L’EDITORIALE. “E’ stato un grande protagonista della vita politica di Serradifalco. Ricordarlo è nostro dovere. Intitolargli una struttura pubblica del paese sarà un atto giusto ed opportuno”

Totò Petix

A febbraio – esattamente giovedì 16 – saranno venti anni. Venti anni fa, infatti e purtroppo, ci lasciava prematuramente Totò Petix, un politico pragmatico di notevole spessore etico e mio grande fraterno amico. Su di lui ho scritto molto. Articoli che narrano il suo forte impegno civico. Nelle scorse settimane, ha ottenuto un riconoscimento doveroso, sebbene tardivo: l’intitolazione della villa comunale di Serradifalco, assieme al leader storico dei radicali Marco Pannella. Però per un disguido tecnico-burocratico salta tutto.

Dotato di concreta cultura della semina, da sempre era in trincea nelle battaglie civili e ambientaliste. Si sbracciava con singolare senso di abnegazione in favore dell’impegno politico e amministrativo. Totò Petix, classe 1949, avrebbe compiuto 48 anni (l’età che ho oggi io) il 6 agosto 1997. Ma una pericardite lo stroncò prima del tempo. Da pochissimo aveva assunto la prestigiosa carica di vicesindaco e benché fosse ammalato, a letto, stava lavorando alacremente a dei progetti per Serradifalco.

Non abbandonava mai il campo di battaglia. Era un vulcano di idee. Dalle notevoli capacità politiche ed umane. Era un tecnico competente. Nel 1985 era stato eletto consigliere comunale, come indipendente, nelle liste del Pci. Nel quinquennio successivo venne riconfermato fondando, assieme ad altri, la famosa Lista Civica Laica Verde.

In estate, due anni dopo – tra feroci polemiche – divenne assessore comunale ai Lavori pubblici e all’Ambiente. «Fu un biennio al servizio di Serradifalco, con zelante altruismo», scrissi in un articolo pubblicato su una mia monografia.

Aveva un eloquio fluido, elegante e forbito. Era una persona profonda e riflessiva, aveva veramente una grande cultura del filo a piombo. Cioè: della costruzione. Assessore dunque nell’esecutivo guidato da Michele Territo dal 1992 al 1994 era stato richiamato alle armi dal sindaco Michele Ninfa che l’aveva scelto proprio per questo spessore tecnico, politico ed umano. Ma quel maledetto 16 febbraio 1997 la morte lo catturò per sempre.

Al suo funerale partecipò – davvero – una folla oceanica. Versai fiumi di lacrime. Serradifalco e non solo (era assai conosciuto anche fuori) diede l’estremo saluto ad un uomo buono, laborioso e perbene. Venne allestita la camera ardente al Comune, presso la stanza del vicesindaco: il suo posto.

Anche il Consiglio comunale commemorò Totò Petix, servitore della comunità serradifalchese. Una cerimonia sobria, ma emblematica. Sullo scranno che avrebbe dovuto occupare fu sistemato un mazzo di rose rosse. Era stato nominato vicesindaco appena due settimane prima.

Totò Petix, leader storico e carismatico dei radicali pannelliani, è stato un grande protagonista della vita politica di Serradifalco. Ricordarlo è nostro dovere. Intitolargli una struttura pubblica del paese sarà un atto giusto ed opportuno. Dobbiamo coltivare la memoria e ricordare meglio i figli illustri di questo piccolo paese. Conservo un sacco di ricordi.

Mi chiamava “Enzo Biagi”. Aveva una sconfinata stima nei miei riguardi. Assieme a lui e a Totò Benfante, abbiamo realizzato dei giornali per raccogliere fondi in favore della locale emittente radiofonica. Metteva al servizio della nobile causa la sua professionalità e il suo tempo. Doni preziosi. Aveva un cuore grande, generoso, eccezionale.

Quasi un lustro addietro, in occasione dei dieci anni de La Voce del Nisseno, ho organizzato in teatro una manifestazione per celebrare la storica ricorrenza. Una festa. L’ho voluta dedicare a lui. Non solo perché era mio grande amico, ma soprattutto perché è stato un autentico servitore della comunità serradifalchese.

Nel nostro piccolo, facciamo ciò che possiamo. Ricordo la gioia di Maria Gina Tortorici (la moglie) e dei due figli: Giuseppe e Rosario. Coltivare la memoria era ed è un sacrosanto dovere.

Il direttore Michele Bruccheri

Prima di concludere, un ricordo e una proposta. Ero corrispondente del “Giornale di Sicilia”. Allora, rispetto ad oggi, c’era meno tecnologia. Ora si scrive al computer. Ai miei tempi, con la macchina da scrivere. E la mia, era diventata vecchia e sgangherata. Ne dovevo comprare una nuova. Assieme a Totò Petix andai da un negoziante (Totò Monachino). Mi piacque una Olivetti Lettera 25. Pattuimmo il prezzo. Lui mi fece ottenere uno sconto vantaggioso.

Ebbene, continuai ad usare la mia vecchia macchina da scrivere per qualche settimana. E ironia della sorte, il mio primo pezzo scritto con la nuova macchina fu proprio quello della sua morte. Articolo d’apertura sul “Giornale di Sicilia”, composto con quei tasti. Dopo il ricordo, una proposta. Mancano due mesi a febbraio. Penso che sia giusto organizzare un’iniziativa per ricordare, nel ventennale della sua morte, Totò Petix. Assumo l’impegno pubblico. A febbraio, il giornale che dirigo organizzerà un incontro-testimonianza.

La memoria va coltivata concretamente. Noi faremo la nostra parte. Chi ha dato lustro e prestigio al paese va ricordato solennemente e spesso.

MICHELE BRUCCHERI