INCONTRI FAMOSI. Michele Bruccheri intervista l’attore siciliano. Lavora per tv, teatro e cinema. È stato incontrato a Canicattì prima di uno spettacolo assieme all’attrice Debora Caprioglio 

 
 Michele Bruccheri e Gianfranco Jannuzzo

 

 

Quando Gianfranco Jannuzzo parla, incanta e seduce. Con generosità, si racconta a La Voce del Nisseno. È fluviale, affabile e fine. Un grande attore teatrale, ma anche un brillante commediografo. Teatro, cinema e televisione sono il suo pane quotidiano. Prima dello spettacolo a Canicattì, mi rilascia una lunga intervista. Siciliano, nativo di Agrigento, da tanti anni ormai vive a Roma. Alto, in forma, 65 anni ben portati. “Deve essere il merito ad andare avanti, è questa la vera soddisfazione”, sottolinea. Nel corso della nostra piacevole conversazione, si lascia andare a parole dialettali. Rendendolo ancora più simpatico e divertente.

 

Attore siciliano, nato ad Agrigento, da molti anni vivi altrove: a Roma. Stasera sei qui a Canicattì dove presentate “Alla faccia vostra”. Di cosa si tratta?

È una commedia che parla del fatto che il denaro ci condiziona fortemente, nel bene e nel male. Con i soldi si possono fare cose meravigliose: costruire ospedali, assicurare il futuro di un bambino, studiare, fare un regalo alla propria moglie o marito, quindi la dignità del lavoro e del soldino guadagnato con il sudore della fronte. Ma con i soldi si possono fare guerre, si possono comprare droghe, fare porcherie di ogni tipo…

 

Ma in questo spettacolo con Debora Caprioglio si ride molto.

In questo spettacolo dove si ride moltissimo perché è una commedia francese, siamo sette attori che ci divertiamo molto nell’interpretare questi personaggi, ci sono – dopo aver riso, scherzato, perché si esorcizza la morte -, personaggi molto negativi. Danno il peggio di sé. Perché muore un signore che si immagina miliardario e tutti si precipitano, non perché sono addolorati ma perché vorrebbero dividersi la fetta più grossa di questa torta. E quindi finiamo col dare il peggio di noi. Diventiamo aridi, avidi, l’un contro l’altro armati… Insomma, è molto divertente perché alla fine questi personaggi, soprattutto quello di Debora e il mio, siamo gli unici che ci alleiamo per avere questo fine ultimo. Siamo negativi, però simpatici. Non ci va bene nulla, diventi una specie di Paperino, la canaglia simpatica.

 

Diventate simpatici al pubblico, appunto.

Sì (ride, ndr). Diventiamo simpatici al pubblico. Alla fine volevo dirti questo, Michele, che c’è una specie di morale alla Moliere. Il regista ha voluto – era suggerito dal testo – stigmatizzare il fatto, alla fine c’è un monologo e parlo per tutti i personaggi… Dico: ma questo non sono io, da ragazzo volevo cambiare il mondo, sognavo cose bellissime, militavo a sinistra, mi prendevo le manganellate perché urlavo contro le ingiustizie sociali, portavo i pacchi agli anziani negli ospizi, insomma ero un buono. C’è questo monologo finale che piace molto al pubblico.

 

Com’è Debora Caprioglio, insieme a te, in scena?

Debora è un’attrice che ho inseguito per anni. Nel nostro mondo dove tutti ci conosciamo, ma siamo anche molto ipocriti, dove gli attori si baciano e si abbracciano, poi quando uno si vota e si firria lo si pugnala alle spalle… In realtà, Debora mette d’accordo tutti. Intanto è una bravissima attrice. Ha dimostrato in questi ultimi anni di saper fare cose anche molto diverse fra loro: il monologo, la parte drammatica, quella comica. È molto versatile. Molto seria. Come me, fa da esempio anche per gli altri. Non fa capricci, non ha atteggiamenti precostituiti. Non fa la diva, non se la tira… ecco! Per dirla in un modo comprensibile per tutti. Non è presuntuosa. È una persona molto concreta, quindi è una compagna di lavoro straordinaria. E anche gli altri attori che abbiamo scelto con il regista sono uno più straordinario dell’altro. 

 
 Il giornalista Michele Bruccheri e l’attore Gianfranco Jannuzzo

 

Hai lavorato con tanti registi e numerosi attori. C’è qualcuno che ricordi con piacere, gioia e affetto?

Li ricordo tutti, Michele. Da tutti, ho imparato qualcosa. Da questo punto di vista, sono un privilegiato. Intanto, ho studiato con Gigi Proietti. Inutile parlare di Gigi, è un colosso. Un mostro sacro. Ed è molto generoso, è uno di quegli attori che sa insegnare il mestiere ai ragazzi. A trasmetterne la serietà, a metterne in risalto la gioia, la bellezza, il gioco. Che è un gioco serio, però (ride, ndr). Poi ho lavorato con Garinei e Giovannini nel Sistina per diciotto anni consecutivi. Spettacoli meravigliosi. Il primo, cominciai da solo, un’apertura di credito straordinaria. Mi mise poi in coppia subito con Gino Bramieri, con il quale ho lavorato per sei anni consecutivi. Anche lì, una specie di università dello spettacolo.

 

Altri nomi?

