IL PROGETTO. Ad illustrare i compiti principali è il dottor Stefano Badoer, audioprotesista, che da molti anni si occupa della sfera infantile

 

Stefano Badoer
Stefano Badoer

L’equipe multidisciplinare rivolta ai BES (Bisogni Educativi Speciali) guidata dalla dottoressa Maria Romeo (otorinolaringoiatra) si occupa di tutti quegli alunni che richiedano interventi mirati a causa delle loro obiettive difficoltà.

Io sono Audioprotesista e mi occupo da molti anni di protesizzazione acustica con particolare riguardo alla sfera infantile. Il mio intervento è previsto nel caso in cui il disagio che il bambino prova sia causato da una deprivazione di origine acustica. Quando un bambino ha un deficit uditivo importante e un’interruzione del normale feedback uditivo, si danneggia principalmente lo sviluppo della percezione del parlato e della produzione verbale ma, come è noto, tali difetti hanno come inevitabile esito anche numerose altre disabilità di tipo linguistico, scolastico e psicosociale.

Un normale sviluppo linguistico è condizionato dalla presenza di un udito normale. I bambini con ipoacusie di varia entità hanno mediamente risultati scolastici minori e uno sviluppo sociale ed emotivo più povero rispetto ai loro corrispondenti normoudenti. Il recupero delle ipoacusie infantili, un tempo di interesse prevalentemente educativo e riabilitativo, è diventato negli ultimi anni oggetto di maggiore attenzione anche in campo medico. Ciò è dovuto sia alle nuove tecniche diagnostiche, che permettono un’identificazione precosissima e precisa, sia alle maggiori possibilità riabilitative protesiche, con l’introduzione di protesi acustiche più sofisticate.

Nel complesso, questi miglioramenti tecnologici hanno anche sollecitato una maggiore attenzione nei confronti dell’ipoacusia infantile e delle sue conseguenze, evidenziando che le abilità uditive e linguistiche di questa popolazione non sono omogenee ma presentano, al contrario, una grande variabilità. Tale variabilità è legata, oltre che alle capacità uditive, come la soglia, il campo dinamico e la risoluzione frequenziale e temporale, anche ad una serie di fattori extrauditivi, quali ad esempio l’età di insorgenza della sordità, la precocità e la qualità di intervento, lo sviluppo cognitivo, l’ambiente educativo, il sostegno familiare, l’identità culturale.

Questi fattori non-uditivi condizionano la variabilità dei risultati comunicativi e rendono i parametri uditivi, se considerati isolatamente, di limitato valore predittivo in termini di efficacia dell’intervento terapeutico e riabilitativo. Ricordando che un intervento, seguito da una riabilitazione di qualità, è oggi in grado di offrire al bambino la possibilità di un regolare sviluppo linguistico e di normale integrazione sociale, è necessario che le linee di condotta siano omogenee da tutti coloro che operano in ambito pediatrico, otorinolaringoiatrico infantile e audiologico-foniatrico.

E’ comprensibile che tutti gli intenti e i tempi programmati siano destinati a fallire senza l’appoggio della famiglia, unica in grado di garantire l’utilizzo delle protesi, il controllo quotidiano della loro efficienza, la frequenza riabilitativa e il compimento delle indicazioni dei diversi operatori. Fin dall’inizio si deve considerare però che, mentre le varie figure professionali sono impegnate ad avviare l’intervento protesico, la famiglia affronta la difficile situazione dell’accettazione della condizione di sordità del proprio bambino. Molti genitori reagiscono a questo tipo di diagnosi con una ricerca affannosa di un parere medico più favorevole, altri con l’assoluta ricerca di una causa responsabile, altri ancora interpretano male la definizione di ipoacusia e si rassegnano ad una situazione non recuperabile.

Tutte queste condizioni possono rallentare sia la diagnosi definitiva sia l’inizio della protesizzazione e della riabilitazione, con inevitabili ritardi di beneficio protesico. Anche le differenti opzione protesiche, a volte descritte in termini pubblicitari più che reali, possono creare nella famiglia aspettative miracolose che non verranno soddisfatte. Queste situazioni creano spesso molta confusione, con frequenti variazioni sia nelle scelte protesiche che nelle scelte riabilitative, a scapito di una continuità che può pregiudicare il processo riabilitativo e senza la possibilità di verificare l’efficacia di un singolo intervento.

Negli ultimi anni l’intervento viene invece inteso non solo come l’offerta di servizi necessari, ma indirizzato anche ad un rafforzamento del funzionamento e dell’autonomia della famiglia. Le necessità del bambino piccolo verranno necessariamente meglio soddisfatte se si soddisfano, prima di tutto, le necessità comunicative della famiglia in cui si vive.

Qualsiasi aspetto correlato alla comunicazione del bambino coinvolge infatti tutta la famiglia, che rappresenta allo stesso tempo anche la guida e il garante del processo che comprende l’amplificazione, la riabilitazione e lo sviluppo della comunicazione. Tutti i programmi di intervento devono perciò includere la famiglia e capitalizzare le sue risorse, perché le decisioni prese in comune alla famiglia sono quelle destinate poi ad avere successo.

La qualità di intervento gioca un ruolo importantissimo nell’abilitazione uditiva di un bambino e il lavoro d’equipe BES attraverso la struttura guidata dalla dottoressa Maria Romeo con neuropsichiatra infantile, psicologa, audioprotesista e logopedista, ha un notevole impatto sulla prevenzione dei disturbi sociali dell’adolescenza con lo scopo di evitare che nel prossimo futuro ci sia un adulto con problemi relazionali.

STEFANO BADOER (Audioprotesista)   

Direttrice del progetto: Dottoressa MARIA ROMEO

(Otorinolaringoiatra – Dottore di Ricerca in Discipline ORL)

Per info: 346 0414422