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	<title>La voce del nisseno &#187; Archivio 2011</title>
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	<description>Archivio online del periodico d&#039;informazione politica, attualità e cultura LA VOCE DEL NISSENO</description>
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		<title>LA VOCE DEL NISSENO &#8211; Copertina quinta edizione 2011</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 10:33:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Segreteria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio 2011]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 235px"><img title="LA VOCE DEL NISSENO" src="http://img577.imageshack.us/img577/7058/copertinaintif.jpg" alt="LA VOCE DEL NISSENO" width="225" height="320" /><p class="wp-caption-text">LA VOCE DEL NISSENO</p></div>
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		<title>VENTATA DI SPERANZA</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 10:30:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Segreteria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio 2011]]></category>
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		<description><![CDATA[L’EDITORIALE/1. Un patto sociale tra le istituzioni del Nisseno
Ci vuole un&#8217;alleanza tra tutte le istituzioni del territorio. Una sinergia di sguardi per alimentare la speranza, per guardare oltre, in alto e con fiducia. Tutti, coralmente, dovremmo amare e rispettare di più il nostro territorio. Farlo crescere. Ci vuole una seria collaborazione tra le varie energie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 265px"><img title="Michele Bruccheri " src="http://img515.imageshack.us/img515/5994/michelebruccherieditori.jpg" alt="Michele Bruccheri " width="255" height="320" /><p class="wp-caption-text">Michele Bruccheri </p></div>
<p><strong>L’EDITORIALE/1. Un patto sociale tra le istituzioni del Nisseno</strong></p>
<p>Ci vuole un&#8217;alleanza tra tutte le istituzioni del territorio. Una sinergia di sguardi per alimentare la speranza, per guardare oltre, in alto e con fiducia. Tutti, coralmente, dovremmo amare e rispettare di più il nostro territorio. Farlo crescere. Ci vuole una seria collaborazione tra le varie energie pulite del Nisseno, per fronteggiare le varie questioni. Ciascuno faccia la sua parte.<br />
Ovviamente, prima va riconosciuta la malattia e poi trovata la cura. Dopo verrà la speranza. Politica, imprenditori e società civile siglino, finalmente, una vera alleanza per rilanciare questa zona. Per cercare e trovare i fondi necessari. In terra di mafia, il rischio di manovalanza criminale è elevato e reale.<br />
Bisogna fornire adeguati strumenti culturali alle nuove generazioni. Ma bisogna fare qualcosa di concreto per la famiglia nissena che è in crisi. Non c&#8217;è progettualità in favore di essa, oggi. Bisogna lavorare insieme, recuperare la “cultura” del lavoro insieme. Riflettere insieme.</p>
<p><span id="more-2469"></span><br />
La provincia di Caltanissetta è depressa e sempre più depauperata. Mortificata. La felicità dipende dalla qualità delle relazioni sociali, da una bella comunità. Se non si appoggia la famiglia, la società è in crisi. Bisogna, dunque, creare rete. E puntare seriamente, concretamente, veramente sullo sviluppo sociale e relazionale. Investire sui giovani. Investire sull&#8217;umanità di questo territorio che dispone di belle intelligenze. Chi ha responsabilità decisionali aiuti questo lembo di terra.<br />
