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Claudia Cammarata

Fra tutte quelle possibili, esiste – per me – un solo modo di vivere l’esperienza all’interno di una realtà come quella dell’A.N.P.I. (Associazione Nazionale Partigiani Italiani) ed è strettamente legato a un verbo: Essere.

Essere A.N.P.I. è molto più di far parte di. Essere antifasciste ed antifascisti è ben diverso dal fare antifascismo. Quando, però, le azioni corrispondono a chi siamo, lì inizia un cammino entusiasmante che ha nome Resistenza.

Il cammino della sezione A.N.P.I. della città di Caltanissetta ha avuto inizio proprio da quella necessità intima e collettiva di dare delle risposte di ampio respiro democratico e antifascista in un tempo che tende a perdere la memoria e di conseguenza a smarrire le prospettive. Mosse e mossi da questo slancio abbiamo deciso di costituire la sezione A.N.P.I. nella città di Caltanissetta. La prima sezione cittadina in una realtà che, nello specifico, annovera tra i suoi natali un numero consistente di partigiani e antifascisti militanti (quasi 300 partigiani combattenti e oltre 200 prigionieri IMI – internati militari italiani).

Al momento della scelta del nome a cui dedicare la sezione non abbiamo avuto dubbi: sezione Gino Cortese, commissario “Ilio”, comandante partigiano nato a Caltanissetta nel 1920. Da studente liceale ha avviato la sua militanza all’interno della cellula clandestina del PCI. Nel 1943 è partito per Parma come sottufficiale del Reggimento Guide: qui ha preso contatti con antifascisti del luogo collaborando con la stampa di agitazione rivoluzionaria antifascista.

Dopo l’8 settembre 1943 ha iniziato la sua attività nella Resistenza: è diventato il Commissario “Ilio”, commissario politico della 47a Brigata Garibaldi e in seguito della Divisione Ottavio Ricci. Tiene i contatti con i comandi alleati, viene ferito, catturato e condannato a morte. Si salva grazie al bombardamento del carcere di Parma nel quale era recluso. Poi il 25 aprile 1945, alla testa della brigata che libererà Parma. Al suo ritorno in Sicilia si è dedicato all’organizzazione del PCI nel territorio nisseno. Per cinque legislature è eletto deputato all’ARS.

Nel 1948, insieme a tutto il gruppo dirigente del PCI e del sindacato di Caltanissetta venne arrestato per la partecipazione ad una manifestazione antifascista: sconterà un anno di detenzione. Lasciato ogni incarico politico si dedicò per il resto della sua vita all’insegnamento presso l’Università di Palermo in cui ha tenuto diversi corsi sulla mafia e sulla storia della Resistenza. Le motivazioni di ordine storico che ci hanno portato a dedicare la sezione a questa figura importantissima dell’antifascismo locale, siciliano e nazionale, sono numerose ed inconfutabili.

C’è stato però qualcosa di più di una scelta dettata da ragioni storiche e biografiche: un senso profondo di accoglienza e di gratitudine nei confronti dello spirito politico e umano di Gino Cortese a cui sentivamo di voler tendere. Questo sentimento è racchiuso, o meglio, si sprigiona perfettamente da un passo del libro scritto da Enrico Cortese su suo padre: “Una vita da partigiano. Se partigiano vuole dire tenere per una ‘parte’, ebbene Gino lo fu sempre. I lavoratori, i contadini, i minatori, gli antifascisti nelle loro lotte per un mondo più giusto e libero e gli studenti desiderosi di apprendere e conoscere, per loro Gino fu un compagno partigiano” (da “Storia di un partigiano. Gino Cortese, il commissario Ilio” di Enrico Cortese, Salvatore Sciascia Editore 2021).

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Claudia Cammarata

Le azioni di Gino Cortese, il suo essere partigiano sempre di fronte a qualsiasi lotta contro le ingiustizie sono di grande ispirazione ancora oggi. Soprattutto oggi, in un presente che ci mette di fronte a nuove sfide e ci impone di lottare, ancora, contro “vecchi mostri”. L’A.N.P.I. ha il dovere di porsi in un’ottica di intersezionalità nei confronti di una società sempre più inasprita dalla disgregazione sociale, dalla povertà, dalle incertezze, dalla precarietà materiale e non ultima ideologica. In queste fratture sociali il sistema democratico rischia di essere messo in discussione come dimostra il grave attacco delle scorse settimane alla sede nazionale della CGIL da parte di soggetti appartenenti a gruppi e associazioni di estrema destra che sempre più approfittano di momenti di instabilità e crisi per mettere in atto azioni violente e far uso di propaganda e campagne di odio di chiaro stampo fascista e reazionario.

Da anni l’A.N.P.I. chiede lo scioglimento delle associazioni neofasciste, richieste che troppo spesso sono rimaste inascoltate. L’impegno dell’A.N.P.I. con le istituzioni scolastiche – dunque con le nuove generazioni – sancito in un protocollo d’intesa tra l’associazione e il Ministero dell’Istruzione, ha l’obiettivo di divulgare i valori espressi nella Costituzione repubblicana le cui basi solide risiedono nell’esperienza della Resistenza al fascismo e di promuovere gli ideali di libertà, democrazia, solidarietà e pluralismo culturale.

Da diversi anni, insieme al Comitato Provinciale, portiamo avanti diversi progetti all’interno delle scuole di Caltanissetta e San Cataldo. Particolare attenzione abbiamo riservato al ruolo della resistenza siciliana e nissena e al ruolo delle donne nella lotta di liberazione. Il confronto con le giovani generazioni è per noi motivo di grande stimolo e un preciso dovere nei confronti della Memoria e di tutte quelle donne e quegli uomini che hanno combattuto per la nostra libertà, per i diritti e le garanzie costituzionali e civili di cui godiamo ancora oggi. E che abbiamo il compito di difendere da qualsiasi tentativo reazionario e revisionistico, da qualsiasi attacco e messa in discussione.

Accanto alle giovani generazioni, ai lavoratori, alle lavoratrici, a chi vive in condizioni di partenza svantaggiate ed inique: nessuna battaglia di civiltà, per l’uguaglianza, per i diritti e per la giustizia sociale può né deve prescindere da un serio e sistematico impegno antifascista.

CLAUDIA CAMMARATA

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