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Salvatore Augello dell'Usef

Da 35 anni guida, in sinergia con gli altri associati, l’Usef (acronimo di Unione siciliana emigrati e famiglie). Salvatore Augello, di Serradifalco, è ormai una vera e propria istituzione. Nozze d’oro, lo scorso anno. Per festeggiare il mezzo secolo di vita di questa importante e preziosa realtà, ha realizzato un libro che racconta tanto, molto, non tutto, di questo soggetto fondato nel lontano 1970.

Una ricorrenza storica, dunque. Purtroppo la pandemia ha sparigliato le carte e, quindi, non ha consentito adeguati festeggiamenti. Ma il volume raccoglie accurate, appassionate e interessanti testimonianze. Augello è stato vice presidente dell’Usef dal 1973 al 1984, poi per un biennio (sino al 1986) vice presidente ed amministratore, dal 1986 ad oggi segretario generale. Un punto di riferimento essenziale e prestigioso. La Voce del Nisseno l’ha incontrato per ripercorrere, insieme e brevemente, questo lungo cammino che dura ormai da oltre mezzo secolo.

Questo 2021 che volge al termine, è un anno importante per l’Usef. È il cinquantesimo compleanno (lo festeggiate un anno dopo). So che avete realizzato un libro. È così?

Purtroppo la pandemia che non accenna a lasciarci, impedisce molte cose che eravamo abituati a fare e molti eventi che non è stato e non è ancora possibile realizzare. A noi dell’Usef ha impedito di commemorare il nostro primo mezzo secolo si attività, come la ricorrenza meritava. Non volendo fare passare inosservato l’evento, abbiamo ripiegato per una raccolta di testimonianze sulle tante attività svolte in questi 50 anni. Una pubblicazione curata da me, dove sono riportate le varie tappe che tratteggiano la vita dell’associazione.

Nell’introduzione a tua firma, scrivi: c’è “la necessità di cambiare metodi, di guardare al futuro cercando di conservare la memoria e l’esperienza acquisita, trasmettendola ai giovani che debbono farne tesoro per costruire il futuro di questa associazione”. Qual è la risposta delle nuove generazioni?

Dopo mezzo secolo di attività e di seguire attentamente l’emigrazione e le variazioni che man mano hanno cambiato il volto e la stessa composizione, non c’è dubbio che occorre pigliare atto delle novità e adeguare la capacità di sintesi, di studio e di ricerca dell’associazione a queste nuove realtà. Per esempio, mentre prima con o senza contratto emigravano braccianti agricoli, piccoli artigiani, minatori, oggi ad emigrare sono i diplomati e i laureati, in cerca di una migliore valutazione e apprezzamento delle loro capacità professionali. Sempre più infatti dall’estero arrivano notizie positive sul lavoro dei nostri ricercatori che hanno cercato e trovato una sistemazione all’estero.

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Salvatore Augello dell’Usef

La cosiddetta “fuga di cervelli”.

Si parla tanto della fuga di cervelli, ma questi cervelli l’Italia non se li sa difendere e non sa toglierli dalla ferrea logica che li rende precari a pochi soldi al mese, al servizio dei baroni della medicina e della ricerca. Il risultato è che l’Italia affronta spese non indifferenti per garantire il diritto allo studio per poi regalare ad altre nazioni il frutto di questo sforzo economico realizzato con fondi pubblici e con i soldi delle famiglie. Altro risultato negativo è senza dubbio il progressivo spopolamento dei comuni e delle città della nostra Sicilia e del Meridione.

Il libro è arricchito da numerose testimonianze. Qual è il filo conduttore dei vari interventi?

Nella raccolta delle varie testimonianze, come prima detto, si possono leggere le varie tappe di una vita associativa ricca di esperienze e di lavoro in difesa dei diritti dei nostri emigrati. Il filo conduttore è la legislazione siciliana in materia, che abbiamo seguito con attenzione e che ci ha permesso di diffondere la lingua e la cultura italiana all’estero, di valorizzare il dialetto siciliano attraverso le opere teatrali che abbiamo portato in mezzo ai nostri emigrati, di portare loro a conoscere la terra dei loro avi, attraverso l’organizzazione di soggiorni estivi per ragazzi e per adolescenti. Uno sguardo particolare è stato rivolto agli anziani, specialmente quelli residenti in America Latina, che attraverso i turismi sociali hanno potuto rivedere la loro terra d’origine che altrimenti, per le condizioni economiche di quel continente, non avrebbero mai più occasione di rivedere.

In mezzo secolo di attività, avete portato avanti – nel mondo – una variegata gamma di iniziative. Quali ricordi con maggiore affetto e piacere?

