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	<title>La voce del nisseno &#187; Ottobre 2010</title>
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	<description>Archivio online del periodico d&#039;informazione politica, attualità e cultura LA VOCE DEL NISSENO</description>
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		<title>ELSA ZANTOMIO: “MI PIACEREBBE APRIRE UNA GALLERIA D’ARTE”</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Oct 2010 08:33:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MeC STUDIO</dc:creator>
				<category><![CDATA[Incontri]]></category>
		<category><![CDATA[Ottobre 2010]]></category>

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		<description><![CDATA[Michele Bruccheri intervista la pittrice di Varese che ha lavorato come imprenditrice. Ha realizzato centinaia di opere. Al suo attivo ci sono numerose mostre collettive e personali.
Di origine veneta (è nata a Padova), Elsa Zantomio si è trasferita sovente, per via del lavoro del padre, in molte città, approdando infine a Varese. Nella città lombarda [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Michele Bruccheri intervista la pittrice di Varese che ha lavorato come imprenditrice. Ha realizzato centinaia di opere. Al suo attivo ci sono numerose mostre collettive e personali.<strong></strong></strong></p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 180px"><img title="Elsa Zantomio" src="http://img839.imageshack.us/img839/5263/23elsazantomio.jpg" alt="Elsa Zantomio" width="170" height="226" /><p class="wp-caption-text">Elsa Zantomio</p></div>
<p>Di origine veneta (è nata a Padova), Elsa Zantomio si è trasferita sovente, per via del lavoro del padre, in molte città, approdando infine a Varese. Nella città lombarda ha espletato l’attività di imprenditrice. Ma nelle sue vene, da sempre, scorre la passione per l’arte, nella fattispecie per la pittura. “La passione per l’arte – racconta al giornalista – mi è stata sempre vicina. L’ho sviluppata però solo da diciotto anni, quando ho smesso di lavorare. Sono una persona che sta al passo con i tempi. Nonostante i ricordi, sono una donna che vive il presente con curiosità”.</p>
<p>Elsa Zantomio, volitiva e di grande sensibilità, ha seguito diversi corsi e seminari per perfezionare ulteriormente le sue tecniche pittoriche. Di notevole bravura e di indubbio spessore artistico, ha partecipato ad una ventina di mostre collettive e a quindici mostre personali. Ha complessivamente realizzato centinaia di opere. E le piacerebbe enormemente aprire una galleria d’arte. “La Voce del Nisseno”, nella versione on line, l’ha intervistata.   </p>
<p><span id="more-1771"></span></p>
<p><strong>Quando nasce la tua grande passione per l’arte?<br />
</strong>“Da sempre è insita in me la passione per l&#8217;arte, addirittura durante il periodo scolastico disegnavo i miei compagni cambiando loro i colori degli abiti. Un occhio verso l&#8217;arte l&#8217;ho sempre rivolto insomma, anche se nella vita ho poi fatto altro”.</p>
<p><strong>Per via della tua attività imprenditoriale hai trascurato la pittura che hai ripreso da circa vent’anni. E’ vero?<br />
</strong>“Sì, la passione per l&#8217;arte l&#8217;ho messa da parte realizzando altri sogni in ambito lavorativo. Io mi definisco una persona molto creativa e ho sempre dato spazio a tutto”.</p>
<p><strong>Cosa ami dipingere principalmente?<br />
</strong><strong>“</strong>Per dieci anni ho realizzato tele ‘classiche’ con natura morta, figurativi, vasi di fiori; ultimamente il mio sguardo è rivolto verso l&#8217;astratto, che io definisco ‘Alfabetico’, poiché ritengo sia leggibile al pubblico”.</p>
<p><strong>A chi t’ispiri e perché?<br />
</strong>“La mia fantasia è senza fine. Prendo spunto ed attingo da qualsiasi cosa mi circondi, non ho nessun particolare riferimento, anche se ammiro parecchio gli astrattisti americani”.</p>
<p><strong>Quante opere hai realizzato sino ad oggi?<br />
</strong>“Credo duecento opere, più una sessantina che appartengono a privati o collezionisti”.</p>
<p><strong>Hai partecipato a numerose mostre collettive e personali. Quali ricordi con più soddisfazione e piacere?<br />
</strong>“La mia prima mostra alle sale Nicolini di Varese è stata un successo. Ho avuto un riscontro positivo che mi ha dato la forza di proseguire lungo questo cammino”.</p>
<p><strong>So che è stata importante, per te, l’esposizione presso la Galleria del Borgo di Milano. Perché?<br />
</strong>“Perché mi ha sdoganata dalla provincia. L&#8217;essere selezionata per una mostra intitolata ‘I Coloristi’, per di più a Milano, è stata una grossa soddisfazione. I coloristi sono coloro che su una tela sono capaci di stendere tutta la tavolozza e tutte le sue sfumature, e per me che tengo particolarmente al colore, è stato un successo”.</p>
<p><strong>Mi piace oltremodo una tua definizione: “Un’opera d’arte deve essere come un buon amico: farti compagnia”. Puoi spiegarne le ragioni?<br />
</strong>“Quando scegli un&#8217;opera d&#8217;arte ti comunica qualcosa, ma quando la tieni appesa alla parete è come se ci dialogassi tutti i giorni, diventa parte della tua famiglia”.</p>
<p><strong>Mi risulta che sei iscritta all’Archivio delle Arti della Galleria Chiostro di Voltorre. Che valore ha per te?<br />
</strong>“Innanzitutto è un museo storico di Varese, quindi credo che segnare il passaggio da un museo con due mostre collettive sia motivo di orgoglio”.</p>
<p><strong>Come ti trovi con il gruppo di artisti indipendenti di Varese? Cosa fate?<br />
</strong>“Ci incontriamo diverse volte per organizzare le nostre collettive e per scambiare opinioni, spesso contrastanti, ma pur sempre interessanti. Vanta nomi illustri, tra cui lo scultore Bozzo”.</p>
<p><strong>E’ vero che hai realizzato delle iconografie di San Vittore e di San Giovanni Battista?<br />
</strong>“Quando nel 1995 mi è stata mossa la richiesta da parte di Don Giovanni, parroco di una delle tante chiese della provincia intitolate a San Vittore, ho subito cominciato ad approfondire la storia di questo santo e ne sono rimasta affascinata. Egli proveniva dalla Mauritania, quindi era di pelle scura; fu perseguitato per non aver aderito al culto di Diocleziano e indotto alla morte con le più feroci torture. Egli difese la sua religione fino alla sua fine, avvenuta con la decapitazione. La Chiesa non aveva mai permesso di rappresentare il martire con i suoi veri tratti somatici, cosa che ho fatto io.<strong> </strong>Mentre per San Giovanni Battista, si tratta di un affresco collocato in un Battistero alle porte di Varese”.</p>
<p><strong>So che hai molto viaggiato. Che tipo d’Italia hai visto, negli anni?<br />
</strong>“Sicuramente l&#8217;Italia è cambiata molto. Non c&#8217;erano le preoccupazioni che ci sono oggi, c&#8217;era la sicurezza economica, c&#8217;era stabilità e noi riuscivamo a sognare un futuro realizzabile. Ora vedo discriminazione, instabilità, insicurezza e un grande senso di smarrimento in tutti i giovani”.</p>
<p><strong>Che genere di musica preferisci ascoltare e perché?<br />
</strong>“Io amo la lirica ed il motivo lo spiego subito. Durante l&#8217; infanzia avevo un vicino di casa che era un impresario teatrale e faceva i provini e le audizioni per gli spettacoli a casa sua. Giorno per giorno quelle note mi sono entrate in testa e la mia passione si è sviluppata pian piano”.</p>
<p><strong>Qual è il libro più bello che hai letto?<br />
</strong>“Non amo definire ‘Belli’ o ‘Brutti’ i libri. Ne ho letti molti e ho sempre spaziato tra vari generi. Ora mi dedico a quelli più leggeri come i romanzi di Piero Chiara, ambientati nella mia zona. Credo che qualunque libro che sia stato scritto con l&#8217;intento di dare un messaggio, meriti di essere letto”.</p>
<p><strong>Qual è l’ultimo film che hai visto al cinema?<br />
</strong>“Non frequento da un po&#8217; i cinema, preferisco quattro chiacchiere con gli amici nei punti di ritrovo culturali di Varese”.</p>
<p><strong>Qual è il tuo colore preferito? E perché?<br />
</strong>“La gamma dei blu-viola-violetti, perché sono colori che mi danno tranquillità e li ritrovo spesso in tutto ciò che ci circonda”.</p>
<p><strong>Cosa pensi della politica italiana di oggi?<br />
</strong>“Intanto sono apolitica, però vorrei tanto che chi si assumesse certe responsabilità le portasse a termine”.</p>
<p><strong>Quali sono i tuoi valori ai quali non rinunceresti mai?<br />
</strong>“Il rispetto per me stessa e per gli altri è fondamentale. Sono inoltre sicura che non scenderei mai a compromessi”.</p>
<p><strong>Cosa pensi dei giovani di oggi? Come sono, dal tuo punto di vista?<br />
</strong>“Sto bene con i giovani, condivido il loro disorientamento, non ho figli ma ho dei nipoti splendidi. A volte penso come loro e mi rammarico del fatto che stiano vivendo un disagio non creato da loro. La società ha creato la situazione tale per cui ogni cittadino non può avere gli stessi diritti di un altro. Questo non è uno stato sociale”.</p>
<p><strong>Credi in Dio? Chi è per te?<br />
</strong>“Ho uno strano rapporto con Dio. Non sono praticante ma credo in qualcosa che è superiore a noi. Ho avuto anche delle conferme: Dio esiste”.</p>
<p><strong>Quali sono, infine, i tuoi sogni da realizzare ancora?<br />
</strong>“Sembrerà strano ma io ho ancora molto da fare, mi piacerebbe aprire una galleria d&#8217;arte. Sono gratificata da tutto ciò che ho fatto e sogno in TECNICOLOR”.</p>
<p><em>Michele Bruccheri</em></p>
<p>Per saperne di più<br />
<a href="http://www.myspace.com/elsartistapercaso" target="_blank">www.myspace.com/elsartistapercaso</a></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>IN PRIMAVERA NUOVO ALBUM PER LA CANTANTE JAZZ EVA SIMONTACCHI</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Oct 2010 09:47:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MeC STUDIO</dc:creator>
				<category><![CDATA[Incontri]]></category>
		<category><![CDATA[Ottobre 2010]]></category>

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		<description><![CDATA[Al microfono di Michele Bruccheri la brava artista di Milano che ha ottenuto un grande successo con “Pure ecstasy”. Possiede una voce suadente e carezzevole. Esegue anche brani gospel, pop, soul e rhythm and blues.
