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GIUSEPPE DI FORTI (BCCN): “RINGRAZIAMO GALLETTI PROMUOVENDO UN MOMENTO DI CELEBRAZIONE DEL PERSONAGGIO”

Giuseppe Di Forti

Giuseppe Di Forti

LA PREFAZIONE. Per mantenere vivo il ricordo dello storico, l’istituto bancario finanzierà la ristampa delle sue opere

Ventisette anni or sono, presidente l’Avv. Giacomo Giambra, la Cassa Rurale ed Artigiana “San Leonardo”, oggi Banca di Credito Cooperativo del “Nisseno”, pubblicava il primo “quaderno” del prof. Salvatore Galletti. Veniva così effettuato il primo passo di una iniziativa di grande rilievo per la comunità locale e cioè la costruzione della collana “Vita e cultura serradifalchese”. Nel ventennio successivo sono state ben nove le pubblicazioni che hanno arricchito la collana, tutte finanziate dalla Banca e tutte molto apprezzate. Fra queste una menzione speciale merita, per il successo riscosso presso la comunità scientifica internazionale (ancora oggi non di rado ci scrivono dall’America ricercatori che chiedono copia del libro che noi puntualmente forniamo) “Surfaru e surfarara” del 1986. Sia ben chiaro: il merito è solo ed esclusivamente dell’Autore che con un impegno pluriennale ci ha donato preziosi strumenti per la conoscenza delle radici della nostra comunità.

Quella della Banca è stata una disponibilità non disinteressata bensì finalizzata a realizzare la missione sul territorio di impresa avente responsabilità sociale e come tale impegnata a contribuire alla crescita culturale della comunità serradifalchese. Lo abbiamo fatto in maniera convinta e siamo orgogliosi dei risultati. Quella del prof. Galletti è stato, invece, un atto di generosità verso noi tutti.

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UN SORSO DI MEMORIA CHE RACCONTA CIASCUNO DI NOI

Michele Bruccheri

Michele Bruccheri

L’INTRODUZIONE. Il progetto della monografia è il compendio dell’attività umana e culturale del tenace storico Salvatore Galletti

C’è una bella frase del commediografo irlandese George Bernard Shaw che mi balena alla mente e che associo allo storico serradifalchese, nativo di San Cataldo, Salvatore Galletti: “Si usa uno specchio di vetro per guardare il viso e si usano le opere d’arte per guardare la propria anima”. Mi sembra una citazione calzante e pertinente. Con le sue opere – saggi, poesie e pitture -, il professor Galletti ha guardato in profondità dentro sé stesso e dentro la nostra comunità. Ha narrato magistralmente e sapientemente il nostro passato con efficacia argomentativa, con ineguagliabile acutezza critica. Ci ha fatto conoscere meglio ciò che è stato ieri per capire il presente, l’oggi, e per prepararci al domani, al futuro. I suoi libri sono fondamentalmente un inno alla memoria.

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IL CUORE DI GALLETTI PALPITA NELLE SUE TELE E NEI SUOI LIBRI

Salvatore Galletti

Salvatore Galletti

IL PROFILO BIOGRAFICO. Da artigliere fu prigioniero di guerra in Africa e in Inghilterra. Dalla moglie Giuseppina Miccichè ha avuto quattro figlie

Nasce a San Cataldo sotto il segno zodiacale del Cancro. È il 2 luglio 1923. Salvatore Galletti all’età di vent’anni diventa artigliere in seno all’esercito. Prigioniero di guerra in Africa, nella fattispecie in Algeria, e in Inghilterra, rientra in patria tre anni dopo. È il 1946. Consegue l’abilitazione magistrale e si dedica, per ben trentacinque anni, all’insegnamento. La sua attività didattica viene esercitata in diversi paesi e anche in alcune campagne. Docente elementare cresciuto dapprima nei salesiani e poi presso un istituto religioso romano, esprime una spiccata sensibilità in favore del messaggio sociale ed evangelico.

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NELL’OLOCAUSTO C’E’ IL SENTIRE DI SALVATORE GALLETTI

Olocausto

Olocausto

E’ considerata l’opera più importante della sua copiosa produzione pittorica. Tant’è che il 5 marzo 1953, il professor Salvatore Galletti, autore de L’Olocausto, ne traccia il senso filosofico con queste vibranti parole: “Ispirato nel pathos della Redenzione, vuole essere per l’anima una sintesi dell’umano e del Divino. Lacerato il foglio della vita umana sin dall’inizio per il peccato originale porta il marchio d’un tronco arido, quello della delusione. Dal melo la Croce misticamente fuori dall’umano. E il Cristo divino si immola sull’ara umana ed espia per placar l’Ira del Dio Padre. Due Donne sulla storia umana: l’una piena di grazia accetta il sacrificio del Figlio e l’offre, come Giacobbe il figlio Isacco; l’altra, Eva corrosa da un eterno tormento s’avvia al dies irae, ove troverà l’epilogo ampio svolgersi della Storia Umana”.

Appena trentenne, dunque, scrisse queste parole per esternare il suo “pensiero” in merito a questa complessa opera d’arte. Un quadro pregevole con tenue sfumature. Indubbiamente l’opera che più rappresenta il suo “sentire” e il suo magmatico percorso interiore. Un quadro di notevole importanza spirituale.

Michele Bruccheri

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DIPINGERE PER SCRIVERE E RACCONTARE LA SUA ANIMA

Chiesa Collegio

Chiesa Collegio

Papa Giovanni XXIII

Papa Giovanni XXIII

Nel tempo libero, il professor Salvatore Galletti si dedicava alla pittura. Successivamente, aprì anche uno studio. I colori delle sue tele erano terre impastate. Sovente erano sostituite dai fogli di masonite. 

Ragguardevole è la sua produzione pittorica fatta di quadri, dipinti di ogni genere, olio su tela. Disegni. Sostanzialmente la pittura era un altro modo di scrivere. Per raccontare sé stesso e gli altri, la società nella quale viveva. Amava dipingere cavalli, gatti, cani. Ma anche chiese, paesaggi. I colori sono in armonia, delicati. 

Nella sua arte pittorica c’è, come sostengono taluni, una sorta di spiritualismo evangelico. La “voce” della sua anima. 

Michele Bruccheri

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