Valeria Moriconi, Rosella Falk, Turi Ferro, Gabriele Lavia, Antonello Falqui per la televisione… sono veramente fortunato. Ho lavorato con i grandi e da ciascuno di loro, per rispondere alla tua domanda, ricordo di aver preso qualcosa. Di avere imparato qualcosa.

 

Anche tu sei un grande. Sei un autore teatrale, un commediografo. Questa tua passione specifica per il teatro quando la scopri?

Ho scritto per me stesso. Non è che ho scritto commedie…

 

Beh, hai anche ricevuto prestigiosi riconoscimenti.

Per fortuna, sì. Michele, ti ringrazio. Anche una commedia per un attore solo è una commedia. Quando fai un monologo, hai una grande responsabilità. Direi maggiore. Se ho imparato qualcosa da questi grandi, ho imparato che tutti avevano – da comune denominatore – grande rispetto per il pubblico. Le cose le impari per indole nostra. Tu sei siciliano come me e sai di che parlo! Abbiamo un rispetto per gli altri, no?! Ne abbiamo curiosità, sappiamo quanto possiamo arricchirci, dal confronto. Ce l’abbiamo nel nostro Dna. Lavorando con questi nomi che ti ho fatto, ho capito che avevano un grande rispetto per il pubblico. Il pubblico, soprattutto in teatro, fa un grande sacrifico per venire. Pagano un biglietto, devono parcheggiare la macchina, pagano la prevendita… Insomma, è faticoso anche per lo spettatore. Il pubblico, se una cosa è fatta bene, te lo riconosce. La qualità la sa riconoscere. 

 
 Debora Caprioglio, Michele Bruccheri e Gianfranco Jannuzzo

 

Tu torni in Sicilia per lavoro, ma penso anche per qualche vacanza. E per incontrare i tuoi affetti cari. Da Roma come “vedono” la nostra bella Sicilia?

Se ne parla spesso. Nel senso che… i pregiudizi sono cose da cretini. Uno che ha già un pregiudizio, è un cretino. Però detto questo, ci sono persone che hanno il pregiudizio iniziale ma poi si ricredono. A quelli dobbiamo pensare, sempre. La Sicilia non è solo mafia, lupare, coppole, minchiate… Minchiate non lo scrivere (ridiamo insieme, ndr). Quando capiscono che ospitalità abbiamo, che bei posti abbiamo, che ricchezza abbiamo anche nelle diversità, non soltanto linguistiche o culturali, ma anche morfologicamente… tu pensa, l’Etna che cos’è? C’è u suli, u mari e la nivi! Il fuoco, anche, capito?! La Sicilia è tutta così, ci sono contraddizioni straordinarie, ma è ricchezza. È un giardino vero e proprio, al di là della retorica. Poi ci su quattru curnuti che vorrebbero rovinare una cosa che non si può rovinare. Tanto è bella, tanto è perfetta, vicina a Dio… la nostra Sicilia!

 

Mi emozioni, così.

Lo dico con orgoglio, da siciliano. Sono uno che osserva e guarda ciò che sta intorno…

 

Dobbiamo essere orgogliosi di essere siciliani.

Certo che sono orgoglioso di essere siciliano. Vedo la gente com’è, vedo il cuore delle persone, vedo l’affetto, i sorrisi, vedo l’ospitalità, la lealtà, il senso dell’amicizia. Sono tutte cose che abbiamo connaturate, ma ogni tanto ni li scurdammu (ride, ndr). Infatti, quando ci conoscono – spero di avere risposto alla tua domanda – si ricredono.

 

Per quanto riguarda Gianfranco Jannuzzo persona. Qual è la tua principale virtù e, viceversa, dimmi qual è il tuo peggior difetto, ovviamente se c’è?

(ride, ndr). Difetto? Credo di essere pigro. Anche se ho imparato a superare questa mia indolenza. Sono anche un po’ permaloso. Sono difetti che ho cerato di superare in qualche modo. Le critiche non piacciono a nessuno, ma certe volte sono costruttive. Se arriva la critica, vuol dire che c’è qualcosa che non va. Vanno ascoltate. Non ti fermare alla cosa che ti dà fastidio, capisci che è arrivata la critica e fanne tesoro.

 

E la qualità?

La qualità, forse… Beh, quello di cui abbiamo parlato. I pregi mi derivano soltanto dal fatto di essere siciliano.

 

Dall’alto della tua lunga esperienza professionale, se tu dovessi dare un consiglio ad un giovane che voglia intraprendere questo affascinante e difficile lavoro, cosa gli diresti?

Di non tradire sé stessi. Uno davanti allo specchio, lo sa se ha talento. Se è bravo, se può fare l’attore. Lo spettacolo è un mondo durissimo. Perché c’è una concorrenza pazzesca. E ormai è anche diventata sleale. Perché ci sono mezzi di comunicazione talmente forti… si fanno raccomandare dai politici, fanno delle porcate. Deve essere il merito ad andare avanti. È questa la vera soddisfazione. Riuscire a guadagnarsi le cose con i propri mezzi. Abbiamo parlato, all’inizio, di soldi. Che soddisfazione c’è ad avere i sordi arrubbati?!

 

Sono pienamente d’accordo.

Sei d’accordo con me, naturalmente, e ti ringrazio, Michele. Ai ragazzi dico: guardatevi allo specchio, lo sapete se avete talento. Se siete bravi e capaci. Se tradite voi stessi, sarete dei frustrati per tutta la vita. Perché è un lavoro molto duro.

                           

MICHELE BRUCCHERI