“Non potrei cantare testi che non sento e che non mi assomigliano”, ammette la cantante jazz Eva Simontacchi. Parole solenni ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Al microfono di Michele Bruccheri la brava artista di Milano che ha ottenuto un grande successo con “Pure ecstasy”. Possiede una voce suadente e carezzevole. Esegue anche brani gospel, pop, soul e rhythm and blues.</strong><br />
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 196px"><img title="Eva Simontacchi" src="http://img801.imageshack.us/img801/3848/471evasimontacchi.jpg" alt="Eva Simontacchi" width="186" height="320" /><p class="wp-caption-text">Eva Simontacchi</p></div></p>
<p>“Non potrei cantare testi che non sento e che non mi assomigliano”, ammette la cantante jazz Eva Simontacchi. Parole solenni ed importanti per la brava artista di Milano che possiede una voce avvolgente, suadente, carezzevole, capace di creare atmosfere oniriche e rilassanti. Docente di canto e di tecnica vocale, ma anche compositrice, vanta un curriculum poderoso e pregevole, mozzafiato come la sua voce. Ama il canto e la musica sin dalla tenera età. Ascoltare le sue corde vocali che interpretano canzoni è una meravigliosa delizia. Il suo canto è coinvolgimento emotivo, spirituale, psicologico. Lavora con eccellenti musicisti e la sua ultima fatica discografica s’intitola “Pure ecstasy”, spronata caparbiamente da Sheila Jordan. “E’ stato molto desiderato”, sottolinea dolcemente.</p>
<p><span id="more-1776"></span></p>
<p>In primavera pubblicherà una nuova incisione discografica con musicisti americani. Top secret sui contenuti. Nel corso della sua brillante carriera ha accumulato numerose esperienze artistiche, tutte di notevole caratura. E’ una cantante di grande spessore e di raffinata sensibilità. Leader e direttrice del gruppo vocale “Eva Simontacchi Vocal Ensemble”, esegue brani armonizzati gospel, pop, soul, rhythm and blues, jazz. Eccola al microfono de “La Voce del Nisseno”, nella versione on line.     </p>
<p><strong>Quando hai capito di amare il canto?<br />
</strong>“Ho capito di amare il canto e la musica da piccolissima. Ballavo e cantavo, quando ancora non mi reggevo quasi sulle gambe. I miei genitori, vedendomi così portata per la musica mi fecero prendere lezioni di pianoforte dall’età di 4/5 anni. Sono sempre stata molto timida, e mi piaceva cantare in casa o da sola, ma se dovevo affrontare un pubblico, anche solo i genitori della scuola per un saggio di musica, la voce mi si faceva flebile e mi veniva un batticuore tremendo. Il pubblico mi spaventava, e l’emozione diventava ingestibile. Per questo per anni non ho mai pensato al canto come a una professione”.</p>
<p><div class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img title="Eva Simontacchi" src="http://img246.imageshack.us/img246/7960/472evasimontacchi.jpg" alt="Eva Simontacchi" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Eva Simontacchi</p></div><br />
<strong>Tu sei una interprete jazz. Quali sono, in generale, le virtù e i limiti di questo genere canoro-musicale?<br />
</strong>“Per me questo genere ha solo pregi, per questo lo adoro. Ti lascia molta libertà, perché ogni volta puoi interpretare il brano in un modo diverso, cambiando le improvvisazioni ritmiche e melodiche. Inoltre lo stesso standard lo puoi eseguire a ballad, oppure swing o a bossa… O anche con una contaminazione un po’ funky, e lo puoi arrangiare come più ti piace. Non sei così vincolato. Si possono persino sostituire degli accordi creando un sound particolare e diverso. Oppure si possono aggiungere liriche un po’ diverse”.</p>
<p><strong>Da docente di canto e di tecnica vocale, cosa emerge in ciò che senti e vedi nelle persone alle quali insegni?<br />
</strong>“Emerge una gran voglia di esprimersi, di migliorare, di fare un percorso che non è meramente tecnico, ma che coinvolge aspetti psicologici, spirituali, comportamentali… E’ un percorso molto interessante che coinvolge sia l’allievo sia l’insegnante.  Imparo ogni giorno molto dai miei allievi. E loro imparano a conoscersi e ad apprezzarsi sempre più, e questo li aiuta a costruirsi le basi di una solida autostima”.</p>
<p><strong>Che cos’è il metodo Vocal Power di Elisabeth Howard?<br />
</strong>“E’ un metodo che la signora Elisabeth Howard di Los Angeles ha codificato in maniera egregia e che permette di lavorare sulla voce in maniera molto efficace. Ho sperimentato tantissimi metodi personalmente. Alcuni li ho trovati molto validi e interessanti, ma il metodo Vocal Power l’ho trovato completo, serio e molto ben fatto. La signora Elisabeth Howard è una docente molto capace, da cui ho imparato molto”.</p>
<p><strong>Da compositrice cosa hai realizzato?<br />
</strong>“Non ho realizzato moltissimo finora. Ho scritto i testi in inglese (sono bilingue) per delle composizioni scritte da Attilio Zanchi e Roberto Cipelli. Ho collaborato con Laura Fedele (sempre sui testi in Inglese) e con altri artisti. Ultimamente ho scritto melodie e liriche per quattro brani in collaborazione con Gendrickson Mena, che si è occupato degli arrangiamenti, e ora sto componendo da sola alcuni brani per il mio prossimo album, che dovrei registrare in primavera. Ho anche composto brani gospel per i ‘4 Heaven &amp; More’ e per gli ‘Eva Simontacchi Vocal Ensemble’”.</p>
<p><strong>Sei diplomata strumentista esecutrice di musica e canto. So che la tua attività è molto intensa tra master class, laboratori e progetti di ogni genere. Me ne parli?<br />
</strong>“Sono molto attratta dallo studio e dall’approfondimento, e tutt’ora frequento io stessa master class, seminari e conferenze sulla tecnica vocale, la foniatria e molti altri argomenti legati alla voce e al canto. Di conseguenza ho parecchio materiale e una esperienza maturata in anni di lavoro per portare avanti master class e laboratori di vario tipo: dizione americana nel canto, comportamento scenico per cantanti, tecnica vocale, laboratori di jazz, eccetera eccetera. Inoltre ho una naturale inclinazione al lavoro di gruppo e alla comunicazione; ciò mi permette di affrontare le giornate di lavoro con gruppi di persone anche numerosi ed eterogenei con estrema facilità, divertendomi e sentendomi a mio agio. E molto stimolata”.</p>
<p><strong>Hai lavorato, come docente, presso la NAMM di Vittorio Bianco. Come ricordi quella esperienza?<br />
</strong>“E’ stata una bella esperienza, formativa anche per me. In effetti però non mi sono fermata molto alla N.A.M.M.”.</p>
<p><strong>Per un decennio sei stata impegnata con l’Accademia Vivaldi di Bollate. Cosa facevi?<br />
</strong>“Sono stata docente di tecnica vocale e di canto: poi direttrice didattica della sezione canto moderno presso l’Accademia Vivaldi. Anche qui ho accumulato esperienze preziose”.</p>
<p><strong>Descrivimi il tuo ultimo album intitolato “Pure ecstasy”?<br />
</strong>“Il mio album ‘Pure Ecstasy’ è stato un album desiderato, nel quale ho inserito i brani che mi sono particolarmente cari. Mi ha spronato ad inciderlo Sheila Jordan, e mi ha proposto di farlo con l’E.S.P. Trio, con il quale lei collaborava quando veniva in Italia (ha anche inciso vari dischi con loro e con Paolo Fresu). Nel mio disco oltre ad Attilio Zanchi (contrabbasso), Roberto Cipelli (piano) e Gianni Cazzola (batteria), c’è il musicista cubano Gendrickson Mena (tromba e flicorno) come special guest. Nel disco ci sono tre brani originali: due composti da Roberto Cipelli (Pure Ecstasy, che dà il titolo al disco, e You Lighten Up My Life) e uno da Attilio Zanchi (Some Gershwin Air) con liriche mie. Ho voluto a tutti i costi avere ‘Lush Life’ nella tracklist, perché è un brano che adoro. Billy Strayhorn è un mio idolo”.</p>
