di PASQUALE PETIX – L’ANALISI. Il sociologo e docente universitario: «Il compito dell’educatore è allenare alla vita»

 Il sociologo Pasquale Petix

Nel nostro Paese i laureati sono pochi (e poco valorizzati) e i lavoratori hanno un basso livello medio di competenze. In sostanza è questa la fotografia dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) che in un rapporto diffuso ad ottobre documenta che “negli ultimi 15 anni i risultati economici dell’Italia sono stati lenti. Nonostante alcuni progressi nell’occupazione, la crescita di produttività è stata stagnante”.

Dalle tabelle statistiche risulta che solo il 20% degli italiani tra i 25 e i 34 anni è laureato rispetto alla media Ocse del 30% e chi ha una laurea dimostra un più basso tasso di competenze in lettura e matematica (26° posto su 29 Paesi Ocse). Scuola e lavoro, secondo il report rappresentano due mondi che non si parlano abbastanza.

L’OCSE punta il dito soprattutto sulle università, che non hanno la capacità di intercettare come dovrebbero le esigenze del mondo del lavoro; ma anche le imprese hanno le loro colpe perché non sono in grado di utilizzare a pieno le competenze delle risorse umane a loro disposizione, senza dire che poco investono in tecnologie avanzate e pratiche lavorative che possano migliorare l’efficienza produttività.

Questo  emerge dal “Skills Strategy Dia-gnostic Report – Italy 2017”, redatto dopo due anni di ricerca. Dalla lettura del report la ministra dell’istruzione Fedeli e il governo Gentiloni (come i prossimi) possono trovare indicazioni utili per impostare una politica scolastica e occupazionale più seria e più produttiva, oltre che capace di assorbire le differenze fra Nord e Sud: il sistema per la valutazione internazionale dei quindicenni scolarizzati dice che tra gli studenti della Provincia Autonoma di Bolzano e quelli della Campania o della Sicilia equivale a più di un anno scolastico. 

Alla faccia della “Buona scuola” (sic!) di Renzi. La legge 107 approvata nel luglio del 2015 doveva essere una soluzione definitiva al problema scolastico ma alla fine è stata solamente un insieme di slogan accattivanti e promesse non mantenute. Anzi uno specchio per le allodole per poter far finta di fare qualcosa. Dimenticando che la scuola non ha clienti e non deve vendere prodotti. Quello dell’insegnante è un processo di soggettivazione: significa insegnare ad un alunno come diventare un soggetto, attivo e responsabile.

A tal proposito il rapporto OCSE insiste sulla variazione significativa nella performance degli studenti all’interno del Paese, con le regioni del sud che restano molto indietro rispetto alle altre. Come si diceva, mentre gli studenti della Provincia Autonoma di Bolzano ottengono risultati estremamente soddisfacenti, in linea con quelli dei Paesi che occupano le posizioni di testa nelle classifiche internazionali, quali ad esempio quelli degli studenti coreani, gli studenti della regioni meridionali si collocano più in basso, allo stesso livello di quelli cileni o bulgari.

Un divario ampio che richiede interventi sulle politiche educative a partire dalla restituzione dell’orgoglio e della dignità sociale agli insegnanti che, per dire, da 10 anni hanno il contratto bloccato e che hanno visto trasformare le scuole in “aziende” in concorrenza per accaparrarsi  gli studenti nel frattempo diventati  “utenti” da soddisfare a qualsiasi costo e da lisciare sempre per il verso del pelo, perdendo di vista il compito vero dell’educatore: allenare alla vita le nuove generazioni, trasferendo loro in modo creativo un patrimonio di conoscenze e di valori.

PASQUALE PETIX

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