di MICHELE BRUCCHERI – L’EDITORIALE. Un breve ritratto sul sociologo e docente universitario che con le sue puntuali analisi ci fa comprendere la realtà. Un intellettuale sensibile e coraggioso

Michele Bruccheri

Racconta la società con singolare acume e precisione svizzera. Ci fa conoscere di più e meglio la persona, ma anche la comunità che è un insieme variopinto di individui. Le sue minuziose analisi sono “fotografia” dell’esistente. Ci narra le istituzioni, i comportamenti singoli e collettivi, ci illustra la famiglia, la scuola, la politica, la devianza, il crimine… Ci descrive chiaramente ed efficacemente, da anni, le relazioni sociali. Lo fa per lavoro. Lo fa anche per il nostro periodico d’informazione La Voce del Nisseno. Usa la parola per descrivere la vita quotidiana.

Conosco Pasquale Petix da trentacinque anni. Ne avevo appena quindici quando ebbi modo di apprezzare la sua robusta preparazione e di ammirare la sua straordinaria personalità. Eravamo in un campo-scuola con la parrocchia. Ci fu un ruvido e appassionato scontro dialettico sui giovani. Ci confrontammo, tutti, civilmente ed aspramente. Il suo ruolo (aveva una dozzina d’anni in più rispetto a noi) fu provocare le nuove generazioni, per far emergere luci ed ombre. E lo fece, come sempre, con grande abilità e acuta intelligenza. Da allora siamo amici fraterni, inseparabili. Di lui apprezzo il rigore morale, la forte tensione etica, l’umiltà dei grandi…

Nel corso degli anni, abbiamo sovente collaborato. Dapprima alla radio, quando spesso lo intervistavo. Poi, nei vari progetti dove era impegnato lui professionalmente. Mi ha attivamente coinvolto in diverse occasioni. Pasquale Petix è, senza ombra di smentita, “voce” narrante della società. Sociologo e docente universitario, ci fa conoscere – nuda e cruda – la realtà.

Ci aiuta a capirla. La esamina, la esplora, la racconta. Nei suoi libri e pure nei suoi articoli scritti per il nostro giornale. Talvolta ne indica anche le soluzioni, la strada maestra da seguire.

Pasquale Petix, poco più che sessantenne, nisseno di Serradifalco, sposato e padre di tre figlie, nonno felice, è un professionista di primo piano. Paziente e lungimirante, narra la società da sempre. Oggi con questo semplice editoriale, vorrei pubblicamente ringraziarlo. A nome mio personale e come direttore di questo organo di stampa. Lui è stato ed è testimone del suo tempo, del nostro tempo. Lui è stato ed è protagonista attivo di questa nostra epoca, difficile e dalle mille sfumature, dalle molteplici contraddizioni. Gli siamo grati, enormemente, per ciò che racconta e per come lo racconta. La nostra coscienza, appiattita o dormiente, si è sempre arricchita con le sue parole precise e puntuali.

È un intellettuale sensibile e coraggioso. Ha scritto parecchi libri di grande successo. Sono il suo inequivocabile biglietto da visita. Per i temi che tratta e per come li tratta. Dalla mafia alla legalità, dal volontariato ai giovani…

Pasquale Petix e Michele Bruccheri

Laureato in Sociologia presso la Facoltà di Trento, “ha dedicato la sua vita allo studio e all’insegnamento, ma anche alla vita politica”, scrissi quasi tre lustri addietro in una mia monografia dal titolo Ritratti serradifalchesi (volume primo). Parallelamente all’intensa attività professionale, come docente, il suo tenace impegno civile e culturale è andato avanti su vari fronti. Non solo la pubblicazione di saggi, ma anche conferenze e consulenze. Divulgare per far conoscere, per sapere, per crescere sempre e comunque.

A mio avviso, Pasquale Petix ha dato e dà moltissimo a questo territorio. E a mio modesto parere, inoltre, riceve ed ha ricevuto meno di quanto meriti. Tempo addietro è stato detto anche per me. E concordo. Confidiamo, ovviamente, in teste nuove e fresche, più eque e lungimiranti. Prima o poi, la Storia racconterà la sua versione. Griderà la “sua” verità.

Dei numerosi libri scritti da Petix, che ha vinto prestigiosi premi (fuori), vorrei ricordarne soltanto due: “Le macchie del leopardo” ed “È passato il Generale Patton… e non solo”. Il primo è uno spaccato di storia. Ci racconta i crimini efferati che la mafia ha compiuto nella nostra terra negli anni Ottanta e Novanta; il secondo è “una decisa sollecitazione – come si legge nella quarta di copertina – a guardare con occhi nuovi la realtà e vincere la paura del futuro”.

Condensa in questo libro, una grande storia. La nostra Storia, quella della Sicilia che può e deve cambiare in meglio. Le sue analisi hanno contribuito a conoscere meglio le nostre comunità e, dunque, noi stessi. Grazie per ciò che sei e fai.

MICHELE BRUCCHERI

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