<p><strong>Come si è espressa la stampa o, comunque, che valutazioni hanno esternato gli addetti ai lavori?<br />
</strong>“Ho letto varie recensioni sulla stampa specializzata ed erano tutte positive. La cosa mi ha fatto tantissimo piacere… Ma devo anche aggiungere che i musicisti che mi hanno accompagnato in questo progetto sono musicisti di grande spessore, esperienza e sensibilità. E’ merito loro se il disco è stato così apprezzato”.</p>
<p><strong>Qual è stata la risposta del pubblico?<br />
</strong>“Non saprei cosa dire, bisognerebbe chiederlo alla casa discografica! In ogni caso ho avuto parecchi riscontri positivi, di cui sono molto grata”.</p>
<p><strong>Mi parli del gruppo da te fondato, ossia i “4 Heaven &amp; More”?<br />
</strong>“E’ stata una gran bella esperienza. Bellissime voci, e un impasto ottenuto con prove, studio, lavoro! Anche Giancarlo Urso, che si occupava degli arrangiamenti, aveva lavorato egregiamente. Un musicista dotato di un grande gusto. Però come tutte le cose belle, ha fatto il suo tempo, e un giorno i ‘4 Heaven &amp; More’ si sono sciolti”.</p>
<p><strong>Sei la leader del gruppo “Eva Simontacchi Vocal Ensemble”. Che genere di brani proponete?<br />
</strong>“Proponiamo dei brani che fanno parte del repertorio gospel moderno e contemporary, qualche traditional, brani jazz armonizzati, alcune cover pop e soul… Insomma, sperimentiamo con vari generi musicali”.</p>
<p><strong>Qual è il ruolo di Gendrickson Mena?<br />
</strong>“Il ruolo di Gendrickson Mena è quello di arrangiatore dei brani e di pianista del gruppo”.</p>
<p><strong>E gli altri tuoi preziosi collaboratori chi sono?<br />
</strong>“Lucia Caputo, soprano; Antonella Scalinci, contralto; Olimpia De Luca, contralto; Federico Modica, tenore; Gianmarco Sarcina, tenore; Luca Di Lucia, baritono”.</p>
<p><strong>Chi ha influenzato la tua sensibilità canora e musicale?<br />
</strong>“Ho ascoltato musica di tutti i generi, dal rock al pop al soul al jazz. Difficile fare dei nomi in particolare anche perché sono andata a periodi. C’era il periodo in cui mi sentivo attratta dagli Earth Wind &amp; Fire e ascoltavo praticamente solo la loro musica quasi in loop, oppure il periodo di Stevie Wonder o di Michael Jackson… C’è stato il periodo dei Deep Purple e dei Pink Floyd… Poi di Whitney Houston, Aretha Franklin, Dionne Warwick… Poi ancora con gli anni sono passata al Jazz, a Ella Fitzgerald e ai cantanti più conosciuti, mentre ora ascolto tutto ciò che posso”.</p>
<p><strong>Quale canzone &#8211; che non hai ancora cantato – ti piacerebbe interpretare e perché?<br />
</strong>“Mi piacerebbe molto cantare ‘Smile’ e ‘A Dream Is A Wish Your Heart Makes’. Le trovo due canzoni con dei testi estremamente positivi, che elevano chi le ascolta. E’ questo che sto ricercando ora (ma è una ricerca che dura da quando ho l’età della ragione) nella mia vita, e di conseguenza è ciò che desidererei maggiormente esprimere nella mia comunicazione musicale… Perché le sento, le canterei in maniera autentica… Come fossero parole mie. Non potrei cantare testi che non sento e che non mi assomigliano”.</p>
<p><strong>Facciamo una rapida radiografia della musica italiana, in generale. In che condizioni versa, secondo te?<br />
</strong>“Non sono abbastanza esperta della musica italiana per dare un mio parere. Ascolto prevalentemente musica americana, jazz, afroamericana, e musica etnica…”.</p>
<p><strong>Cosa ti commuove di più, nella vita?<br />
</strong>“L’Amore. Quello con la A maiuscola. Quello universale, quello gratuito, che arriva dal cuore. Mi basta osservare un gesto di tenerezza tra due persone, o una gentilezza che una persona fa a un’altra… Vedere due persone che si spiegano, si abbracciano e si perdonano. Vedere l’amore in azione. E mi commuovo nel profondo. Mi sento felice”.</p>
<p><strong>Cosa ti infastidisce di più?<br />
</strong>“Più che infastidirmi, ci sono cose che possono intristirmi. Mi intristisce la superficialità, l’arroganza, la mancanza di ideali e di valori, mi intristiscono le persone bugiarde o false o interessate che fingono sentimenti che non provano per ottenere qualcosa. Questo lo dico senza giudizio, perché mi è stata formulata una domanda. Però tendo a sottolineare che mi rendo conto che si tratta di debolezze umane, e che tali persone fanno del male a sé stessi per primi… La maggior parte degli errori che facciamo noi esseri umani li facciamo contro noi stessi, e siamo i primi a soffrirne”.</p>
<p><strong>Quali sono i valori ai quali credi?<br />
</strong>“L’amore, il rispetto, la sincerità, la lealtà, la bellezza in tutte le sue forme, la forza, il coraggio, la tenerezza, la comunicazione tra le persone”.</p>
<p><strong>C’è una persona alla quale ti senti di esprimere gratitudine per ciò che sei e per ciò che fai?<br />
</strong>“Ci sono tantissime persone a cui mi sento di esprimere gratitudine: esattamente a tutte le persone che ho incontrato nella mia vita, senza escluderne nessuna. Ognuno mi ha insegnato qualcosa. Qualcuno mi ha preso per mano e mi ha accompagnato con dolcezza per un pezzo di strada, altri mi possono avere pestato malamente un piede, o dato uno schiaffo senza motivo, ma anche a loro sono grata perché sono esperienze di vita che mi hanno formata. Da ogni persona ho attinto esperienza e insegnamento”.</p>
<p><strong>Mi elenchi i tuoi pregi? E i tuoi difetti?<br />
</strong>“Pregi: comprensiva, empatica, generosa, leale. Difetti: sono un po’ ‘comandina’ e in certi casi posso impermalosirmi, anche se poi mi passa subito. A volte sono troppo generosa e c’è chi se ne approfitta, e tendo a fidarmi troppo delle persone, e a volte ho dovuto pagarne le conseguenze. Per me è difficile elencare pregi e difetti, perché per me esiste solo lo stadio di evoluzione che una persona ha raggiunto, e le particolarità di ogni personalità. C’è la persona che ha il dono della solarità, quella che ha il dono della forza, quella che ha il dono di parlare diretta, quella che ha il dono della sensibilità… E ognuno manifesta i propri doni in modi diversi, non sempre ben accetti a tutti”.</p>
<p><strong>Quale regista, secondo te, potrebbe raccontare in un film la tua attività professionale?<br />
</strong>“Wim Wenders… (sorride, ndr)”.</p>
<p><strong>So che stai lavorando ad un nuovo album. Cosa puoi anticipare ai nostri lettori?<br />
</strong>“Posso solo anticipare che si tratta di un progetto che riflette la mia ricerca spirituale, e che verrà probabilmente inciso in primavera con musicisti statunitensi”.</p>
<p><em>Michele Bruccheri</em></p>
<p>Per saperne di più<br />
<a href="http://www.myspace.com/evasimontacchi" target="_blank">www.myspace.com/evasimontacchi</a></p>
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		<title>IL BLUES DI FRANCESCO PIU CHE EMOZIONA NELLA SUA SEMPLICITA’</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 17:26:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MeC STUDIO</dc:creator>
				<category><![CDATA[Incontri]]></category>
		<category><![CDATA[Ottobre 2010]]></category>

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		<description><![CDATA[Michele Bruccheri intervista il bluesman sardo che ha all’attivo due album. Sta lavorando alacremente al nuovo cd. Ha collaborato a stretto contatto con il cantautore Davide Van De Sfroos.
