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DANIELA TROVATO: “SCRIVERE MI EMOZIONA E TIRO FUORI DALL’ANIMO I MIEI SENTIMENTI”

DANIELA TROVATO: “SCRIVERE MI EMOZIONA E TIRO FUORI DALL’ANIMO I MIEI SENTIMENTI”

mar 29 2017

di MICHELE BRUCCHERI – L’INTERVISTA / Enormi soddisfazioni per la scrittrice di Acireale che ha già pubblicato “Aqua” e “Il frammento mancante”. Diplomata in pianoforte, ama disegnare e dipingere. Insegna nella scuola primaria. Pronte altre opere da pubblicare

 

 
 La scrittrice Daniela Trovato

Daniela Trovato pubblica il romanzo “Aqua” (Carthago editore) nel giugno dello scorso anno. E nonostante sia trascorso poco meno di un anno, ha già raccolto diversi riconoscimenti. E’ stato, infatti, finalista al concorso nazionale ”Argentario 2016” e al concorso letterario ”La forza dei sentimenti”, ad ottobre, a Roma. E’ stato premiato con il diploma d’onore e con relativa menzione d’encomio al 2° concorso internazionale “Michelangelo Buonarroti”, a fine novembre, a Seravezza (in provincia di Lucca). “Il titolo è una metafora, direi - spiega la scrittrice alla versione online del periodico d’informazione La Voce del Nisseno -. Ho scelto il termine latino per indicare il ritorno alle origini. Del resto i veri protagonisti sono i ricordi e l’acqua, con il suo lento fluire, trascina tutto dietro di sé, ma è fonte di vita e di rinascita”.

Un libro che mette in primo piano “il mio Io narrante pieno di emozioni, a volte introspettivo”, prosegue l’autrice siciliana di Acireale (Catania). “Scrivere mi emoziona e tiro fuori dall’animo i miei sentimenti e le mie emozioni”, continua la brava scrittrice acese che nel marzo di due anni addietro pubblica “Il frammento mancante” (sempre per Carthago editore). Un volume premiato con il diploma d’onore e con menzione d’encomio al 1° concorso internazionale “Michelangelo Buonarroti” (a Seravezza), presente al Salone del Libro a Torino lo scorso anno. Daniela Trovato non è solo scrittrice. E’ diplomata in pianoforte al Conservatorio (ha frequentato diversi corsi di perfezionamento), disegna e dipinge, ma soprattutto insegna nella scuola primaria. “Ho insegnato anche in una scuola a rischio, dove l’importanza primaria non è certo la didattica ma l’accoglienza dei minori che vivono in una condizione di disagio familiare e socio-ambientale”, sottolinea.

Daniela Trovato partecipa come ghostwriter. E’ curatrice di prefazioni e relatrice. Sposata e madre “di due splendide adolescenti”, al nostro microfono anticipa di avere già pronte un paio d’opere (“fra qualche mese, anche tre”, evidenzia sorniona e sorridente). “I miei scritti trattano sempre argomenti sociali, come la condizione femminile o l’emigrazione, ma parlo anche della mia terra, delle eterne contraddizioni di cui purtroppo è caratterizzata”, dichiara con schiettezza. Coltiva la grande passione per la musica, iniziata all’età di dieci anni pigiando i primi “tasti di una pianola, regalo dei miei”.  

Sollecitata dal cronista sull’altra passione, ammette: “Il disegno continua ad essere un’attività che spesso realizzo. La pittura… beh quella richiede più tempo e spazi adeguati. Comunque ho dipinto paesaggi soprattutto legati all’acqua, mare, laghi e qualche profilo di donna”. Infine, le chiedo quali siano i suoi valori di riferimento: “Sono cresciuta in una famiglia e in un tempo in cui i valori avevano ancora una importanza basilare. Ho cercato di trasferirli sulle mie figlie in modo che sappiano che l’amicizia, la famiglia, la lealtà, la sincerità, siano fondamentali per il proprio essere”.

 
 La copertina del libro "Aqua" di Daniela Trovato

Sei un’artista con varie passioni. Partiamo dalla musica. Quando scopri il tuo interesse per il pianoforte?