Ci vuole un lavoro culturale, si rende necessaria una sfida educativa. Dobbiamo capire se questa comunità nissena sta crescendo oppure no. La condizione giovanile è lo specchio del disfacimento sociale. Vanno isolati gli atteggiamenti mafiosi. Bisogna riunire le migliori intelligenze del Nisseno. Stare insieme si può e si deve. Solo così si può creare qualcosa di buono e di positivo. Ciascuno faccia la sua preziosa parte. Bisogna riannodare i fili spezzati, tessere la tela. Costruiamo il futuro a partire da oggi. La speranza è possibile. Dipende soltanto da noi, da tutti noi.<br />
Nei mesi scorsi ho partecipato ad un importante convegno e un relatore ha asserito che nel Nisseno, oggi, c’è indifferenza e rassegnazione. La diagnosi mi sembra, purtroppo, giusta. Dobbiamo vincerle, però. Con l&#8217;impegno di tutti. Con il sacrificio di tutti. Dobbiamo diventare luce e sale di questa porzione di territorio. Costruire ponti e strade, come ha sostenuto opportunamente il vescovo della diocesi di Caltanissetta, Mario Russotto, in quel meeting, tra l&#8217;altro disertato da molti soggetti istituzionali. Ponti e strade per raggiungerci tutti.<br />
Ci vuole quindi un patto sociale tra le varie istituzioni, tra le diverse agenzie formative. Uniti si può nutrire la speranza e il futuro. E bisogna partire, a mio avviso, dai giovani. Una salubre ventata di speranza è possibile.</p>
<p><em>MICHELE BRUCCHERI</em></p>
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		<title>PER RICOMINCIARE</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 10:26:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Segreteria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio 2011]]></category>
		<category><![CDATA[Quinta edizione]]></category>

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		<description><![CDATA[L’EDITORIALE/2. “Non ci sono altre strade: educare è sognare”
 Il Natale ormai prossimo esorta a riguadagnare l&#8217;innocenza del bambino di Betlemme. Sarà per questo motivo che mi è tornata alla mente una favola dei fratelli Grimm,  quella del Re Ranocchio, che così comincia: “Ai tempi antichi, quando desiderare era ancora efficace, viveva un re che aveva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 209px"><img title="Pasquale Petix " src="http://img51.imageshack.us/img51/4479/pasqualepetixeditoriale.jpg" alt="Pasquale Petix " width="199" height="320" /><p class="wp-caption-text">Pasquale Petix </p></div>
<p><strong>L’EDITORIALE/2. “Non ci sono altre strade: educare è sognare”</strong></p>
<p> Il Natale ormai prossimo esorta a riguadagnare l&#8217;innocenza del bambino di Betlemme. Sarà per questo motivo che mi è tornata alla mente una favola dei fratelli Grimm,  quella del Re Ranocchio, che così comincia: “Ai tempi antichi, quando desiderare era ancora efficace, viveva un re che aveva delle figlie tutte bellissime; ma la più giovane era così bella che persino il sole, che ne ha viste tante, andava in estasi ogni volta che splendeva sul suo volto”.<br />
Un grande psicologo,  Bruno Bettelheim, ha scritto che quest&#8217;inizio situa la storia in un&#8217;epoca irripetibile, da fiaba. Dentro ciascuno, in un angolo del cuore, dev&#8217;esserci ancora questo lembo arcaico che da bambini ci permetteva di trasformare la fiaba in realtà e di farci credere, come nel racconto dei Grimm, che il sole posa lo sguardo sulla sublime bellezza della fanciulla e partecipa agli eventi.<br />
La fiaba ha il compito di fare luce e avvicinare i bambini con sapienza alla realtà. Senza nascondere i pericoli che la vita inevitabilmente presenta. Le favole hanno anche la funzione  di costruire nella giovane mente un atteggiamento positivo. La narrazione fiabesca, che tutto fa apparire possibile, propone grandi insegnamenti. Uno di questi è che i desideri se non possono smuovere le montagne, almeno devono aiutare a cambiare in meglio il proprio destino, tanto che la conclusione di ogni fiaba è: così tutti vissero felici e contenti.</p>
