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Ipotesi di attraversamento stabile dello Stretto

Ponte sullo Stretto? Punto e a capo. «In ordine al tema dell’attraversamento stabile dello Stretto di Messina, per dar seguito all’impegno del Governo, si dovrebbe procedere con la redazione di un progetto di fattibilità tecnica ed economica per le due opzioni evidenziate». Lo ha detto, mercoledì 4 agosto 2021, il ministro delle Infrastrutture e mobilità sostenibili Enrico Giovannini, in audizione presso le Commissioni riunite Ambiente e Trasporti della Camera.

Insomma: sembrerebbe che l’attuale Governo si sia deciso a procedere verso un “progetto di fattibilità” del ponte. «E’ utile sviluppare la prima fase del progetto di fattibilità limitando il confronto ai due sistemi di attraversamento con ponte a campata unica e con ponte a più campate, ma la valutazione dell’utilità andrà però definita al termine di un processo decisionale che prevede inizialmente la redazione di un progetto di fattibilità tecnico-economica al fine di confrontare diverse soluzione alternative», ha aggiunto Giovannini.

A quanto pare, la prima fase potrebbe concludersi entro la primavera del 2022, per avviare un dibattito pubblico e pervenire a una scelta condivisa ed evidenziare nella legge di bilancio 2023 le risorse. Il ministro delle Infrastrutture e mobilità sostenibili segnala, infine, che è disponibile un finanziamento di 50 milioni, individuato con la legge di bilancio 2021.

Che dire? Prendiamo atto, dalle parole del ministro Giovannini che, malgrado la colossale, martellante retorica sul “ponte”, malgrado le notevolissime risorse economico-finanziarie sprecate nel corso degli anni, non esiste un progetto credibile e affidabile, un progetto esecutivo del ponte sullo Stretto. Noi di Italia Nostra lo abbiamo sempre saputo.

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Il professor Leandro Janni

Ponte sullo Stretto: necessarie puntualizzazioni

Italia, estate 2021. Con il Recovery Plan e le risorse economico-finanziarie europee è ripartita, nel Belpaese, la retorica sulle grandi opere. Con il messaggio – ingannevole – che tutto sarebbe diventato possibile, finanziabile e realizzabile. Da qui il rilancio del controverso progetto del “ponte sullo Stretto”, con una commissione del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibile che ha fatto ripartire gli approfondimenti progettuali e scatenato annunci e promesse.

Credo che bisogna, ancora una volta, fare chiarezza e sgombrare il campo da ambiguità e mistificazioni. Dunque: non è vero che si possa ripartire proprio da questo progetto, considerato il fatto che lo stop (al progetto del ponte) avvenne sulla base di valutazioni tecniche ed economiche che portarono il Governo Monti a dichiarare il fallimento del progetto, dopo che il General Contractor Eurolink non era stato in grado di dimostrare la fattibilità e di risolvere i problemi tecnici, geologici e paesaggistici dell’opera.

E poi: non è vero che presto arriverà l’alta velocità da connettere al ponte per rilanciare il Sud. Il Recovery Plan finanzia con dieci miliardi di euro una tratta che non sarà completata prima del 2030. Poi, comunque, mancherebbero diverse centinaia di chilometri di linea ferroviaria tra le montagne dell’Appennino e non si sa quante risorse siano necessarie. E infine, non è vero che le risorse europee potrebbero aiutare la realizzazione del ponte: non è così, visto che non è previsto, nel Recovery Plan e neanche nella programmazione europea 2021-2027, e non rientra nel programma Connecting Europe Facility che fornisce assistenza finanziaria alle reti e alle infrastrutture transeuropee.

Insomma, diciamolo: questa rumorosa retorica sul ponte serve soltanto a sprecare altre risorse pubbliche, dopo il miliardo di Euro che fino ad oggi sono costati studi, consulenze e stipendi della società Stretto di Messina. Pertanto, Italia Nostra, ancora una volta, rivolge un appello al governo Draghi affinché si abbandoni ogni insensata corsa al ponte sullo Stretto e di rilanciare gli investimenti per collegamenti veloci e frequenti tra la Sicilia, la Calabria e il resto della Penisola.

Di certo i cittadini hanno diritto a proposte credibili di rilancio degli spostamenti attraverso connessioni ferroviarie, navali e aeree più semplici tra le regioni, verso Nord e anche con il resto del Mezzogiorno e non di aspettare altre promesse e rinviare il cambiamento di qualche decennio. Negli ultimi dieci anni, siciliani e calabresi hanno visto tagli ai collegamenti, sia dei treni nazionali verso Nord sia nei collegamenti regionali, che già erano i più vecchi (una media di 19 anni contro 11,7 al Nord) e lenti d’Italia.

Attualmente il treno più veloce tra Roma e lo Stretto (Villa San Giovanni) ci mette 5 ore e 8 minuti, quando fino al 2019 c’era un Frecciargento che ci metteva 4 ore e trenta minuti. Eppure, in questi anni, sono stati realizzati investimenti sulla linea tirrenica che permetterebbero di far viaggiare i treni più sicuri e veloci. Inoltre le Frecce non attraversano lo Stretto, per cui bisogna cambiare treno in Sicilia e prendere un intercity o un regionale fino a Palermo o Catania.

Serve una nuova, diversa programmazione nelle politiche dei trasporti. In tempi brevi, si potrebbe certamente fornire un segnale di potenziamento del servizio, portando anche al Sud i treni nuovi, e nel giro di qualche anno di disporre di treni passeggeri che in sei ore collegano Palermo con Roma. Insomma: serve un miglioramento complessivo degli spostamenti per le persone e le merci.

Di questo c’è bisogno per rilanciare le città e i territori del Mezzogiorno, dimostrando che un diverso futuro è possibile per gli spostamenti tra porti e centri turistici, aeroporti e stazioni, poli produttivi. E questo, tra l’altro, sarebbe coerente con gli impegni sulla riduzione delle emissioni di gas serra assunte dall’Italia, che prevedono una completa decarbonizzazione entro il 2050.

Prof. Leandro Janni

(presidente di Italia Nostra Sicilia)

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