Non c’è onanismo strumentale nelle sue composizioni, c’è invece raffinatezza sonora. Una musica di grande sostanza e di pregevole qualità. Francesco Piu è un bluesman sardo con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Michele Bruccheri intervista il bluesman sardo che ha all’attivo due album. Sta lavorando alacremente al nuovo cd. Ha collaborato a stretto contatto con il cantautore Davide Van De Sfroos.</strong></p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 296px"><img title="Francesco Piu" src="http://img256.imageshack.us/img256/593/28francescopiu.jpg" alt="Francesco Piu" width="286" height="320" /><p class="wp-caption-text">Francesco Piu</p></div>
<p>Non c’è onanismo strumentale nelle sue composizioni, c’è invece raffinatezza sonora. Una musica di grande sostanza e di pregevole qualità. Francesco Piu è un bluesman sardo con al suo attivo due album: “Blues Journey” del 2007 (suona da solo) e “Live at Amigdala Theatre” di quest’anno (in trio). Sta tuttavia lavorando al nuovo cd. La sua arte musicale è una miscellanea di blues, funky, soul e rock. I suoi fraseggi sono eleganti, l’impatto sonoro risulta essere solido e convincente. Un musicista di peculiare sensibilità e di notevole capacità espressiva. Un artista vulcanico e travolgente. La grande tecnica che accompagna le sue esecuzioni non gli fa comunque perdere mai di vista la cosa più importante per un artista e cioè che il messaggio arrivi. E lo fa arrivare senza particolari macchinazioni o diavolerie, ma solo facendo suonare abilmente la sua magica chitarra. La sua attività professionale si è arricchita anche con la stretta collaborazione con il cantautore Davide Van De Sfroos. Perennemente impegnato in tournèe, questo bravo artista è stato avvicinato da noi per un’intervista per la versione on line de “La Voce del Nisseno”.      </p>
<p><span id="more-1784"></span></p>
<p><strong>Quando nasce la tua passione per il canto?</strong><br />
“La mia passione per il canto nasce recentemente. Infatti io nasco come chitarrista. Dopo l&#8217;ennesimo cantante che si atteggiava a divo col quale avevo il gruppo, decisi di fare affidamento sulla mia voce che, sebbene non era un granchè, era più affidabile delle bizze dei vari cantanti. Ed eccomi qua a cantare a squarciagola per professione”.</p>
<p><strong>E la passione per la chitarra?</strong><br />
“Con la chitarra iniziai all&#8217;età di 10/11 anni grazie alla passione per la musica che mio padre bassista e mio fratello chitarrista, entrambi amatori, mi trasmisero”.</p>
<p><strong>Sette anni addietro hai ottenuto la palma d’oro al concorso “Blues From Sardinia”. E’ vero?<br />
“</strong>Sì, è stato un passo decisivo nel mio percorso musicale, un riconoscimento che mi dava entusiasmo e gioia; perdipiù donatomi dal festival di blues più importante in Sardegna: il Narcao Blues”.</p>
<p><strong>E l’anno seguente hai aperto lo spettacolo musicale di John Mayall, padre del blues inglese, a Narcao. Come ricordi quell’esperienza?<br />
“</strong>Eh già, sempre a Narcao Blues sotto gli occhi di tremila persone e del padre del blues inglese! E chi se lo scorda?! Le emozioni di quella sera me le porto sempre dietro: io e la mia band, i Blujuice, che dai localini fumosi della provincia sassarese ci vediamo catapultati su un palco così importante ad aprire John Mayall! Ritornare a casa col vinile Jazz Blues Fusion autografato da Mayall, sul quale imparai i primi rudimenti di blues, e riportarlo con quella firma a mio padre non aveva prezzo”.<br />
<strong><br />
Qual è il tuo repertorio musicale?</strong><br />
“Il mio repertorio comprende blues degli anni &#8216;30, soul, ballate e blues moderno rivisitati in una miscela di generi che combina la matrice blues col rock, col funk e con tutto ciò che nel corso degli anni ho assorbito durante la mia crescita musicale”.<br />
<strong><br />
Il tuo primo album risale a tre anni addietro: “Blues Journey”. Contiene dieci brani. Cosa rappresenta per te?<br />
“</strong>Sicuramente è un passo importante, il primo cd ufficiale e il primo modo autentico di manifestarmi nel panorama blues italiano e internazionale. Con Blues Journey ho voluto documentare quella miscela che vado tutt&#8217;ora a ricercare e che vede la musica nera essere l&#8217;ingrediente principale”.</p>
<p><strong>Oltre alle cover, ci sono anche tre tue creature. Me ne parli?</strong><br />
“Sì. Abbiamo Bedroom Blues che parla dei momenti vissuti nella mia camera da letto, momenti in cui i pensieri tristi per un amore lontano si miscelavano alle note della mia chitarra. Too Late parla di alcuni sbagli, sempre nella sfera sentimentale, che ho fatto nella mia crescita. Train to Narcao, il mio preferito dei brani che ho scritto, è appunto un tributo al festival di Narcao che mi ha dato l&#8217;opportunità di fare della musica blues la mia vita. Idealmente reputo la stazione di questo paesino del Sulcis, la stazione di partenza, dal quale son partito verso altre destinazioni col mio treno carico di blues, swing, funk e tanto entusiasmo”.</p>
<p><strong>Senti Francesco, hai partecipato a numerosi festival. A quali ti sento maggiormente legato?</strong><br />
“Oltre al più citato Narcao Blues mi sento molto legato al Piacenza Blues, al Lodi Blues e al Blues in Idro, perché mi hanno ospitato diverse volte e ora è come se fossi uno dello staff dei vari festival”.<br />
<strong><br />
Cinque anni fa, in occasione del prestigioso “Piacenza Jazz Fest”, sei stato indicato tra i primi sei nuovi talenti del jazz italiano. Che valenza ha per te, umanamente e musicalmente?<br />
</strong>“Ma, in realtà, fu più una sorpresa che altro. Infatti partecipai alle selezioni nazionali e, pur essendo un blues boy che un jazz boy, il mio miscelare blues e swing convinse la giuria a farmi accedere alle finali. Fu divertente, ma non mi reputo un suonatore di jazz”.</p>
<p><strong>Quest’anno, a gennaio, sei stato negli Stati Uniti d’America. Perché?</strong><br />
“Dopo aver vinto le selezioni nazionali al Delta Blues di Rovigo son volato a Memphis per suonare come rappresentante italiano nell&#8217;ambito dell&#8217; Intenational Blues Challenge. E&#8217; stata un&#8217;esperienza meravigliosa”.</p>
<p><strong>Hai aperto una miriade di concerti per artisti di caratura internazionale. Mi fai qualche nome?<br />
</strong>“Oltre a Mayall, Jimmie Vaughan, Robert Cray, Derek Trucks, Charlie Musselwhite, Joe Bonamassa e tanti altri”.</p>
<p><strong>Hai duettato con diversi cantanti. Qual è stato il più emozionante?</strong><br />
“Il più emozionante duetto è stato con Tommy Emmanuel, chitarrista di livello mondiale; tra i cantanti di blues ho uno splendido ricordo dei duetti con Guy Davis, un vero maestro”.</p>
<p><strong>La tua tournée è lunga ed intensa, in Italia e all’estero. Che significa esibirsi dinanzi al proprio pubblico?</strong><br />
“Esibirsi davanti al proprio pubblico è una cosa speciale, più emozionante degli altri tipi di pubblico. C&#8217;è gente che ti segue da anni ed è bello mostrarsi ai loro occhi in una veste sempre più matura”.</p>
<p><strong>Puoi tracciarmi un identikit del tuo pubblico più fedele?<br />
</strong>“Il mio pubblico più fedele è fatto da persone semplici, amanti sia del rock&#8217;n'roll che del blues, che cercano una musica che emoziona nella sua semplicità. E il blues ogni volta regala questo”.<br />
<strong><br />
Dove sei stato e dove sarai ancora in concerto?<br />
</strong>“Quest&#8217;anno ho fatto un bel po&#8217; di festival: in Italia a Pistoia Blues, Trasimeno Blues, Black &amp; Blue e tanti altri; all’estero son stato in Francia, Svizzera e alle Canarie. Nei giorni scorsi sono stato al Salaise Blues Festival in Francia”.</p>
