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La dottoressa Cinzia Paladino

“In pochissimo tempo abbiamo creato i ‘reparti covid’ e fatto formazioni adeguate sulla presa in carico dei pazienti a sostegno dei colleghi internisti”. A parlare così, in esclusiva al microfono de La Voce del Nisseno (versione online), è la brillante dottoressa Cinzia Paladino, prossima ai 44 anni, dalla Francia. Dal 2012 ad oggi è, infatti, dirigente medico presso il reparto di Chirurgia Endocrina e Metabolica del Policlinico Universitario di Marsiglia (Hôpital Conception, Aix-Marseille Université).

Siciliana di Partinico (Palermo), è mia carissima amica da un ventennio. Pertanto, senza subdole ipocrisie, condurrò l’intervista dando del “tu”. Con il suo proverbiale sorriso, narra: “In Francia è stato possibile l’incremento dei posti di rianimazione dai 5000 presenti sul territorio ai 10.000 in pochissimo. Come avrete sicuramente sentito dai media, il primo focolaio francese di contaminazione da Covid-19, è stato riscontrato a Mulhouse, una cittadina di poco più di 100.000 abitanti”.

Annualmente, Cinzia Paladino svolge più di 450 interventi chirurgici in elezione nell’ambito della chirurgia endocrina in qualità di primo operatore (chirurgia tiroidea e paratiroidea con tecnica tradizionale e con tecnica mini-invasiva, chirurgia surrenalica laparoscopica o open, pancreatica laparoscopica o open). E collabora agli interventi di chirurgia bariatrica, sleeve e by-pass. Una vera e propria eccellenza medica, di cui sono enormemente fiero intanto come amico e come siciliano (italiano).

È stata vincitrice del premio SIEUC per la migliore pubblicazione scientifica nazionale nel 2019 ed è, inoltre, autrice di più di 44 articoli scientifici, nonché vincitrice di due prestigiosi premi per il miglior poster a congressi internazionali. Insegna ai corsi universitari per il diploma in chirurgia endocrina, ai medici di famiglia e al personale paramedico. È membro di commissione per tesi di laurea. “Nonostante tutto ci sono le risorse economiche, le braccia e i cervelli pronti a far fronte alla situazione”, afferma ottimista la dottoressa Paladino, parlando della situazione francese.

Ovviamente le chiedo qualcosa su di noi, sulla nostra amata terra. Con la consueta franchezza, asserisce: “L’Italia soffre della frammentazione in sistemi regionali, non in grado di dare una risposta omogenea, indipendentemente dalla buona volontà dei singoli governatori a cominciare dal Governatore della Sicilia che, mi sembra, stia dando grande prova di efficienza e compostezza…”. Poi riprende: “Mi piacerebbe una riforma sanitaria volta a migliorare le risorse disponibili in Sicilia, una regione che oltre ad essere la perla del mediterraneo vanta anche dei medici di un certo spessore culturale purtroppo vittime d’un sistema non sempre premiante per chi vuole intestarsi progetti di eccellenza”.

Cinzia Paladino, nonostante sia in prima linea nella sanità francese, trova il tempo per rilasciarci questa ricca ed articolata intervista. Per raccontare l’impegno quotidiano di tutti contro questo maledetto killer chiamato Coronavirus che attacca i nostri polmoni, ma anche la nostra civiltà. Le siamo infinitamente grati perché la sua testimonianza diretta è preziosa ed importante, uno spaccato straordinario della dura lotta contro questa grave pandemia.

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La dottoressa Cinzia Paladino mentre opera

È membro di numerose società scientifiche nazionali (elencarle tutte, richiederebbe un po’ di tempo). Ma vorrei presentarla ai nostri lettori digitali, sommariamente. Ha frequentato dal 2002 al 2008 il corso di specializzazione in Chirurgia Generale e d’urgenza presso il Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo, dove si è specializzata nel dicembre 2008. Poi, dal gennaio 2009, è stata Dirigente Medico presso il reparto di Chirurgia Generale e d’urgenza dello stesso Policlinico, fino al 2011.