<p><span id="more-2465"></span><br />
Oggi, gli adulti, danno alla fiaba una connotazione negativa: non raccontare favole, dicono assai spesso. Accostando la favola alla bugia. Mentre sarebbe più corretto e opportuno dire: non raccontare menzogne. La favola va distinta dalla frottola. La sua missione è proprio quella di incantare perché così aiuta a scoprire i diversi aspetti della realtà e a vivere meglio. Al contrario i reality alla “grande fratello” allontanano dalla realtà. Spingono ad evadere dalla vita e dai suoi problemi. La tv è diventata un placebo.<br />
E forse c&#8217;è un nesso tra la scarsa importanza che la favola ha oggi e la fase di disincanto che stiamo vivendo. Non si crede più in nulla. Non si crede nella possibilità di mutare la propria condizione, di modificare l&#8217;assetto ingiusto del mondo, di ricostruire la convivenza su basi di uguaglianza e di solidarietà, di lealtà e di coerenza. È venuta meno la fiducia nel proprio futuro, mentre la disperazione divenuta rabbia si fa largo nella mente e nelle strade. Ma se questo è il frutto di un approccio educativo sbagliato occorre con pazienza, senso di responsabilità e sacrificio ricominciare d&#8217;accapo. Non ci sono altre strade se non convincersi che educare è sognare. Lo dice bene Danilo Dolci in una poesia: “C&#8217;è pure chi educa, senza nascondere l&#8217;assurdo ch&#8217;è nel mondo, aperto ad ogni sviluppo ma cercando d&#8217;essere franco all&#8217;altro come a sé, sognando gli altri come ora non sono: ciascuno cresce solo se sognato”.            </p>
<p><em>PASQUALE PETIX</em></p>
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		<title>SAN CATALDO, APPROVATO IL BILANCIO COMUNALE. DI FORTI: “DOPO L’EPIFANIA DECIDERO&#8217; SE RICANDIDARMI”</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 10:13:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Segreteria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio 2011]]></category>
		<category><![CDATA[Quinta edizione]]></category>

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		<description><![CDATA[Il sindaco ripercorre la tormentata vicenda legata allo strumento finanziario votato dagli undici consiglieri comunali d’opposizione
Un tecnico prestato alla politica. Al servizio della comunità di San Cataldo. Il sindaco Giuseppe Di Forti non ha peli sulla lingua e, dopo l&#8217;approvazione del bilancio di previsione 2011 con il voto favorevole degli undici consiglieri comunali d&#8217;opposizione e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 223px"><img title="Il sindaco di San Cataldo, Giuseppe Di Forti " src="http://img94.imageshack.us/img94/695/ilsindacodisancataldogi.jpg" alt="Il sindaco di San Cataldo, Giuseppe Di Forti " width="213" height="320" /><p class="wp-caption-text">Il sindaco di San Cataldo, Giuseppe Di Forti </p></div>
<p><strong>Il sindaco ripercorre la tormentata vicenda legata allo strumento finanziario votato dagli undici consiglieri comunali d’opposizione</strong></p>
<p>Un tecnico prestato alla politica. Al servizio della comunità di San Cataldo. Il sindaco Giuseppe Di Forti non ha peli sulla lingua e, dopo l&#8217;approvazione del bilancio di previsione 2011 con il voto favorevole degli undici consiglieri comunali d&#8217;opposizione e con l&#8217;astensione della minoranza di centrodestra che l&#8217;appoggia, dichiara: “L&#8217;opposizione ha fatto prevalere la cattiva politica e non lo spirito di servizio in favore della città, paralizzandola per tre mesi. I loro membri hanno fatto una colossale retromarcia a poche ore dallo scioglimento del Consiglio comunale”.<br />
