filippo falcone
Filippo Falcone in un incontro pubblico

Per i pochi che nel nostro territorio non lo conoscessero, Filippo Falcone è nato a Sommatino nel 1969. Si è laureato nel 1995 in Scienze Politiche all’Università di Palermo ed è stato allievo dello storico Francesco Renda, che lo ha incoraggiato nelle sue prime pubblicazioni.

Negli anni Novanta ha intrapreso l’impegno politico, eletto per due mandati consigliere provinciale. In questo ruolo ha ricoperto vari incarichi, tra cui quello di capogruppo, di presidente della Commissione Bilancio e di componente del Consiglio nazionale della Lega delle Autonomie Locali. Nel 2013, infine, è stato candidato nel “Collegio Sicilia 1” per la Camera dei Deputati, con la lista “Rivoluzione Civile-Ingroia”.

Nel campo della ricerca storica ha collaborato con varie università, occupandosi di studi sulla Sicilia e pubblicando vari articoli e saggi. Le due sue ultime pubblicazioni sono: “Storie Minime” e “Sovversivi e antifascismo in Sicilia” (quest’ultimo con la prefazione del professor Salvatore Nicosia, già Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Palermo).

Filippo Falcone è anche giornalista iscritto all’Albo dell’Ordine di Sicilia, ed ha collaborato con varie testate regionali, dirigendo dal 2014 e al 2020, la rivista “Studi Storici Siciliani” (Consorzio Universitario Agrigento) e oggi ne fa parte del Comitato scientifico. È dipendente del Ministero dell’Istruzione. L’abbiamo incontrato per un’intervista a La Voce del Nisseno (versione online). “Circa un mio possibile impegno in politica per il territorio ci sto pensando”, asserisce nel corso della nostra chiacchierata.

Il quadro attuale è quello di una Politica che oggi sta lasciando i cittadini sempre più soli e abbandonati a sé stessi. Cosa ne pensa uno come te che viene da un lungo e qualificato trascorso di impegno politico?

Quello a cui si assiste oggi è, per larghissimi strati di popolazione (mi riferisco anche a quello che una volta era il ceto medio), ad uno scivolamento nella povertà. Oggi gli italiani sono massacrati da un Sistema assurdo e lasciati soli da Politica e Istituzioni. La questione è ormai, per moltissimi, non arrivare a fine mese ma a fine settimana. Siamo di fronte persino alla cessazione di molti dei diritti sanciti dalla Costituzione, che ormai oggi rimangono solo sulla carta: penso al diritto ad una Sanità efficiente, al diritto allo Studio (come equa base di partenza per tutti), penso al lavoro e ad una vita dignitosa per ogni cittadino.

Analisi impietosa, severa… 

Mi pare che oggi siamo lontani da questi propositi, se pensiamo alle file alla Caritas nelle grandi città, ma anche alle tante famiglie che si vi si rivolgono dalle nostre parti. Per non parlare poi dell’art. 1 della nostra Costituzione, cioè al diritto al lavoro. Oggi centinaia di persone vengono licenziate per e-mail, dopo che magari lo Stato ha elargito a quelle aziende agevolazioni, sgravi, vantaggi, finanziamenti. È la politica della cosiddetta “delocalizzazione”, senza che nessuno faccia nulla. Vediamo questi poveri operai nei presidi, al freddo, con la loro dignità, la loro compostezza, da soli, senza che Politica e Istituzioni, abbiano il decoro, di intervenire, di essere vicini a questi lavoratori. A ciò si aggiunga poi un giornalismo, specie quello televisivo, che sta atrofizzando i cervelli, piegato com’è sul potere. Anche in questo caso ci vorrebbe una nuova informazione, più seria, più obiettiva, meno ossequiosa.

filippo falcone
Filippo Falcone (foto di Pippo Nicoletti)

Questo come scenario generale, e su Politica e territorio?

Vedo oggi, in generale, anche rispetto al periodo in cui sono stato impegnato io (parlo di una decina di anni fa), una Politica distaccata dai territori, lontana dalla gente, che vive solo nel suo mondo. Che parla solo con sé stessa, che non interagisce più con le persone in carne ed ossa. Tutto sembra fermo, immobile. A volte sembra persino una battaglia persa il solo parlarne. Non dovrebbe essere così. Bisognerebbe riconquistare la fiducia della gente, con comportamenti corretti e coerenti, bisognerebbe dare nuove speranze. Io ho una figlia di 16 anni, non posso far passare l’idea che in questa terra tutto è perduto, che non ci sia più alcuna speranza. Si deve ridare fiducia ai giovani, alla gente, lavorare per i territori, credendoci.

Se tu dovessi racchiudere in poche parole il tuo personale concetto di Politica cosa diresti?

