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NAPOLI, ECCO DIEGO NUZZO ARTISTA POLIEDRICO E DI GRANDE SPESSORE

NAPOLI, ECCO DIEGO NUZZO ARTISTA POLIEDRICO E DI GRANDE SPESSORE

ott 26 2017

di DANIELA VELLANI – IL COLLOQUIO / Architetto e scrittore. Ma anche musicologo e direttore artistico di rassegne. Una persona creativa. Si racconta a La Voce del Nisseno 

 

 
 Diego Nuzzo

Architetto, scrittore, musicologo, autore, direttore artistico di rassegne, esperto di storia del cinema, insomma una persona poliedrica, creativa, di grande spessore culturale e in possesso di una visione della vita a trecentosessanta gradi, Diego Nuzzo, napoletano e classe 1966, si racconta al microfono de La Voce del Nisseno.

Sei una persona speciale, con una marcia in più, parlaci brevemente di te.

Clarissa Pinkola Estés diceva che "ciò che si muove non congela". Forse per questo ho cercato sempre di muovermi, di cambiare. Cambiare lavoro, cambiare casa, cambiare gusti e a volte anche cambiare opinioni. Molto ho cambiato in cinquantuno anni. Quello che è restato immutato sono alcuni capisaldi: in ordine sparso Mozart, la mozzarella di bufala, la pittura rinascimentale veneta, John McEnroe a Wimbledon, Shakespeare, andare in vespa, bere the speziato, i cani.

Per anni hai gestito il Penguin Cafè un salotto letterario dalle svariate risorse…

Sognavo un vero caffè letterario "all'europea", di quelli in cui si inciampa nel Marais, a Staré Město o a Brera; un posto in cui far convivere una libreria, una brasserie, uno spazio espositivo, un luogo dove fosse possibile interagire con scrittori, ascoltare jazz, rock e blues, assistere a spettacoli teatrali "da camera". Il tutto tra i miei adorati bianchi del triveneto e rossi siciliani.

Wunderkammer… la camera della meraviglia…

Wunderkammer è una rassegna di prosa e di musica in luoghi d'eccellenza, quindi non solo appartamenti antichi o di design ma anche showroom, chiese, gallerie d’arte, atelier d’artista ibridando la passione per la scena con quella per l’architettura, il design e l’arte. La formula è quella del "teatro clandestino": ci si prenota per lo spettacolo scelto e solo ai prenotati, e solo la mattina della performance, viene rivelato il luogo deputato. La serata d’inaugurazione è l’unico appuntamento in cui il luogo è “svelato” in anteprima. In quattro anni abbiamo scoperto e fatto scoprire luoghi negletti della città che nemmeno pensavamo potessero esistere.

 

La rassegna con grande successo è giunta alla quinta edizione e nel prossimo calendario c’è un programma ricco e interessante. A breve l’apertura degli eventi in misteriose location…

Per la stagione 2015/2016 Wunderkammer è stata invitata a inaugurare la propria stagione teatrale nei suggestivi spazi del Museo Cappella di Sansevero, il più conosciuto e visitato museo privato d’Italia; l'anno scorso la "première" si è svolta tra gli affreschi giotteschi della chiesa di Donnaregina Vecchia; quest'anno è la volta di un'altra perla recentemente restituita: la chiesa di Sant'Aniello a Caponapoli una delle più antiche chiese monumentali della città. La rassegna si apre con "Le notti e per sempre" un testo teatrale che ho scritto su commissione della Banca Intesa e che vede Maurizio Tieri come regista e Ciro Zangaro come protagonista…

 
 Il programma degli eventi

 

Prosegui.

Lo spettacolo è ambientato nel novembre 1917 sul Monte Pertica nella notte che precede l’assalto finale della battaglia del Piave nel corso della Prima Guerra Mondiale: i ricordi, i sogni, le confessioni, le paure, gli incubi di un soldato italiano. La scelta è caduta su questo spettacolo proprio per celebrare il centenario di quella battaglia. La stagione proseguirà con spettacoli, tra gli altri, di Fortunato Calvino, Rosaria De Cicco, Paolo Cresta, Carmine Borrino, Antonello Cossia, Mirko Di Martino ed è stata dedicata a Roberto Azzurro presente in questa come in tutte le edizioni della rassegna, vittima nella scorsa estate di un'aggressione che lo ha ridotto in gravissime condizioni.

 

Da alcuni anni è nata un’altra rassegna WunderkammerMusic… puoi anticiparci qualcosa?

