Alunni in classe

di MICHELE BRUCCHERI – L’EDITORIALE. Un singolare e intelligente grido d’allarme per tutelare diversi diritti. In un patto di ferro tra tutti i protagonisti in campo. Ecco l’analisi del nostro direttore

Uno sciopero silenzioso e assordante, quello degli studenti delle scuole superiori di Caltanissetta. Un grido d’allarme per far comprendere, chiaramente e meglio, alle istituzioni preposte che bisogna coniugare con efficacia diversi diritti: allo studio, al lavoro, ma soprattutto alla salute. Studiare in sicurezza.

I numeri del contagio sono subdoli. Famiglie e studenti, docenti e dirigenti scolastici, sono tutti alleati per combattere questa brutta pandemia. Lo sono indubitabilmente anche le istituzioni centrali e periferiche, ma talvolta noto miopia, pressapochismo, opacità, passi incerti e zoppicanti…

Ieri, in Sicilia, si sono registrati più di 1.200 nuovi casi. Nel Nisseno, poco più di cento. Delle 103 infezioni da Covid-19, 37 a Gela (zona rossa da domani) e 30 a Caltanissetta (zona arancione da oggi, dopo oltre un mese di restrizioni da zona rossa). Siamo tutti preoccupati per la situazione epidemiologica nel nostro territorio. I segnali sono contrastanti.

Ieri, i segretari provinciali di cinque sindacati della scuola del Nisseno, hanno criticato la decisione di tornare in presenza. “La decisione assunta nonostante la grave situazione epidemiologica nella nostra provincia è ritenuta una grave mancanza di rispetto del diritto alla salute”, un passaggio del loro documento congiunto. Per loro, per una maggiore sicurezza, è intanto auspicabile una seria campagna di screening e tracciamento su tutta la popolazione scolastica.

Chiedono inoltre di riorganizzare i trasporti, di effettuare un continuo monitoraggio, di intensificare le vaccinazioni per il personale e studenti, tra le altre cose. Probabilmente ci vuole anche un sacrosanto aggiornamento dei protocolli di sicurezza, ormai fermi allo scorso anno.

Le istituzioni devono aiutare studenti e famiglie, docenti e dirigenti scolastici a fare bene la propria parte. Credo che le scuole, nel suo complesso, siano sicure. Chi più, chi meno. Ma il vero problema sono gli spostamenti, i mezzi pubblici. Ecco allora che la bomba potrebbe esplodere. Con danni enormi e devastanti, per tutti.

Da troppo tempo viene detto che i trasporti non sono sufficienti, adeguati, per la capienza. Difficilmente si può mantenere la distanza. Con questa ingannevole variante inglese imperante nel Nisseno, tutto diventa più arduo. Anche in classe, non tutti gli istituti dispongono di aule adeguate. Tornare in presenza, significa rischiare seriamente di ammalarsi di Coronavirus.

Va garantita la sicurezza. Unanimemente, tutti, o quasi, tranne qualche rara e strana eccezione, sono proclivi per restare in Didattica a Distanza. Gli studenti, ma anche i docenti, sono impegnati da tanti mesi nella didattica digitale; si sono adattati a questa nuova, innovativa modalità di insegnamento e di apprendimento. Tutti stiamo pagando un prezzo sociale, a partire dai nostri studenti. Una didattica sicuramente meno efficace, un deficit di relazioni sociali, ma la salute viene prima di tutto e di tutti.

Proprio ieri, il professor Andrea Crisanti, uno scienziato autorevole, ha tuonato: non ci sono i numeri per riaprire, questa è una decisione politica e chi apre si deve prendere le responsabilità del ragionamento. È chiaro a tutti che le sue parole sono vere e scomode.

Concludo con queste parole del grande Gino Strada, che proprio ieri ha festeggiato i suoi 73 anni di età: “Ne usciremo, a un prezzo alto, ma ne usciremo. Spero imparando qualche lezione. La cosa più importante è capire che la sanità, cioè la medicina, il curare le persone, come dovere preciso dello Stato, può essere solo una sanità pubblica e gratuita. Non si può fare un profitto sulla sofferenza degli altri. Non a caso nelle regioni in cui si è investito sulla sanità privata e si è disinvestito sulla sanità pubblica, la mortalità sia più alta”.

E dulcis in fundo: “Serve recuperare un’etica sociale con i comportamenti individuali, delle istituzioni e dei privati. Stiamo assistendo ad una straordinaria gara di solidarietà in questo periodo, però poi bisogna farne tesoro. Non bisogna ad un certo punto dire: finito, si ricomincia come prima. La sanità, come la scuola, come il lavoro sono i pilastri di una società. Darli in mano ai privati credo che sia gesto suicida”.

MICHELE BRUCCHERI