INCONTRI

 
     
MILICA LILIC E I SUOI PRIMI QUARANT’ANNI DI LETTERATURA

MILICA LILIC E I SUOI PRIMI QUARANT’ANNI DI LETTERATURA

dic 17 2016

di MICHELE BRUCCHERI – Intervista alla poetessa e scrittrice serba. Ha pubblicato 25 libri, tradotti in tutto il mondo. Vive a Belgrado ed ama l’Italia. A cuore aperto, si racconta

 
 Alcune copertine dei libri della poetessa e scrittrice serba Milica Lilic 

 

Delicata, elegante e raffinata. Milica Lilic, 63 anni ben portati, poetessa serba, ama notevolmente l’Italia e gli italiani. E’ stata in Puglia, a Bari. Nei suoi libri racconta l’amore e la vita. Una sinfonia di sentimenti e di emozioni. Quest’anno ha festeggiato, ufficialmente, i suoi primi quarant’anni di letteratura. Con garbo e tenacia, ha coltivato questa passione che le ha regalato un sacco di gratificazioni.

 

Laureata in Filosofia presso l’Università di Pristina (con studi post-laurea a Belgrado), è stata docente universitaria e caporedattrice della Tv di Belgrado, nonché critica televisiva. Ha pubblicato venticinque libri, tradotti in molte lingue. Oltre alle numerose sillogi di poesia, ha al suo attivo diversi libri di critica letteraria e un volume di narrativa (“Il contenuto del caso” – 2002). In questa lunga conversazione si parla diffusamente del suo libro “Il fuoco e il Verbo”, pubblicato lo scorso anno.

 

La poetessa e scrittrice serba vive a Belgrado. E’ presente in molte antologie ed è stata vincitrice di vari premi. Con soddisfazione ricorda la Medaglia di Nerone, che ricevette ad Anzio, nel Lazio. Milica Lilic ama leggere e adora scrivere. In questa lunga intervista alla versione online del periodico d’informazione La Voce del Nisseno narra la sua verace e vorace passione per la scrittura. Intervistarla è stato, per me, un piacere enorme. "Senza amore non esiste la vita", asserisce. Grazie alla traduzione di Claudia Piccinno, ecco la sua “voce”.    

 
 La poetessa serba Milica Lilic

 

Mi parli del tuo ultimo libro “Il fuoco e il Verbo”?

Il mio libro Il fuoco e il verbo (Vatra i slovo), (Secop edizioni, Corato, 2015) è una scelta bilingue della mia poesia. Prima è stato pubblicato in Serbia, a Smedervo in edizioni Meridiani, con titolo, Il gorgoglio della mente (Žubor uma) per il Festival delle poesie, Smedrevo autunno poetico. Le poesie sono state tradotte in italiano da Dragan Mraović un importante interprete e poeta. Lo ringrazio ancora una volta per aver tradotto le mie poesie.

 

Come hai conosciuto l’editore Peppino Piacente?

In Smedervo ho conosciuto l’editore Peppino Piacente, che ha un’ottima collaborazione con gli scrittori serbi. E’ un grande amico della Serbia. Lui ha sentito le mie poesie e gli son piaciute. Successivamente mi ha invitato a Bari come ospite in un bellissimo evento, la Notte bianca della poesia, dove ero ospite d’onore della manifestazione e ho presentato la cultura Serba.

 

Un’esperienza indimenticabile…

Per me è stata un’indimenticabile esperienza, sì. In una serata tra poesie e canti insieme ci siamo conosciuti meglio. Ho visto che siamo similari per molti aspetti, diversi per altri. Dopo qualche tempo, il signor Peppino mi ha proposto di pubblicare con la sua casa editrice. Nel mio libro Il gorgoglio della mente (Žubor uma) Dragan Marović, ha tradotto, io ho aggiunto qualche componimento ed è nato Il fuoco e il verbo.

 

Prosegui.

L’anno scorso il libro Il fuoco e il verbo (Vatra i slovo) è stato presentato a Belgrado, nell’Associazione degli scrittori Serbi. Grande scrittrice ed editrice, Angela De Leo era con Peppino Piacente e quest’evento è stato pieno di emozioni. Le sarò sempre grata per la sua prefazione che mi illumina la mente, che mi ricorda la spiritualità e l’affinità di chi è ricco d’amore, di chi è al servizio della bellezza eterna.

