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SANTA MARGHERITA DEL BELICE, “GIUSTALISA” UN ANTICO GRANO SICILIANO D’ECCELLENZA

SANTA MARGHERITA DEL BELICE, “GIUSTALISA” UN ANTICO GRANO SICILIANO D’ECCELLENZA

ott 11 2017

di ATTILIO L. VINCI - Una preziosa riscoperta per la salute e l’economia in Sicilia. Ecco ciò che racconta a La Voce del Nisseno il lungimirante cerealicoltore Melchiorre Ferraro

“Mi commuovo a vedere gli animali. Nipote di pastore, avendo visto, anzi ammirato, il nonno nell’attenzione e nell’impegno che dedicava alle sue pecore, mi son sentito inculcare un  particolare rispetto verso loro. Così, ancor oggi che da lustri ho superato l’adolescenza, nel vedere le pecore al pascolo, e pensare a tutto quello che ci danno, dal latte e i suoi derivati, alla carne, alle pelli, per me è emozionante... Mi fa provare sentimenti di alta considerazione… fino a giudicare quegli animali esseri nobili - esordisce così, in una conversazione appena fatta nel cuore della Città del Gattopardo, la sua Santa Margherita del Belice Melchiorre Ferraro -. E poi, sono molto vocato alla coltivazione e promozione dei grani antichi di Sicilia. La mia famiglia, Ferraro, è alla terza generazione nell’esperienza di agricoltori. Principalmente ci impegniamo nella produzione dei cereali e del vino. Su un’area di 45 ettari, all’80% promuoviamo una produzione dell’antico e ottimo grano Giustalisa. La cui storia alligna radici profonde nei secoli passati”.

 
 Melchiorre Ferraro

E’ un fiume in piena Ferraro… non invadente, né esagerato. Semplicemente grande appassionato e innamorato del suo lavoro, del suo eccellente grano, della pasta e del pane che se ne produce; del suo vino, del suo essere promotore delle eccellenti risorse della terra di mamma Sicilia. Cosiccome lo è Francesco Mauceri, presente all’incontro, il bravo chef col quale coltiva, oltre l’amicizia, il grande amore per la valorizzazione del territorio. Ed a cui dobbiamo il merito d’averci presentato.

“E’ un’intesa per me ideale quella di avere direttamente dai produttori a chilometro zero per il mio ristorante – dice Francesco –, tutto quanto mi serve per presentare ai miei clienti un menù di pietanze genuine, con le eccellenze del territorio della terra dei Sicani”.

I Sicani nella Sicilia Occidentale e i Siculi in quella orientale furono i primi popoli che nell’età preellenica vi abitarono, e dei quali si ha traccia. E sembra che proprio qui, non molto lontano, Kokalos, il primo re dei Sicani, vi abbia fatto costruire la sua prima regia. “Sono ben 50 le varietà di grani indigeni antichi. Ed è un grande patrimonio esclusivo della Sicilia – sottolinea con orgoglio Melchiorre Ferraro –. Dovremmo esserne tutti fieri e valorizzare, anche per le preziose virtù salutistiche tutta la produzione regionale”.

Dei cinquanta tipi di grano come mai ha scelto il Giustalisa?

“Per una sfida anche a me stesso - risponde -. Da una ricerca ho scoperto che nel 1848 la quotazione del grano Giustalisa era di 7 once al chilo; mentre quella degli altri grani si attestava tra le 4 e 4 e mezzo once. Mi son subito detto che la notevole differenza di prezzo, quasi il doppio, era sicuramente dovuta alla più alta qualità. E questo pregio riconosciuto gli faceva avere sul mercato una quotazione maggiore. Ho deciso che quale cerealicoltore dovevo sfidarmi a coltivare e produrre la qualità più eccellente. E così ho fatto, ben supportato dalla mia famiglia e da mio figlio Salvatore, che ha il nome di mio papà, e che rappresenta la terza generazione dei Ferraro cerealicoltori. E di questo, com’è immaginabile, ne sono fiero e orgoglioso. Poi, anche perché, e direi soprattutto, perché ho scoperto le grandi virtù salutistiche. Il grano Giustalisa trasformato in pane o in pasta è il più nobile nella fornitura di carboidrati che possiamo regalare al nostro organismo; ed è anche altamente digeribile. Cose non da poco per il benessere e la salute”.

Adesso la Famiglia Ferraro è una realtà con una organizzazione produttiva che vanta rapporti oltre che con i propri collaboratori, con panificatori, pastai e commercianti. Ma all’origine l’idea com’è partita?

“E’ partita con la stazione di granicoltura di Caltagirone. Nata sotto il periodo fascista e voluta direttamente da Mussolini, e che ancora, grazie all’impegno serio e professionale di chi ci lavora continua la sua attività. Quando il progetto di produzione del Giustalisa fu proposto agli operatori di quella stazione quasi quasi ci presero per matti. Ma poi i fatti hanno dimostrato che matti non eravamo. Casomai precursori e intuitori di una interessante attività produttiva”.

ATTILIO L. VINCI

La Voce del Nisseno online