Con Giulio Martino e Francesco D'Errico, che per anni sono stati tra le colonne imprescindibili del Penguin Café, abbiamo pensato di riproporre la formula del teatro in luoghi non convenzionali, declinata in musica. In tre anni abbiamo proposto al pubblico non solo alcune delle formazioni migliori napoletane, ma anche Arrigo Cappelletti, Paolo Innarella, Elisabetta Antonini e Alessandro Contini vere punte di diamante del panorama jazzistico italiano. Il prossimo 10 novembre inaugureremo la quarta stagione con il quartetto acustico di Giulio Martino, una formazione estremamente suggestiva dove accanto ai classici sax e batteria troviamo un basso tuba e una fisarmonica. 

Hai scelto di abitare alla Sanità, uno dei quartieri napoletani più ricchi di storia, ma anche più problematici. Ci spieghi il perché della tua scelta?

Sono nato, cresciuto e vissuto fino ai miei trent'anni al Vomero, nella tranquilla sicurezza di un quartiere borghese. Ma da buon architetto sognavo un appartamento ricco di storia, di antiche suggestioni, dai soffitti alti e dalle grandi stanze che si susseguono l'una nell'altra. Ho abbandonato quindi l'ordinato condominio di palazzine in cemento armato con portiere e verde sempre curato, per "avventurarmi" (le virgolette sono d'obbligo...) alla Sanità. Alla fine degli anni Novanta promettevano che il quartiere sarebbe diventato "la Notting Hill all'ombra del Vesuvio", che avrebbero aperto nuovi musei, gallerie d'arte, sale da concerto e che si sarebbero susseguiti gli eventi più significativi della nuova metropoli. Di tutto questo vent'anni dopo non v'è più traccia e la vita nel quartiere risulta sempre più difficile.

Autore di svariati testi e romanzi, a quale sei più legato?

Potrei dire al primo romanzo "I silenzi abitati delle case" perché si sa, il primogenito è sempre il più difficile da portare avanti. Oppure alle biografie di Clementino e di Salvatore Esposito, il "Genny Savastano" di Gomorra, che ho curato per Rizzoli. Ma credo che resterò sempre legato alle atmosfere di "Come se non fosse successo niente" il romanzo che ho pubblicato nel 2014 e che ho impiegato vent'anni a scrivere: rizomatico, articolato ed estremamente doloroso. Raccontare per voce di donna è stata una sfida che mi ha aiutato a cambiare il mio punto di vista e ad affrontare temi come il fine vita, le coppie di fatto, la solitudine e il fare i conti con sé stessi.

Recentemente hai curato la realizzazione di un libro molto interessante “Ebbrezze letterarie”, legato a Wine&Thecity, pubblicato dalla storica casa editrice napoletana Colonnese. Ce ne parli?

Un parto condiviso, un'esperienza collettiva entusiasmante ed esaltante. Lavorare con un pezzo di storia dell'editoria meridionale si è rivelata un'esperienza estremamente significativa così come confrontarsi con altri nove autori per raccontare tutti assieme la passione, la voluttà, la gioia, l’euforia, la confusione, l’eccitazione, la vera e propria ubriachezza è stato divertente e al tempo stesso complesso. Perché il racconto breve non ammette il superfluo ed è la massima espressione di alcune delle qualità che Italo Calvino indicava per la letteratura: leggerezza, rapidità ed esattezza.

La tua cultura è immensa e sconfinata e abbraccia una molteplicità di interessi. So che possiedi collezioni di libri e di dischi di grande pregio…

Quello che posso dirti è che non posseggo un televisore: per il resto la mia biblioteca di casa muta continuamente. Ogni tanto faccio spazio, come quando ho donato dei libri per la biblioteca di Amatrice, distrutta dal terremoto, o facendo book-crossing come Daniela, la protagonista di "Come se non fosse successo niente": "libero" dei volumi che ho amato particolarmente o di cui ho diverse edizioni, su una panchina, su un muretto o in un vagone di metropolitana, lasciando così che quei libri possano vivere altre vite e raccontare all'infinito le loro storie.

Domanda scontata, ma tutto sommato interessante: ci sveli qual è il tuo sogno nel cassetto?

Uno dei protagonisti di un mio romanzo diceva che "i sogni nel cassetto fanno la muffa". Ho fatto il musicista, il pubblicitario, l'architetto, il libraio, il barista, l'organizzatore di eventi culturali. Non sta a me dire se sono riuscito in tutto o in parte in queste attività o se ritornare ogni volta a un punto di partenza significhi ineluttabilmente fallire. Quello che posso dire con certezza è che mi sono sempre ritrovato in un verso dell'immenso Francesco Guccini: "e poi dobbiamo farne di mestieri noi che viviamo della nostra fantasia". Il sogno nel cassetto è sempre la prossima sfida.

Vuoi salutare i tuoi lettori de La Voce del Nisseno donando un aforisma o una citazione a cui sei particolarmente legato?

"Non vorrei mai far parte di un club che accettasse tra i suoi soci uno come me" (Groucho Marx).

DANIELA VELLANI

La Voce del Nisseno online