La musica credo sia una parte imprescindibile nella vita dell’uomo, e penso che un po’ tutti, a vario livello, sentano la sua importanza. Iniziai a 10 anni, provando a pigiare così a caso i tasti di una pianola regalo dei miei. Fu forse colpo di fulmine? Quelli che seguirono furono sicuramente anni di sacrifici e forse anche di qualche privazione, lo studio assorbiva la maggior parte delle mie giornate. Credo che si debba avere una certa passione dentro e, unita alle doti, il resto viene da sé. Dopo il diploma al Conservatorio, ho continuato nel perfezionamento e intanto cominciavo a lavorare nella scuola. Beh, alla fine non è diventato il mio futuro professionale ma non per questo motivo l’ho abbandonato.

Disegni e dipingi. Cosa hai realizzato, ad oggi?

Entrambe sono e sono stati momenti piuttosto lunghi della mia vita, il disegno continua ad essere un’attività che spesso realizzo. La pittura… beh quella richiede più tempo e spazi adeguati. Comunque ho dipinto paesaggi soprattutto legati all’acqua, mare, laghi e qualche profilo di donna. Come certamente avrai capito sono temi ricorrenti nel mio mondo artistico.

Come definisci la tua pittura?

Ho dipinto ad olio. Sono soprattutto quadri che rappresentano “un momento”, schizzi forse un po’ impressionisti, perché rappresentano la realtà quotidiana e in questo continuo ad essere descrittiva anche nel mio scrivere. Ma non riesco a catalogarli in modo preciso considerando una corrente artistica.

Insegni nella scuola primaria. Sei costantemente in contatto con i giovani. Dal tuo punto di osservazione, come li “vedi”?

Ho l’immensa fortuna di essere maestra della scuola primaria e soprattutto madre di due splendide adolescenti. Ho vissuto e vivo costantemente le problematiche inerenti i bambini e i ragazzi. Ho insegnato anche in una scuola a rischio, dove l’importanza primaria non è certo la didattica ma l’accoglienza dei minori che vivono in una condizione di disagio familiare e socio-ambientale. Certamente in questo caso ho imparato io. E anche tanto. I bambini di oggi sono abituati diversamente da come abbiamo vissuto la nostra infanzia o l’adolescenza, vogliono tutto e subito. Hanno esigenze che si adeguano ai tempi. Io quotidianamente provo a mettermi nei loro panni, motivandoli sì all’apprendimento ma cercando continuamente attività che li diverta. In questo mi aiuta la mia creatività e l’amore verso l’arte, declinata ai loro livelli. Proviamo a “giocare” con lo studio. Insegno matematica oltre ad altre discipline e penso che la musica sia la  forma artistica, per certi versi, di questa materia.

Sei anche curatrice di prefazioni e relatrice. E’ vero?

Sì, mi è stato proposto l’anno scorso di scrivere la prefazione di un’autrice catanese. Naturalmente ho curato anche la presentazione del suo libro, varie volte. Un’esperienza emotivamente coinvolgente che mi ha permesso inoltre di conoscere una donna incantevole. Siamo diventate amiche non solo per questa esperienza ma perché ci accomunano la passione per la scrittura e anche il lavoro. Inoltre ho scritto prefazioni per Edmondo Trombetta, uno scrittore milanese di romanzi storici e non solo. Insieme abbiamo scritto anche un romanzo di estrema attualità come può esserlo il fenomeno dell’emigrazione, “La strada di Lula”.

Certamente la scrittura è assai importante, nella tua vita. Hai pubblicato “Il frammento mancante”. Di cosa si tratta?

Scrivere mi emoziona e tiro fuori dall’animo i miei sentimenti e le mie emozioni. E’ una scrittura di getto, difficilmente modifico ciò che ho già scritto in termini letterari. Ogni libro è una nuova esperienza per me positiva. Mi ha anche aiutato a superare un periodo un po’ buio, e nei miei primi racconti forse ciò si nota, ma comunque i miei scritti trattano sempre argomenti sociali, come la condizione femminile o l’emigrazione, ma parlo anche della mia terra, delle eterne contraddizioni di cui purtroppo è caratterizzata.

Quando hai iniziato a scrivere, Daniela?