<p><strong>Da tre anni sei il chitarrista della band del cantautore Davide Van De Sfroos. Quali palchi avete calcato?</strong><br />
“Son stato in tour con Davide per due anni e mezzo, ora ho ripreso la mia strada di bluesman arricchito tantissimo da quest&#8217;esperienza musicale e umana. Nel corso di due tour teatrali e due estivi abbiamo calcato i teatri più importanti della penisola: dall&#8217;Ariston di Sanremo durante il Premio Tenco 2008, al Forum di Assago, all&#8217;Auditorium della Musica di Roma, al Teatro Smeraldo di Milano”.</p>
<p><strong>Qual è, secondo la tua ottica, la canzone più bella in assoluto scritta da altri?<br />
“</strong>Domanda difficilissima. Ne potrei mettere diverse ma vince la prima che mi viene in mente: Imagine di John Lennon”.</p>
<p><strong>Qual è a tuo avviso la voce femminile più bella a livello planetario?</strong><br />
“Mmmmh&#8230; Aretha Franklin”.</p>
<p><strong>Per intraprendere l’affascinante ma faticoso percorso artistico, quali doti dovrebbe avere un musicista?<br />
</strong>“Pazienza, determinazione e ottimismo. Sempre”.<br />
<strong><br />
Quali sono i tuoi pregi, caratterialmente?</strong><br />
“Penso di essere una persona solare che ha voglia di stare bene e di far star bene chi mi sta accanto”.</p>
<p><strong>E i tuoi difetti?<br />
</strong>“Testardo e impulsivo”.</p>
<p><strong>Quali sono i tuoi prossimi progetti?<br />
</strong>“E&#8217; uscito da poco il cd col mio nuovo progetto in trio (con Davide Speranza all&#8217;armonica e Pablo Leoni alle percussioni) dal vivo e sto già lavorando a scrivere dei brani per il mio prossimo album in studio che verrà ancora prodotto dalla Groove Company di Gianni Ruggiero”.</p>
<p><strong> <br />
</strong><em>Michele</em><strong> </strong><em>Bruccheri</em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Per saperne di più<br />
<a href="http://www.myspace.com/francescopiu" target="_blank">www.myspace.com/francescopiu</a></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>MICHELE BRUCCHERI, L’ALTRA MARGHERITA BLU</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Oct 2010 15:19:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MeC STUDIO</dc:creator>
				<category><![CDATA[Incontri]]></category>
		<category><![CDATA[Ottobre 2010]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista al giornalista siciliano, da sempre impegnato nella diffusione di un’adeguata informazione socio-politica e artistico-culturale e nella valorizzazione del tessuto sociale di appartenenza.
Amo scrivere e lo faccio ogni giorno, come fosse un’esigenza simile a respirare o mangiare. Questo non c’entra niente con l’essere una “scrittrice”, tantomeno una “giornalista”. Quindi, amici, mi presento a voi in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Intervista al giornalista siciliano, da sempre impegnato nella diffusione di un’adeguata informazione socio-politica e artistico-culturale e nella valorizzazione del tessuto sociale di appartenenza.</strong></p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 320px"><img title="Michele Bruccheri e Carmen Ingrao" src="http://img529.imageshack.us/img529/7538/503michelebruccheriecar.jpg" alt="Michele Bruccheri e Carmen Ingrao" width="310" height="320" /><p class="wp-caption-text">Michele Bruccheri e Carmen Ingrao</p></div>
<p>Amo scrivere e lo faccio ogni giorno, come fosse un’esigenza simile a respirare o mangiare. Questo non c’entra niente con l’essere una “scrittrice”, tantomeno una “giornalista”. Quindi, amici, mi presento a voi in punta di piedi, come si conviene a una persona che pur affrontando la scrittura con naturale istinto e passione, non la tratta professionalmente.</p>
<p>Mi chiamo Carmen e da quando avevo 15 anni sono amica di Michele Bruccheri. Siamo nati e cresciuti a pochi chilometri di distanza, quindi nello stesso clima sociale e culturale, e molto presto, le nostre vite, si sono incrociate e “riconosciute”. Metaforicamente, due timide margherite blu, tra le tante margherite bianche. Ma non sono qui per parlarvi della nostra amicizia, anche se ne varrebbe la pena, credetemi. Sono qui, perché ho deciso di intervistare Michele. Sì, sì, proprio così! Io, che non ho mai fatto un’intervista in vita mia, voglio cimentarmi, per gioco, ma soprattutto per affetto, in questa impresa.</p>
<p><span id="more-1841"></span></p>
<p>So già che sarà dura, perché mi trovo di fronte, da un lato l’amico, al quale sono legata da grande complicità e profonda confidenza, dall’altro lato mi trovo di fronte il giornalista, quello che le interviste le fa sul serio, con metodo e professionalità. Ed io, da che parte devo iniziare per fare con lui una chiacchierata spontanea e scorrevole che non mi faccia troppo sfigurare di fronte alle sue impeccabili pagine? Vediamo un po’…</p>
<p><strong>Ciao Michele, non ti nego che sono molto emozionata all’idea di vestire, anche se solo per questa occasione, i tuoi panni. Dimmi, come ti senti all’idea di essere intervistato da me?<br />
</strong>“Ti confesso che pure io sono oltremodo emozionato! Di solito, mi trovo dall’altra parte della ‘barricata’. La tua originale idea, che coltivi da tempo, è intrigante, affascinante, coinvolgente. Spero di essere all’altezza della situazione”.</p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 330px"><img title="Carmen Ingrao e Michele Bruccheri" src="http://img295.imageshack.us/img295/2699/72carmeningraoemicheleb.jpg" alt="Carmen Ingrao e Michele Bruccheri" width="320" height="293" /><p class="wp-caption-text">Carmen Ingrao e Michele Bruccheri</p></div>
<p><strong>Innanzitutto mi preme chiederti come stai. Un “come stai” che si riferisce alla tua sfera personale, e che poi si allarga al momento di grande tensione e paura che noi tutti stiamo vivendo assistendo alla cronaca di tutti i giorni.<br />
</strong>“Complessivamente sto bene. Corro, come da copione, sempre, perennemente. Una vita intensa, sovente frenetica e convulsa, ma direi appagante, serena e ricca di soddisfazioni. Tutto ciò per quanto concerne la sfera squisitamente personale e privata. Per quanto attiene l’ambito più generale, avverto enorme disagio per ciò che quotidianamente accade. Noto, con profondo disappunto, che il clima, ovunque, si è imbastardito. Mi riferisco, ad esempio, all’uccisione della giovane Sarah e dell’infermiera rumena, ai diritti negati a molti precari nel lavoro, alla devastante crisi socio-economica… Mi fermo, altrimenti sarebbe annichilente”.   </p>
<p><strong>Trovi che ci siano delle differenze evidenti da sottolineare facendo un confronto tra com’era la società ai tempi in cui noi, adolescenti, ci affacciavamo alla vita, e la società di oggi?<br />
</strong>“Sinceramente no. Tutto si ripete, in modo diverso. Per usare una metafora: il direttore d’orchestra cambia, ma la musica è sempre la stessa. Forse, allora eravamo più giovani e inconsapevoli. Questa è, a mio avviso, l’unica differenza: allora mancava il senso della consapevolezza”.</p>
<p><strong>E’ stato difficile per te, trovare un sereno inserimento nell’ambiente della tua comunità, considerato che, fin da ragazzino, invece del pallone, hai preferito il vocabolario e il microfono?<br />
</strong>“Ho sempre avuto una naturale inclinazione verso determinati interessi. Sono sempre stato proclive alla lettura di libri di qualità e dell’ascolto di buona musica, ad esempio. Nutro, da poppante direi, una smisurata passione per i libri che adoro leggere. I libri sono stati il prezioso carburante della mia vita. Mi hanno alimentato cuore e mente. Già a quattordici anni leggevo, ad esempio, Freud o Dostoevkij, Hermann Hesse, Alberto Moravia o Oriana Fallaci. Mi hanno arricchito spiritualmente, culturalmente e intellettualmente. E in modo analogo, la musica. Che ho studiato. Ho imparato a suonare il clarinetto. Per dieci anni ho suonato con la banda musicale del mio paese. E poi c’è il microfono, di cui parli tu. Ti riferisci alla mia lunga esperienza radiofonica. Alla conduzione di trasmissioni musicali, d’intrattenimento, ma sempre con un palese taglio giornalistico”.    </p>