 

So che è strutturato in tre sezioni: è così?

Sì. Nella prima sezione ci sono poesie ispirate dall’amore, nella seconda si parla di più relazioni: sono poesie d’ispirazione più teoretica. Per me, l’amore ha il ruolo principale, mi diventa pensiero, mi dona molte idee.

 

Come nasce la tua ispirazione?

Devo dire che in  questo libro ci sono le poesie inspirate da un Italiano, che mi apre le nuove strade di scrivere e mi fa avvicinare alla cultura italiana che ho sempre adorato…

 

Continua.

Le poesie Il fuoco e il verbo (Vatra i slovo) parlano di questa connessione tra amore e scrittura: Senza il fuoco portato / da quegli occhi profondi e sconosciuti / sarei stata una campagna ignara / della mia essenza.

 
 La copertina del suo libro "Il fuoco e il Verbo"

 

Vai avanti, Milica.

La conversazione con un mio amico italiano, mi ha ispirato nuovi versi. Sono da sempre innamorata della lingua italiana, della sua musicalità e vorrei tanto parlare in italiano. Devo studiare di più, ma tutte le conversazioni mi aiutano... e sono anche grata a colui che ama la poesia, e la Serbia, e che mi ha datto un supporto in quel periodo di vita difficile.

 

 

Nell’ultima sezione, ci sono i versi dedicati ai tuoi genitori. E’ vero?

Sì. Nell’ultima sezione sono poesie familiari, sui miei genitori, sul mio paese: Kosovo e Metohije dove sono nata e dove ho vissuto, ma dopo la guerra del 1999 ho dovuto lasciarlo con enorme tristezza…

 

Certo.

La mia mamma Ilinca mi raccontava belle storie che hanno alimentato la mia sensibilità con le parole, con immagini e canzoni. Lei  era una cantante. Nella nostra casa durante la mia infanzia, sempre si cantava e ballava. Il mio papà Tomislav, era un boehmienne, io credo che ho ereditato la loro natura, sono un mix dei miei genitori. La mamma era più razionale, papà emotivo e melanconico... tutto di loro rivive nella mia poesia.

 

Sono stati il tuo modello di riferimento…

Sono anche grata a loro che mi hanno donato un cuore aperto per tutti, che accoglie tutta la bellezza del creato. C’è anche una poesia dedicata alle mie figlie Dragana e Ivana, la mia poesia vivente, un gran senso della mia esistenza, mia grande ispirazione e forza per superare il brutto momento nel Kosovo e a  Metohije; poi una guerra, nella nuova città a Belgrado…

 

Dimmi.

Tutto si intuisce: Mi sembrava / di essere più afflitta / anche se mangio a tavola / con le mie figlie mentre qualcuno / non ha nemmeno un boccone / Le abbraccio e vedo / tutta questa bellezza / offertami da Dio / e ne me rallegro / e canto l’ode più bella alla vita.

 

Un inno alla vita.

Ma in quella sezione c’è anche una poesia dedicata a Bari. Davanti al volto del sogno, scrivo del Sud Italia, che sento nel mio sangue, come il sud del mio paese natio. Insomma, nella basilica dedicata a San Nicola, nella parte ortodossa, vi è una icona del patrono, che è un dono del re Milutin di Serbia. Io sono nata nel suo territorio, e credo che tutte le nostre strade erano unite in passato. La mia poesia dedicata a Bari è un dono pieno di amore per la grande nazione Italiana, per la splendida cultura Italiana che mi fa ricca con la sua bellezza eterna.

 

 

Angela De Leo, autrice della bella prefazione, nel finale scrive: “Qui le mie parole si fermano per non sciupare la bellezza di quelle usate dalla grande poetessa serba, dolcissima e tormentata donna e amica, come solo sanno esserlo le donne sensibili e vere, altere e fragili che la storia della letteratura mondiale ricorda e canta”. So che hai molti amici italiani. Cosa rappresentano per te, dal punto di vista umano e poetico?

