mohamed lafi
Mohamed Lafi

Questa storia racconta il coraggio e il grande senso di umanità di Mohamed Lafi. Un giovane tunisino che ha salvato la vita a tre persone di Serradifalco, nel Nisseno. La notte tra martedì e mercoledì scorsi è – sostanzialmente – l’epicentro della nostra narrazione, a tratti drammatica e a tratti bella per l’epilogo – grazie al cielo – positivo. Intorno alle tre del mattino divampa un incendio, forse per un cortocircuito in un’abitazione sita in via Palmeri. In quella casa dormono tre persone, una famiglia in vacanza in paese.

Michelangelo Salatino, sposato e padre di un bimbo di appena due anni, vive e lavora in Belgio. Da qualche giorno questa famiglia si trova a Serradifalco che festeggerà il suo Santo Patrono: san Leonardo Abate. Nel cuore della notte, dunque, si sentono della grida disperate. Una ricerca spasmodica di aiuto. C’è una fitta coltre di fumo. Sul balcone, Salatino tiene in braccio il figlioletto. Mohamed, sentite le urla, si precipita fuori e cerca di capire il senso di quelle grida forsennate. Abitano nella stessa via. È quasi nudo, stava dormendo.

L’uomo, impaurito e disperato, dal piano alto del balcone cerca di salvare il piccolo. Il fumo è una gigantesca nube impressionante. Mohamed – da sotto – capisce subito che è impresa ardua, è molto rischioso. Salatino ancora non sa tutto. C’è un odore sospetto e nauseabondo. Non sa se sia causa della ventola o altro. Bisogna far presto. Il 43enne tunisino, da venti anni residente a Serradifalco, sposato e padre di due figli, da casa prende immediatamente la sua scala. È scalzo, in boxer. Sale e con abilità, fortuna, coraggio salva il bambino che piange. Poi è il turno di Salatino e, infine, della moglie.

Sono ovviamente sconvolti. Piangono disperatamente. Hanno rischiato di morire, erano intrappolati in casa. Sono stati certamente attimi interminabili. La zona notte è ai piani superiori, al piano terra c’è invece la cucina completamente annerita. Ma il coraggio e la generosità di Mohamed dà una svolta positiva a questa brutta storia. Michelangelo Salatino abbraccia per ben cinque volte il giovane pizzaiolo tunisino. Un ragazzo perbene, umile e affettuoso che il cronista avrà modo di conoscere. Prendiamo un caffè, seduti al bar. Mi racconta questa storia drammatica che ha sfiorato la tragedia e il mio cuore si emoziona. Grato, Salatino torna indietro varie volte per abbracciare calorosamente e commosso il suo “salvatore”. Negli occhi del giovane eroe vedo un brillio intenso.

Nel frattempo, anche il comandante della polizia municipale Gaetano Butticè che abita nei pressi, in pigiama, era intervenuto con zelo, rassicurando Mohamed. Aveva allertato i carabinieri che immediatamente sono giunti sul posto con una pattuglia, sotto l’egida del maresciallo Tommaso Maria Vozza. E da Caltanissetta sono arrivati anche i vigili del fuoco. Dopo la paura e la disperazione, finalmente nei volti di tutti – compresi i vicini che si sono recati sul posto – si è vista non solo la normale stanchezza, ma pure la grande soddisfazione per lo sviluppo positivo della vicenda.

mohamed lafi
Mohamed Lafi

Mohamed Lafi, sposato con Houda Mbarek, 37 anni, casalinga con regolare permesso di soggiorno, ha due figli: Yassin, 8 anni, e Youssef, 4 anni. Fa il pizzaiolo presso il ristorante “La dolce vita” a Roccella, a metà strada tra Serradifalco e San Cataldo. Da due anni ha presentato domanda di cittadinanza, ma allo stato attuale non ha ancora ricevuto nessuna risposta. Vi sono periodiche verifiche da parte degli organi competenti, mi spiega. Secondo noi, bisognerebbe dimostrare concretamente la nostra vicinanza a persone oneste e perbene come Mohamed fornendo risposte celeri.

“Quale messaggio intendo lanciare? Non bisogna guardare il colore della pelle, o la religione – conclude il nostro eroe -. Siamo tutti esseri umani e dobbiamo rispettarci, volerci bene. Ciò che ho fatto è stato giusto. Siamo esseri umani con un cuore”. Trovo riscontro anche in altre persone. Tutti ne parlano bene. Massimiliano Butticè, ad esempio, che conosce da vent’anni (la sua famiglia fu la prima ad affittargli la casa) chiosa: “Mohamed è una persona perbene. Ci posso mettere la mano sul fuoco”. Questa storia racconta la grande dignità e il granitico coraggio di Mohamed Lafi. Un giovane retto e laborioso, umile e dal cuore immenso.

MICHELE BRUCCHERI    

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