La Politica non può essere disgiunta dall’Etica, dalla Legge morale, ci insegna Kant, ma anche dalla dignità di ogni singolo individuo. Oggi, questo sistema Finanziario e Politico (non a caso metto la Politica per seconda, perché penso che sia sempre più un sottoprodotto del primo) sta facendo vivere all’uomo una vita quasi innaturale. L’essere umano non è fatto per sopravvivere dietro bollette, mutui per la casa, rate infinite per comprare un’auto; come ci fa vivere oggi la logica folle del consumismo. L’uomo è fatto prima di tutto per elevarsi. Ce lo insegna il pensiero greco, l’Illuminismo, ma anche il Marxismo e il Cristianesimo. Oggi, purtroppo, non è più così: la dignità dell’uomo sembra posta definitivamente in soffitta.

Prosegui…

Il modello della super finanza globalizzata, continua a procedere con inaudita spietatezza, ed anche l’Italia è entrata ormai da tempo in questa “rumba”, dove i pochi ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Anche in questo caso – per venire alla tua domanda iniziale – la Politica dovrebbe simpatizzare con l’aggredito non con l’aggressore, come invece avviene oggi.

Questo, secondo te, cosa sta producendo oggi nelle persone – come dicevi tu – in carne ed ossa?

Se tutto questo rimanesse solo nella sfera dei cattivi comportamenti della Politica si potrebbe anche passare oltre. Ma c’è qualcosa di più profondo. Questa situazione oggi produce per milioni di persone frustrazione e angoscia. Non si è più sereni, si è divorati dai pensieri, dalle nevrosi, dalle depressioni, dall’anomia. Si è infelici. Questo sta producendo questo modello di sviluppo, al quale la Politica è totalmente supina, anche nel nostro Paese.

È così…

L’uomo, a cui le Istituzioni dovrebbero avere sempre occhi e orecchi attente, pare non poter più raggiungere quel punto di equilibrio, di pace, di serenità, per il quale è nato, al quale la natura assegna questo ruolo. Siamo cioè di fronte ad uno sviluppo totalmente disarmonico. L’immagine è quella letteraria della corsa dei cani levrieri nei tornei inglesi, che battagliano mordendosi a vicenda per inseguire una lepre di stoffa che, per definizione, non raggiungeranno mai. Così è l’uomo di oggi. Una follia se ci pensiamo! Il rischiare di vivere come trasportati da un meccanismo che va per conto suo, per forza autonoma, che ci è sfuggito di mano. Si aggiunga anche che oggi manca un Pensiero con la P maiuscola e la Tv non aiuta certo in questo; lo dice uno che da anni ormai non vede più televisione, informandosi su altri “canali”.

Mancano i punti di riferimento anche per la costruzione del nostro pensiero o per formarsi un’opinione?

In definitiva: non c’è più, a mio avviso, una Politica che dia un orientamento; se non quello di auto-prodursi, auto-tutelarsi, auto-alimentarsi, cercare di stare in vita, parassitariamente, il più possibile. Lo abbiamo visto anche con l’ultima elezione del Presidente della Repubblica (con tutto il rispetto per questa figura), con tutta la retorica che ne è seguita, ma con il fine ultimo che i parlamentari conservassero i loro seggi e i loro privilegi. Napoleone Colajanni diceva già nell’800 che l’ottavo vizio capitale degli italiani è la retorica. Ed è vero!

Permettimi una domanda provocatoria: ma uno come te, tanto critico a tutti i livelli nei confronti di questo Sistema, non ritiene di dover tornare a dare un suo contributo, anche nel territorio in cui vive, per tentare un cambiamento di rotta?

Io mi sono ritirato dalla politica, per mia scelta, da oltre dieci anni. In questo lungo tempo mi sono occupato di altro, soprattutto di studi storici. Sono arrivato persino a pensare che le pagine dei libri e dei documenti che via via andavo consultando, erano di gran lunga più interessanti del mondo esterno che mi circondava. Devo confessare che ho pensato spesso alla scena dei due monaci bibliofili che, nella Francia della Rivoluzione francese, mentre fuori saltano teste e scorre un mare di sangue, pensano solo ai loro amati libri. Un po’ la visione dell’intellettuale che si rinchiude nel suo “Hortus conslusus”, occupandosi, come nel caso del principe di Salina nel “Gattopardo”, di astronomia o del barone Mandralisca del mondo dei molluschi.

Va bene… Ma un impegno è nei tuoi pensieri?

In effetti la tentazione è quella di “regredire” a livello dell’olivastro – dice Consolo – cioè di inselvatichirsi nel culto di sé, nel disprezzo della deludente scena che ti circonda. Forse un non-impegno, in questo preciso momento storico, se non è una colpa è certamente una vigliaccheria, alla quale in effetti bisognerebbe pensare. Circa un mio possibile impegno in politica per il territorio ci sto pensando. Ma ciò secondo una concezione Stoica della Politica. Senza cioè inseguire nessuna carriera, nessun prestigio, nessun interesse personale. L’impegno che oggi va messo in campo deve essere quello del semplice e puro interesse per il Territorio, per il Bene comune, per l’Etica pubblica. Capisco che questi concetti a molti oggi fanno sorridere, ma in un’emergenza sociale come quella che stiamo vivendo, chiunque non inquadra l’impegno politico in quest’ottica è completamente fuori dal mondo.

 MICHELE BRUCCHERI

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