Il plenum consiliare, infatti, nel penultimo giorno utile concesso dal commissario regionale ad acta, Angelo Sajeva, ha deliberato il dispositivo finanziario; lo stesso che nei tre mesi precedenti era stato più volte rinviato alla Giunta municipale e da ultimo, nella seduta del 21 novembre 2011, addirittura bocciato. Se non fosse stato approvato, sarebbe stata dapprima sospesa e poi sciolta la massima assise cittadina. Per il sindaco, l’obiettivo degli undici consiglieri dell’opposizione-maggioranza era “ritardare l’approvazione di qualsiasi bilancio all’anno nuovo, in modo da poter dichiarare di aver approvato, da opposizione, un consentivo e non un bilancio preventivo, facendo ricadere le colpe dei disservizi nelle more generatisi sull&#8217;Amministrazione comunale”.   </p>
<p><span id="more-2462"></span><br />
Di Forti gongola: “Sono il primo sindaco in grado di assicurare il buon governo della Città con un bilancio approvato dall&#8217;opposizione. Politicamente un risultato non male! Dicevano che quel bilancio fosse pieno di sprechi, addirittura falso e comunque non votabile per via del parere negativo del Collegio dei Revisori. Ebbene, si sono precipitati in seduta convocata d&#8217;urgenza revocando in autotutela il precedente deliberato con il quale era stato bocciato il bilancio e votando favorevolmente quello schema tanto contestato. Un fatto mai successo nei precedenti 150 anni di storia locale. Se poi consideriamo che, avendo la maggioranza, non hanno potuto effettuare alcun taglio di spesa, evidentemente gli sprechi di cui sono stato accusato non esistono”.<br />
Per il sindaco, e l&#8217;esito di questa vicenda gli dà ampiamente ragione, il bilancio era ineccepibile. Lo definisce un “capolavoro” perché in pareggio nonostante vi fosse stato un consistente taglio dei trasferimenti pari a circa 850 mila euro intervenuto tra luglio e ottobre. A dire di Giuseppe Di Forti, “lo scorso 31 agosto si è consumato un grave atto di illegittimità e disamore per la Città. Gli undici consiglieri comunali, disattendendo la normativa in materia di bilancio, hanno votato un emenda-mento non compensativo che ha ridotto di 180 mila euro le entrate senza individuare i corrispondenti tagli di spesa, squilibrando così il bilancio”. Ma per questo il sindaco, inflessibile, ha immediatamente “congelato” 180 mila euro di servizi, avviato ricorso al Tar per l&#8217;annullamento del deliberato e riproposto al Consiglio comunale lo stesso bilancio che alla fine è stato approvato. Dopo una breve pausa, riprende e dichiara alla nitroglicerina: “Hanno fatto uno sgarbo alla Città. Si sono dimostrati irresponsabili e cinici. Per tre mesi hanno bloccato tutti i servizi compreso i contributi alle famiglie disagiate. Prendo le distanze da questo modo di fare politica molto lontano dallo spirito di servizio che dovrebbe animare i rappresentanti del popolo e chi amministra la cosa pubblica. Evidentemente per loro la politica è un teatrino dove impunemente si può fare tutto e il contrario di tutto a spese del cittadino. E&#8217; ovvio che oggi hanno perso la credibilità ma rimane un fatto grave: hanno delegittimato il ruolo dell&#8217;opposizione”. Per la cronaca, quattro anni addietro la coalizione che sostiene Di Forti contava tredici seggi contro i nove di oggi. Il sindaco non fa una piega e afferma: “Considero deprecabile il cambio di casacca in corsa perché fra i tanti motivi certamente sussistenti non ve ne è uno tanto nobile da giustificare il tradimento dell&#8217;elettorato”.<br />
“L&#8217;astensione dei nove consiglieri comunali che mi sostengono &#8211; prosegue il sindaco Giuseppe Di Forti &#8211; non va letto come atto di sfiducia nei confronti dell’Amministrazione comunale, ma come un gesto di coerenza in difesa dei meno abbienti. Non poteva essere votato un bilancio inutilmente depredato di 180 mila euro e privato della possibilità di rimborsare gli abbonamenti scolastici alle famiglie degli alunni pendolari”.<br />
