LA RECENSIONE. La professoressa Sonia Zaccaria presenta l’opera letteraria dello scrittore

Lo scrittore Filippo Falcone, la professoressa Sonia Zaccaria e l’ex preside Antonio Vitellaro

Sotto un implacabile cielo è il primo tentativo da parte di Filippo Falcone di approdare ad un genere letterario per lui non usuale “La narrativa”. Fino ad ora abbiamo conosciuto Filippo attraverso i suoi lavori storici, i suoi lavori biografici, la sua attività strettamente documentaria. Era giunto il momento “che volge al desìo”, e dal profondo della sua anima è scaturito questo racconto di sé stesso, in uno con il suo territorio di provenienza, che ci ha fatto rivivere emozioni intense di varia natura.

Si tratta di un racconto lungo con un unico protagonista narrante (in simbiosi con il territorio descritto)? O di un romanzo breve con le stesse credenziali? Noi lasciamo il giudizio alla singola unità di misura di ognuno di noi, annotando soltanto che questa esplicazione, in uno Pseudo Pamphlet memorialistico, riesce immediatamente ad esprimere la sensibilità di un uomo, che guarda sé stesso in modo introspettivo nella dinamica della sua vita; e Filippo lo fa con linguaggio semplice e scorrevole, diretto, più governato dal cuore che dalla ragione, almeno negli accostamenti rievocativi e nei ricordi personali. Egli rivede con l’intensità della memoria recente fatti e contesti della memoria remota, a loro volta tramandati in rituali quasi etno-antropologici. Usi e costumi di un tempo trascorso, sedimentati in comportamenti infantili, diventati attuali e naturali ancora durante la sua infanzia, ma adesso irrimediabilmente scomparsi, annegati in un mondo in tempesta dove tutto è appiattito nella superficialità. E’ la testimonianza di un periodo storico, delle relazioni sociali di quel periodo (specialmente quelli familiari… bella la figura di un nonno che in vario modo interloquisce con il nipote) e della sua incidenza di esse nel carattere di un uomo, di un intellettuale che ancora si raccapriccia, si indigna per la impotenza a trasformare la realtà.

Emerge tutto quanto il potenziale evocativo del mondo tragico delle miniere, dello sfruttamento bracciantile; il ruolo che quel mondo ebbe nella formazione culturale e politica di capi popolo, di avanguardie di classe, di gente “di tenace concetto” per dirla con le parole di Sciascia, che hanno saputo vivacizzare la storia delle classi sociali più umili di una intera zona. “Figli del popolo” come Filippo ama ricordarli, che egli stesso ha guardato con devozione e ammirazione, e che ha assunto quali maestri di vita. Uomini scomparsi. Trapassati, con tutto il rimpianto possibile, per dare posto a “sciacalletti e iene” come diceva l’aristocratico don Fabrizio Salina, quando parlava dei gattopardi e dei leoni, degli sciacalletti e delle iene, che si sentono, (anche oggi e per emulazione al ribasso) il sale della terra.

La copertina del libro di Filippo Falcone

Filippo, quasi sempre con toni pacati (molto spesso ironici) rievoca la sua formazione politica, il suo impegno nelle istituzioni (noi tutti sappiamo che Filippo è stato consigliere provinciale e vice sindaco) e la disillusione del cambiamento, della inamovibilità o peggio ancora dell’involuzione della storia. A quel punto sembra farsi strada il pessimismo, il senso della sconfitta, l’abbassamento della guardia, il lancio della spugna sul ring utilizzando un gergo pugilistico a me estraneo.

Ma non è così! Non può essere così in una persona che ricerca la soluzione alle contraddizioni di un’epoca, alle incertezze del momento, alle prospettive di un futuro (immanente nel presente). E Filippo a questo riguardo non lascia dubbi, non rimane come “coloro che stan sospesi” e già nel titolo del suo libro del romanzo breve, del racconto lungo, in quel Sotto un implacabile cielo trova la soluzione… risolve il dilemma. Ed in ciò non poteva non emergere la sua consapevolezza di storico, affidando a questo scorcio di vita di cui egli stesso fa parte il valore di un periodo breve, dove le azioni deboli e impalpabili degli uomini (specialmente di quelli che governano i processi politici) uomini di seconda mano (per non usare sempre la graduazione umana di Leonardo Sciascia omini ominicchi mezzi omini e quaqquaraqua) si sciolgono sotto un cielo implacabile.

E’ la storia dell’uomo e non dei singoli avvenimenti, senza granché notarlo, ad avere il sopravvento, a riassorbire le inconsistenze e le superficialità di oggi nei comportamenti sociali di lungo periodo. Sta in questo la testimonianza di Filippo vox clamans in deserto: a ricomporre questi comportamenti e la cultura che ne deriva in un unico prodotto positivo della storia più genericamente siciliana. Prendiamola quindi con il dovuto rispetto e con la dovuta attenzione ed ascriviamola a quel genere letterario che ondeggia tra la storia e l’antropologia, dove le date non hanno più un senso reale e si perdono nel travaglio sociale di intere generazioni, nella psicologia collettiva di un territorio che non ha dismesso (Sotto un implacabile cielo) la sua vocazione al protagonismo. Questo è quanto. Diremmo. Se non ci fermiamo davanti alle apparenze e conosciamo minimamente l’intelligenza, la creatività e la forza culturale di Filippo Falcone.

SONIA ZACCARIA

(Docente di Filosofia e Storia

al liceo scientifico Alessandro Volta

di Caltanissetta)