di MICHELE BRUCCHERI – MONTEDORO. Intervista a Totò Falcone di Olio Falcone. A chi lo dedichi? “Ai miei figli, alla mia famiglia, ai ragazzi che lavorano con me che reputo grandi lavoratori”

La Voce del Nisseno ha un incontro con Totò Falcone. Un appuntamento per una piacevole chiacchierata. Prendo la mia inseparabile mascherina – siamo ancora in emergenza sanitaria da Covid-19 – e mi avvio da lui. Pochi chilometri ci separano. Lungo il tragitto per Montedoro, ammiro il verde delle campagne e di questa incipiente primavera in piena pandemia. Un’epidemia che ci ha tolto tanto, moltissimo, con cui ormai conviviamo da un anno.

Arrivo a Montedoro e ad aspettarmi c’è Totò Falcone. Purtroppo, non possiamo scambiarci un abbraccio, né una stretta di mano. I nostri sguardi si incrociano, diventano il nostro abbraccio di occhi. Entrambi indossiamo le nostre consuete mascherine e distanti fisicamente, come se tutto fosse normale, parliamo. Entrare nel suo laboratorio, nel suo quartier generale, è sempre una grande emozione, una gioia indescrivibile. È il cuore pulsante della sua attività imprenditoriale.

Ha inoltre il potere di annullare i problemi che regnano là fuori, te li fa dimenticare. Una magia improvvisa mi riporta indietro nel tempo. Nel cuore giunge una brillante consapevolezza: bisogna andare avanti. Un giorno – questa brutta pandemia – sarà un ricordo, un lontanissimo ricordo. Avrei un sacco di cose da chiedere a Totò Falcone, ma per i reciproci impegni ci siamo prefissati poche domande. Un’intervista breve, però con la sacra promessa che presto ci rivedremo. Ecco il frutto del nostro magico incontro.

Totò, com’è andata la vostra stagione con questa spaventosa pandemia tutt’ora in corso?

“Abbiamo avuto molta paura di non farcela, ma ci siamo organizzati rispettando le regole e lavorando con le mascherine durante la raccolta e al frantoio. Sempre con la paura addosso. Ma siamo riusciti a soddisfare tutte le persone che aspettavano il nostro olio. E mai, più che mai, siamo stati felici di essere sulle tavole di molte persone in questo periodo così doloroso e triste”.

C’è stato un momento in cui hai creduto di non farcela?

“Ricordo una notte in piena pandemia, mentre ritornavo dal frantoio. Ascoltavo la radio e ho avuto un crollo, sentendo di tutte quelle morti. Non si poteva nemmeno dare l’ultimo saluto ai propri cari. Ho – per un attimo – rivisto me e mia mamma”.

In questa particolare stagione olearia, c’è stato qualcosa di cui hai maggiormente sentito la mancanza?

“Molte cose. I progetti con i bambini delle scuole per la visita durante la raccolta e la molitura, una semplice stretta di mano, un abbraccio dopo aver finito la raccolta… Ma sicuramente, mi è mancata moltissimo la presenza di mio figlio Francesco al frantoio la notte e mentre preparavamo le nostre spedizioni, lui – penso – abbia sentito, più di me, questa situazione irreale. Come d’altronde tutti i bambini. Ma ha preferito stare a casa e vivere con me alcuni momenti, come l’uscita del primo olio, tramite le video-chiamate”.

Seguendo la tua pagina sui social, ho visto che porterai il tuo olio all’interno dell’aeroporto di Catania. Confermi?

“Sì. Ci ho creduto e ci ho provato contattando tutto ciò che dovevo contattare. Chiamala, se vuoi, costanza o crederci. Quando vedrò a novembre le mie bottiglie lì, nei negozi dell’aeroporto, spero di poter abbracciare realmente le persone che mi hanno detto che le mie bottiglie dovevano prendere assolutissimamente il ‘volo’”.

Questo risultato, l’olio dentro l’aeroporto, a chi lo dedichi?

“Sicuramente ai miei figli, alla mia famiglia, ai ragazzi che lavorano con me che reputo grandi lavoratori. Non hanno paura della pioggia, del sole e della fatica. E poi, ai nostri emigrati che potranno finalmente comprare, se lo vorranno, il nostro olio, prima di prendere il loro volo. Ma una grande dedica, come sempre, è per il mio amatissimo papà”.

Quali sono i tuoi prossimi progetti, nel futuro immediato, Totò?

“Sto lavorando sul e-commerce del mio sito www.oliofalcone.it, in modo da portare virtualmente le persone – che vorranno comprare il nostro olio – dentro al laboratorio, facendogli scegliere le loro bottiglie. Metterli nel loro carrello virtuale, in modo da passare dal virtuale al reale provvedendo immediatamente all’ordine e relativa spedizione. Sperando di coinvolgere altre aziende del paese”.

So del percorso in mezzo agli ulivi. Ce lo spieghi?

“Sì. Voglio far vivere questa esperienza a degli imprenditori che verranno – quando questa emergenza sanitaria sarà finita e si potrà ritornare a viaggiare – da lontano. Voglio farli svegliare in campagna, guardare l’alba e fargli vivere una giornata di raccolta, di molitura, per farli poi andare a riposare guardando un tramonto e un cielo stellato, nel totale silenzio della mia campagna come ai vecchi tempi”.

Stai impiantando altri ulivi in questo periodo?

“Sì, ogni anno faccio dei piccoli passi. Abbiamo finito di fare un altro uliveto e abbiamo fatto adottare tutti gli alberi su cui abbiamo scritto storie meravigliose”.

Se potessi “vedere” il futuro che vorresti, come vedresti la tua azienda tra trenta anni?

“Amo vivere il giorno e il presente, sperando in un futuro migliore e sperando di raccontare – seduto sotto un albero di ulivo piantato da me – una storia ai miei nipotini, di quel giorno che un virus ci ha tolto il coraggio di un semplice abbraccio, magari mangiando un pezzo di pane caldo con il nostro olio”.

Un’ultima domanda: il tuo amato paese, Montedoro, sta attraversando un periodo difficile. Quale messaggio gli consegni?

“Reputo il mio paese una grande famiglia a cui mi sento fortemente legato. Abbiamo un grande sindaco che combatte ogni giorno ed è in prima linea. Sento che ne usciremo, seppur feriti e malconci. E non dimenticheremo mai chi ha pagato con la vita”.

Totò Falcone è un fiume in piena, ha una visione di futuro e un cuore grande. Dalle sue parole, zampilla una copiosa energia che gli permette di affrontare con grinta le dure sfide quotidiane. In bocca al lupo e a presto, senza più mascherine!

MICHELE BRUCCHERI