Quasi a voler dare solennità, si rivolge proprio ai nove consiglieri comunali che lo appoggiano: “Ringrazio pertanto Raimondo Fasciana, Rosario Galletti, Filippo Torregrossa, Giovanni Anzalone, Arcangelo Calà, Silvio Capillo, Angelo Taci, Salvatore Tumminelli e Alessandro Pagano”.<br />
Dulcis in fundo, sollecitato dal cronista sulla sua ricandidatura a sindaco, conclude: “Ringrazio l&#8217;onorevole Alessandro Pagano che ha chiesto la mia ricandidatura. Scioglierò la riserva certamente dopo l&#8217;Epifania”.</p>
<p><em>MICHELE BRUCCHERI</em></p>
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		<title>DECIMA GIORNATA DEL MINATORE A SERRADIFALCO</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 10:04:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Segreteria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio 2011]]></category>
		<category><![CDATA[Quinta edizione]]></category>

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		<description><![CDATA[IL RICORDO. Iniziativa promossa dall’Amministrazione comunale e dalla Pro loco. Il sindaco Giuseppe Maria Dacquì: “Abbiamo in mente di realizzare un museo”. Il prefetto Umberto Guidato: “I minatori hanno danno molto a questa terra”
Ricordare per non dimenticare. Ricordare per nutrire la memoria. Ricordare per coltivare il passato di un paese, Serradifalco, “paese delle miniere e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 330px"><img title="Un momento della Giornata del Minatore " src="http://img412.imageshack.us/img412/6225/unmomentodellagiornatad.jpg" alt="Un momento della Giornata del Minatore " width="320" height="213" /><p class="wp-caption-text">Un momento della Giornata del Minatore </p></div>
<p><strong>IL RICORDO. Iniziativa promossa dall’Amministrazione comunale e dalla Pro loco. Il sindaco Giuseppe Maria Dacquì: “Abbiamo in mente di realizzare un museo”. Il prefetto Umberto Guidato: “I minatori hanno danno molto a questa terra”</strong></p>
<p>Ricordare per non dimenticare. Ricordare per nutrire la memoria. Ricordare per coltivare il passato di un paese, Serradifalco, “paese delle miniere e delle tradizioni”. La decima edizione della Giornata commemorativa del Minatore, promossa dall&#8217;Amministrazione comunale guidata dal sindaco Giuseppe Maria Dacquì e dalla Pro loco presieduta da Piera Iannello, è stata all&#8217;insegna della sobrietà per ricordare, sostanzialmente, il passato di un paese che vanta un pregevole patrimonio minerario. Nel corso degli anni, quasi un migliaio di persone del piccolo centro del Vallone ha lavorato nei siti zolfiferi e dei sali potassici. Anni di dolore e sofferenza, lutti e disperazione, ma anche &#8211; è il rovescio della medaglia &#8211; di progresso sociale, culturale ed economico.<br />
Un corteo, numeroso e partecipe, fatto di autorità e di cittadini, si è mosso dal palazzo municipale per approdare al Monumento al Minatore per la deposizione di una corona in memoria degli zolfatari morti in miniera. Il rito è stato officiato dal sacerdote Diego Trupia. La moltitudine di persone, giunta presso il palazzo comunale Mifsud di via Duca, dopo l&#8217;inaugurazione della mostra mineraria, ha vissuto un lungo ed intenso momento di riflessione. A coordinare i lavori della manifestazione il giornalista Michele Bruccheri. Tra le varie autorità, il prefetto di Caltanissetta Umberto Guidato, il capitano e il maresciallo dei carabinieri (comandante della locale stazione), rispettivamente Domenico Dente e Salvatore Rapacciuolo, padre Vincenzo Sorce di Casa Famiglia Rosetta, assessori e consiglieri comunali, la dottoressa Piera Mistretta (segretario comunale). Presenti molti ex minatori e i loro familiari.</p>