 
 La scrittrice siciliana firma dediche dopo la presentazione del suo libro

Ho iniziato a scrivere circa tre anni fa, per caso. Dapprima solo dei brevi racconti, poi pian piano cercai di non fermarmi. E così ho cominciato a narrare. Il frammento mancante nasce col titolo “Racconti dal lago”. In esso descrivevo la mia personale esperienza vissuta in Trentino. Da lì la trama cominciò a formarsi autonomamente, fino ad avere un intreccio ben delineato. Il libro parla dell’amicizia, dell’amore e delle atrocità della guerra, viste queste ultime in una chiave diversa. Un mistero avvolge il racconto che Erich un ex ufficiale SS narra a Livia, una giovane donna trentina. Attraverso i ricordi dell’uomo, Livia scoprirà emozioni e notizie sulla 2^ guerra mondiale che la turberanno profondamente. Ma l’affetto dell’uomo e l’incontro con un cucciolo di beagle renderanno tutto meno doloroso. Livia incontra anche l’amore. Tutto sembra evolversi in modo positivo, ma qualcosa, un frammento manca in quella complicata vicenda. Solo alla fine si scoprirà questo mistero. L’uomo apre il suo cuore alla donna, emozioni e sentimenti saranno ricordati con dolcezza e contemporaneamente con l’orrore che solo una guerra può causare nell’animo umano. 

So che hai ricevuto un premio. Confermi?        

Ho partecipato a vari premi letterari in campo nazionale sia con gli editi sia con inediti. Racconti e romanzi, ma ciò che mi ha stupito maggiormente è stata la selezione in un concorso di poesia a Trento. Sono stata due volte fra i sette finalisti a due differenti concorsi letterari e due volte premiata con la menzione d’encomio con i miei due editi. Sì, qualche premio me lo son portato a casa…

Il volume è stato presente anche al Salone del Libro di Torino, lo scorso anno. Come ricordi quell’esperienza?

La partecipazione al Salone di Torino è stata solo virtuale, nel senso che non sono stata presente fisicamente ma solo con il mio libro. Credo che il Salone sia una vetrina di grande importanza, dove la visibilità dà grande gratificazione. Ogni anno al Salone sono presenti autori di grosso calibro, personaggi pubblici dei media, editori di elevata notorietà e poi ci siamo noi scrittori emergenti che ci ritagliamo un piccolo spazio in questo grande e complesso mondo che è la scrittura, spesso con molta fatica. Credo che ci voglia una cospicua dose di umiltà, ma ancor più una profonda determinazione. L’autostima certamente aiuta a “credere” che si deve provare e mai arrendersi. Anche quest’anno sarò presente con il mio secondo edito, Aqua,  e chissà magari il prossimo anno con il mio terzo romanzo, per adesso ancora inedito.

Nell’estate dello scorso anno, inoltre, pubblichi il romanzo “Aqua”, appunto. Di cosa parla?

Aqua, il mio secondo edito. Al contrario del primo, scritto in poco tempo, Aqua ha avuto delle stasi o meglio è stato scritto con una maggiore razionalità letteraria. Anche questo romanzo mette in evidenza il mio Io narrante pieno di emozioni, a volte introspettivo.

Come è articolato?

Le protagoniste, Leda e Malika vivono lo stesso doloroso dramma genitoriale. La loro amicizia le aiuterà a riscoprire la voglia di ricominciare. La storia nasce in Africa ma avrà il suo culmine in Sicilia, nella spasmodica ricerca da parte di Malika delle sue origini e del bisogno di placare i tumulti del suo animo, inquieto e agitato. Altre figure, maschili ruotano nella vicenda, Giorgio e Bartolo, amici in un tempo e in uno spazio lontani, uniti da un unico amore, Awa, una donna congolese. La ricerca del padre porterà Malika a scoprire gli incantevoli luoghi della costa agrigentina, ma un evento inatteso sconvolgerà a sorpresa il finale del racconto. Direi che si insinua un piccolo giallo all’interno della fabula.

Quale messaggio intendi trasmettere, con il libro?

Il libro mette in evidenza l’amore nelle sue varie declinazioni: amore filiale, tra uomo e donna, tra donna e donna, amore corrisposto e non, amore passionale e platonico. I sentimenti sono gli stessi, indipendentemente dal colore della pelle, soprattutto in quest’epoca di profonde contraddizioni razziali. L’emigrazione clandestina e il viaggio della speranza di questi poveri cristi, alla ricerca di una migliore condizione di vita, è l’incipit. Vengono descritte infatti le peripezie di Awa che, insieme ad altri cerca disperatamente di raggiungere le coste siciliane. Il lungo viaggio tra mille difficoltà si conclude tragicamente per la donna che arriva nella terra sicula in condizioni disumane. La figlia, Malika, invece…

 
 La copertina del libro "Il frammento mancante" di Daniela Trovato

Continua.