Nel corso degli anni, Cinzia Paladino ha acquisito numerosi diplomi tra cui, il Dottorato di ricerca della durata di tre anni, in oncologia medica e sperimentale applicata presso il Policlinico Universitario di Palermo nell’aprile 2011, il diploma di ecografia nazionale SIUMB ed ha perfezionato le sue conoscenze nell’ambito della chirurgia endocrina presso il policlinico Universitario “Gemelli” dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Ha eseguito diversi corsi di perfezionamento per il trattamento della patologia tiroidea tra cui la tiroidectomia transorale e il trattamento di termoablazione per radiofrequenza dei noduli tiroidei. Ha conseguito il Diploma Europeo di Chirurgia Endocrina a Granada (Spagna), lo scorso anno, e sta contribuendo all’introduzione della chirurgia robotica nel suo ospedale. Sapere chi è, ci predispone meglio a sentire la sua “voce”.

Cinzia, com’è la situazione in merito all’emergenza sanitaria legata al Coronavirus in Francia?

In Francia, come del resto in Italia, esiste una differenza significativa sul numero dei nuovi casi e decessi tra nord e sud. Le regioni più interessate sono quelle nord est del Paese come Grand Est, Bourgogne-Franche-Compté, Ile de France, Hauts -de-France ed in più la Corsica.

E poi, Cinzia?

I primi casi segnalati (N°=3) risalgono al 24 gennaio, ma il decreto che l’epidemia era passata al Livello 3 è arrivato il 14 marzo; allora tutti i luoghi pubblici non indispensabili alla vita del Paese sono stati chiusi e dal 17 marzo sono state messe in atto delle misure di restrizione alla stessa stregua dell’Italia e della Spagna. Attualmente la Francia è al quinto posto per numero di casi confermati…

Prego, vai avanti. 

Dal 2 aprile si è assistito ad un incremento progressivo dei ricoveri in rianimazione (comorbosità: 62%) e del numero dei decessi. Tra questi ultimi il 90% aveva un’età superiore ai 65 anni e presentava patologie associate. Io vivo e lavoro a Marsiglia come chirurgo nel reparto di Chirurgia Generale Endocrina e Metabolica del policlinico universitario, uno dei più grossi centri di riferimento europei per la patologia surrenalica, paratiroidea, cancro della tiroide e malattie geneticamente trasmesse.

L’emergenza Coronavirus ha stravolto i vostri programmi?

L’emergenza “COVID” ha, all’inizio, stravolto tutti i nostri programmi. Abbiamo dovuto interrompere tutta l’attività programmata e selezionare i casi da operare per ridurre al minimo i rischi per i pazienti. Ci siamo dovuti inventare un nuovo modo di lavorare tra cui la téléconsultation cioè lo “smart working” che in chirurgia è ben più complesso. In pochissimo tempo abbiamo creato i “reparti covid” e fatto formazioni adeguate sulla presa in carico dei pazienti a sostegno dei colleghi internisti.

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Cinzia Paladino

Come va lì a Marsiglia?

A Marsiglia fortunatamente noi possiamo contare sulla fondazione “IHU Méditerranée Infection”, fiore all’occhiello nazionale sul trattamento delle malattie infettive il cui direttore, il Prof. Raoult è fiero sostenitore del trattamento con azitromicina e clorichina sin dalla diagnosi di malattia. Ad oggi il numero dei tamponi eseguiti a Marsiglia è ben più alto che in altri centri (>54.954) e il totale della popolazione infetta è del 16.6% con una mortalità riportata dello 0.7%.

Secondo la tua ottica di medico, il personale sanitario francese è adeguatamente attrezzato?

Penso proprio di sì. Certo il fatto di avere un sistema sanitario più forte, negli anni ha indotto il personale medico e paramedico a compiere degli sprechi che si potevano evitare. Ma nonostante tutto ci sono le risorse economiche, le braccia e i cervelli pronti a far fronte alla situazione.

Qual è l’evoluzione epidemiologica, oggi, rispetto all’inizio?

Il 3 marzo scorso, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) riportava per l’Italia, un’incidenza di forme lievi/moderate dell’80% mentre i casi gravi ricoverati in terapia intensiva erano l’8.8%. Quest’ultima percentuale era ben più alta del 5% riportato nella casistica cinese…

Continua Cinzia…

Se poi ricordiamo il 18 marzo, l’Italia ha avuto il triste primato di numero di decessi, superando la Cina con 475 morti in un solo giorno e 35 mila contagi. Dal 15 febbraio al 3 aprile, si è assistito ad un incremento dei nuovi casi fino ad un picco massimo del 21 marzo che ha visto la diagnosi di ben 6555 nuovi casi; tuttavia dopo questa data, la curva sembra stabilizzarsi e poi pian piano scendere.

