mai perché è accaduto tutto questo e “chi” ha potuto trarre vantaggi da un disastro senza precedenti, che ha fatto sprofondare lentamente la città in un mare di fango immeritato, come sugellato senza mezzi termini da tre corti giudicanti.