<p><strong>Da molti anni ormai sei un affermato giornalista, ma mi piace ricordare il tuo lungo periodo radiofonico, quando, tra gli altri programmi, conducevi anche “Siddharta” e mi deliziavi con la musica e le tue puntuali citazioni. Ce ne vuoi parlare?<br />
</strong>“Ho lavorato, complessivamente, per diciassette anni in ambito radiofonico. Avevo appena quattordici anni quando iniziai. E dopo pochi mesi, feci la mia prima intervista. All’arciprete del mio paese che poi è diventato vescovo missionario in terra brasiliana. Quel programma che segnali tu andò in onda per sette anni. Mi diede grandi soddisfazioni. Era molto seguito. Il filo conduttore era la musica di qualità. Il palinsesto prevedeva alcune rubriche: l’aforisma, la poesia, la recensione di libri, interviste a personaggi locali e a vip… Coinvolgeva il pubblico che, copioso,  anche tramite telefono. In tempo reale, poi, mediante un’agenzia di stampa davo aggiornamenti di ogni genere, notizie che comunque facevano riflettere. Sono riuscito a coniugare l’intrattenimento con l’approfondimento. Il mio intento era far trascorrere piacevolmente qualche ora, leggera e rilassante, ma anche di porre questioni che facessero riflettere. Occasioni di introspezione”.      </p>
<div><strong></strong></div>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 330px"><strong><img title="Carmen Ingrao e Michele Bruccheri" src="http://img89.imageshack.us/img89/9645/771carmeningraoemichele.jpg" alt="Carmen Ingrao e Michele Bruccheri" width="320" height="240" /></strong><p class="wp-caption-text">Carmen Ingrao e Michele Bruccheri</p></div>
<p><strong>La musica e la lettura fin dall’adolescenza sono stati importantissimi per te, come due fari che ti hanno illuminato nel difficile cammino che poi hai intrapreso. Quale artista e quale libro hanno contraddistinto gli anni della “preparazione” a quella che è poi diventata la tua scelta professionale?<br />
</strong>“Hai detto bene: la musica e la lettura sono due fari luminosi nella mia vita. Per quanto concerne la musica, ho da sempre apprezzato Mina, Ornella Vanoni, Fiorella Mannoia, solo per citare alcuni nomi di peso. Sul versante maschile, ho privilegiato Ron, Mango, Ivano Fossati, Fabrizio De Andrè, Francesco De Gregori, Francesco Guccini… Mi fermo, ond’evitare di fare un elenco pedissequo di nomi. Poi, ci sono stati i Pink Floyd, i Supertramp, Pat Metheny, Bob Dylan, ma anche la musica classica e la musica new age, la musica jazz e… Musica che mi ha regalato forti emozioni, benessere interiore, apertura mentale… Per quanto riguarda la lettura, anche qui sarebbe lungo e titanico riferirti tutto. Cerco di essere sintetico. Rispondo chiaramente ed inequivocabilmente, senza glissare. I libri che mi hanno contraddistinto, nel periodo adolescenziale, sono stati quelli di psicanalisi e filosofia. Per quanto attiene la letteratura, ho amato ed amo quella russa”.    </p>
<p><strong>L’istinto alla comunicazione è sempre stato il tuo talento naturale: diretto, spontaneo, solare, simpatico, trascinante. Sei da sempre stato un personaggio di spicco nel tuo paese, un punto di riferimento per molti giovani, un simbolo molto positivo. Tu hai sempre saputo che volevi fare il giornalista. La famiglia e gli amici hanno sostenuto questa tua inclinazione?<br />
</strong>“Ho sempre saputo che amavo follemente la scrittura e la lettura. Sono entrambe la faccia della stessa medaglia. Leggendo, impari a scrivere e scrivendo impari a crescere. Maturi. Da giovanissimo avevo questa chiara consapevolezza, questa spiccata sensibilità… La lettura e la scrittura erano, sono e saranno sempre il mio ossigeno. Mie fedeli compagne di vita. Mi piace osservare la realtà e raccontarla. Ho affrontato, da solo, senza l’aiuto di nessuno, immani sacrifici per diventare giornalista. Ho dovuto affrontare ostacoli di ogni genere, frequenti insidie, sgambetti, ma ho sempre vinto le mie battaglie perché sono una persona coraggiosa e tenace. Che sa ciò che vuole e lotta per ottenerle. Quando mi pongo un obiettivo, lo raggiungo nonostante le difficoltà. Diventa una questione di tempo, però conosco a priori l’esito finale. So essere paziente, so attendere il momento che verrà”.</p>
<p><strong>La fiducia in te stesso e un coraggio di fondo molto forte ti hanno sostenuto nelle tue scelte professionali. C’è stato un periodo in cui hai tentato di trovare un’occupazione più “comune”. Sei anche stato al Nord in questo tentativo di inserimento nel mondo del lavoro. Ti va di accennare brevemente a quel periodo di transizione?<br />
</strong>“A ventitré anni è passato un ‘treno’ nella mia vita ed ho deciso di salirvi. Scrivevo per il Giornale di Sicilia e mollai tutto perché avevo sogni più ambiziosi. Una follia che si può fare soltanto a quell’età. Avevo una base di partenza, ma i progetti erano legati sempre all’ambito dell’informazione e della comunicazione. Dopo poco più di un anno, dinanzi ad una serie di difficoltà oggettive, decisi di rientrare da Varese nella mia terra. Mi sono impegnato strenuamente a realizzare quei sogni nella mia amata Sicilia. Avrei potuto avere o fare di più altrove, ma non mi pento di nulla. Vuol dire che per me c’era un progetto da realizzare nella mia terra”. </p>
<p><strong>In realtà io sono molto felice che tu sia riuscito ad affermare il tuo talento nel tuo ambiente natale, e che abbia sempre lottato per rimanere te stesso, lavorando in quella che è la tua professione ma anche la tua passione, ossia il giornalismo. Ci vuoi parlare di come si è sviluppata la tua carriera, da quando eri corrispondente per “La Sicilia” e “Il Giornale di Sicilia” a quando sei diventato direttore responsabile de “La Voce del Nisseno”?<br />
</strong>“Si può cambiare la propria terra anche vivendoci dentro e non soltanto da fuori. Sono anch’io contento di ciò che ho fatto e faccio nel mio ambiente natale, come asserisci tu. E’ stato più difficile per diverse ragioni, per una certa mentalità, per la penuria di occasioni serie… Partendo da questa domanda, potremmo scrivere libri. Ma io voglio essere sobrio ed esaustivo nel medesimo tempo. Sono molto legato al periodo in cui collaboravo con La Sicilia. Avevo un rapporto telefonico quotidiano con un giornalista di rango, Salvo Bella, amico fraterno del grande Pippo Fava ucciso dalla mafia. Nutriva un’immensa stima nei miei confronti. E’ stata un’esperienza professionale preziosa, ma breve. Avevo dato fastidio a qualcuno e, per farla breve, andai via”.</p>
<p><strong>Poi, approdi al “Giornale di Sicilia”: è vero?<br />
</strong>“Sì. Dapprima ho lavorato, per un anno, presso la redazione nissena del Giornale di Sicilia. Ho conosciuto il capocronista, Candido Casagni, morto recentemente. Ricordo un suo complimento, molto bello. Mi disse: tu sei una miniera inesauribile. Aveva un carattere spigoloso, ma era un professionista eccellente. E quelle poche parole non le dimenticherò mai. Poi, sono stato corrispondente per oltre sei anni. Quotidianamente ero sul pezzo. Ho scritto tantissimo, davvero. Ho realizzato una miriade di scoop. Le notizie scomode che pubblicavo davano fastidio. Insomma, come dicevo prima, potrei scrivere libri. Non immagini le esplicite minacce che ho ricevuto, le striscianti intimidazioni, le forti pressioni… Ho sempre resistito e combattuto a testa alta, chiunque. E pagato i miei prezzi. La libertà e la dignità, per me, non hanno prezzo”.</p>
