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LA GRANDE FUGA

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mar 15 2017

L’EDITORIALE/1. Pasquale Petix: Caltanissetta rappresenta la provincia italiana da cui più si emigra

 

 
 Pasquale Petix

È da almeno dieci anni che le statistiche raccontano di un Paese in grande affanno e dove il numero degli italiani emigranti è cresciuto di anno in anno. Ad abbandonare i luoghi nativi sono per lo più i giovani alla ricerca di prospettive migliori di quelle regalate (sic!) dal “bel paese”. Al solito il salasso ha colpito innanzitutto le regioni meridionali con conseguenze particolarmente dannose.

Le possibilità di reddito degli individui sono correlate all'area geografica in cui vivono. E' difficile restare in una regione o in una provincia che non si sviluppa e non offre spazio all'iniziativa personale. In un quadro così fatto l'unica alternativa è quella di emigrare. Solo nel 2015 hanno espatriato 107.529 italiani con un incremento del 6,2 per cento rispetto al 2014. Dalla ex provincia di Caltanissetta nel decennio 2005-2015 hanno emigrato 5.250 residenti. Nel 2015 il tasso migratorio ha toccato -6,2 (per mille abitanti): ovvero Caltanissetta rappresenta la provincia italiana da cui più si emigra. Si tratta soprattutto di giovani diplomati e laureati. Tra le mete scelte la Germania (preferita dal 16,6 per cento), il Regno Unito, la Svizzera e la Francia, tutte nazioni che hanno saputo contrastare la crisi economica meglio dell'Italia.

Come dimostrano le cifre, in questa fase storica, tendono a emigrare gli individui con i livelli d'istruzione più elevati o quelli che comunque portano un bagaglio di competenze e abilità capace di offrire una buona remunerazione all'estero. Il risultato finale è che le aree stagnanti - come la ex provincia di Caltanissetta - perdono capitale umano a favore di quelle contrassegnate da una crescita elevata oltre che caratterizzate da modelli culturali che premiano il merito più che le protezioni familiari e/o politiche. E se gli emigrati coincidono con la popolazione più giovane e dinamica, gli effetti di lungo periodo saranno particolarmente negativi per le aree di partenza.

Ricerche recenti dimostrano che nelle province italiane in cui l'emigrazione è cresciuta maggiormente si è anche osservato un minor cambiamento politico e una più bassa partecipazione al voto. I giovani migranti quindi si distinguono non solo in base all'istruzione, ma anche in funzione di altre variabili come il disamore verso il sistema sociale e politico del paese di origine. Ma c'è un'altra considerazione da fare. A differenza del Nord, dove l'emigrazione dei giovani verso l'estero viene compensata da coloro che arrivano dalle regioni meridionali, in quest'ultime manca il meccanismo di compensazione. Per dire, Milano, grazie alla sua vitalità economica e tecnologica, è una delle poche città che registra un afflusso di giovani italiani e stranieri tra i 15 e i 39 anni. Questa rigenerazione demografica non si registra nelle altre città specialmente quelle meridionali. Dal Sud molti giovani partono ma ben pochi ne arrivano: i dati del 2015 confermano un saldo migratorio interno negativo (-2,5) per cui si realizza - tra demografia, economia e benessere sociale - una spirale negativa. E se ad un'area già povera di capitale sociale, viene meno il ricambio generazionale, non solo per il calo delle nascite, ma perché ad andarsene sono innanzitutto coloro che hanno maggior senso civico e che nello stesso tempo si sentono dissonanti al sistema, non ci vuole molto a immaginare gli effetti negativi sulla possibilità di arginare i vecchi mali come criminalità, familismo e corruzione, e di avviare un percorso di vero cambiamento. La perdita di capitale umano e sociale produce conseguenze di lunga durata. E' difficile che da un processo di impoverimento così pesante possa nascere un successivo riscatto. Beninteso: non è una colpa spostarsi alla ricerca di prospettive migliori. Il fatto è che si parte non solo per tentare di realizzare se stessi, ma perché non si crede più nella speranza di una possibilità di cambiamento. Forse è questa la responsabilità più grave della classe dirigente di questo Paese: avere negato questa speranza ai giovani.                                              

PASQUALE PETIX