Angela De Leo ha scritto questa eccellente prefazione. Ha detto molte belle parole sulla mia poetica, ma Lei mi dona il suo cuore oltre le parole ufficiali. Lei ha visto profondamente le idee e le  emozioni che sono scritte tra le metafore. E’ entrata nel mio spirito e ha detto parole sublimi. Per me questo è un grande onore. La rispetto anche come poetessa, e come madre è un’amazzone!

 

Prosegui.

Per fortuna, ho tanti amici in Italia. Con la loro collaborazione la mia poetica si è arricchita di emozioni, nuove conoscenze e nuovo entusiasmo. Prima di tutto devo dire che il mio primo evento è stato ad Anzio, dove ho conosciuto una splendida poetessa Fiorella Giovanneli, Carmelo Salvaggio... e dove mi fu attribuita la Medaglia di Nerone.

 

E poi?

Poi  ho conosciuto alcuni poeti del Sud Italia, come la mia grande amica poetessa Claudia Piccinno che ora vive al Nord; Regina Resta di Galatone, Sergio Camellini, Massimo Massa, Maria Teresa Infante... li saluto tutti.

 

 
 Milica Lilic

Ci sono altri, vero?!

Ho anche un’amica pittrice, Silla Campanini, affermata a livello professionale e dalla grande umanità..., la cultura unisce le genti  e crea  nuove ispirazioni. Voglio ricordare anche la poetessa Anna Santoliquido, un’amica che  spesso arriva in Serbia e collabora con noi. La rispetto tanto come poetessa e attivista che organizza grandi eventi che uniscono diverse culture. Zaccaria Galo, la cui madre è serba, ha scritto un libro sul suo amore per la Serbia e vi è una poesia dal titolo Milica, dedicata a me, pertanto lo ringrazio caramente.

 

Chi ha letto il tuo libro, come si è espresso?

Le impressioni sono positive. Qualcuno preferisce le poesie d’amore, altri quelle di riflessione di poetica, alcuni amano le poesie patriottiche.

 

Quando è nata la tua passione per i versi?

Ero  diversa dai miei coetanei. Da ragazzina vivevo sempre tra i libri. Alle scuole primarie avevo vinto una gara  con la lirica, Primavera, e il dono era un libro di Perl Back. Segreto di fiore, questo romanzo parla di un impossibile amore tra un soldato americano e una ragazza giapponese. La sua pregnanza è stata forte e latente...

 

Continua Milica.

Alla scuola secondaria, sempre leggevo e scrivevo poesie. Tutti mi chiamavano poetessa, ma io non  capivo se questo sarebbe stato il mio destino…

 

Poi?

Poi ho studiato la letteratura con grande successo. Fui la prima laureata del gruppo, ma in quel periodo scrissi soprattutto saggi critici. Dopo  diventai professoressa, docente all’Università a Prišina. Scrivere critica letteraria fu la mia prima passione. Scrivevo poesie di rado e non mi piacevano tanto. Dopo un po’ di tempo la poesia mi ha trovato.

 

Ricordi la tua prima lirica?

Non posso ricordare esattamente, ma quella ufficiale, sì. La mia prima lirica fu pubblicata nel giornale Jedinstvo, nel 1976. Prendo questa data come inizio ufficiale e a  giugno ho celebrato un giubileo: 40 anni di letteratura.

 

Una lunga carriera...

Sulla Kolarac, una grande tribuna, ho organizzato un bell’evento, di sintesi della mia carriera artistica. Ho avuto il grande onore che l’accademico Vladeta Jerotić si è interessato alla mia poetica; la poetessa Jovanka Stojčinović Nikolić, la critica Dragana V. Todoreskov, erano tra i relatori del mio evento, critici che hanno tradotto le mie liriche in diverse lingue.

 

A quale tua poesia ti senti legata di più e perché?

 

UNA NUOVA COREOGRAFIA DI SHAHRAZAD

Io più tenace di Shahrazad

ho ripetuto il suo ballo

io più coraggiosa, più svelta

più abile per un’esperienza secolare

intrecciata nella mia mente

sicura del tuo volere ancora di più

le parole più nude,

un canto più forte del corpo

che fiammeggia nel crepuscolo,

e brucia tutto intorno a sé.