<p><span id="more-2460"></span></p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 330px"><img title="Le autorità alla Giornata del Minatore " src="http://img10.imageshack.us/img10/1214/leautoritallagiornatade.jpg" alt="Le autorità alla Giornata del Minatore " width="320" height="213" /><p class="wp-caption-text">Le autorità alla Giornata del Minatore </p></div>
<p>Il sindaco Giuseppe Maria Dacquì, visibilmente soddisfatto e commosso per la folta partecipazione, ha ricordato le origini minerarie di Serradifalco: “Tante miniere nel territorio, nel nostro paese e nei dintorni. Grazie per la vostra partecipazione numerosa e sentita. Nella mostra vi è l&#8217;esposizione di minerali e di strumenti legati al mondo delle miniere. Abbiamo in mente di realizzare un museo, che sia il luogo della memoria conservata”. Il capo dell&#8217;amministrazione comunale regala ai presenti un sorso di memoria letteraria, leggendo una breve novella di Luigi Pirandello. Il saluto istituzionale del prefetto è intriso di gratitudine e di sensibilità. Per l&#8217;invito del sindaco Dacquì e per la toccante iniziativa commemorativa promossa. “Si ricordano i minatori &#8211; evidenzia &#8211; che sono stati molto importanti per questo territorio. Svolgevano un lavoro pesante in una triste realtà. Va ricordato il loro impegno e il loro sacrificio. Hanno dato molto a questa terra. Complimenti anche per la mostra”.<br />
La serata è arricchita da un vibrante reading poetico. Il primo a declamare i suoi versi è il serradifalchese Angelo Lamantia che recita “Lu surfararu e la matri Addulurata”. Il ritornello del canto è: “O matri addulurata / fammilla fari sta iurnata. / O matri addulurata / fammi turnari stasira a la casa. / Matri miraculusa / nni lu ma cori ti tignu ngnusa”. La Madonna Addolorata è la compatrona del paese, nonché la protettrice dei minatori.<br />
Antonino Palermo (presidente del comitato dei minatori di Serradifalco) “scatta” una foto-ricordo ripercorrendo, con la sua testimonianza, alcuni momenti del passato. A seguito della chiusura delle miniere di zolfo, nel 1986, lui, assieme ai professori Galletti e Panvini, tra gli altri, si dedicarono alla ricerca di materiale legato a quel mondo e alla divulgazione, in diversi modi, della cultura zolfatara. Vennero realizzati alcuni progetti. Dal Monumento al Minatore all&#8217;acquisizione di materiale fotografico e cinematografico. Per la realizzazione di un video ci vollero ben due anni. E poi la Giornata della Memoria. “Bisognerebbe fare un museo”, chiosa. Sottolinea il valore della miniera che oltre ad aver dato lutti, comunque “ha consentito un grande progresso economico e sociale, ma anche uno scambio culturale soprattutto per le realtà dell&#8217;entroterra siciliano”.<br />
Carmela D’Amico, poetessa di Villarosa (Enna) e figlia di minatore, recita i suoi versi dal titolo “Carusu di li tenebri”. A ruota, declama i suoi versi la poetessa di San Cataldo, Maria Concetta Naro protagonista con “Carusi” e “A prijera di lu surfararu”.<br />
Il presidente dell&#8217;associazione “Amici della Miniera” di Caltanissetta, Mario Zurli, rammenta la sua lunga attività nel sottosuolo e all&#8217;esterno. Lui conobbe i “carusi” e il duro lavoro che facevano. Sollecitato dal presentatore, ricorda con nitore anche aneddoti ed episodi. Il professor Zurli snocciola, inoltre, alcuni numeri. Nel massimo splendore vi erano presenti, in Sicilia, ben 840 miniere attive e vi lavoravano quarantamila minatori. Ripercorre con dovizia di particolari l&#8217;epopea zolfifera-mineraria, l&#8217;incontro tra agricoltori e minatori, narra spaccati della vita mineraria con delicato pathos. “Il mio è stato un grande amore per la miniera. I miei primi quattro anni in Sicilia, da scapolo, ho dormito nelle grotte della miniera. La nostra associazione è nata per non dimenticare”, conclude, guadagnandosi un caloroso applauso.<br />
