L’INTERVENTO. A spiegare il progetto è la psicologa Consuelo Del Destino che fa parte della Struttura della dottoressa Maria Romeo

 

Consuelo Del Destino
Consuelo Del Destino

La Struttura guidata dalla dottoressa Maria Romeo ha un’equipe multidisciplinare rivolta ai BES. Io mi occupo della valutazione psicologica, cognitiva-comportamentale e del trattamento. Ma cosa sono i BES (Bisogni Educativi Speciali)? Cioè tutti quegli alunni che presentano delle difficoltà che richiedono interventi individualizzati. Rientrano in questa “categoria” BES, bambini con e senza diagnosi e coloro che sono in attesa di valutazione medica e psicologica. Rientrano – dunque – nei BES, alunni con disturbo specifico dell’apprendimento, con deficit (legge 104), alunni con svantaggio socio-culturale, alunni stranieri che hanno difficoltà nella lingua ed infine alunni con disturbi evolutivi specifici. Per sintetizzare, sono bambini che richiedono un’attenzione in più. Nella loro globalità.

Sono psicologa e psicoterapeuta. Lavoro da molti anni per e con i bambini/adolescenti con questi bisogni. E ciò che, a mio parere, risulta fondamentale è specificare cosa si intende con il termine “speciale”. Potrebbe far pensare a qualcosa che si allontana dalla cosiddetta “normalità” e per questo motivo riconducibile a qualcosa di deficitario. Non è così. Per Speciale si intende “dare un’attenzione in più” a quei bambini che vuoi per difficoltà, vuoi per l’influenza di contesti sociali deprivanti, necessitano nel loro iter scolastico di un piano didattico individualizzato.

La richiesta di una valutazione, cioè la necessità di capire il quadro cognitivo (quoziente di intelligenza), il funzionamento, l’aspetto emotivo e comportamentale del bambino può arrivare dalla famiglia – i genitori possono notare delle anomalie di sviluppo o di interazione sociale o semplicemente notare aspetti comportamentali legati all’ansia o ad eccessivi capricci o all’aggressività del proprio piccolo – e dalla scuola. Dalla richiesta, si prosegue l’iter con l’indagine medica (con l’obiettivo di escludere patologie organiche e/o genetiche o di altra natura medica) ed infine si arriva all’area psicoterapeutica. Entrando in punta di piedi nel mondo del bambino si struttura il modo di lavorare. Si arriva dunque al quadro chiaro di tre aree: Cognitiva, Emotiva e Comportamentale. Si redige quindi, in accordo con i genitori, un piano di trattamento su misura del bambino e coerente con il piano didattico formulato dalla scuola, creando in ultima analisi la rete in cui i genitori insieme con il proprio bimbo sono gli attori principali del processo psico-educativo.

L’equipe non si limita alla valutazione ma va oltre e fornisce anche il trattamento, cioè un “fare insieme al bambino”: ovvero le terapie. Le terapie che attualmente vengono utilizzate nei bambini BES sono da considerarsi come “asettiche”, ovvero i piani di trattamento vengono strutturati in modo tale da non renderli ai genitori ed in genere sono finalizzati al solo recupero della lacuna, dimenticando completamente la complessità della psiche del bambino e soprattutto gli aspetti emotivi legati alla difficoltà in essere.

Nel lavorare con queste difficoltà inoltre si può scegliere di  agire sia in modo individuale, cioè con un apporto diretto bambino-operatore, che in gruppo con altri bimbi. In quest’ultimo caso, il bambino oltre a lavorare sulla sua difficoltà specifica (per esempio lettura) lavora nel contempo anche su fattori psicologici che rendono la difficoltà molto più pesante. Tra queste, sottolineerei l’autostima, come accade in molti casi, che viene compromessa dalle difficoltà di apprendimento (per esempio, il bambino che ha difficoltà nel leggere o presenta un ritardo nel linguaggio può percepire talvolta un senso di inadeguatezza rispetto agli altri bambini) generando così paure, ansie e fobie che andranno a compromettere l’intero funzionamento psicologico e sociale.

La Struttura guidata dalla dottoressa Maria Romeo con audioprotesista, neuropsichiatra infantile, psicologa, logopedista, ha messo a punto terapie innovative in cui il punto principale è la totale presa in carico del bambino con la rilevazione dei disturbi, la strutturazione di percorsi tramite il gioco e il disegno che lo mettono al corrente delle sue problematiche. Infatti, si possono realizzare (oltre alle terapie singole per i bambini dai tre anni in poi) gruppi di sostegno (soprattutto rivolti ai genitori e alla presa di coscienza della genitorialità) e gruppi di formazione riservati ad operatori, genitori, insegnanti ed educatori (fornendo strumenti e strategie di intervento a casa e a scuola) con enorme riduzione dei costi e miglioramento dello stato di benessere. Il lavoro dell’equipe ha un notevole impatto sulla prevenzione dei disturbi sociali dell’adolescenza e anche dell’adulto in quanto lavorare sulle dinamiche psicologiche sul bambino evita il formarsi, un domani, di un profilo di un adolescente problematico o di un adulto complesso.                            

CONSUELO DEL DESTINO

(Psicologa)

 

Articolo PrecedenteLA BANCA DEL NISSENO ANTICIPA GLI STIPENDI IN FAVORE DEI DIPENDENTI COMUNALI
Articolo successivoTERESA MARCHESE RAGONA: «ECCO IL NOSTRO LAVORO PER SERRADIFALCO»