<p><strong>Oggi c’è il periodico d’informazione “La Voce del Nisseno”.<br />
</strong>“Ormai da nove anni c’è questo periodico d’informazione che si occupa del territorio. Tralascio il periodo che sta di mezzo, legato ad esperienze professionali con emittenti televisive private e all’importante compito che ho avuto come direttore responsabile, nonché addetto stampa, per alcuni enti locali curandone i notiziari comunali. Questo giornale racconta il territorio, dà voce ai protagonisti di questo lembo di terra. Una rivista a colori e in carta patinata. Un giornale che gode di prestigio, autorevolezza e credibilità. In forte crescita. Una tiratura di migliaia di copie per ciascuna edizione. E da poco più di un anno, c’è anche una versione on line. Un sito web curato da preziosi collaboratori che mandano, in versione ridotta, in rete alcune parti del giornale. Un modo per raggiungere il mondo. Una finestra sul mondo”.          </p>
<p><strong>Nel corso degli anni, oltre a far crescere il tuo giornale in diffusione e prestigio, hai curato altri progetti editoriali, nell’ambito della tua comunità e per località limitrofe. Ce ne vuoi parlare?<br />
</strong>“Anche qui mi limito ad essere stenografico. Ho curato numerose pubblicazioni e realizzato importanti supplementi monografici. Ho sempre narrato la mia terra con singolare senso di abnegazione. Su tutti, segnalo i miei tre numeri dei ‘Ritratti serradifalchesi’, la guida turistica su Serradifalco ed opuscoli vari. E’ già pronta una nuova monografia che prossimamente vedrà la luce e in cantiere vi sono altri progetti editoriali alquanto ambiziosi”.</p>
<p><strong>Da quando facevi la radio ad oggi, hai avuto modo di incontrare, conoscere e intervistare centinaia di personaggi nell’ambito della cultura, dello spettacolo, della religione e della politica. Senza togliere niente a nessuno, ci vuoi indicare cinque nomi tra le personalità che più hanno colpito la tua attenzione?<br />
</strong>“La domanda, cara Carmen, è difficile. Nel corso della mia lunga attività professionale ho realizzato non centinaia ma migliaia di interviste. Ciascun incontro è stato, per me, sempre stimolante e arricchente. La diversità è sempre ricchezza. Ometto di indicare nomi, diciamo, più a portata di mano e mi soffermo su alcuni personaggi famosi che mi hanno lasciato una traccia nel cuore e nel ricordo. Spero di non fare torto a nessuno! Indico per primo il cantautore Rosalino Cellamare, alias Ron. L’ho intervistato parecchie volte. Lui rappresenta la mia adolescenza, la sua musica è la mia colonna sonora. Mi ha sempre regalato intense e vibranti emozioni. Poi, ti fornisco il nome di Leoluca Orlando. Anche lui è stato, sovente, intervistato da me e ormai ci conosciamo da molti anni. Un giorno dovetti intervistarlo due volte per due diverse emittenti radiofoniche. Alla fine, m’invitò pure a mangiare in campagna con lui. All’epoca, disponeva di una scorta ragguardevole. La minaccia mafiosa era forte e seria. Il terzo nome che faccio è quello dell’onorevole Luciano Violante, già presidente della Camera. E’ stata una bella soddisfazione intervistarlo. Un politico di rango, di profondo spessore umano e culturale…”.</p>
<p><strong>E gli altri due nomi?<br />
</strong>“E’ davvero difficile. Rischio di far torto, davvero, a qualcuno… Ecco: Pierangelo Bertoli. La motivazione sta in questo breve brano dell’articolo che scrissi, raccontando un retroscena: ‘…Sebbene in ritardo per esibirsi in concerto, quella sera pur di rilasciarmi l’intervista cenò con un panino mentre rispondeva, seduto sulla sedia a rotelle, alle mie domande. Un artigiano del verso, un operaio della parola…’. Infine, ti do il nome di Annamaria Mazzamauro. Perché, con me, è stata travolgente e di una simpatia più unica che rara. Ho avuto la fortuna d’incontrare una pleiade di artisti e di politici di un certo spessore. Davvero tanti. Questi sono i primi cinque nomi che mi vengono in mente, di getto”.          </p>
<p><strong>Ormai Internet ci permette di essere cittadini del mondo e padroni dell’informazione,  24 ore su 24 ore. Ritieni che nel tuo settore, la presenza su Internet attraverso un Sito Web o un Social Network sia importante, se utilizzati in maniera moderata e intelligente?<br />
</strong>“Ho sempre definito Internet come un coltello. Se viene usato per tagliare la carne, è uno strumento utile ed efficace. Se viceversa, quel coltello viene utilizzato per assassinare una persona è nocivo e pericoloso. Io ritengo che sia una risorsa, una ricchezza, una fonte inesauribile e preziosa di informazioni. Tuttavia, c’è un limite: ciò che c’è in rete, non sempre è oro colato. Indubbiamente, quest’opportunità di conoscenza globale va usata con sapienza ed intelligenza. Con buonsenso e con parsimonia, con morigeratezza, senza eccessi”.  </p>
<p><strong>Pochi sanno che tu hai scritto anche poesie. Continui a farlo? Cosa ti ispira di solito?<br />
</strong>“In effetti, su questo aspetto ho sempre mantenuto il massimo riserbo. Amo visceralmente la poesia. Ho letto molti poeti. Ma non avevo mai scritto versi, in vita mia, sino all’età di ventiquattro anni. Un giorno, in campagna, con un mio fraterno amico, diventato nel frattempo avvocato, ci siamo messi a scrivere liriche. Lui, ormai, era un veterano, mentre io ero un neofita. Quel giorno ne scrissi ben otto. Da allora ho raccolto, complessivamente, trecento poesie, o poco più. Tutte, però, custodite gelosamente in un cassetto. Sono prevalentemente private, autobiografiche, intime, benché non manchino versi di carattere generale o filosofico. Ormai è da parecchi anni che non scrivo più poesie. Per la mancanza cronica di tempo libero. Non c’è mai stato un fattore scatenante. Quando scrivevo i miei versi, tutto avveniva rapidamente, di getto. Un magma di sentimenti e di emozioni solcava fluidamente i miei fogli bianchi…”. </p>
<p><strong>Conduttore radiofonico, giornalista, presentatore di eventi socio-culturali, moderatore di dibattiti, poeta. La tua abilità si dirama nelle varie sfaccettature della comunicazione e dell’informazione. Ma io so, che hai avuto anche delle esperienze audio-visive e televisive: un professionista della parola a 360° gradi, insomma.<br />
</strong>“Questo è un assist per parlare almeno dodici ore consecutive! No, scherzo. Sempre brevemente: ho, infatti, lavorato per alcune emittenti televisive della mia zona geografica. Esperienze positive, importanti. Tuttavia, amo ricordare alcuni reportage multimediali che ho realizzato insieme a validi collaboratori. E dato che l’elenco sarebbe anche qui piuttosto lungo, segnalo soltanto il dvd che mi ha regalato più soddisfazioni e del quale sono maggiormente legato a livello affettivo. Si tratta di un reportage sulla nomina, ordinazione episcopale e festa popolare di un mio amico diventato vescovo. Un lavoro lungo e certosino. Ho raccontato una bella storia”.   </p>
<p><strong>Con questo notevole bagaglio di esperienza alle spalle, con tutte le soddisfazioni e i riconoscimenti che finora hai ricevuto, oggi, se dovessi pensare a un sogno professionale da realizzare, quale citeresti?<br />
</strong>“Mi piacerebbe intervistare Roberto Saviano e Roberto Benigni. Attualmente è un sogno, ma credo che potrò, prima o poi, realizzarlo. Chi l’avrebbe mai detto che io avrei intervistato don Luigi Ciotti, i giudici Ottavio Sferlazza e Stefano Dambruoso, solo per fare dei nomi, che vivevano sotto scorta! Eppure, molti sogni li ho realizzati perché ho creduto nella forza dei miei sogni. Ovviamente, non smetterò mai di sognare”.</p>
<p><strong>Quale musica ascolti di solito?<br />