Non è facile rispondere a questa domanda, tante sono state le nostre attività che hanno guidato il nostro lavoro all’estero. Per esempio, grande soddisfazione ho avuto quando si è aperto il primo circolo Usef in Belgio nel 1973, o in America del Nord nel 1992 o in tante altre realtà, che alla fine ci hanno permesso di mettere insieme una rete associativa che ha raggiunto anche i 100 circoli nei vari continenti. Ricorderò, per esempio, sempre con piacere l’allegria dei ragazzi durante i soggiorni estivi finanziati dalla Regione che ci hanno permesso di portare avanti esperimenti culturali in mezzo a ragazzi che come filo comune spesso avevano solo il dialetto siciliano che abbiamo cercato con successo di richiamare e potenziare, assieme all’italiano. Il tutto con programmi di animazione mirati che sapevano mescolare il gioco con lo studio o forse è meglio dire che sapevano inculcare cultura e storia giocando.

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La copertina del libro

Nella vostra azione culturale, quotidiana e costante, c’è indubbiamente – come scrive nel libro una nostra comune amica italo-americana, Graziella Bivona Ciminata – quella voglia “di integrazione sana e interculturale capace di valorizzare l’identità di ciascuno”. Cosa puoi e vuoi aggiungere?

Il nostro sforzo è sempre stato rivolto a perseguire una integrazione che diventasse arricchimento culturale non un semplice assorbimento che ti allontana dalla tua cultura immettendoti in una società amorfa. Integrazione per noi è sempre fare passi avanti per una società multi etnica e multi culturale, dove le differenze vanno viste come ricchezza, come articolazioni di una cultura multiforme che rende l’emigrato un privilegiato rispetto alle monoculture. Per raggiungere questi obiettivi, abbiamo spinto i nostri emigrati a fare vita attiva nel territorio che li ospita, dall’impegno politico a quello sindacale, dall’apprendimento della lingua alla diffusione delle nostre usanze, dei nostri costumi, delle nostre tradizioni che si sono col tempo fusi e diventate ricchezza comune a porzioni di popoli diversi che hanno anche loro contribuito alla creazione di questa nuova società.

Ci fai un breve ritratto dei tuoi predecessori Pompeo Colajanni, Santo Tortorici, Angelo Lauricella e Calogero Gueli?

Questa è davvero una domanda difficile alla quale cercherò di rispondere. Pompeo Colajanni, il grande Barbato con un passato importante nella Resistenza, seguendo l’esempio di Carlo Levi che nel 1967 fondò assieme ad altri la Federazione Italiana Lavoratori Emigrati e Famiglie (FILEF), ebbe la grande intuizione della necessità di creare una organizzazione che si occupasse dei siciliani all’estero. Fu così che diede vita all’Unione Siciliana Emigrati e Famiglie (USEF). Unione, perché Pompeo voleva creare ed in effetti creò una organizzazione unitaria che rappresentasse tutte le sensibilità politiche. Infatti tra i fondatori in quel lontano dicembre del 1970, vi erano comunisti, socialisti, democristiani, valdesi, cattolici…

Continua…

Purtroppo fu una unità che durò poco, considerato che poco alla volta, ogni partito diede vita alla propria associazione che si interessasse di emigrati. Ciò non impedì comunque, che si arrivasse all’unanimità alla prima legge regionale in materia nel 1975.

Poi c’è l’onorevole Gueli.

All’On. Pompeo Colajanni, nel 1976 si affiancò l’On. Calogero Gueli, che assunse la carica di segretario generale. Fu una soluzione che durò poco. Gueli un anno dopo lasciò l’incarico ed allora si procedette ad una ristrutturazione dei vertici dell’associazione, dove l’On. Pompeo Colajanni divenne presidente onorario e l’On. Santo Tortorici Presidente. Ex deputato regionale, per diverse legislature sindaco di Ribera, con un passato nel sindacato e nella federazione comunista di Agrigento, portò la sua esperienza all’interno dell’Usef, rilanciandola anche all’estero. Nel 1992 Tortorici venne sostituito dall’On. Angelo Lauricella, uomo pragmatico, che portò la sua lunga esperienza nell’organizzazione dell’Usef dove è stato da sempre coadiuvato da me, che nel frattempo nel 1986 ero stato eletto quale segretario generale nel congresso generale di Liegi.

Un lavoro di squadra…  

Ognuno di noi ha lavorato per il bene dell’Usef, guidando diverse scelte importanti, fino ad arrivare alla scelta dell’equidistanza dai partiti pur restando fermamente ancorati nell’area del centro-sinistra. Una scelta questa, che ha sempre rafforzato la nostra ricerca di unità del movimento associativo. Un senso dell’unità che posso dire senza tema di smentita, fa parte del Dna dell’Usef come dimostrano i fatti di tutti questi anni.

Da segretario generale dell’Usef (Unione siciliana emigrati e famiglie), qual è il bilancio di questi primi cinquant’anni di vita associativa?  

Il bilancio di questo primo mezzo secolo di attività, non esito a definirlo positivo, anche se ora si aprono spazi e problematiche nuove, che da tempo stiamo attenzionando e che analizzeremo meglio nel prossimo congresso generale dell’Usef che speriamo potere tenere quanto prima.

Auguri di vero cuore, caro segretario generale dell’Usef e collega giornalista.

MICHELE BRUCCHERI

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