Sentivo interiormente la necessità di scrivere cosa si prova a lasciare la propria terra per l’ignoto. In effetti sia Awa sia Malika affrontano il viaggio della speranza, ognuna in tempi e con fini diversi, per trovare la pace e serenità. Sono due vicende che corrono parallele. Il titolo è una metafora, direi. Ho scelto il termine latino per indicare il ritorno alle origini. Del resto i veri protagonisti sono i ricordi e l’acqua, con il suo lento fluire, trascina tutto dietro di sé, ma è fonte di vita e di rinascita.

Anche questa pubblicazione ha ottenuto dei preziosi riconoscimenti: è vero?

Aqua è stato due volte finalista e una volta premiato con la menzione d’encomio.

La seconda parte del 2016 ti ha regalato una serie di soddisfazioni. Ce le ricordi?

Ho presentato Aqua in un noto salotto culturale di Acireale e inoltre è stato menzionato al premio internazionale “Michelangelo Buonarroti” a Seravezza, Lucca.

So che hai due opere nel cassetto. Cosa possiamo anticipare ai nostri lettori digitali?

Fra qualche mese, anche tre… (ride, ndr). Certo c’è la mia opera prima, “Profili” una raccolta di  racconti che hanno un unico leit motiv, le donne. Tre racconti, tre donne, ognuna con le sue caratteristiche artistiche, ma che hanno in comune il dramma della violenza fisica e psicologica. Uno stupro, “L’ocra”, uno stalking, “L’indaco”, e infine un femminicidio, “Il nero”.

E poi?

La seconda opera inedita, “Avrei voluto parlarti di me”, invece è un romanzo diaristico e molto personale, a volte introspettivo nato dal bisogno di denunciare le forme di illegalità della nostra terra di Sicilia. Il romanzo è un racconto capovolto, dove la fine diventa l’inizio. All’interno tutto l’intreccio, drammatico e, in alcuni capitoli, tragico. La protagonista, Zaira fugge da Palermo per ritrovare la sua vita lontano da chi vuole che diventi la donna di un uomo d’onore. Realizzerà il suo sogno, diventare una concertista, ma dovrà fare i conti con la cruda realtà mafiosa e con i suoi tentacoli. Conoscerà persone leali, ma il suo passato purtroppo le riserverà un’amara conclusione. La musica è l’altra protagonista. Nelle mie opere letterarie direi che è sempre presente perché smorza le dinamiche drammatiche delle vicende, spesso tristi e complesse.

Che musica ascolti, tu che sei appassionata del pentagramma?

Amo i Negramaro e i Coldplay, ma ascolto tutto ciò che mi dà emozioni, dal classico al pop, da Smetana a Giovanni Allevi o Einaudi.

Che libri leggi? Chi sono i tuoi autori preferiti e perché?

Premetto che non ho preferenze nella lettura, da Calvino a Eco, da Virginia Woolf a Roland Barthes. Riesco a immedesimarmi se il testo mi prende sin dall’inizio. Leggo Camilleri, ma non amo i gialli né il fantasy o il noir. I classici come Goncarov e qualche poeta come Pessoa o Neruda e il nostro intramontabile D’Annunzio sono le mie letture preferite. Nei miei libri in ogni capitolo scrivo dei versi di poeti o brani di scrittori. Li ricerco con attenzione e soprattutto attinenti con il mio scritto.

Mi indichi tre virtù di Daniela?

Difficile parlare di sé, ma penso di essere disponibile con chi mi chiede un aiuto o un consiglio, costante e decisa nel portare a compimento i miei impegni e sono buona…

E almeno un difetto?

Sono permalosa e polemizzo su tanti argomenti, soprattutto se vedo che c’è qualcosa di poco chiaro in certe situazioni… due difetti!

Se tu fossi un colore, quale saresti e perché?

Direi il nero, ma poiché non sono pessimista, anzi… ti rispondo l’azzurro polvere. È un colore tenue, delicato e non ben definito. Anche se mi ritengo una persona decisa nelle scelte. Per me non esiste la via di mezzo, ma in questo caso… sì.

Quali sono i valori ai quali credi tenacemente? 

In periodi come quelli che stiamo vivendo, contraddittori e basati spesso su interessi economici, i valori, quelli fondamentali su cui ogni uomo dovrebbe basare la sua esistenza spesso vengono dimenticati e sostituiti con “valori” relativi al proprio benessere. Sono cresciuta in una famiglia e in un tempo in cui i valori avevano ancora una importanza basilare. Ho cercato di trasferirli sulle mie figlie in modo che sappiano che l’amicizia, la famiglia, la lealtà, la sincerità, siano fondamentali per il proprio essere.

MICHELE BRUCCHERI 

La Voce del Nisseno online