Ci aggrappiamo a quel filo di passione

primordiale

più lungo di mille e una notte

e lei più forte riduce le distanze

e siamo sempre più vicini all’incendio,

e bruciamo sempre più a lungo, con più fiamme

in nome di tutti gli intirizziti, gli affamati,

in nome di questa scintilla divina, insaziabile.

Noi, il padrone e la preda,

imprigionati a vicenda

ci riduciamo in schiavitù incantati dal ballo.

E non c’è fine a questa “notte”,

le spade tra noi,

i foderi aperti.

Una nuova coreografia di Shahrazad

e i tuoi occhi stupiti.

 

(Traduzione di Dragan Mraović)

 

Perché ami questa poesia?

Amo questa poesia che spiega la poesia come fosse un gioco, e la relazione tra donna e uomo si basa sulla comunicazione e sul gioco. In realtà si tratta di una seduzione reciproca attraverso la conversazione, si basa sul mito di Sheherezad. Parlare (scrivere) come si vive, perché senza amore non esiste la vita! Insomma, un trio: amore, parola e vita = poesia!

 

Ci regali un’altra poesia per farla conoscere ai nostri lettori?

Sì, con piacere.

 

LA PRESENZA DELL’ASSENZA

Sei la Luna nera che tira su

ed io adescata salgo,

troppo assente nella presenza

mi fai con il logos.

Sono Lilith, sempre esigente.

Puoi penetrarmi solo con la mente

e tu lo sai e aspetti il comando.

In alto stanno le porte del mio ventre.

Puoi scendere solo con una torcia di parole

nel centro della lucidità

che mi fa bollire il sangue,

che mi incorpora in un fiume

per lavare il nostro carme,

inseparabili nell’eternità della poesia

per nascondere il sole di mezzanotte

che irradia meravigliosamente,

ripugnante.

Come una colomba nera

volo sopra di te instancabile.

Il dolore ignoro,

tubo dolcemente

per chiamarti

al convito della luna

dove vestita di bianco ballerò

come un derviscio la mia vertiginosa danza.

Quando pronto a tutto

ti girerai,

sparirò.

(Traduzione di Dragan Mraović)

 

Come si vede nella poesia vivono i nostri sensi, i nostri sogni, le nostre speranze e le nostre sofferenze. La poesia è la nostra vita spirituale.

 

Complessivamente, quante poesie hai scritto?

Non lo so. Molte! Centinaia pubblicate e molte aspettano di vivere. Ma ho pubblicato 25 libri,  tra cui 12 sono di poesia. Ed ho preparato due nuovi libri di poesie.

 
 La poetessa e scrittrice serba Milica Lilic

 

Scrivi di più di giorno o di notte?

Non ho regole, la poesia arriva quando vuole. Prima scrivevo più di notte, adesso no. Qualche volta succede in un attimo, quando leggo qualcosa, o scrivo critica... Quando ho lavorato in Tlevizia Beograd, come caporedattore in Radazia di cultura, scrivevo solo nel weekend o durante le feste, quando ero libera. Da quando sono pensionata scrivo spesso di giorno, o di mattina.

 

Sei stata docente universitaria. Come ricordi quel periodo legato all’insegnamento?

Era  bellissimo lavorare con i giovani. C’era una bella energia tra di noi, il mio entusiasmo li raggiungeva. Oggi mi scrivono con tanta emozione, e sono felici della mia carriera di poetessa.

 

Hai pubblicato numerosi libri. Ce ne presenti alcuni?

Sì. Alla Fiera del Libro in ottobre ho presentato il mio nuovo libro, Imprevisto incontro, storie,   e un libro di saggi e critica, Immergendo in prosa. In giugno in Turchia è stato pubblicato il mio  libro di Sheherazad, Shehrazat’in yeni dansi, tradotto dall’inglese da Ayten Mutlu, grande poetessa turca.

 

I tuoi 25 libri sono stati tradotti in diverse lingue: quali?

In tutto 25: italiano, ceco, inglese, greco, arabo, francese, tedesco, rumeno, turco, macedone, bulgaro, albanese, ungarese, svedese, polacco... Sono onorata di sapere che la mia poesia già vive nelle altre culture e i lettori si dicono soddisfatti.