</strong>“Ne ascolto poca, purtroppo, per la cronica mancanza di tempo. Ma quando posso, ascolto Celine Dion, Sade, Michael Bolton, Mina, Fiorella Mannoia, Ornella Vanoni… In pratica, ti sto elencando i miei artisti preferiti. Però ascolto saltuariamente la musica che, tuttavia, adoro smisuratamente”.  </p>
<p><strong>Prima leggevi moltissimo. La tua raccolta di libri è immensa, quasi incontenibile. Oggi, a causa della tua attività, sei costretto a leggere di meno, ma quando riesci a concederti un libro, cosa scegli di leggere in questo periodo della tua vita?<br />
</strong>“Ho letto, davvero, molti libri. Menomale che mi sono formato prima. Anche qui c’è la nota dolente dell’esiguità del tempo libero. Tutt’al più, per lavoro, seguo la stampa quotidiana e periodica. Devo essere sempre aggiornato ed informato. Ma non mi sottraggo alla domanda. Quando posso, leggo i miei autori preferiti. Quei libri che, in passato, non ho avuto il tempo di leggere. Ti cito Gabriel Garcia Marquez, Isabel Allende, Alda Merini, Paulo Coelho, Milan Kundera, Giampaolo Pansa… I principali libri di questi autori li ho letti, dunque – quando posso – leggo i nuovi romanzi. Compro sempre libri e la mia biblioteca personale, come ben sai, è davvero ragguardevole”.   </p>
<p><strong>La famiglia ha un ruolo determinante nella tua vita, perché hai una moglie davvero “speciale” e un figlio “straordinario”. Non voglio addentrarmi nel personale, ma desidero che anche i tuoi diamanti abbiano posto nella mia intervista. Se dovessi definire con tre aggettivi tua moglie e tuo figlio, quali useresti?<br />
</strong>“Quando si tocca il tasto privato, trovo grandi difficoltà. Tengo la sfera privata dietro le quinte, sempre o quasi sempre. Tre aggettivi per mia moglie: dolce, generosa e comprensiva. Mi attengo alle qualità morali. Per mio figlio posso dire che è bello, intelligente e perspicace. Ha appena compiuto otto anni”.</p>
<p><strong>Cosa sono per te l’amore e l’amicizia?<br />
</strong>“Sono due sentimenti importanti e basilari per la vita di ciascuno. Quindi anche per me. L’amore è l’ossigeno dell’esistenza e l’amicizia è, come ho sempre sostenuto, un ‘colore’ dell’amore”.</p>
<p><strong>Fai una classifica fra: Lavoro, Affetti, Successo, Denaro, Credibilità.<br />
</strong>“Medaglia d’oro ex aequo  per Affetti e Lavoro, medaglia d’argento per Credibilità e Successo (anche qui ex aequo), medaglia di bronzo per Denaro. Alla base di tutto ci sono gli affetti e l’attività professionale, dunque; il resto arriva se fai bene ciò che devi”.</p>
<p><strong>Sei grato a qualcuno in maniera particolare?<br />
</strong>“Non vorrei apparire presuntuoso: non sono grato a nessuno. Tutto quello che sono e tutto quello che ho è frutto del sudore della mia fronte e dei miei enormi sacrifici”.</p>
<p><strong>Qual è il tuo rapporto con la religione?<br />
</strong>“Sono credente. Credo in Dio. Credo in questo Architetto per eccellenza. Sono osservante e praticante, ma anche incostante. Non sempre, ad esempio, vado a messa per impegni lavorativi”.</p>
<p><strong>Mentre guardavo la popolare trasmissione domenicale del pomeriggio di RAI 1, sono rimasta molto affascinata da un certo tipo di intervista basata sui colori… E quale miglior modo per concludere questa mia prima semi-seria intervista, se non quella di accogliere l’arcobaleno? Un arcobaleno per la mia margherita blu. Iniziamo dal Rosso, la passione, il corpo. Quali sono le tue armi di seduzione e cosa invece ti seduce in una donna?<br />
</strong>“Sono sempre me stesso. Forse seduco con l’intelligenza. E di una donna, su tutto, mi piace lo sguardo, principalmente amo gli occhi azzurri. Non a caso mia moglie ha bellissimi occhi azzurri! Preferisco la bellezza nordica, in generale. La donna deve stimolarmi intellettualmente”.</p>
<p><strong>L’Arancione, le emozioni e i desideri. Sei un uomo che sa dominare le sue emozioni o ti fai guidare dall’impulso? Riesci a tenere a bada i tuoi desideri o vuoi sempre tutto e subito?<br />
</strong>“Sostanzialmente sono un uomo razionale. So dominare le emozioni. Eppure, ci sono occasioni in cui sono più istintivo che razionale. Di solito voglio ciò che merito o che penso di meritare”.</p>
<p><strong>Il Giallo, la riflessione. Come stai con te stesso? Qual è il tuo rapporto con la solitudine?<br />
</strong>“Amo stare in compagnia di me stesso. Amo profondamente la solitudine. Ma mi piace anche stare in compagnia. Dipende dalle situazioni e dalle persone. Ho un ottimo rapporto con la solitudine e anche con il silenzio che non è mai vuoto, ma pieno, eloquente, parlante, arricchente, stimolante”.</p>
<p><strong>Il Verde, la serenità, la pace. C’è un luogo, un posto, dove ami stare e in cui ti senti particolarmente a tuo agio e protetto?<br />
</strong>“Amo il mio bunker, ossia il mio studio che è alquanto spazioso e confortevole. Pieno di libri, cd e dvd. Sono i miei amici, discreti e fedeli. Mi sento a mio agio, più che protetto”.</p>
<p><strong>Il Blu, l’equilibrio, gli affetti. Come vivi le tue relazioni affettive? Sei un uomo capace di esternare con spontaneità i sentimenti e a vivere ogni tipo di rapporto, d’amore, familiare e d’amicizia con equilibrio e senso di benessere?<br />
</strong>“Sono generalmente solare e affabile, soprattutto poi con chi merita. So essere anche oltremodo intransigente con chi non merita. Sono capace di sentimenti spontanei. Di recente, in occasione della laurea di una mia nipote, mi sono commosso. E il pianto in un uomo non è segno di debolezza, quanto piuttosto di forza e di sensibilità. Almeno per me”.  </p>
<p><strong>Il Viola, i valori, la fiducia. In conclusione parlaci di ciò che veramente conta nella tua vita, quali sono i valori che ti hanno permesso di diventare l’uomo che sei e che vuoi trasmettere a tuo figlio, affinché non smetta mai di avere fiducia in te.<br />
</strong>“I miei valori sono l’onestà, il coraggio, la legalità… Insegno a mio figlio ad essere sempre corretto e leale. I valori che trasmetto con l’esempio che trascina, inoltre, sono la libertà, la dignità, la solidarietà, la ricerca della verità”.  </p>
<p><strong>Dimmi Michele, oggi, quale di questi colori identifica la tua personalità e il tuo atteggiamento nei confronti della vita e del futuro?<br />
</strong>“Penso che prevalga, su tutti, in questo momento l’arancione, il colore dei desideri e delle emozioni”.</p>
<p><strong>La sai una cosa amico mio? Probabilmente te l’avrò già detta, non ricordo. Ebbene, tu sai che ci sono due M e due B nella mia vita, e non mi vergogno a dirlo: Michele Bruccheri e Miguel Bosè. La coincidenza non si riferisce solo alle iniziali del vostro nome, ma anche alle vostre date di nascita: tu sei nato il 2 aprile, Miguel il 3 aprile. Gradi del segno dell’Ariete (il vostro) in cui si posiziona il mio Saturno natale, appunto, intorno a quei gradi dell’Ariete. Sarebbe troppo lungo da spiegare e non è il contesto adatto. Volevo solo concludere questa nostra lunga chiacchierata aggiungendo un particolare di grande rilevanza, al nostro antico e inossidabile legame. E per farti sorridere, invece che sbuffare di noia, chiudo facendoti un’ultima domanda: ritieni che potrei fare una discreta intervista a Miguel Bosé, dopo essermi impegnata tanto nella tua?<br />
</strong>“Prima di rispondere alla tua domanda finale, volevo ringraziarti. Tempo addietro avevi manifestato questa intenzione d’intervistarmi. Ho risposto subito in modo affermativo. E’ stata una piacevole chiacchierata, diretta e spontanea. Per quanto riguarda l’intervista a Miguel Bosè ritengo che tu possa farla, ma ad una condizione: che la facciamo insieme”.     </p>
<p><em>Carmen Ingrao</em></p>
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