Interviene anche il dottor Alessandro Rizzo, che ricorda il ruolo centrale dei medici del paese, in quel periodo, in favore dei minatori: “Siamo stati sempre disponibili. Abbiamo servito la comunità con orgoglio e senso di responsabilità”. Un flash per non dimenticare. Per ricordare. Un flash per non dimenticare le proprie radici e il proprio paese. Il poeta ed ex zolfataro Giuseppe Cordaro recita i suoi versi ”Facimmu un comitatu di carusi, parlammuni a lu Signuri”, dopo aver narrato il suo percorso umano e culturale.<br />
Ad arricchire il puzzle della memoria, il giovane urbanista Damiano Gallà che anni addietro, con una tesi di laurea presso l&#8217;Università di Architettura di Palermo, nel corso di laurea di pianificazione territoriale, urbanistica ed ambientale dal titolo “Evoluzione della strategia urbana di Caltanissetta tra l&#8217;800 e il &#8216;900”, presenta il suo imponente studio inerente il patrimonio minerario nisseno.</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 330px"><img title="Foto di gruppo alla Giornata del Minatore " src="http://img16.imageshack.us/img16/3937/fotodigruppoallagiornat.jpg" alt="Foto di gruppo alla Giornata del Minatore " width="320" height="146" /><p class="wp-caption-text">Foto di gruppo alla Giornata del Minatore </p></div>
<p>Con l&#8217;ausilio di un supporto multimediale su maxischermo e con dei pannelli espositivi situati nella sala conferenze, descrive quel mondo delle miniere purtroppo soggetto, sovente, all&#8217;oblio e all&#8217;abbandono ma che rappresenta, in maniera chiara e incontrovertibile, l&#8217;identità vera di una parte della Sicilia, soprattutto centrale. Numerosi siti minerari sono purtroppo inutilizzati, eppure sono stati importanti e potrebbero, se adeguatamente valorizzati, configurarsi come un vero e proprio volano dal punto di vista squisitamente turistico ed economico.<br />
“Il patrimonio si va distruggendo e corriamo il rischio &#8211; dichiara senza peli sulla lingua &#8211; di non avere più nulla di materiale di quel mondo. Bisognerebbe attivare una serie di misure”. Indubbiamente, puntare sull&#8217;archeologia industriale prima che gli atti di vandalismo distruggano ulteriormente e vieppiù quel patrimonio importante. Recuperare poi i siti minerari dismessi e diffondere tutto ciò che riguarda le miniere del nostro territorio nisseno.<br />
Prima del gustoso buffet al piano inferiore dell’edificio comunale, vengono premiati dalle autorità (dal prefetto, dal sindaco, dal capitano dei carabinieri e dalla presidentessa della Pro Loco) i minatori del decennio 1944-1954. Sono: Gaetano Latona, Leonardo Ba-iera, Giuseppe Caltagirone, Antonino Favata, Calogero Insalaco, Andrea Cumbo, Calogero Lopresti, Tommaso Lonobile, Rosario Montante, Vincenzo Tumminelli, Stefano Cino, Giovanni Genco, Giovanni Tabone, Gioacchino Difrancesco, Giuseppe Fortino, Andrea Giarratano, Gaspare Lattuca, Gioacchino Rizzo, Giuseppe Gruttadauria, Mansueto Letizia, Vincenzo Lombardo, Pietro Lombardo, Calogero Pera, Leonardo Pelonero, Michele Rizzo, Salvatore Ristagno, Antonino Divincenzo e Giorgio Genco.<br />
Una giornata commemorativa sobria e solenne, intensa e memorabile per ricordare i tanti minatori che hanno fatto crescere il tessuto socio-economico e culturale di questo lembo di terra. Un doveroso omaggio da parte delle istituzioni che hanno coltivato quella pianta della memoria, scrivendo una bella pagina.</p>
<p><em>MICHELE BRUCCHERI</em></p>
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