Qual è la situazione dei pazienti ricoverati in terapia intensiva?

Anche il numero dei pazienti ricoverati in terapia intensiva per la prima volta dall’inizio della pandemia è diminuito così come il numero delle vittime (ad oggi il numero totale delle vittime è 15.887). Il rapporto paziente infetto/paziente sano inizialmente stimato 1:3 ad oggi è di 1:1 (6 aprile, ndr). L’obiettivo è certamente quello di abbassare questa soglia fino ad avere il massimo controllo della malattia. Secondo l’Istituto superiore di Sanità sono state salvate 30.000 vite grazie alle misure di restrizione adottate in Italia. Bisogna ancora lavorare e tenere al massimo l’attenzione sulle misure di protezione al fine di evitare la diffusione del virus e vanificare gli sforzi finora fatti.

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Cinzia Paladino e alcuni colleghi

Dalla Francia, come viene vista l’Italia a proposito di questa dura lotta contro Covid-19?

Considerando che la Francia ha un sistema sanitario molto forte che riesce a far fronte ai bisogni dei cittadini senza badare a spese, all’inizio si pensava che la pandemia in Francia non avrebbe avuto lo stesso impatto che in Italia; c’è stato, pertanto, anche tra il personale medico, un atteggiamento superficiale tendente a sminuire l’infezione da Covid-19 come una banale influenza…

Invece?

Oggi, l’atteggiamento è cambiato e ci si è resi conto che in Francia si è solo indietro di 10 giorni rispetto all’Italia e che la “vague” (cioè l’ondata) sta per arrivare. Sono stati messi in atto pertanto dei meccanismi di controllo. Del resto basta mettere a confronto i dati italiani del 9 marzo con quelli francesi del 18 marzo e ci si rende conto che sono pressappoco uguali.

Quali provvedimenti sono stati presi, in Francia, per rallentare il virus?

All’inizio sapere che in Italia le scuole, i cinema, i teatri e tutti i luoghi pubblici erano stati chiusi mentre in Francia la vita continuava normalmente mi rendeva molto perplessa. Il ministro dell’interno, Castaner, ha annunciato le misure di restrizione il 16 marzo e il 27 marzo il primo ministro, Eduard Philippe, ha confermato un prolungamento fino al 15 aprile che potrà essere ulteriormente esteso in base all’evoluzione della crisi sanitaria.

Diciamo che questa è una strada condivisa?

I provvedimenti in vigore sono gli stessi che in Italia e in Spagna, ma devo dire che vedo meno polizia in giro, cosa che induce molta gente a fare la passeggiatina o la corsetta in queste belle e soleggiate giornate primaverili. A differenza dell’Italia però non ci sono code interminabili per accedere ai supermercati o alle casse.

Ad oggi, quali sono i numeri francesi?

Ad oggi i numeri sono gli stessi di quelli italiani di dieci giorni fa con numeri elevatissimi nelle case di riposo per anziani e nei centri psichiatrici. Al 6 aprile siamo a 8078 decessi.

Quali sono i punti di forza del sistema sanitario francese nell’affrontare questa epocale sfida?

Senza dubbio la straordinaria capacità di adattarsi e di convogliare tutte le forze in pochissimo tempo. Bisogna sottolineare però che il sistema francese ha un unico centro decisionale, il Ministero.

In Italia c’è anche una sorta di decentramento…

L’Italia soffre della frammentazione in sistemi regionali, non in grado di dare una risposta omogenea, indipendentemente dalla buona volontà dei singoli governatori a cominciare dal Governatore della Sicilia che, mi sembra, stia dando grande prova di efficienza e compostezza…

Mi fai un esempio?

Per dare un esempio, in Francia è stato possibile l’incremento dei posti di rianimazione dai 5000 presenti sul territorio ai 10.000 in pochissimo. Come avrete sicuramente sentito dai media, il primo focolaio francese di contaminazione da COVID-19, è stato riscontrato a Mulhouse, una cittadina di poco più di 100.000 abitanti situata nella regione Grand Est del dipartimento dell’Alto Reno. L’infezione si sarebbe diffusa durante un incontro di 3000 persone, organizzato della Chiesa evangelica durato un mese; di questi, 1200 sarebbero risultati poi contaminati e hanno insistito su un territorio non pronto a far fronte ai ricoveri.