 

Hai vinto diversi premi. A quali ti senti legata, dal punto di vista affettivo e artistico?

Uno che ho vinto nel Gračanica, Kosovo i Metohia, Kondir kosovke devojke, nel  mio paese, li sento come un soffio di spirito che vive nei secoli dei secoli ed unisce tutto il passato con me.

 

Quando scrivi, usi la penna o il computer?

Entrambi. Prima scrivevo solo a penna, ma adesso di più al computer. E’ facile da correggere.

 

Chi sono i tuoi poeti prediletti e perché?

In gioventù erano i poeti russi: Marina Cvetaeva, Ana Achmatova, Sergey Yesenin; poi Petrarca, Pol Elijar, Eugenio Montale, Ivan V.Lalic... Le loro liriche mi spiegano il mio essere, mi aprono gli occhi e la mia anima. Mi aiutano a capire come siamo misteriosi e segreti. Un universo pieno di segreti. E mi regalano infinita bellezza.

 

Vanti anche un percorso giornalistico. Vagamente hai accennato qualcosa. Cosa hai fatto?

Sono stata a lungo critico televisivo, prima a Priština, poi per la TV di Belgrado. Ho fatto interviste a importanti artisti di cultura serba e straniera. Come critico televisivo ho anche presentato nuovi libri, ho scritto su importanti temi culturali. Ho intervistato il grande poeta russo Voznesenski, la Manfred Jenihenuna teoretica tedesca che ha fatto un‘antologia di poesia serba pubblicata in Germania; poeti stranieri come Salah Statie, Matea Matevski... E serbi come Miodarg Pavlović, Novica Petković, Milovan Danojlić, Steavan Raičković, Matija Bećković... Jadranka Jovanović, famoso cantante lirico...

 

So che sei vicepresidente dell’Associazione degli Scrittori della Serbia. Quale compito ha questo organismo?

Non lo sono più. Lo sono stata nel passato. Interessante, ma prendeva molto tempo, era spesso dietro le quinte e lavoravo più di altri. Adesso mi dedico maggiormente alla mia arte e mi sento libera e più creativa.

 

Credi in Dio?

Sì, credo. E ho tanti segnali che Dio mi aiuta. La vita è sempre dura, il mio paese ha una storia difficile, piena di guerre, sofferenza... Ma Dio guida, dà supporto, e aiuta a vedere che l’impossibile diventa possibile. Sono evidenti i segni che Dio mi aiuta. Senza Dio, la vita sarebbe impossibile. Il mio destino è il mio successo artistico.

 

Qual è la tua principale qualità?

L‘amore per la vita, per gli altri, l’entusiasmo per il lavoro, tanta energia nel riprodurre la bellezza, grande empatia verso tutti, la fede in me stessa, la perseveranza, l’intuizione...

 

E il tuo peggior difetto?

Amo chi non mi merita. Non capisco bene i tornaconti della vita, non so stare nello spazio, qualche  volta sono malinconica.

 

Quali progetti hai in cantiere?

Ne ho molti. Sto scrivendo un romanzo di una donna che  vive in diversi tempi... un’intellettuale. Una, la mia eroina, è una giornalista italiana innamorata di un giovane scrittore della Serbia...

 

E poi?

Scrivo poesie e sto preparando due libri, anche saggi. Nel prossimo anno vorrei continuare con dei viaggi nel mondo per presentare la mia poesia. Purtroppo ancora non ho presentato Il fuoco e il verbo in Italia. Aspetto che il mio editore crei l’occasione. In passato non mi è stato possibile venire. Spero in nuove opportunità.

 

Vuoi ringraziare qualcuno?

Grazie mille per quest’intervista. Saluto tutta l’Italia e prima di tutto i miei amici scrittori, anche la famiglia di Roberto Antico, che a Galatone mi ospitò ed ora non è più tra noi. Vi auguro Buon Natale, buon Anno Nuovo e tanto successo al tuo giornale nel prossimo anno.

 

MICHELE BRUCCHERI

 

La Voce del Nisseno online