pepi merisio
Barbara Eramo e Stefano Saletti alla mostra

Grande successo per la mostra del fotografo Pepi Merisio dedicata al gioco, inaugurata a Trevi presso Villa Fabri a fine giugno. I suggestivi scatti realizzati da uno dei più affermati Maestri della fotografia italiana del Novecento scomparso lo scorso febbraio, non potevano non destare l’interesse di un grande musicista e compositore quale Stefano Saletti che, insieme a Barbara Eramo, in rappresentanza della Banda Ikona, ha voluto visitare l’esposizione in occasione del loro concerto “Mediterraneo ostinato” ospitato il 26 luglio nella splendida cornice di Villa Fabri.

Entro questo scenario il gruppo ha restituito un racconto musicale utilizzando il Sabir, la lingua del mare, dei porti, dei pescatori e dei marinai del Mediterraneo, la lingua del possibile dialogo, che unisce italiano, francese, spagnolo e arabo in un unico flusso sonoro, per restituire un affascinante folk world-mediterraneo, meticciato.

Attraverso scatti poetici e immediati realizzati dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta, la mostra, aperta fino al 3 ottobre prossimo, presenta il tema del gioco come Merisio lo ha colto, visto e percepito nella quotidianità dove si muovono e si incontrano giovani, adulti, bambini con le loro storie dove il richiamo del divertimento diventa occasione per stare insieme e vivere momenti di svago e liberta, di entusiasmo e anche competizione.

Curata da Flavio Arensi, l’esposizione “Pepi Merisio. Gioco!”, patrocinata dal Comune di Trevi in collaborazione con il Complesso Museale di San Francesco, pensata quale omaggio a Giuseppe Merisio, detto Pepi (Caravaggio 1931 – Bergamo 2021) ruota intorno al tema del gioco che permette di tornare a vivere la spensieratezza propria del fanciullo e a prendere distanza da un atteggiamento volto solo a considerare sé stessi non preoccupandosi degli altri.

Il gioco oltre a permettere di essere sé stessi, aiuta ad uscire da un ruolo assegnato in cui non sempre ci si riconosce, e a riguardo così scrive il curatore Arensi: “Il gioco è l’alfabeto più immediato, quello che toglie i protagonisti dalla necessità di sentirsi in un ruolo predefinito, mettendoli nella condizione di rivelarsi. Il lavoro di Merisio ha per lo più questo indirizzo: lasciare che le cose accadano, si rivelino per quello che sono, mentre sta all’osservatore cercare di capire ciò che vede stampato”.

Attraverso questi scatti viene restituita una panoramica di un pezzo della storia reale di un’Italia dove protagoniste sono le persone e gli spazi dove esse si muovono, sia essi legati a scorci di paesaggi naturali, sia essi riferiti a strade e cortili di luoghi abitati da gente semplice e dalla profonda autenticità. Momenti di vita quotidiana in cui il tempo sembra fermarsi perché il contesto del gioco lo permette poiché tutto è lasciato fuori dal senso del dovere e dell’essere ad ogni costo all’altezza della situazione.

pepi merisio
Basket in Seminario, Bergamo 1964

Con amore e spontaneità Merisio ha saputo cogliere la concretezza delle persone in ogni fase della vita restituendone sorrisi, sguardi malinconici e sereni con quella sincerità che li rende profondamente veri e li fa sentire ancora più vicini a chi con gli occhi entra nel loro mondo. Ogni scatto restituisce l’autenticità e la poesia di un gesto, di uno sguardo entro un contesto che in quell’immagine, con la sua essenza, resta nel tempo.

Così afferma Pepi Merisio “in fotografia, decisivo non è l’attimo, ma lo sguardo di chi sa cogliere l’istante irripetibile di un momento, il dettaglio di ciò che appare. È sempre il fotografo che decide quando è il momento decisivo”. In ogni immagine si può scoprire un’emozione, come sostiene Merisio: ”Ci commuoviamo davanti a quei volti, quegli occhi, quelle mani di persone che magari non ci sono più”.

Questa esposizione rappresenta il primo passo importante per il potenziamento della città di Trevi e della Regione, ed inoltre il successo di critica e pubblico che sta riscuotendo ha confermato negli organizzatori e nell’amministrazione comunale l’idea iniziale: investire nella cultura valorizza il territorio e aiuta la ripartenza con nuovi obiettivi positivi e propositivi, specie dopo un periodo difficile legato al Covid-19.

SILVANA LAZZARINO

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