Raccontaci Cinzia…

È stato necessario riorganizzare tutto il sistema ospedaliero della regione Grand Est che non era assolutamente preparata ad una tale ondata. A Strasburgo, per esempio, dai 100 posti di rianimazione si è passati a 205 in una sola settimana.

Dimostrando una grande efficienza.

Tutte le misure messe in atto per contenere la crisi hanno coinvolto i medici di tutte le specialità compresa anche quella chirurgica ed erano attive già in meno di una settimana. Le stesse cliniche private sono corse in aiuto mettendo a disposizione i loro respiratori e le loro apparecchiature ma anche “prestando” il personale medico e paramedico.

C’è anche l’aiuto di altri soggetti?

Moltissimi volontari (personale medico e infermieristico in pensione) si sono messi a disposizione a titolo gratuito. Sono stati messi in atto dei corsi di formazione e inviati dei mini-video della durata di 20 secondi sulle pratiche da adottare in modo da averli sempre a disposizione in caso di necessità.

E i punti di debolezza, se ci sono, quali sono, Cinzia?

In un sistema che sembra infallibile ci sono sempre dei punti di debolezza. Come in Italia, la mancanza delle mascherine adatte e dei DPI all’inizio è stato uno dei problemi principali ma oggi fa parte del passato.

Certamente hai modo di confrontarti con i tuoi colleghi, medici e infermieri. Cosa emerge dal loro vissuto, da questa spaventosa emergenza?

Sebbene all’inizio molti pensavano ad une semplice “grippe” (influenza), l’avere toccato con mano la sofferenza dei pazienti e l’incapacità di debellare “il male” ha aperto loro gli occhi e gli ha permesso di convogliare le forze al fine di un bene comune. Oggi, negli occhi delle mie infermiere andate volontarie nei reparti covid, leggo la voglia di combattere questo nemico invisibile e la determinazione nello svolgere al meglio il loro lavoro.

Un tratto in comune con le nostre meravigliose infermiere italiane e i nostri bravi infermieri… 

Nonostante i turni massacranti lasciano poco spazio all’allegria, cercano sempre di non farsi abbattere e portare sempre il buonumore a tutti.

Tu sei siciliana. Al momento, nel Sud, la situazione sembrerebbe sotto controllo. Quale consiglio intendi dare ai nostri conterranei?

Io sono originaria di Partinico, in provincia di Palermo. Come è facile intuire, adoro la Sicilia e quando posso scappo sempre per venire a respirare l’aria della mia terra, vedere il verde delle colline e il blu del mio mare. Nonostante lavori ormai in Francia da 8 anni, sono sempre in contatto con i colleghi italiani e spesso ci scambiamo le opinioni sulle vicende nazionali. Sono membro di alcune società scientifiche italiane, cosa che mi permette di restare sempre informata e di rapportarmi alle vicende nazionali.

Prego, vai avanti.

Tra l’altro occupandomi di Chirurgia Endocrina, ho spesso modo di incontrare ai vari congressi, i colleghi di Palermo e devo dire che la Chirurgia Endocrina del Policlinico di Palermo dove mi sono formata resta per me un’eccellenza.

Come “vedi” le nostre restrizioni in Sicilia?

In Sicilia, le restrizioni imposte dal governo nazionale e rivisitate dal Governatore della Regione, nonostante sono state considerate troppo “strong” dalla popolazione, hanno permesso di contenere i contagi che per una regione con pochi posti di rianimazione è stata una saggia scelta.

Un consiglio importante ce lo dai?

Quindi, consiglierei di avere la massima fiducia nei confronti delle istituzioni perché, nello specifico, le scelte sono state corrette. Al di fuori dello specifico dell’emergenza, mi piacerebbe una riforma sanitaria volta a migliorare le risorse disponibili in Sicilia, una regione che oltre a essere la perla del mediterraneo vanta anche dei medici di un certo spessore culturale purtroppo vittime d’un sistema non sempre premiante per chi vuole intestarsi progetti di eccellenza.

MICHELE BRUCCHERI

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